TERRAFERMA

 
Titolo Originale: TERRAFERMA
Paese: ITALIA, FRANCIA
Anno: 2011
Regia: Emanuele Crialese
Sceneggiatura: Emanuele Crialese, Vittorio Moroni
Produzione: CATTLEYA, RAI CINEMA E BABE FILM
Durata: 88
Interpreti: Donatella Finocchiaro, Mimmo Cuticchio, Beppe Fiorello, Filippo Pucillo

La famiglia Pucillo vive in un'isola a largo della Sicila; da generazioni tutti hanno fatto i pescatori ma ora qualcosa sta cambiando. Se il padre Ernesto continua ostinatamente a uscire con la barca portando con sè il nipote Filippo, suo figlio Nino si è adattato a vivere del turismo nascente mentre la nuora Sara (il marito è morto in mare) cerca di trovare un modo per andare a lavorare sul continente. Quando improvviso scoppierà il problema dell'immigrazione clandestina, ognuno reagirà a modo suo...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film mette in evidenza le doti umane dei protagonisti, in grado di rispondere al richiamo della solidarietà umana, contro logiche di opportunità e di convenienza.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Crialese si conferma un autore in grado di raccontare per immagini con grande impatto ed efficacia. Il tema generale dell'immigrazione clandestina resta troppo indefinito, gli uomini che approdano sull'isola appaiono come una moltitudine indistinta

Ernesto vede da lontano alcuni immigrati che a nuoto cercano di raggiungere la sua barca. La guardia costiera ha diffidato i pescatori dall'accogliere i clandestini a bordo per lasciare la responsabilità del recupero  alla motovedetta di turno ma  il vecchio è lapidario:"non ho mai lasciato nessuno in mare" e soccorre i naufraghi. E' questo il cuore pulsante del film: le antiche leggi del mare, che sono scolpite nell'animo di questi isolani, contro le complesse politiche nazionali e l'opportunismo di non disturbare il turismo nascente.

Ma anche il cuore di madre di Sara sa cosa fare, quando si trova a nascondere in casa, suo malgrado,  una clandestina  in procinto di partorire:  vorrebbe allontanare da se questo potenziale pericolo (il rischi di una denuncia, di perdere i guadagni dell'affitto estivo)  ma poi finisce per solidarizzare con quella donna sulla quale si sono abbattute tante avversità.

Crialese ci ha abituati a storie di immigrati (Nuovomondo), ai volti segnati da una vita all'aria aperta per qualche antico lavoro manuale. E' questo l'humus solido intorno al quale vengono scolpiti i caratteri forti e saggi dei capifamiglia (se in Nuovomondo era Salvatore Mancuso che guidava con saggezza la sua famiglia al di là dell'Atlantico, ora è Ernesto Pucillo che ricorda ai figli le vecchie tradizioni isolane e i valori che contano) e quelli irrequieti ma puri dei giovani.
Filippo, il nipote che accompagna sempre Ernesto alla pesca, semplice nell'animo e spontaneo, resta disorientato dal fenomeno migratorio e dal suo carico di umana sofferenza; per un momento si pone dalla parte dello zio Nino che cerca di costruire il proprio futuro all'interno di quel mondo così diverso rappresentato dai  turisti di passaggio, ma saprà poi reagire come avrebbe fatto il nonno. 

Un altro film,  Sul mare - 2010 di Alessandro d'Alatri, si avvicina molto nella tematica giovanile a Crialese: anche in quel caso è la vita semplice dell'isola la matrice ideale per generare il carattere onesto e semplice del ventenne Salvatore che inutilmente si innamorerà di Martina, la ragazza genovese che si è troppo assuefatta a vivere nei compromessi della vita moderna per abbandonarsi all'amore totalizzante di Salvatore. Anche Filippo conosce una ragazza di Milano, Maura (significativamente interpretata da Martina Codecasa, la stessa attrice che aveva impersonificato Martina) e ancora una volta l'incomunicabilità fra i mondi che loro rappresentano  risulta incolmabile.  

Il film conferma le grandi doti di Crialese nel raccontare storie con con la forza di immagini di grande fascino e potenza , sempre in bilico fra realtà e sogno (qui i momenti lirici sono tutti dedicati al mare: o nel silenzio di suggestive riprese subacquee o dall'alto,  dove la  possente massa fluida e scura sembra quasi ingoiare la fragile barca di Ernesto)  ma il lavoro appare inferiore a Nuovomondo. Se  quest'ultimo sapeva mantenersi in un delicato equilibrio fra realismo (molto efficaci le scene delle prove psico-attidudinali a Ellis Island) e suggestioni visive, qui il tema dell'immigrazione clandestina non viene completamente sviluppata. Con l'eccezione del racconto della profuga africana accolta in casa, gli immigrati sono cinematograficamente visti come una massa scura compatta, che a volte si assiepa su un gommone, a volte si riversa esausta su una spiaggia ma sono corpi e volti silenziosi, sono figure, non persone.

Autore: Franco Olearo


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