BENVENUTI AL NORD

 
Titolo Originale: Benvenuti al Nord
Paese: ITALIA
Anno: 2011
Regia: Luca Miniero
Sceneggiatura: Luca Miniero, Fabio Bonifacci
Produzione: MEDUSA FILM IN COLLABORAZIONE CON CATTLEYA
Durata: 110
Interpreti: Claudio Bisio, Alessandro Siani, Angela Finocchiaro, Valentina Lodovini, Paolo Rossi

Mattia vive a Castellabate ancora da sua madre con la moglie Maria e suo figlio perché non "tiene il coraggio" di aprire un mutuo. Alberto è tornato a Milano ma l'eccesso di lavoro (deve avviare alle Poste un ambizioso programma di miglioramento dell'efficienza) fanno indispettire sua moglie Silvia. Abbandonati dalle loro mogli, Mattia (che è stato trasferito a Milano) e Alberto debbono affrontare la dura realtà della solitudine e di un lavoro stressante....

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La solida amicizia fra i due protagonisti, il sincero affetto familiare e un po' di amor patrio
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Il film non ambizioso che non cerca altro che di far ridere (in modo pulito) con una serie di shetch pseudo-televisivi ma la simpatia dei personaggi è innegabile

Eccoci dunque al terzo film della serie. Dopo Giù al Nord del francese Dany Boon, l'originale, l'irripetibile, il format è stato diligentemente trasformato per il contesto italiano con Benvenuti al Sud ed infine, dopo il successo di quest'ultimo, non poteva mancare il sequel capovolto dove è Mattia di Castellabate a dover raggiungere a Milano l'amico Alberto.
I luoghi comuni fra Nord e Sud si trovano rovesciati su tutti i fronti: da quello culinario (come  Checco Zalone, il pugliese di Cado dalle Nubi scopre sgomento  che le sue adorate orecchiette sono buttate nella spazzatura, ora Mattia è costretto a far finta di apprezzare il piatto di  sushi  di Silvia), al comportamento stradale (a Milano non solo i motociclisti ma perfino i ciclisti portano il casco) fino all'immancabile paradigma del milanese che lavora e non perde tempo. Non manca neanche una incursione pericolosissima di Mattia in una sede della Lega Nord (ancora una volta il rimando a Zalone è d'obbligo).

Da quando ci si siede in sala fino all'accendersi delle luci, è facile prevedere come si avvia il film (un Mattia desolato che parte per il Nord con valigie piene di prosciutti e mozzarelle), il suo sviluppo che gioca sui soliti stereotipati         contrasti regionali e la sua conclusione (Mattia scopre che anche i milanesi hanno un cuore).

Si potrebbe stroncare facilmente il film proprio per la sua prevedibilità eppure non si ha il coraggio di arrivare a questo punto, perché il film ha l'onestà di essere quello che è: puro intrattenimento senza molte ambizioni se non quella di cercar di far ridere (in modo pulito) con una serie di gag (di impostazione molto televisiva).

Gli autori hanno capito qual è il vero successo del film precedente: la simpatia dei personaggi, sia quelli principali (Claudio  Bisio, Alessandro  Siani, Angela  Finocchiaro ) che quelli secondari (i compagni di lavoro di Mattia, la mamma di Silvia, una seconda, divertente interpretazione della Finocchiaro, il signor Capete dall'eloquio incomprensibile). Al pubblico piace rivederli insieme e poco importa se le battute siano state già ascoltate in un film o in altro. Occorre aggiungere che una brezzolina di originalità viene portata dall'efficientista direttore delle Poste, interpretato da Paolo Rossi in pieno stile Marchionne.

Alla fine i buoni sentimenti ci sono tutti: dall'amicizia di ferro fra Alberto e Mattia, alla riconciliazione delle coppie senza trascurare un po' di amor patrio con buona pace dei contrasti Nord-Sud: tutti riuniti a festeggiare gli alpini con una rigeneramte nevicata che tutto copre e tutti riunisce.

Se stiamo per assolvere il film, siamo costretti lo stesso tempo a rammaricarci di come la ricerca della risata per se stessa abbia totalmente smarrito l'originalità della versione francese: gli scontatissimmi, anche oltralpe, contrasti regionali erano un pretesto per raccontarci la storia di personaggi con  problemi molto umani e la loro  progressiva maturazione interiore: ora è rimasto solo un apprezzabile guscio vuoto.

Autore: Franco Olearo


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