LE IDI DI MARZO (P. Braga)

Titolo Originale: The Ides of March
Paese: USA
Anno: 2011
Regia: George Clooney
Sceneggiatura: George Clooney, Grant Heslov e Beau Willimon dalla pièce di Beau Willimon Farragut North
Produzione: SMOKE HOUSE, APPIAN WAY, CROSS CREEK PICTURES, EXCLUSIVE MEDIA GROUP, CRYSTAL CITY
Durata: 101
Interpreti: Ryan Gosling, George Clooney, Philip Seymour Hoffman, Paul Giamatti, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood

Ohio, primarie del Partito Democratico. Stephen Meyers (Gosling), consulente politico scafatissimo nonostante la giovane età, si spende nello staff elettorale del governatore Morris (Clooney). Finalmente, crede Stephen, un candidato all’altezza dei suoi ideali: far vincere Morris vorrà dire, per una volta, far vincere davvero la causa giusta. Stephen non può immaginare che la campagna verso il voto del 15 marzo (riferimento shakespeariano esplicitato nel titolo del film) ribalterà il suo senso della fedeltà alla causa democratica. Prima infatti, con l’avance di un collega a passare nello staff del candidato rivale, la scoperta che il governatore Morris non è così forte come sembrava. Poi, soprattutto, con la rivelazione di una stagista, la scoperta che Morris non è così irreprensibile come sembrava. In un gioco sporco in cui nessuno dei partecipanti esita a tradire, Stephen finirà per imparare un’amara lezione: la lealtà non esiste, la legge per cui il fine giustifica i mezzi non conosce eccezioni.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Ci sono compromessi letali per la coscienza, che rendono infelici, anche nella vittoria.
Pubblico 
Adolescenti con riserva
Una storia non bella di amori troppo facili e di gravidanze scomode
Giudizio Tecnico 
 
Un thriller scritto bene e ancor meglio interpretato La sceneggiatura è ciò che rende questo film il migliore in circolazione sul rapporto tra politica e mass media.

 Oggi in modo particolare, dire che la politica è l’arte del compromesso è un eufemismo. Questo il messaggio di un thriller scritto bene e ancor meglio interpretato. George Clooney e Grant Heslov vi adattano per lo schermo un  copione teatrale firmato da Beau Willimon, che nel 2003 lavorò nello staff dell’allora candidato democratico alle primarie Howard Dean.

Come in Il Padrino – opera che Heslov dichiara di aver tenuto molto presente – la trama racconta la dissoluzione morale di un personaggio valente inghiottito in un mondo corrotto. Il finale tragico, per quanto duro, chiude il senso della vicenda in modo soddisfacente, non scontato. L’epilogo appaga perché, coerente con l’involuzione morale del protagonista, consegna allo spettatore un messaggio veritiero sull’importanza dei valori: ci sono compromessi letali per la coscienza, che rendono infelici, anche nella vittoria.   

Alcune forzature alla verosimiglianza. Su tutte, la stagista che, negli stessi giorni in cui è incinta del governatore e cerca i soldi per abortire, si diverte a portare a letto il protagonista: per quanto possano essere disinibite le diciottenni americane, una ragazza in quella condizione sarebbe probabilmente più presa dal suo dramma che dai piaceri dell’alcova. Date le idee liberal del personaggio e la parabola discendente che lo interessa, colpisce meno il fatto che Stephen, senza considerare alternative, si adoperi subito per aiutare la stagista ad abortire.

Nel complesso, tuttavia, il dramma tiene bene. Conta molto il cambiamento apportato sull’originale teatrale nella riscrittura per il cinema. A teatro il personaggio del governatore non è parte della vicenda: ad avere una relazione con la stessa stagista sono Stephen e il suo capo staff, cioè il personaggio interpretato nel film da Seymour Hoffman. Al cinema invece il triangolo fa sponda sul governatore, con conseguente, apprezzabile innalzamento della posta in palio. E la figura del candidato, che prima di rivelarsi nella sua negatività mostra tratti di leadership ideale, diventa decisiva ai fini della totale disillusione voluta dagli autori per il personaggio principale. Nel finale, infatti, il governatore, con prova di hybris , continuerà a sostenere una facciata encomiabile: ciò offrirà massimo approdo alla rovina interiore del protagonista che dell’ipocrisia del leader accetterà di essere complice e artefice. Proprio per questo, il senso di rovina interiore instillato nello spettatore sarà la risposta all’interrogativo morale che Clooney dichiara di aver voluto esplorare: “fin dove ci si può spingere a sostegno di una causa giusta? Fino a che punto si può appoggiare un politico che, pur contraddicendoli in segreto, è tuttavia il più utile ai fini degli ideali da promuovere?”.   

All’esperienza professionale dell’autore della pièce di partenza, ma anche alle ricerche fatte per realizzare K Street – una serie tv sui lobbisti di Washington che Clooney produsse qualche anno fa – Le idi di marzo deve la sua competenza sulla macchina elettorale Usa. Questa competenza è la chiave di dialoghi serrati, ruvidi e attendibili nel rendere mentalità e spregiudicatezza di chi lavora all’immagine dei politici, nonché dei giornalisti che la divulgano. 

È uno dei maggiori punti di forza della sceneggiatura. Ciò che rende questo film il migliore in circolazione sul rapporto tra politica e mass media.

 

Autore: Paolo Braga


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