CADO DALLE NUBI

Titolo Originale: CADO DALLE NUBI
Paese: Italia
Anno: 2009
Regia: Gennaro Nunziante
Sceneggiatura: Gennaro Nunziante, Checco Zalone, Pietro Valsecchi
Produzione: Taodue Film
Durata: 99'
Interpreti: Checco Zalone, Dino Abbrescia, Giulia Michelini

Checco vive a Polignano e sogna di diventare un cantante famoso. Abbandonato dalla sua fidanzata perché continua a vivere solo di sogni, si trasferisce a Milano in cerca di fortuna e va a vivere presso suo cugino. Conosce una ragazza,  Marika e per starle vicino decide di fare con lei volontariato presso una parrocchia, insegnando ai ragazzi a cantare. Quando finalmente viene ospitato a casa della famiglia di lei, scopre che il padre è uno sfegatato leghista che non sopporta i pugliesi...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film porta in evidenzia molte contraddizioni e temi caldi della società odierna ma invece di proporre soluzioni frutta i contrasti per innescare situazioni comiche
Pubblico 
Adolescenti
Linguaggio spesso grossolano
Giudizio Tecnico 
 
Il film è di fattura modesta e si regge unicamente sull'energia di Checco Zalone

Questo film, molto semplice nella struttura e modesto nei mezzi impiegati, è salito subito in testa alle classifiche del box office, appena uscito nelle sale.

E' interessante quindi analizzare la performance di Checco Zalone, finora noto  per le sue apparizioni a Zelig in TV, sopratutto per comprendere se  possiamo annoverarlo nella schiera dei nuovi comici emergenti come Alex e Franz al Nord (La terza stella, Mi fido di te) e Ficarra e Picone al Sud (Il 7 & l'8, La matassa).

Questa doppia coppia di interpreti si è da subito caratterizzata per una comicità non volgare e per la loro capacità di affrontare con il sorriso temi attuali (il precariato), ma anche universali (l'amicizia, la difesa del rapporto coniugale).

Checco Zalone è sostanzialmente differente. Evita nel film grossolanità basate su  riferimenti sessuali (non si può dire lo steso delle sue apparizioni a Zelig) ma il modo con cui affronta i problemi di oggi è più sbrigativo e grossolano, come in fondo è il personaggio che ha creato.

Di temi caldi ne mette in campo molti: il super sfruttato confronto fra terroni e polentoni (con chiari allusioni alle ideologie della Lega Nord), i bianchi e gli immigrati di colore, le coppie etero e quelle omosessuali. Temi importanti ed attuali che non vengono proposti dopo una originale riflessione, ma al contrario, sbattuti con forza sullo schermo al solo scopo di innescare spunti comici.

La tecnica con cui si cerca di portare lo spettatore al riso è sostanzialmente la stessa, ripetuta più volte: Checco si infila al centro di una situazione delicata  in modo grossolanamente diretto, quasi a ricercare un effetto catartico da questo suo modo brutale di rompere le contrapposizioni.

Non mancano episodi di vera maleducazione, come quando Checco, vincitore di un concorso canoro,  tratta con superiorità i  concorrenti che sono arrivati secondi o quando, dovendo  chiedere delle indicazioni stradali, di fronte a una risposta in stretto dialetto lombardo, risponde in malo modo.

Se Checco riserva per se una romantica storia d'amore con tanto di matrimonio finale, sul tema dell'omosessualità costruisce (sempre su di se) una storia di radicale "conversione" (arrivato a Milano, scopre, con grande sconcerto,  che suo cugino convive da 10 anni con un uomo).  Checco giustamente suggerisce al cugino di non nascondere le sue inclinazioni ai  genitori ma il modo con cui affronta questo tema risente chiaramente dell'ideologia gay.
Capitato nel bel mezzo di un locale per omosessuali, li affronta parlando del loro stato come di una malattia  e viene da questi aspramente contestato (notoriamente il movimento gay rigetta tale ipotesi).
In un altro momento del film, il cugino si lamenta di non poter "avere"  assieme al suo compagno, un proprio figlio.
Infine quando Checco, ormai "convertito"  cerca di convincere suo zio ad accettare la condizione di suo figlio, approccia il tema in modo  alquanto semplicistico: "non ti preoccupare: siamo nel 3000, nessuno ci fa più caso".

Autore: Franco Olearo


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