TUTTI I SANTI GIORNI

Titolo Originale: Tutti i santi giorni
Paese: ITALIA
Anno: 2012
Regia: Paolo Virzì
Sceneggiatura: Francesco Bruni, Simone Lenzi, Paolo Virzì
Produzione: OTORINO AMARANTO E RAI CINEMA, IN ASSOCIAZIONE CON BANCA MONTE DEI PASCHI DI SIENA
Durata: 102
Interpreti: Luca Marinelli, Micol Azzurro

Guido e Antonia decidono di avere un figlio. Si amano ed hanno rinunciati ai loro sogni pur di stare insieme (lui poteva aspirare a una carriera universitaria, lei poteva diventare una cantautrice di successo). Provano vari metodi, anche quello della fecondazione assistita ma la lunga attesa rischia di mettere in crisi il loro rapporto...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Ci sono non poche cadute di buon gusto nel film ma nel racconto del rapporto amoroso fra i due protagonisti si sviluppa un magnifico elogio alla fedeltà. Sguardo critico sulla fecondazione assistita
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di rapporti amorosi con nudità. Alcune situazioni di di cattivo gusto in merito alla fecondazione assistita
Giudizio Tecnico 
 
Il film appare discontinuo, oscillando fra il polo della commedia e quello del dramma ma Virzì è sempre convincente nel definire i personaggi e le ambientazioni

Paolo Virzì, uno dei migliori registi di cui l’Italia può disporre, ha realizzato con “Tutti i santi giorni” un film discontinuo: la prima parte ha i toni della commedia e al contempo della satira sociale; si intravede ancora, anche se in tono minore, il suo tocco sagace  e ironico su tutto ciò che è  commedia umana contemporanea; la seconda parte vira invece sul dramma interiore, quasi una discesa nella profondità dell’anima dei due protagonisti  chiamati a verificare la consistenza  del loro amore. Ma il film, nonostante queste disarmonie e qualche scena di cattivo gusto, ha il grosso pregio di mostrare i benefici effetti di una virtù spesso trascurata: la fedeltà.

I due protagonisti non potrebbero essere più diversi e forse per questo si amano molto: Guido è timido,  gentile ed erudito (è esperto di letteratura protocristiana); Antonia  è sanguigna, istintiva e dotata di grande  talento musicale.  Una diversità che si rispecchia nelle loro famiglie:  toscana, intellettuale e benestante quella di lui, siciliana, litigiosa e piccolo borghese quella di lei.
Virzì non manca, come in tutti i suoi film, di inquadrare la storia in un contesto lavorativo  polemicamente definito: se lui, con tutta la sua laurea si è adattato a fare il portiere di notte, lei ha lasciato  la chitarra in cantina e si è adattata a un grigio lavoro allo sportello di una società di autonoleggio. Loro non si lamentano però, perché il loro "imborghesimento" costituisce un passaggio voluto nell'attesa di un figlio.

Anche l’umanità che ruota intorno alla coppia (i vicini di casa,  troppo vicini in quelle fragili casette uniformi della periferica Acilia)  rimanda a certe caricature già viste in altri suoi film: c’è il trucido fusto con tatuaggi che abbandona la famiglia per partecipare a un reality in qualche isola esotica mentre sua moglie, una ragazza coatta ma dal cuore generoso è la replica esatta di Sonia, il personaggio che fu di  Micaela Ramazzotti in “Tutta la vita davanti” (2007).

Non manca un pizzico di satira sociale quando il film accompagna i due giovani  nei loro tentativi di avere un figlio: consultano professoroni (“collegati con il Vaticano”) che pretendono esose parcelle  e si mettono in coda per realizzare una fecondazione assistita in un ospedale pubblico. In questa occasione, pur nell’apparente ilarità, lo sguardo si fa particolarmente severo nel mettere in evidenza  tutta la meccanicità  della procedura intorno a qualcosa di squisitamente umano e se alcune scene sono indubbiamente di cattivo gusto, c’è motivo di ritenere che sono state inserite dal regista proprio in tutta la sua sgradevolezza per evidenziare l’artificiosità  del procedimento.

Nella seconda parte del film Guido e Antonia restano soli con se stessi e con il loro essere insieme. Essi si amano per il più classico dei motivi: sono così complementari che l’uno non può vivere senza l’altra ma la prova del figlio che non viene fa saltare tutti i paradigmi: lei regredisce, quasi a volersi punire,  fino a riprendere la vita sbandata e senza meta di cantautrice e abbandona Guido.

Guido ama nel senso più vero: soffre ma vuole prima di tutto il bene di Antonia, anche se ciò volesse dire non averla più accanto. Trascende l’offesa subita e va a dichiararle il suo amore immutato. E’ la parte più bella del film, dove la piccola storia di Guido e Antonia si arricchisce di risonanze  universali. E’ la forza della fedeltà, la sua capacità di volare sopra le debolezze per riconfermarsi come  solido appoggio per l’altro.
Anche Antonia, di fronte a tale prova, non può  che essere onesta con se stessa: “stammi vicino sempre, perché non ce la faccio”.

Autore: Franco Olearo


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