IL SOLE DENTRO

 
Titolo Originale: Il sole dentro
Paese: ITALIA
Anno: 2011
Regia: Paolo Bianchini
Sceneggiatura: Paolo Bianchini, Marco Cavaliere, Paola Rota (II)
Produzione: PAOLA ROTA PER ALVEARE CINEMA, IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA, SKY CINEMA-MEDIASET PREMIUM
Durata: 100
Interpreti: Angela Finocchiaro, Francesco Salvi, Diego Bianchi, Giobbe, Covatta, Gaetano Fresa,Fallou Kama

Nel 1999 Yaguine e Fodè, due ragazzi guineiani di 14 e 15 anni, si nascondono nel vano del carrello di un aereo diretto a Bruxelles per portare una lettera indirizzata "Alle loro eccellenze i membri e responsabili dell'Europa”; dieci anni dopo, Thabo e Rocco, vittime del mercato dei bambini calciatori, decidono di fuggire e affrontare il viaggio inverso, partendo da Bari per approdare in Africa, nel tentativo di raggiungere il piccolo villaggio dove è nato Thabo….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film ha il merito di ricordarci come i tanti mali dell’Africa si ripercuotono soprattutto sui più deboli e quanto sia importante la solidarietà dell’Occidente
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Il film mostra qualche problema di coerenza stilistica ma beneficia dell’ottima interpretazione di Angela Finocchiaro

“Alle loro eccellenze i signori membri e responsabili dell'Europa. Abbiamo l'onorevole piacere e la grande fiducia di scrivervi questa lettera per parlarvi dello scopo del nostro viaggio e della sofferenza di noi bambini e giovani dell'Africa…”. E’ il testo ingenuamente ossequioso composto da due bambini della Guinea che a furia di passare le serate a fare i compiti all’ingresso dell’aereoporto (l’unico posto dove si poteva beneficiare di un po’ di luce elettrica) concepiscono un sogno: entrare come clandestini nell’aereo Sabena che ogni sera parte per Bruxelles e lì consegnare la loro richiesta di aiuto ai “signori dell’Europa” per poter riuscire a completare gli studi, il loro grande sogno. Un sogno che si infranse il 28 luglio 1999, quando Yaguine e Koita atterrano, ormai morti, a Bruxelles dopo esser riusciti a nascondersi nel vano delle ruote.

Questa storia vera, così lacerante nella sua disperata semplicità, ha giustamente ispirato un film, “Il sole dentro” di Paolo Bianchini, realizzato con il patrocinio, fra gli altri, della Comunità di S. Egidio, UNICEF e Save the Children.

Se l’Africa ha bisogno di aiuti materiali, l’Europa ha bisogno di rivolgersi al continente nero per purificarsi . Sembra questo il senso del secondo racconto che è stato inserito nel film, questa volta di fantasia:  quello di Thabo e Rocco, vittime del mercato clandestino dei bambini calciatori, che decidono di lasciare l’Italia e andare in Africa per recuperare le proprie radici (Thabo) o per rigenerarle (Rocco non ha più nessuno che si prende cura di lui). I due intraprendono un lungo viaggio a piedi che fra incontri amichevoli ed altri ostili, li porterà in una zona sotto l’assistenza Unicef.

Il film mostra problemi di coerenza stilistica, per fortuna riscattati, almeno nel finale, dalla bravura dei protagonisti, prima fra tutti Angela Finocchiaro.

Se il racconto del destino di Yaguine e Koita è teso e realista perché l’assurdità del loro gesto viene pienamente giustificato dall’ingenuità dei loro sogni di quattordicenni, il racconto di Thabo e Rocco mostra tratti di forte incredulità. Se è già difficile immaginare come abbiano fatto a camminare a piedi per più di venti giorni nel deserto senza che ci venga spiegato come siano riusciti a procurarsi da bere e a mangiare, i toni virano sul surreale quando i ragazzi incontrano “Padre X” (Francesco Salvi) che fa volare aquiloni con immagini di Gesù, Maometto e Buddha bambini, “perché da piccoli è facile restare amici, mentre i grandi non ce la fanno, non si sa perché”. Un inserto polemico, che diventa un metodo forse un po’ troppo sbrigativo per giustificare tutti i mali dell’Africa attraverso i conflitti religiosi.

Il film recupera molto nel capitolo finale, sostenuto da una brava Angela Finocchiaro (ma anche dal simpatico Diego Bianchi nella parte del console onorario italiano) che ha scelto di vivere in Africa per prendersi cura di un gruppo di ragazzi nelle loro mille esigenze quotidiane, dal mangiare alle medicine, compresa la costruzione di un campo di calcio. Il personaggio di Angela è particolarmente riuscito nelle sue molteplici sfaccettature, dall’essere nota fra i ragazzi per la sua pasta e fagioli, al consolato per le sue pressanti richieste, ma anche nel suo modo femminile di chiedere aiuto tramite Skype a sua figlia (si trova a Bruxelles) su cosa indossare nell’occasione in un evento mondano al consolato.

Complessivamente  un film che, se a volte non sa bene su quali toni spingere l’acceleratore, è capace di  toccare le nostre corde più sensibili attraverso la feschezza dei giovani interpreti e la professionalità dei protagonisti adulti.

Autore: Franco Olearo


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