THE GREY

Titolo Originale: The Grey
Paese: USA
Anno: 2011
Regia: Joe Carnahan
Sceneggiatura: Joe Carnahan, Ian Mackenzie Jeffers
Produzione: SCOTT FREE, CHAMBARA PICTURES, IN ASSOCIAZIONE CON ADI SHANKAR, SPENCER SILNA PER 1984 PRIVATE DEFENSE CONTRACTORS
Durata: 117
Interpreti: Liam Neeson, Frank Grillo, Dermot Mulroney, Dallas Roberts, Joe Anderson

Ottway lavora in una piattaforma petrolifera in Alaska: è incaricato, con il suo fucile, di tenere lontani i lupi dalla base. Ottway ha scelto quella vita per dimenticare la sua donna che è morta ma anche gli altri lavoratori sono dei disadattati, avventurieri o ex carcerati. L’aereo che li porta ad Anchorage precipita fra i ghiacci. Per i sette sopravvissuti inizia una lotta per la sopravvivenza perché la zona è infestata dai lupi…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Uomini in lotta per sopravvivere concepiscono una immagine di Dio modellata sulle loro pretese, invece di avere l’umiltà di invocare il suo aiuto
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene impressionanti e situazioni angosciose
Giudizio Tecnico 
 
I film è ben realizzato e la recitazione di Liam Neeson è eccezionale ma il regista sembra indulgere ad alcune scene più raccapriccianti del dovuto per venire incontro agli amanti dell’horror

La prima parte del film è la più bella. Le immagini di un cielo sempre grigio, il volto dolente di Ottway e le sue riflessioni, ci inseriscono  con pochi tratti efficaci in una ambientazione-limite: il gelo dell’Alaska, l’isolamento del personale della piattaforma petrolifera, uomini sbandati che hanno accettato quel lavoro  perché hanno qualcosa da cui fuggire come lo stesso protagonista, che ha amato una donna che ora non c’è più.

Il tentativo di suicidio di Ottway, posto all’inizio del racconto, sta a annunciare il tema dominante del film, quello dell’unico nostro destino certo,  la morte. Una compagna di viaggio ingombrante ma con la quale bisogna abituarsi a convivere. Dopo il crash dell'aereo, Ottway, rivolgendosi a un passeggero mortalmente ferito, non cerca di consolarlo e non esita  a dirgli la verità: "stai per morire".  Con la serena sicurezza di chi si è già abituato a vivere accanto alla signora in nero, lo invita a spendere gli ultimi momenti pensando a chi gli è stato più caro.

Nella seconda parte il film cambia tono. I sette superstiti iniziano una marcia verso la salvezza insidiati da un branco di lupi e il racconto si carica di tonalità horror del tipo più deleterio: gli uomini muoiono uno ad uno anche per banali incidenti, quasi a rimarcare l’ineluttabilità di un fato spietato. I dettagli splatter per le morti  degli uomini come dei lupi sembrano ammiccare a un pubblico che apprezza questo tipo di scene.
Il tema del senso da dare alla nostra vita viene ripreso quando gli uomini si ritrovano di sera intorno al fuoco, in un momento di pausa dagli attacchi dei lupi. Tornano a discutere sull’assurdità della sorte toccata ai loro compagni, scampati al disastro aereo e poi venir subito dopo sbranati dai lupi. Tranne uno di loro che ancora crede nella “fiaba” dell’esistenza di un Onnipotente, per gli altri c’è un unico destino certo, quello del “vuoto” della morte. L’unica cosa che conti è quel poco di affetti familiari, la moglie, i figli, che si è riusciti a raccogliere durante la propria esistenza.

Anche  Ottway ha una sua soluzione per continuare a vivere: si vuole preoccupare solo di ciò che è reale: il freddo, la minaccia dei lupi, il resto non conta. In una drammatica scena finale, Ottway alza gli occhi al cielo e inizia una invettiva contro Dio che ho poco da spartire con il lamento di Giobbe; le sue sono espressioni offensive con le quali Lo incita a fare qualcosa  ora, subito, perché “la fede te la devi guadagnare”.

Nell’ultima battaglia con i lupi (non riveliamo il finale) Ottway declama una poesia che gli aveva insegnato suo padre: ““Ancora una volta in lotta nell'ultima battaglia che conti, di cui ho mai saputo. Vivere e morire in questo giorno..”.

Il suo atteggiamento in questa sequenza finale chiarisce il significato di fondo che si è voluto dare a questo racconto di lotta  impari con le forze della natura. Siamo lontani dalla balena bianca del  Moby Dick di Herman Melville, simbolo del male da contrastare; a Ottway non interessa il bene o il male, visto che Chi sta lassù non ha alcun interesse per i nostri destini; ci troviamo piuttosto nelle vicinanze di Ernest Hemingway, nel suo intento di circoscrivere la vita entro la cerchia di regole fisse stabilite da noi umani, lontane  dall’imperscrutabilità del cosmo.

Sono le regole che presiedono alla tauromachia, alla caccia, alla guerra oppure, come in questo caso, alla lotta per la sopravvivenza: “ancora una volta in lotta per l’ultima battaglia”.

Autore: Franco Olearo


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