FIREPROOF

 
Titolo Originale: Fireproof
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: Alex Kendrick
Sceneggiatura: Alex Kendrick, Stephen Kendrick
Produzione: Sherwood Pictures, Affirm Films, Goldwyng Film
Durata: 122
Interpreti: Kirk Cameron, Erin Bethea, Ken Bevel

Caleb è un capitano dei pompieri che svolge con coraggio il proprio lavoro ma dopo sette anni il suo matrimonio con Catherine è entrato in crisi: Caleb si lamenta per non essere preso nella dovuta considerazione per il pericoloso lavoro che svolge mentre lei ritiene che Caleb la trascuri e che disattenda i suoi impegni familiari. La coppia ha già avviato le pratiche per il divorzio quando il padre di Caleb si fa promettere dal figlio che prima di prendere una decisione definitiva seguirà un programma in 40 giorni, scritto da lui stesso, per superare i loro malintesi. Caleb accetta con poca convinzione…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Amore matrimoniale e fede cristiana diventano i riferimenti fra loro indissolubili per la felicità dei due protagonisti
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Il film beneficia di una efficace e asciutta sceneggiatura e dell'interpretazione di Kirk Cameron

Il film inizia mostrandoci le vite in parallelo di Caleb e Catherine: lui impegnato in operazioni di spegnimento di incendio e di soccorso anche pericolose, lei lavora in un ospedale come adetta alle pubblice relazioni. Si tratta di due vite realmente in parallelo, perché finiscono per incontrarsi raramente, non solo perché Caleb deve rispettare dei turni di 24 ore; in realtà non riescono più a intendersi.

Non hanno figli e lui passa il tempo libero davanti al computer distraendosi con siti pornografici  e impegnando tutti i suoi risparmi nell’acquisto di una barca, il suo grande sogno; lei gli rende la vita sgradevole non preparandogli la cena né facendo la spesa per dimostragli quanto poco si occupi di lei e della conduzione domestica.

Per fortuna il film utilizza in questa fase un tono ironico, mostrandoci come entrambi, invece di riflettere sui propri comportamenti sbagliati, non trovano altra soluzione che farsi consolare dai rispettivi amici e amiche, lamentandosi di come sono incompresi.

Quando i due decidono di avviare le pratiche per il divorzio, solo una persona esterna a loro potrebbe modificare il percorso che entrambi si sono scelti; in effetti  è il padre di lui a farsi avanti, proponendogli di seguire un programma di azioni diviso in quaranta giorni che lui stesso, ora convinto cristiano, aveva seguito per superare la crisi avuta anni prima con sua moglie.

Caleb accetta poco convinto e ancor meno persuaso che la fede possa avere a che fare con le sue vicende familiari.

Si tratta di una serie di atti volti a mostrare alla moglie attenzione e cura nei suoi confronti, ordinati secondo una logica di impegno crescente.

E’ questa la fase che potrà sembrare ai più alquanto curiosa, se non didattica, ma in fondo anche Michael, l’amico e compagno di squadra di Caleb, confessa che in situazioni simili si è rivolto a un terapista; anche se il metodo è insolito, resta pur sempre migliore e più coinvolgente che “affidare affari personali a una persona che non ci conosce”, come dice Caleb.

Gli esercizi giornalieri di buona volontà di Caleb, com’è facilmente prevedibile, ottengono ben pochi risultati Catherine non accenna a commuoversi di fronte ad alcuna delle sue attenzioni e lui stesso non riesce ad uscire dalla logica del do ut des.

E’ a questo punto che il padre propone al figlio un salto verso la trascendenza: uscire da una logica puramente umana per riferirsi a Cristo e al suo amore totalmente gratuito, al suo estremo sacrificio per noi.  Lo invita quindi ad adottare quello stesso tipo di amore, così totale, così incondizionato verso sua moglie. In una prospettiva di questo tipo, il matrimonio non può che essere un impegno per la vita.

Sembra quasi che gli autori della sceneggiatura  Alex e Stephen Kendrick, entrambi pastori battisti, abbiano voluto ricostruire lo stesso percorso suggerito da San Paolo: la Legge (nella analogia del film il programma in quaranta giorni) serve solo per per prendere coscienza dei peccati che si sono commessi (in effetti Caleb finisce per comprendere quali sono, giorno dopo giorno, i suoi difetti) ma non dà la forza per trascendere la situazione e affrontare il problema con una luce nuova: in questo caso l’analogia è fra la grazia divina e un vero amore coniugale.

Il film mostra quindi grande coraggio nel non risolvere il conflitto all’interno di parametri esclusivamente umani (un atteggiamento più riflessivo e meno egoista che faccia comprendere le proprie colpe) ma vede la fede come La Soluzione per eccellenza per rivedere il matrimonio in una visione soprannaturale.

Il film ha molti pregi: la sceneggiatura è asciutta, punta all’essenziale e la descrizione di una coppia in crisi è particolarmente realistica.

Il passaggio dall’amore umano a una visione di fede è fatta con efficacia e semplicità, evita qualsiasi scivolata retorica e si contiene nell’ambito di un colloquio fra un padre e un figlio.

La visione del matrimonio è sicuramente cristiana quando ne sostiene la sua indissolubilità ma essendo un’opera  non cattolica, manca di una prospettiva sacramentale.

Il baricentro del racconto è il personaggio di Caleb e determinante è l’interpretazione di Kirk Cameron, l’unico attore professionista, che divenne famoso con il serial televisivo Genitori in blue jeans (1984-1992), poi divenuto anch’egli pastore battista.

Il film  ha avuto un ottimo successo di botteghino negli Stati Uniti, ha un taglio sicuramente professionale ed è disponibile in DVD con traccia audio in italiano.

Autore: Franco Olearo


Share |