THE BUTLER - UN MAGGIORDOMO ALLA CASA BIANCA

Titolo Originale: The Butler
Paese: USA
Anno: 2013
Regia: Lee Daniels
Sceneggiatura: Danny Strong
Produzione: LAURA ZISKIN PRODUCTIONS IN ASSOCIAZIONE CON WINDY HILL PICTURES, FOLLOW THROUGH PRODUCTIONS, SALAMANDER PICTURES, PAM WILLIAMS PRODUCTIONS
Durata: 132
Interpreti: Forest Whitaker, Oprah Winfrey, Mariah Carey, John Cusack, Jane Fonda, Robin Williams, vanessa Redgrave

La storia di Cecil Gaines, un afroamericano di umili origini, che è stato maggiordomo alla Casa Bianca per 34 anni (dal 1958 al 1986) ed è stato testimone della vita privata e delle vicende politiche di 8 presidenti degli Stati Uniti, da Harry Truman fino a Barack Obama. Attraverso lo sguardo e le emozioni di Cecil Gaines vengono ripercorsi gli eventi e i cambiamenti della scena socio-politica americana: dall'assassinio di John F. Kennedy e di Martin Luther King, ai movimenti dei Freedom Riders e delle Black Panther, dalla Guerra del Vietnam allo scandalo del Watergate.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film sintetizza ottant’anni di storia dell’emancipazione degli afroamericani, ponendosi a favore di una soluzione non violenta di riconciliazione nazionale
Pubblico 
Adolescenti
Qualche scena violenta potrà impressionare i più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
Un film di impostazione classica che non nasconde il suo intento apologetico sulla democrazia americana sostenuto quasi interamente dalla bravura di Forest Whitaker

Il film è ispirato all’articolo scritto  da Wil Haygood del Washington Post sulla vita di  Eugene Allen (nel film: Cecil Gaines), che ha lavorato come maggiordomo alla Casa bianca durante l’amministrazione di otto presidenti.

La storia inizia nel 1926 quando un Cecil ragazzo lavora in una piantagione di cotone della Georgia per terminare, lui ormai vecchio, con l’elezione del primo presidente afroamericano della storia.

L’inizio è agghiacciante: Cecil assiste all’uccisione di suo padre da parte del padrone bianco. Si tratta di una sequenza brutale: sembra che il cinema americano abbia avviato una rimeditazione assolutamente manichea sul  tema del razzismo (basti pensare a Django Unchained), un “appiattimento del problema su una tavolozza di diavoli e di santi” commenta il critico O. Scott sul New York Times.

Quell’esperienza segna il ragazzo per sempre. Di animo gentile e pacifico, impara a stare al suo posto e trova nel lavoro di cameriere la migliore espressione di se stesso: si rifugia nel dettaglio, nel lavoro fatto con cura. Assunto in un albergo di Washington, viene notato e ingaggiato come maggiordomo alla Casa Bianca. Quando entra nella sala ovale a portare una bevanda o si trova a servire a tavola in occasione di un banchetto, gli è stato detto che deve dimenticare subito quello che ha sentito e comportarsi come se le sedie fossero vuote: Cecil si comporta scrupolosamente in questo modo. “Per il servizio del nostro paese”  è il brindisi che fanno fra loro i maggiordomi della Casa Bianca.

Cecil si sposa ed ha due figli maschi: dotato di moderazione e di innato buon senso, va presto in disaccordo con il figlio Louis che inizia a lottare per i diritti degli afroamericani, prima con Luther King e poi con le Pantere Nere, salvo poi ravvedersi in favore della non violenza.

Cecil cerca di restare coerente a se stesso fino all’ultimo: quando si accorge che giusto  praticare l’embargo al Sud Africa dell’apartheid, si dimette dalla sua carica di maggiordomo perché il presidente di quel tempo, Reagan, era di parere contrario.

Il film gioca su due piani: quello familiare e quello solennemente ufficiale alla Casa Bianca. Cecil  vuole molto bene ai suoi figli ma è severo in casa sua perché pretende lo stesso ordine e correttezza verso gli altri che è diventato il suo modo di essere e ritiene che questo sia anche l’unico modo per affrontare tutti i problemi, i piccoli come quelli di casa sua ma anche i  grandi come quelli della Casa Bianca.

Il film si pone più obiettivi in parallelo.

Traccia in modo necessariamente sommario la storia dell’emancipazione degli afroamericani e il modo con cui  i presidenti che si sono succeduti l’hanno vissuta.  Si inizia con l’incidente di Little Rock del 1957, quando il presidente Eisenhower dovette mandare le truppe per fare entrare gli studenti di colore nella high school locale, poi i sit-in di protesta e i Freedom Bus, organizzati da Martin Luther King per arrivare  alla morte  del presidente Kennedy e del pastore di Atlanta.

Di fronte a questo scenario di continua violenza il film presenta i due modi di impegnarsi a favore della emancipazione della comunità afroamericana: quella  impegnata e combattiva del figlio Louis e quella di Cecil, convinto che il suo paese riuscirà ad arrivare passo dopo passo a una riconciliazione nazionale. Il film mostra di favorire palesemente il secondo approccio.

Il terzo obiettivo è una apologia del sistema democratico americano. Obama viene eletto ed esclama: “tutto è possibile in questo paese!”. Posto alla fine del film, questa espressione finisce per portare a compimento l’intento apologetico del film: non importa da quale drammatico punto di partenza si sia partiti:  gli Stati uniti sono in grado di portare alla ribalta le contraddizioni che lacerano il tessuto sociale e risolverle.

C’è indubbiamente un eccesso di retorica e di didascalismo nello sviluppo della storia (più volte viene pronunciata l’espressione: “per il mio paese” ma per fortuna c’è l’interpretazione di Forest Whitaker che sostiene tutto il film. Anche se deve stare molto spesso in silenzio nella sua livrea di maggiordomo, riesce a dare un senso molto umano a tutto ciò che accade intorno a lui. 

Autore: Franco Olearo


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