STAR TREK

 
Titolo Originale: STAR TREK
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: J.J. Abrams
Sceneggiatura: Robert Orci e Alex Kurtzman basato su Star Trek di Gene Roddenberry
Produzione: J.J. Abrams e Damon Lindelof per Paramount Pictures/Spyglass Entertainment/Bad Robot Productions
Durata: 127'
Interpreti: Chris Pine, Zachary Quinto, Leonard Nimoy, Eric Bana, Bruce Greenwood, Karl Urban, Zoe Saladana, Simon Pegg, John Cho, Anton Yelchin, Ben Cross, Winona Ryder

della federazione USS Kelvin viene distrutta da un vascello stellare misterioso spuntato da chissà dove. Per salvare il resto dell’equipaggio il primo ufficiale Kirk si sacrifica, proprio mentre sua moglie dà alla luce il primogenito James. Venticinque anni dopo James Kirk è un ragazzo ribelle e senza una direzione ma il comandante Pike gli fa intravedere un futuro nell’accademia della flotta stellare. Qui la sua strada si incrocia con quella di Spock, mezzosangue umano-vulcaniano, diviso tra le sue due nature; i loro caratteri opposti fanno subito scintille. Ma la stessa minaccia di tanti anni prima è tornata e i due, imbarcati sulla USS Enterprise, dovranno unire le forze per salvare il mondo e il futuro dell’universo. È l’inizio delle avventure di una nave eccezionale e del suo straordinario equipaggio.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Star Trek rappresenta una fantascienza apertamente ottimista sul futuro dell’uomo: gli ufficiali brillanti e dediti alla loro missione e rispettosi di ogni forma di vita e civiltà, le avventure piene di stupore e intelligenza.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche battuta a sfondo sessuale
Giudizio Tecnico 
 
Forse non profondissimo, ma certamente molto divertente, spesso emozionante e davvero visivamente spettacolare, l’ultimo Star Trek ha un altro punto di forza nel cast di giovanissimi attori

A otto anni di distanza dall’ultimo, non entusiasmante film del celeberrimo franchise nato ormai 43 anni fa dalla mente di Gene Roddenberry (ormai defunto: coerentemente con l’ispirazione di una vita, aveva dato mandato di spargere le sue ceneri nello spazio), arriva la nuova avventura dell’astronave Enterprise, quella che ha per missione di andare “là dove nessun uomo è mai giunto prima”. Amatissimo da schiere di fan devoti e puntigliosi, Star Trek rappresenta una fantascienza apertamente ottimista sul futuro dell’uomo: le sue astronavi tecnologiche e pulitissime (che ci potesse essere sporco anche nello spazio lo abbiamo scoperto vedendo la scassatissima astronave di Han Solo in Guerre stellari), il teletrasporto, il ponte ologrammi, gli ufficiali brillanti e dediti alla loro missione di scoperta e rispettosi di ogni forma di vita e civiltà (è una delle leggi della Federazione, una specie di ONU dello spazio, evitare il più possibile le interferenze con lo sviluppo di civiltà aliene), le avventure piene di stupore e intelligenza.

Al timone questa volta troviamo il geniale produttore-scittore J.J. Abrams (autore di Lost, Alias, più alcune prove meno convincenti sul grande schermo), a cui è stata affidata la rischiosa operazione di ridare smalto al marchio. Abrams sceglie di costruire un sofisticato e ipertecnologico prequel alle avventure della prima Enterprise, una sorta di bildungsroman dell’indimenticabile coppia Kirk-Spock, che ci mostri come sono diventati gli uomini che abbiamo imparato a conoscer e amare.

Il “trattamento Abrams” stravolge con tanto amore e, forse giustamente, poco rispetto, il concept di Star  Trek e , con l’aiuto della collaudata coppia di sceneggiatori Orci e Kurtzman, lo passa alla centrifuga dell’inesauribile inventiva del creatore dell’isola televisiva per antonomasia, giocando con buchi neri, salti temporali, paradossi logici e così via. Insomma tutto l’armamentario a cui ci hanno abituato cinque anni di Lost (anche i vari Star Trek televisivi e cinematografici, comunque, avevano giocato spesso sul concetto di viaggio nel tempo, sottolineandone le possibili implicazioni psicologiche e filosofiche). Agli appassionati di TV il gioco di trovare le molte possibili analogie e le citazioni senza dubbio piacerà.

Quello in cui forse, per mancanza di tempo, la pellicola risulta carente è una reale profondità tematica, che vada oltre il mantra un po’ trito (ma pur sempre convincente) del “costruisci il tuo destino”. Sia Kirk che Spock hanno un passato e un’eredità che li condizionano profondamente. Il primo è rimasto orfano dell’eroico padre durante un attacco alieno che costituisce la chiave della nuova avventura, è stato allevato negli ampi spazi dell’Iowa (che ricordano molto l’infanzia di Clark Kent) ed è cresciuto un po’ ribelle e senza un futuro (la prima sequenza che lo vede protagonista è un’esplicita citazione di Gioventù bruciata e il suo arrivo al reclutamento dei cadetti riprende Ufficiale e gentiluomo). Il secondo, figlio di un vulcaniano e di un’umana, subisce a causa di questo suo “disadvantage” (è l’espressione con cui gli anglosassoni fanatici di politically correctness  si riferiscono usualmente agli handicappati) una discriminazione palpabile e vive con difficoltà la propria appartenenza a due mondi: quello controllato dalla logica di Vulcano e quello dell’emozione che è la sua eredità materna. Sceglie di seguire il primo, fatto di logica e rigore, ma poi invece si arruola nella Flotta Stellare e ovviamente, prima della fine della pellicola, dovrà imparare il valore e la necessità dell’emozione (anche se, un po’ ambiguamente, si tratta della rabbia e del desiderio di vendetta).

Sta proprio nella combinazione della logica pura di Spock e del “cuore” di Kirk la chiave per salvare l’universo da un cattivo megalomane e pazzo (che forse cita anche i falchi post 11 settembre, nella sua smania di distruggere mondi altrui per “sentirsi sicuro” dopo che ha perso il suo); una combinazione che, secondo Abrams e i suoi autori, è anche il fondamento di ogni scelta e decisione che voglia davvero definirsi “giusta”.

Forse non profondissimo, ma certamente molto divertente, spesso emozionante (bellissima la sequenza iniziale) e davvero visivamente spettacolare nella messa in scena, l’ultimo Star Trek  ha un altro punto di forza nel cast di giovanissimi (ma ritorna anche Leonard Nimoy, lo Spock originale, nei panni di se stesso), soprattutto dei comprimari: il burbero dottor McCoy (che si arruola dopo un divorzio che lo ha spennato ma ha paura di volare), l’affascinante Uhura (unica donna di colore dell’originale e protagonista di un bacio interrazziale con Kirk che fece la storia della televisione, ma fate attenzione che qui le cose sono un po’ diverse!), il geniale ingegnere Scott, il giovanissimo russo Chekov (nell’originale la sua pronuncia spesso incomprensibile è irresistibile), ma anche il saggio capitano Pike (nell’originale in scena per sole tre puntate, qui nei panni di un paterno mentore).

Starà al pubblico e soprattutto agli appassionati custodi della memoria di Roddenberry, decidere se accettare questo stravolgimento postmoderno e se dare un futuro ai viaggi dell’astronave Enterprise.

Autore: Laura Cotta Ramosino


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