DESIRE OF THE EVERLASTING HILLS

 
Titolo Originale: Desire of the Everlasting Hills
Paese: USA
Anno: 2014
Produzione: Courage International
Durata: 60

Tre persone con inclinazioni omosessuali raccontano la loro storia

Rilene, vissuta in una famiglia di fede cattolica, laureatasi con successo, non aveva mai avuto storie con dei ragazzi pur desiderandolo e aveva finito per dire sì a una proposta  di vita in comune con un’altra donna. Dopo 25 anni di serena convivenza arrivò per entrambe un tracollo delle loro finanze e al contempo un raffreddamento della loro relazione. Rilene  è ora tornata a   frequentare la chiesa cattolica ed ha  accudito fino alla fine la sua ex compagna, a cui era stato diagnosticato un cancro.

Paul  scoprì la sua omosessualità fin dall’adolescenza. Si recò quindi a New York , dove era molto richiesto come modello, per vivere la vita dei locali gay, senza negarsi alcuna esperienza sessuale. Iniziò poi una lunga convivenza e recentemente ha scoperto  con sollievo di essere  scampato all’AIDS che aveva falciato tanti suoi vecchi amici di New York. Un giorno per caso ascoltò alla TV un discorso di Madre Angelica. Le sue parole lo fecero riflettere e decise di andare a confessarsi dopo 35 anni. Adesso vive in castità con il suo compagno.

Dan non aveva mai smesso di credere nell’esistenza di Dio ma aveva provato rabbia nei suoi confronti quando aveva scoperto le sue inclinazioni omosessuali: le considerava una forma di ingiustizia. Da quel momento aveva deciso di non negarsi niente anche se gli restava sempre nell’anima un senso di vergogna per ciò che faceva.  A un certo punto della  vita sentì il desiderio di metter su famiglia e  aveva trovato una ragazza con cui poteva iniziare una relazione. Il compagno di quel momento aveva compreso le sue esigenze e aveva accettato la separazione. Dan scoprì in seguito che la ragazza non desiderava avere figli e dopo un anno si trovò completamente solo. Grazie alla lettura  di testi di patristica si è riavvicinato alla fede  ed ora ha finalmente trovato la pace e la serenità che cercava. 

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Tre persone, dopo una vita passata a cercare se stessi, si ritrovano la pace solo quando accettano di sentirsi figli di Dio
Pubblico 
Adolescenti
Qualche parte del racconto potrebbe risultare scabrosa per i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Sono stati bravi i realizzatori delle interviste nel portare a galla un ritratto vero, anche se crudo, dei tre protagonisti

Questo documentario/intervista, prodotto da Courage International, è un inno al sacramento della confessione.

Tre persone, due uomini e una donna fra i quaranta e i cinquant’anni, con molte esperienze disordinate sulle spalle, sentono  il bisogno di ritrovasi in pace con Dio (tutti e tre, in modi diversi, avevano da ragazzi conosciuto la fede). Sentono il forte desiderio di accedere di nuovo all’eucarestia e capiscono, non certo per obbligo, ma per un moto spontaneo della loro anima, che ciò non può accadere se prima non si liberano del peso che si portano dentro.  Paul non sa neanche da dove incominciare e il sacerdote lo guida lungo la lettura dei dieci comandamenti. Anche a Rilene accade qualcosa di simile: non si confessava da almeno 35 anni e inizia a rivisitare con il sacerdote i comandamenti uno ad uno. La loro voce si incrina nel ricordare quei momenti: la commozione sale perché quella confessione fu fondamentale per trovare quella pace e quella serenità che cercavano da tempo.
Questo lavoro è sostanzialmente diverso dal precedente The Third way: anche in quel caso c’erano uomini e donne con inclinazione omosessuale che dichiaravano di aver trovato nella fede cattolica la verità, l’amore e il rispetto che stavano cercando, ma gli interventi aggiunti di sacerdoti e teologi tradivano la voglia di dimostrare, di sostenere una tesi.  In questo nuovo documentario ci si attiene ai fatti nudi e crudi che scaturiscono dal racconto dei tre testimoni (una voce in sottofondo pone loro delle domande) e il fatto che per più di due terzi dell’intervista, con brutale onestà,  raccontino la loro vita da omosessuali attivi, contribuisce a farceli conoscere in modo più intimo e alla fine, quando il riavvicinamento alla fede arriva per tutti e tre, risultano  più convincenti e persuasivi  di qualsiasi argomentazione parlata e non vissuta.

Anche se più volte i protagonisti ribadiscono che il loro caso è squisitamente personale, molte sono le riflessioni che scaturiscono da queste tre storie.

Tutti e tre avevano abbracciato all’inizio un’ideologia affermativa (il disagio che percepivano nella loro condizionecome frutto dell’interiorizzazione dell’omofobia esistente nella società) e Dan in particolare era arrivato ad odiare Dio che per lui era solo un burattinaio crudele che tirava i fili della sua esistenza,  ma qualcosa di incompiuto restava nel fondo delle loro anime durante il periodo in cui furono omosessuali attivi.   Dan aveva sempre desiderato, in cuor suo, metter su famiglia; Rilene, raggiunti i 50 anni , aveva sentito un certo rammarico per non esser potuta diventare madre; solo Paul si sentiva pienamente appagato nel vivere la vita scintillante e alla moda della New York gay degli anni ’80.

Poi, qualcosa accadde nella loro vita e dobbiamo riconoscere che tante storie di conversione iniziano con un evento scioccante che innesca un periodo di riflessine: Rilene e la sua compagna ebbero un tracollo finanziario; Dan si trovò solo dopo il tentativo fallito di trovare una donna con la quale potesse costruirsi una famiglia. Paul ebbe invece una notizia positiva che fu ugualmente rivelatrice: a differenza di tanti suoi amici che aveva visto morire, lui non era stato infettato dall’AIDS. Fu per loro l’occasione per fare un bilancio della loro vita e discernere ciò che di buono e di brutto c’era stato.

All’inizio abbiamo detto che il documentario appare un inno al sacramento della confessione ma c’è un secondo tema dominante che percorre tutti e tre i racconti: il bisogno umanissimo, non conta se si è omosessuali o eterosessuali, di amare e di essere amati, il desiderio di conoscere e venir conosciuti in intimità da un’altra persona. Nelle testimonianze che ci vengono fornite, nel momento della conversione c’è la voglia di perseguire l’obiettivo della castità ma al contempo nulla di ciò che di umano c’èra stato nelle relazioni  precedenti viene rifiutato.

Rilene, quando scopre che la donna che era stata sua compagna di vita per 25 anni, è affetta da cancro, torna da lei e l’accudisce fino alla fine; Paul non vuole abbandonare il suo compagno con cui convive da 24 anni e gli propone di restare nella stessa casa in castità. Dan ricorda la generosità e il vero affetto espresso dal suo precedente compagno che di fronte alla sua dichiarazione di volerlo lasciare per costruirsi una famiglia con una donna, accetta la situazione perché questo sarebbe stato per lui un vero bene.

Questo atteggiamento positivo che scaturisce dalle loro storie è risultato determinante: la castità non è stata vista come costrizione negativa ma affermazione positiva per continuare ad accedere a quell’altra variante dell’amore che è l’amicizia, con la quale tutti e tre possono continuare a conservare ed accrescere, inserendoli in modo armonico nel credo della fede cattolica, quei valori umani che avevano già scoperto.

Resta un senso di incompiutezza alla fine del documentario (come era accaduto anche nel precedente The Third Way) perché manca un terzo elemento: la comunità. Il documentario ci ha raccontato tre belle conversioni ma poi? I nostri tre, come riusciranno ad alimentare la loro vita spirituale e di carità? Che tipo di supporto stanno ricevendo?  Il documentario è stato promosso da Courage International  ma non viene fatto alcun cenno ai suoi programmi di catechesi e alle tavole rotonde che organizzano fra persone che manifestano problemi comuni.

In una sequenza si vede Rilene che mette in ordine dei vasi sacri. Si arguisce che svolge la funzione di accolita della sua parrocchia ma nient’altro di più. Si intuisce che i tre testimoni hanno parlato della loro esperienza in un convegno Courage ma ogni sequenza è stata controllata in modo che non si veda nessuna persona del pubblico per conservare la loro privacy, secondo lo spirito del movimento.

Chi si pone l’obiettivo di una vita casta ha bisogno, nel mondo d’oggi, di un grande sostegno spirituale e di sentirsi vivo all’interno di una comunità, dove il suo impegno possa venir riconosciuto e apprezzato. Non resta che auspicare che nei prossimi documentari ci possa essere più trasparenza e in particolare che iniziative del genere diventino una realtà anche in Italia.

Rilene conclude il bel racconto del suo rientro nella Chiesa Cattolica con un:

“I'm safe, I'm home!”

Il documentario è disponibile gratuitamente in Internet in lingua inglese. Al momento  sono disponibili solo sottotitoli in spagnolo

Autore: Franco Olearo


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