IL MERCANTE DI VENEZIA (Franco Olearo)

Titolo Originale: The Merchant of Venice
Paese: ITALIA, LUSSEMBURGO, GRAN BRETAGNA, USA
Anno: 20004
Regia: Michael Radford
Sceneggiatura: Michael Radford
Produzione: SPICE FACTORY PRODUCTION, SHAYLOCK TRADING LTD., UK FILM COUNCIL, FILM FUND LUXEMBOURG, AVENUE PICTURES PRODUCTIONS, DELUX PRODUCTIONS, ISTITUTO LUCE, DANIA FILM
Durata: 124
Interpreti: Al Pacino,Lynn Collins, Jeremy Irons,Charlie Cox, Joseph Fiennes, Zuleika Robison

Nella Venezia di fine ‘500 gli ebrei sono costretti a vivere in un ghetto e debbono portare, quando escono in strada, un copricapo rosso per farsi riconoscere ma è proprio a Venezia, dove prosperano i commerci per mare, che gli ebrei sono utili alla comunità perché prestano denaro a interesse, pratica proibita ai cristiani. Bassanio, un giovane gentiluomo veneziano, per poter conquistare Porzia, ricca ereditiera di Belmonte, ha bisogno di 3000 ducati e li chiede in prestito al suo amico carissimo Antonio il quale, pur volendo soddisfare l’amico, non dispone di così tanto liquido, perché le sue navi non sono ancora rientrate. Decide quindi a chiedere un prestito all’usuraio ebreo Shylock che lo concede a un patto: Antonio dovrà pagare con una libbra della sua carne l’eventuale mancata restituzione della somma. Antonio finisce per accettare, sicuro che presto guadagnerà tre volte quella cifra appena le sue navi saranno rientrate in porto…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La clemenza mitiga la giustizia e il valore inviolabile della vita precede qualsiasi accordo fra uomini
Pubblico 
Adolescenti
Un bacio fra due uomini; alcune nudità femminili appaiono sullo sfondo
Giudizio Tecnico 
 
Una visitazione della tragedia di Shakespeare molto ben ambientata che beneficia delle ottime interpretazioni di Al Pacino e di Jeremy Irons

Riguardo a questo film del 2004 che beneficia della magnifica interpretazione di Al Pacino nelle vesti di Shylock e della complessa e articolata opera di Shakespeare, non intendiamo soffermarci né sull’insolita, forte amicizia fra Antonio e Bassanio, che ha indotto alcuni a parlare di attrazione omosessuale fra i due (il film la assume come vera), né sull’accusa di antisemitismo che ha accompagnato quest’opera nei secoli ma sul rapporto fra giustizia e clemenza, che il grande poeta inglese affronta apertamente, senza sminuire la complessità dell’equilibrio fra i due valori.

La definizione della clemenza è ben espressa nel famoso discorso che tiene Porzia, camuffata da giovane avvocato, davanti al tribunale del doge: “la qualità della clemenza non è la costrizione. Scende dal cielo sotto forma di pioggerellina e si sparge in terra. È due volte benedetta; per chi dà e per chi riceve. E’ più potente nei potenti.  Si addice al trono del monarca più della corona. Lo scettro mostra il suo potere temporale, segno di rispetto e di legalità, dove risiede il terrore che incute il re. Ma la clemenza supera il potere dello scettro. Il suo trono è nel cuore del re. E’ l’immagine di Dio stesso, esempio di bontà. Il potere terreno si avvicina a quello di Dio, quando la clemenza tempera la giustizia. Perciò ebreo, tu che pretendi giustizia considera che secondo giustizia nessuno di noi avrà salvezza. Noi invochiamo clemenza e la nostra stessa preghiera insegna a noi tutti ad essere altrettanto clementi”.

L’avvocato-Porzia non mescola mai i due valori, non nega mai che l’ebreo sia nel giusto, anzi, il disattendere un contratto costituirebbe la rovina per le istituzioni Veneziane, ma se esercitare la giustizia è già una prima forma di trascendenza, esercitare la clemenza lo è definitamente di più perché è di origine divina. Se la giustizia ci costringe a riconoscere che anche gli altri hanno gli stessi diritti che abbiamo noi, la misericordia sottende la fratellanza di tutti noi in Cristo e ci invita a comportarci come Lui si è comportato. Quando Porzia parla di clemenza si rivolge a Shylock quasi in modo privato, personalmente, un atto da esercitare non contro, ma sopra la giustizia: “siate clemente, accettate il doppio della somma, stracciate il contratto”.  Nessuno in tutta Venezia può farlo; solo Shylock può unilateralmente rinunciare a pretendere quanto pattuito.  La caparbietà con cui l’ebreo continua a pretendere giustizia è stato visto da molti come un confronto fra Vecchio e Nuovo Testamento, fra la pura, fredda giustizia e la legge dell’amore portata dal Vangelo ma Shakespeare sa che la realtà diventa molto più complessa quando si passa dai principi alle attuazioni pratiche. Possiamo infatti dire che dalla parte dei cristiani veneziani venga applicata misericordia nei confronti dell’ebreo? Quando il giovane avvocato insiste nel sollecitare la clemenza di Shylock, è lo stesso Antonio a dissuaderlo: “vi prego state discutendo con un ebreo, è come se chiedeste alla marea di contenere il suo flusso normale”. E’ questa una prima, fondamentale mancanza di carità: l’ebreo è un “altro” un “diverso”, a cui non si possono applicare gli stessi trattamenti destinati ai cristiani. Se a Shylock viene concesso di mantenere la metà del suo patrimonio, viene anche costretto a farsi cristiano, che corrisponde a ucciderlo, perché lo si priva della propria identità.

“Io metterò in pratica la malvagità che ci insegnate” aveva detto in precedenza Shylock: si tratta di un personaggio che se non simpatia, suscita certo molta comprensione. Oltre richiedere quel rispetto che non riceve, nel suo famoso monologo -“non ha occhi un ebreo? Non ha mani,..), Shylock subisce anche lo sfregio di una figlia che gli ha sottratto dei denari solo per comperarsi una scimmia e ha venduto l’anello della defunta moglie che gli era così caro. Da che pulpito vengono le prediche? In fondo il bel Bassanio, non deve chiedere un prestito ad Antonio perché ha sperperato tutto il suo patrimonio? Forse proprio in questo modo, se non attraverso i suoi personaggi, è lo stesso Shakespeare a mostrare un vero rispetto nei confronti dell’ebreo descrivendo la sua sofferenza, un rispetto che è la premessa necessaria per qualsiasi forma di misericordia.

Shakespeare non ci lascia tranquilli neanche sul concetto di giustizia. Come si può confidare in essa se sono sufficienti alcuni equilibrismi dialettici, quelli compiuti da Porzia, un avvocato improvvisato, per ritorcere la sentenza proprio contro colui che ha l’ha reclamata? Anche in questo caso, siamo stati probabilmente invitati a guardare più in profondità, a l’uomo dietro le strutture formali di una istituzione e a individuare alcuni diritti inviolabili, come quello della vita, che neanche una legge scritta può alterare.

Non resta che accettare l’abbandono fiducioso all’armonia dell’infinito, nonostante le nostre fragilità, proposto nel dialogo notturno fra Jessica, la figlia di Shylock e Lorenzo, il suo innamorato cristiano: “guarda Jessica, guarda come l’arcata del cielo è tutta costellata di monete d’oro luccicanti.  Non c’è neanche il più piccolo di questi globi che nel suo modo canti come un angelo sa cantare. La stessa armonia è nelle anime immortali. Ma finchè siamo prigionieri di questo involucro d’argilla, nato per essere fango, non possiamo udirla”. 

Autore: Franco Olearo


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