STRONGER - IO SONO PIU' FORTE

 
Titolo Originale: Stronger
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: David Gordon Green
Sceneggiatura: John Pollono
Produzione: LIONSGATE, BOLD FILMS, MANDEVILLE FILMS, NINE STORIES PRODUCTIONS
Durata: 119
Interpreti: Jake Gyllenhaal, Tatiana Maslany, Miranda Richardson

Boston, 15 aprile 2013. Jeff Bauman ha ottenuto il premesso dalla sua azienda (lavora come operaio i magazzini Costco) per andare ad assistere alla storica maratona. Un altro motivo è quello di fare un favore a Erin, la ragazza che sta cercando di rinconquistare dopo che di recente si sono lasciati, esibendo un cartello di sponsorizzazione. Jeff non riuscirà mai a mostrare il cartello: una bomba piazzata proprio vicino a lui gli provoca la perdita di entrambe le gambe. Appena ripresa conoscenza, Jeff fornisce alla polizia l’identikit di uno degli attentatori. Inizia in seguito un lungo percorso di riabilitazione sostenuto da Erin e da sua madre che lo invita a partecipare a tutti gli eventi pubblici dove è desiderata la sua presenza: Jeff infatti è diventato il simbolo dell’impegno della città di essere più forte dei suoi avversari...Il film ricostruisce avvenimenti

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un uomo, gravemente mutilato durante l’attentato di Boston del 2013, viene sostenuto dall'affetto dei suoi cari e dalla solidarietà di tutta la città, nel suo impegno a ritrovare un senso alla vita nelle sue nuove condizioni
Pubblico 
Adolescenti
Qualche scena troppo dettagliata di mutilazioni può impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Ottima interpretazione di Jake Gyllenhaal. Qualche incertezza nella sceneggiatura, che oscilla fra una narrazione iperrealista e la necessità di aderire al filone eroico a cui il film inevitabilmente appartiene

C’è un modo abbastanza standardizzato con il quale gli americani celebrano attraverso il cinema la loro capacità di risollevarsi da  eventi calamitosi, da guerre  o da attacchi terroristici. Sono film importanti, che servono a consolidare lo spirito della nazione. Prima di tutto celebrano la solidarietà che si crea fra tutti: forze dell’ordine, vigili del fuoco, operatori sanitari o comuni cittadini, disposti a sospendere le loro ordinarie attività per dare un loro piccolo o grande contributo. Importante anche il sostegno dei media in queste situazioni speciali e lo slogan che viene coniato per l’occasione: se “united we stand” era quello che appariva su tante finestre dopo l’11 settembre, “we stay strong” era quello scelto dopo l’aprile di Boston. I servizi pubblici che intervengono appaiono sempre preparati, efficienti e pronti al sacrificio; siano essi i pompieri del film World Trade Center (2006 di Oliver Stone), i poliziotti che in pochi giorni identificano i terroristi in Boston, caccia all’uomo (2016, di Peter Berg) o il bravo pilota che salva tutti i passeggeri con un atterraggio perfetto sul fiume Hutson in Sully (2016, di Clint Eastwood).  Altro tema portante è il trovare la forza e il senso del continuare a vivere dopo pesanti limitazioni; in questo caso sono sempre le donne a risollevare la situazione continuando ad amare l’uomo mutilato, come succedeva in   I migliori anni della nostra vita di William Wyler (8 oscar nel 1947) oppure Il mio corpo ti appartiene (1950 di Fred Zinnemann) dove  Marlon  Brando, alla fine del film riesce a sposarsi in piedi con la sua Ellen anche se ha entrambe le gambe amputate. Questo Stronger sembra proprio rifarsi a quel film del ’50 quando Jeff decide di avviarsi all’appuntamento risolutivo con Erin sforzandosi di usare le sue gambe artificiali.

Consci del rischio di scivolare nell’eccesso di retorica, il regista  David Gordon Green e lo sceneggiatore John Pollono hanno puntato sull’elevato realismo del racconto. Lo fanno riguardo ai problemi che deve affrontare  chi si trova senza gambe (le sofferenze nel cambio di fasciatura, i problemi che occorre affrontare quando bisogna andare in bagno) ma anche descrivendo ambiente familiare tutt’altro che idillico dove il protagonista si trova imprigionato (la madre si sente investita della sacra missione di occuparsi del figlio  e teme la “concorrenza” di Erin).

Forse l’aspetto più originale è il fastidio che Jeff prova nel sentirsi eroe suo malgrado e si sente impotente di fronte alla macchina propagandistica che si è messa in moto intorno a lui.  Non mancano scene cariche di mordace ironia dove Jeff, sulla sedia a rotelle, deve sventolare un’enorme bandiera allo stadio con un sorriso stampato sul volto o lanciare la palla di inizio di una partita di baseball.

In fondo Jeff è un uomo semplice, ama passare le serate con i suoi amici ubriacandosi e guardando con loro le partite alla televisione e ora che si trova senza gambe cerca solo di recuperare un minimo di  normalità quotidiana, evitando di prendersi le responsabilità che gli derivano dall’esser diventato un uomo pubblico ma anche quelle che scaturiscono dall’aver accettato di vivere con Erin.

I vari nodi si sciolgono nel finale, quando il protagonista compie un cammino di crescita e si accorge  che proprio divenendo un simbolo per tutti coloro che debbono risollevarsi dalle proprie sventure, può trovare una nuova ragione per vivere. Nella sequenza finale sembra quasi che gli autori abbiano voluto rassicurare lo spettatore che anche questo film appartiene, nonostante il crudo realismo, al ricco filone dei racconti di tanti eroi nazionali: mentre avanza sulla sedia a rotelle fra la folla, singole persone gli confidano i loro drammi: un uomo ha perso un figlio nella guerra in Irak, un altro ha perso i suoi cari nell’attentato dell’11 settembre. Ecco che l’arco delle recenti sfide che hanno coinvolto tutta la nazione trovano la loro risposta-simbolo nella rivincita  di quell’ uomo qualunque.

Autore: Franco Olearo


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