SCEGLIERE UN FILM 2018

LA STAGIONE CINEMATOGRAFICA 2017-2018

 

Nella stagione 2017-2018 il podio degli Oscar è stato conquistato dal messicano Guillermo del Toro che con La forma dell’acqua, ben tredici candidature e quattro statuette vinte, ha dato vita a un universo visionario di grande forza estetica ma, a nostro parere, meno convincente dal punto di vista narrativo.

Più sorprendente per quel che riguarda la scrittura e i contenuti si è rivelato Tre manifesti a Ebbing, Missouri, dramedy nero ma colmo di umanità scritto e diretto da Martin McDonagh, candidato a sette Oscar e premiato con due statuette, una delle quali conferita a Frances McDormand per la potentissima interpretazione.

Il film di guerra Dunkirk di Christopher Nolan si è distinto invece per la capacità di rivisitare il genere e mettere a servizio del racconto tutti gli strumenti del cinema, in particolare il montaggio visivo e il montaggio sonoro per cui ha ricevuto due meritati Oscar. Ideale complemento alle immagini potenti di Nolan, è L’ora più buia (Oscar meritatissimo al protagonista Gary Oldman) che offre un ritratto bello e complesso di Churchill, dei suoi dilemmi morali e degli scontri politici  per  convincere un’Inghilterra spaventata e incerta ad opporsi a Hitler.

Tra i film premiati agli Oscar e ai Golden Globe anche il biopic Tonya, ritratto tragico e potente che segue la pattinatrice Tonya Harding dall’ascesa alla caduta. Meno incensato ma forse ancor più interessane un altro biopic, dedicato al circense P.T. Barnum, The Greatest Showman, uno sguardo sugli albori dell’intrattenimento statunitense e su una vita combattuta ma non priva di luce, e uno spettacolo (musiche, costumi, ambienti) di prim’ordine.

La stagione ha poi visto la  presenza di Steven Spielberg con due film profondamente diversi: The Post, film storico su una fuga di notizie del Pentagono negli anni Settanta, si è rivelato un prodotto più interessante esteticamente e narrativamente di Ready Player One, opera fantascientifica di buona qualità ma priva del tocco eccezionale che ha spesso distinto il mostro sacro di Hollywood.

Tra i film con meno risonanza da segnalare c’è invece Miss Sloane. Giochi di potere, diretto dal britannico John Madden e interpretato da una potente Jessica Chastain: l’opera affronta, con una scrittura raffinata e un forte impianto dialettico, il tema scottante del ruolo dei lobbisti e delle battaglie –a volte ben poco trasparenti- che si ingaggiano senza esclusione di colpi per ottenere l’approvazione di nuove leggi. Qui la storia è narrata attraverso un personaggio chiaroscurale che negli Stati Uniti vuole limitare l’accesso alle armi. Un personaggio femminile altrettanto affascinante è al centro dell’esordio alla regia dello sceneggiatore Aaron Sorkin, Molly’s Game, un film certo per un pubblico adulto per tematiche e complessità narrativa, ma che offre un inaspettato e sincero affondo sull’importanza del rapporto padre-figlia.

Nel mondo delle major è stato l’anno delle grandi saghe Marvel e di Star Wars, ora entrambe proprietà della Walt Disney Company, con esiti più o meno apprezzabili: e così se Black Panther e Avengers: Infinity war (assoluto campione di incassi n Italia) si sono rivelati operazioni narrativamente interessanti e innovative, Star Wars - Gli ultimi Jedi e Solo- A Star Wars Story sembrano essere invece episodi privi di una propria cifra originale, anche se hanno comunque registrato ottimi successi al botteghino, anche in Italia.

Sul fronte dell’animazione la Pixar ha ancora dominato il campo con Coco che, mettendo al centro della narrazione il culto dei morti in Messico, ha proposto a un pubblico giovane tematiche e mondi inusuali, trattati con l’intelligenza e l’abilità narrativa che distinguono la casa di produzione.

Meno originale ma comunque di godibile visione Cars 3, il terzo episodio della saga Pixar dedicata alle auto, costruito sull’intramontabile rapporto mentore e allievo. Anche il ritorno dell’inglesissimo orsetto Paddington segna un risultato positivo, portando sugli schermi con Paddington 2 un film dai toni teneri e lievi, lontano da certa animazione sguaiata a volte proposta anche ai più piccoli. Ma non sono mancate le rivelazioni: la piccola produzione Franklin Entertainment, in collaborazione con Sony Pictures, ha portato sugli schermi Gli eroi del Natale, film diretto dal giovane Timothy Reckart e dedicato alla Natività vissuta dal punto di vista degli animali del presepe. Uno sguardo fresco e lieve veramente adatto ai più piccoli.

Delicatezza e poesia sono state poi la cifra dell’animazione giapponese che con La forma della voce trova un linguaggio nuovo ed efficace per trattare il sensibile tema del bullismo.

Occorre infine citare un caso unico per la sua realizzazione sperimentale: Loving Vincent, film d’animazione britannico-polacco destinato agli adulti, ripercorre gli ultimi giorni di vita di Vincent Van Gogh rielaborando le sue opere e prendendole come base delle location e dei personaggi, interamente dipinti a mano da più cento artisti. Una collaborazione ambiziosa che ha vinto la sua scommessa sia sul piano estetico sia su quello narrativo.

   Sul fronte europeo la commedia francese ha visto il ritorno di Toledano e Nakache, celebri per Quasi Amici, con la nuova commedia C’est la vie- Prendila come viene sul dietro le quinte di un matrimonio, meno profonda del precedente film campione di incassi (e anche di conseguenza meno fortunata al botteghino) ma comunque piena di vitalità.

Per la verità occorre notare che i film che si sono maggiormente distinti in campo europeo sono frutto della collaborazione con paesi extraeuropei, vitali portatori di storie diverse e nuove modalità narrative. E’ questo il caso dellInsulto, produzione condivisa da Libano, Francia, Stati Unti, Belgio e Cipro, un legal in cui un conflitto privato tra un libanese cristiano e un palestinese diventa il pretesto per trattare con profondità la convivenza fra diverse identità in una delle aree più tormentate del mondo.

Potente e universale anche Loveless di Andrey Zvyaginstev, co-produzione russa, francese, belga e tedesca, dedicata al tema attuale e lacerante della fragilità affettiva dei figli di genitori divorziati e ego-riferiti. Ottimo risultato per la coproduzione internazionale anche nel genere thriller: Taylor Sheridan si è distinto a Cannes 2017 (miglior regia a Un Certein Regard) con I segreti di Wind River, produzione condivisa tra Canada, Stati Uniti e Regno Unito che riporta sugli schermi la durezza delle atmosfere western ibridandole con i canoni del thriller.

Anche il film italiano che ha avuto più risonanza, Chiamami col tuo nome, è frutto di una vasta collaborazione internazionale a livello di produzione (i paesi coinvolti sono Italia, Francia, Brasile, Stati Uniti d’America) e creazione (la sceneggiatura è di James Ivory e la regia di Luca Guadagnino). Tratto del romanzo omonimo di André Aciman il film ha vinto l’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale e si distingue per le indolenti atmosfere di un’estate italiana che hanno contribuito a decretarne il successo all’estero, ma ha un’idea dell’amore e delle relazioni a nostro parere profondamente problematica.

   Sul panorama del cinema d’autore italiano un caso ben più interessante è Dogman, ultimo film di Matteo Garrone premiato a Cannes per l’interpretazione di Marcello Fonte, tragedia contemporanea vagamente ispirata al caso di cronaca del “canaro della Magliana”, ma in realtà costruzione esteticamente sconvolgente e colma di pietas di una periferia dell’umano.

Molto meno ispirato, a nostro parere, il nuovo film di Sorrentino che, diviso in due parti (Loro 1 e Loro 2) traccia un ritratto grottesco di Berlusconi, con momenti efficaci sul piano comico-parodistico ma privo di profondità e ingombro di stilemi ormai sin troppo riconoscibili.

In questa stagione molti film drammatici nostrani hanno tentato di affrontare tematiche socialmente sensibili con esiti diversi: e così se con L’Intrusa, Leonardo Di Costanzo trova un linguaggio intimo e autentico per parlare del disagio sociale e dell’infanzia bruciata dalla camorra, assai meno riuscito e piuttosto confuso risulta il tentativo di Sebastiano Riso di affrontare il tema dell’utero in affitto con il film Una famiglia.

Anche alcune commedie italiane si sono cimentate con tematiche sensibili, come i matrimoni gay e la religione, spesso affrontate con greve grossolanità come nel caso di Io c’è e e Puoi baciare lo sposo. Per motivi diversi –ma sempre con componenti di superficialità e anche a volte di qualche volgarità di troppo- non riuscite a nostro parere anche tre commedie che hanno avuto buoni riscontri al botteghino: A casa tutti bene di Silvio Muccino, Benedetta follia di Carlo Verdone e Poveri ma ricchissimi, diretto da Fausto Brizzi.

In generale la stagione della commedia italiana è stata molto ricca ma non parimenti felice e pochi sono i film che si sono emancipati dalla mediocrità: tra questi indubbiamente va segnalato Il vegetale che, scritto e diretto da Gennaro Nunziante, gode della levità e della positività propria dei film del padre/mentore di Checco Zalone, assai originale rispetto al panorama comico nazionale. Un'altra commedia che si è distinta dalla massa per il respiro sociale e la qualità di scrittura è Come un gatto in tangenziale, film diretto da Riccardo Milani con l’interpretazione di Paola Cortellesi e Antonio Albanese che si occupa della situazione delle periferie italiane. Non è moltissimo, ma è una situazione che ha fatto guardare agli analisti del cinema italiano con qualche tocco di speranza in più.

 

Milano, maggio 2018

 

Armando Fumagalli - Eleonora Recalcati