LA FAVORITA

Titolo Originale: La Favourite
Paese: IRLANDA, GRAN BRETAGNA, USA
Anno: 2018
Regia: Yorgos Lanthimos
Sceneggiatura: Deborah Davis, Tony Mcnamara
Produzione: ELEMENT PICTURES, SCARLET FILMS, FILM4, WAYPOINT ENTERTAINMENT
Durata: 120
Interpreti: Olivia Colman, Emma Stone, Rachel Weisz

All’inizio del 1700 Anna Stuart è regina d’Inghilterra. Sofferente di gotta e di carattere facilmente influenzabile, lascia che sia la sua amica Lady Sarah Churchill a gestire l’agenda politica, in particolare i contrasti fra Whig e Tory in merito alla lunga guerra contro la Francia per la successione spagnola. Un giorno giunge a corte Abigail Masham, cugina di Lady Sarah, un tempo nobile ma ora decaduta a causa dei debiti del padre. Abigail riesce a trovare un impiego come domestica ma ben presto entra nelle grazie della regina, spalleggiata dal deputato tory Robert Harley, che sta cercando un modo per convincere la regina a stipulare un trattato di pace con i francesi...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La vita di corte è solo una spietata lotta di sopraffazione senza esclusione di colpi Secondo l’US Bishops Movie Reviews il film è da considerare morally offensive
Pubblico 
Maggiorenni
Per il cinismo della storia e l’uso strumentale che viene fatto della sessualità, nei rapporti omosessuali ma anche in quelli eterosessuali
Giudizio Artistico 
 
Tre ottime attrici sono magistralmente dirette e il regista riesce nel suo intento di comporre un suo mondo claustrofobico e irreale

La regina Anna soffriva realmente di gotta e intorno a lei ruotarono due favorite: Sarah e Abigail mentre i Wigs erano propensi a condurre fino in fondo la guerra contro la Francia mentre i Tory volevano terminare questo dispendioso conflitto. I riferimenti storici essenziali sono corretti, ma da qui in poi il regista greco Yorgos Lanthimos non ha avuto alcun interesse a completare una rigorosa ricostruzione storica; ha imbastito invece un mondo tutto suo, dove la lotta per la sopravvivenza, la vendetta e la brama di prevaricazione, sono gli istinti, quasi animaleschi, che agitano le protagoniste.  

Ci sono due temi forti affrontati in questo film: il primo è l’assurdità del potere monarchico: tutto un regno è nelle mani di una donna volubile i cui capricci (o le influenze che subisce), diventano ordini che segnano i destini di tante persone. Chi le sta intorno, come Sarah e Abigail, lusingano, mentono, si prestano anche alle pratiche sessuali richieste dalla regina, perché basta un nulla per passare dalla fortuna alla rovina.

Il secondo è la condizione femminile del tempo: Abigail è stata venduta a quindici anni per saldare i debiti di gioco di suo padre; chi fa parte della servitù si deve aspettare visite notturne di nobili che desiderano possederla; a tutte le donne anche quelle nobili, spettano solo posizioni subordinate nella società, ad eccezione della regina.

Su questi due temi forti, il regista e gli sceneggiatori si sono divertiti, a caricare i toni,(viene in mente Morto Stalin se ne fa un altro di  Armando Iannucci per la satira sferzante e senza appello al potere assoluto): ecco che le figure maschili sono solo delle marionette imbellettate che passano il tempo a scommettere alle corse delle oche o a giocare a tirassegno con le arance contro un uomo nudo; i balli di corte hanno movenze che ben poco hanno di storico ma anche i personaggi femminili vengono stravolti dalle lenti deformanti degli autori: usano un linguaggio sboccato da postribolo, praticano sport cruenti come il tiro a segno a piccioni vivi. Perfino le sontuose sale del palazzo dove si svolge la storia vengono deformate dall’obiettivo fish-eye.

In un contesto così artificialmente modellato, la storia si sviluppa intorno allo scontro fra le due donne per conquistarsi i favori della regina con armi tipicamente femminili: lusinghe maldicenze, falsità ma anche il veleno. E’ in questa occasione che si manifesta la bravura del regista e delle tre protagoniste: i caratteri delle due antagoniste (Emma Stone e Rachel Weisz) escono scolpiti a colori vividi mentre la regina Anna (Olivia  Colman, che ha vinto il golden globe 2019 come miglior protagonista femminile) modella, in un corpo deformato dalla malattie, una creatura instabile, fragile ma a volte dura, con momenti di tenerezza al ricordo dei 17 figli non nati o vissuti pochi anni ma anche con momenti di obiettiva lucidità  quando comprende, al di là dei consigli interessati di chi le sta intorno, ciò che è il vero bene per la nazione.

Non ci sono buoni o cattivi in questo film ma solo una  lotta, per conquistarsi  la sopravvivenza  e poi passare alla sopraffazione dell’altro: un combattimento espressione della visione cinica e pessimistica su come vada il mondo da parte del regista. Un film come Morto Stalin se ne fa un altro usava la maschera dell’ umorismo nero per raccontarci la dura realtà di una dittatura; in questo La favorita  non ci sono risonanze universali ma solo il personale  punto di vista di un artista che non comunica ma esprime se stesso.  Per questo, all’uscita del cinema, pur restando ammirati dalla qualità dell’opera, il film viene ben presto dimenticato

Autore: Franco Olearo


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