ROMA

Titolo Originale: Roma
Paese: Messico, USA
Anno: 2018
Regia: Alfonso Cuarón
Sceneggiatura: Alfonso Cuarón
Produzione: Esperanto Filmoj, Participant Media
Durata: 135
Interpreti: Yalitza Aparicio, Marina de Tavira, Diego Cortina Autrey, Carlos Peralta

Roma narra la storia autobiografica del regista e premio Oscar Alfonso Cuaron. Cresciuto negli anni '70 durante i disordini studenteschi messicani, la sua famiglia viene colta da un evento improvviso che cambierà le loro vite.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La famiglia è al centro della storia. Sebbene una famiglia abbandonata dal padre ma molto unita
Pubblico 
Adolescenti con riserva
Nonostante non ci siano scene di violenza, i lunghi piani sequenza e le difficoltà affrontate dalla protagonista possono essere comprese solo da un pubblico adulto. Una scena di nudo integrale (forse l’unica fuori contesto) più buffa che altro
Giudizio Artistico 
 
Nomination all’Oscar come migliore attrice protagonista Yalitza Aparicio, miglior film, miglior regista, miglior film straniero, sceneggiatura originale miglior attrice non protagonista (Yalitza Aparicio) fotografia, scenografia, montaggio e issaggio sonoro Un capolavoro indiscusso di fotografia

Di questo film se ne è parlato tanto, ancor prima della vittoria al Festival di Venezia, dei premi e dell’uscita nelle sale solo per pochi giorni. Girato con molti attori non professionisti, rappresenta una vera e propria svolta per la distribuzione (e non la produzione come pensano in tanti) affidata a Netflix solo in lingua originale. 
Già dai titoli di testa respiriamo aria retrò, con una secchiata d’acqua che scandisce il tempo che passa inesorabilmente, ma talvolta sembra non passare mai. 
Roma è un quartiere borghese di Città del Messico, paese d’origine del regista. Il personaggio di Cleo, ragazza indigena tuttofare, è basato sulla vera storia di Libo Rodríguez, alla quale il film è dedicato; la donna negli anni settanta ha vissuto con la famiglia del regista messicano.

Un tempo c’erano le Nanny, o da noi italiani chiamate le tate, che si dedicavano anima e corpo ad una famiglia, anche se non era quella d’origine. Niente ferie, nessuna privacy perché la loro casa diventa il luogo di lavoro. Da ragazzine si viene scelte, così come il bestiame, per una nuova vita, che il più delle volte resta quella definitiva.

Agli occhi dei bambini degli anni settanta la Nanny non è una signora delle pulizie né una balia, ma una vera e propria seconda mamma. È lei che sa cosa mangi, come ti addormenti e di cosa hai paura. Lei viene ad asciugarti le lacrime, lei quella che ti abbraccia quando ti fai male. 
Ed è per questo che Roma risveglia in molti di noi qualcosa che ci portiamo dentro, come una vecchia canzone che ci emoziona ogni volta che la risentiamo.

Un film sulle donne come non se ne vedevano da decenni. Sull’infinita capacità di amare, la forza di rialzarsi sempre, anche senza un compagno vicino. È un film sul vero significato della parola resilenza. L’uomo che abbandona la donna fuggendo dalle proprie responsabilità ne esce sconfitto, non è solo una questione di anni settanta. È un film che ha da insegnare tanto anche alle nuove generazioni considerando che, nonostante siamo nel 2019, la mancanza di rispetto per la donna viene ancora data per scontata e si assiste tutt’oggi a fenomeni di maschilismo, in troppi luoghi di lavoro in tutti i paesi, tutti i giorni. Non è un film femminista ma meriterebbe di esserlo poiché rappresenta la voce di chi non può parlare.

Per chi è amante del cinema inevitabile commuoversi davanti lo straordinario lavoro di regia. Catapultati in un film degli anni cinquanta, cullati dalla poesia delle lunghe sequenze, l’inquadratura fissa sul volto della protagonista nei momenti più delicati, la finezza del bianco e nero per raccontare il passato ma con la tecnologia del digitale di oggi. Una sequenza di fotografie da mostra, un incanto per gli occhi per coloro che cercano e sanno riconoscere la vera bellezza (e per chi sa pazientare 2 ore e 15 minuti non sono per tutti soprattutto se il film non viene visto in sala).

Lo straordinario montaggio che accompagna ‘un po’ all’antica’ lo spettatore, senza raccordi di sguardi forzati, ma con la sensibilità di chi ti suggerisce un punto di vista nuovo, il tutto raccolto in scelte di regia ricercate ed eleganti.
Cuarón firma lui stesso la sceneggiatura e definisce Roma il suo film più autobiografico (il 70 percento della scenografia viene dalla sua casa d’infanzia) confermandosi nuovamente un genio della creatività a dimostrazione del fatto che le radici fanno parte di noi, l’arte di saper raccontare con qualcosa che ci ha segnati è solo di pochi artisti.

Roma è un insieme di straordinari bianco neri, guerra e calma, pianto e gioia, uniti da un collante eccezionale che funziona nonostante l’assenza di musica.E per chi pensa che sia troppo pesante, la scena dell’insegnante di arti marziali dimostra come, agli occhi delle donne, forse la perfezione in un uomo non sia sempre affascinante. Così come la storia dell’evoluzione dell’auto di famiglia da simbolo di perfezione noiosa a oggetto di liberazione.

L’attenzione per i dettagli, la scena finale dove, grazie alla scelta del digitale in 6.5 mm ci sembra di essere noi stessi sulla spiaggia, i lunghi piani sequenza, la straordinaria interpretazione di Yalitza Aparicio e la magistrale fotografia fanno di Roma un capolavoro da Oscar.

Come già accaduto nel 2013 per Gravity quest’anno dieci le Nomination ricevute per gli Academy Award 2019: film, regia, sceneggiatura originale, attrice protagonista, fotografia, film straniero, scenografia, montaggio e miglior sonoro. Già vincitore di due Golden Globe per miglior regia e film straniero Roma è secondo la critica (Time e Rolling Stone tra i tanti) il miglior film dell’anno. Cuarón regala un film non solo per le donne ma dedicato alle donne. Un viaggio indietro nel tempo ma con lo sguardo e la consapevolezza di oggi.

Autore: Sabrina Guarino


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