ABOUT A BOY- UN RAGAZZO

Titolo Originale: About a boy
Paese: USA, UK, Francia
Anno: 2002
Regia: Paul e Chris Weitz
Sceneggiatura: Peter Hedges, Paul e Chris Weitz
Durata: 101'
Interpreti: Hugh Grant (Will), Nicholas Hoult (Marcus), Toni Colette (Fiona)

Ogni uomo è un’isola. Ognuno è protagonista del suo show personale in cui tutto il resto del mondo fa da comparsa. Questa è la filosofia di vita sfacciatamente enunciata da Will, trentottenne benestante (grazie ai diritti di un’orribile jingle natalizio composto dal padre) e nullafacente, il cui unico impegno è trovare il modo di riempire in modo interessante le lunghe giornate di perenne vacanza. 

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
L'amicizia fra uno scapolo impenitente ed il figlio di una ragazza madre fa loro comprendere l'importanza dei valori familiari
Pubblico 
Adolescenti
Per il linguaggio a volte volgare e alcune allusioni sessuali esplicite.
Giudizio Artistico 
 
Discreta regia per una buona sceneggiatura ed un molto bravo Hugh Grant

In un altro quartiere di Londra la vita del dodicenne Marcus viaggia su binari ben diversi. Figlio unico di una madre single hippy e vegetariana, troppo depressa per rendersi conto di quanto sia solo, il ragazzino dodicenne sopporta con stoica rassegnazione il suo destino di “perdente” per non far preoccupare quella madre di cui sembra essere l’ unico sostegno.

Sono i due narratori di un film garbato e per certi versi sorprendente, una commedia seria e al tempo stesso leggera, servita dalla discreta regia dei fratelli Weitz (autori di opere molto meno signorili come American Pie) e da un cast davvero pregevole a partire dai due protagonisti: l’ormai maturo e finalmente autoironico Grant e il debuttante Hoult, capace di conferire freschezza e realismo al suo personaggio.

I mondi così diversi (per look, “colonna sonora” e possibilità finanziarie) che conosciamo per bocca dei protagonisti, sono infatti destinati a scontrarsi, cambiando per sempre la vita di Will e Marcus ma anche quella delle persone intorno a loro.

E chi sarà allora il ragazzo del titolo (lo stesso del bel romanzo di Nick Hornby – pubblicato in Italia da Guanda – da cui il film è tratto)? Marcus, stoico e testardo, ma dotato di una sconcertante saggezza? Oppure Will, il Peter Pan incosciente ed epicureo?

L’incontro tra i due, che Will accetta in parte per il ricatto di Marcus (il ragazzino ha scoperto che l’adulto ha finto di avere un figlio per attirare giovani mamme single in relazioni poco impegnative), o forse spinto da un inconscio desiderio di vera novità, si colora fin dall’inizio di una serietà che a Will piace poco (Fiona, la mamma di Marcus, ha tentato di suicidarsi proprio mentre il figlio si trovava al parco, affidato alle cure di un’amica agganciata da Will) ma che subito spinge lo spettatore ad andare oltre il tono scanzonato delle situazioni presentate.

Siamo noi, certo prima di Will (che vorrebbe darsi alla fuga), a capire quello che è in ballo a questo punto; tra una battuta e una gag (alcune davvero godibili), si parla di ciò che solo alla fine verrà chiamato con il suo nome: il senso da dare (o forse da riconoscere) alla propria vita, qualunque essa sia, le radici della propria identità e i modi del relazionarsi agli altri. 

All’inizio, tuttavia, il pragmatico Marcus sembra dirigere i suoi piani in altre direzioni molto più concrete: ha concluso che due persone da sole non sono in grado né di fare una famiglia né, tanto meno, di resistere alle pressioni che la vita esercita; occorre dunque trovare un compagno per sua madre. Chi meglio di Will?

Ma quella che era iniziata come una campagna per accasare la madre imprevedibilmente (anche per lo spettatore, abituato a svolgimenti forse fin troppo scontati) si trasforma in un’amicizia tra i due “ragazzi”. Magari non immediatamente in un’amicizia profonda e costruttiva, ma certamente un’amicizia in crescendo. Dapprima Will, che vede invaso il suo spazio e il suo tempo, resiste, poi subentra la convinzione un po’ puerile di poter “migliorare” la vita di Marcus, proponendosi come esempio di “tipo alla moda” o facendogli i regali giusti. Sull’altro versante abbiamo le piccole soddisfazioni di Marcus, che trova il coraggio di farsi avanti con una compagna di scuola….Tutto bene, quindi, almeno fino a quando interviene Fiona accusando Will di “approfittarsi” di suo figlio.

Questo passaggio, del resto trattato con grande garbo, è il nodo centrale del film: perché non  si nasconde che in un mondo come il nostro sembra impossibile che accada il miracolo di un’amicizia profonda (ed educativa, anche se forse non nella direzione più prevedibile) tra un adulto e un bambino e perché non si risparmiano le critiche nemmeno alla madre (no global?) che non educa ma si limita ad obbligare il figlio a condividere le sue convinzioni.

Ma quello che più sorprende in questa storia è quanto Will possa imparare dal saggio Marcus, scoprendo per esempio che la descrizione dell’amore fatta da un dodicenne (un sentimento fatto di rispetto e di distanza, più improntato al dono che alla pretesa e alla soddisfazione immediata) può essere più adeguata di quella di un quarantenne edonista e “pieno di esperienza”.

Il bello del film, pur con tutti i limiti che la condivisione della mentalità contemporanea può comportare, è poi anche nel suo finale agrodolce. Will, che abbiamo visto compiere un percorso curioso e non del tutto lineare (per conquistare la donna dei suoi sogni, improvvisamente vergognoso del suo totale disimpegno, si è trovato di nuovo a mentire per poi confessare), diventa “salvatore” di Marcus, ma senza perdere quel tocco narcisista ed eccessivo che lo contraddistingue.

La morale della storia, infine, non è semplicisticamente quello della “famigliona” (la famiglia allargata a conviventi, ex, figliastri e quant’altro) cara a tanto cinema di oggi, perché la necessità di essere più di due (ma anche più di tre, se è per questo) tiene conto sì delle realtà odierne (genitori sempre più spesso soli o divorziati), ma in fondo si ispira ad un modello che è più tradizionale di quanto non possa apparire, mettendo a nudo la fragilità delle alternative (la solitudine dorata di Will, l’autosufficienza puramente illusoria di Fiona) e dà il primo posto ad una profondità e verità dei sentimenti che deve far pensare.

Autore: Franco Olearo


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