THE NEW WORLD IL NUOVO MONDO

Titolo Originale: The new world
Paese: USA
Anno: 2005
Regia: Terrence Malick
Sceneggiatura: Terrence Malick
Durata: 151'
Interpreti: Colin Farrell, Q'orianka Kilcher, Chistopher Plummer, Christian Bale

Coste della Virginia, 1607.  Tre navi della Virginia Company di Londra sbarcano  alla ricerca di oro e di un passaggio per l'oriente. Il territorio appare come un paradiso incontaminato e i nativi li accolgono con curiosità, pensando che presto torneranno da dove sono venuti. Pochaontas (Q'orianka Kilcher), la figlia del re, si interpone perché venga risparmiata la vita al capitano John Smith (Colin Farrell), catturato dalla sua tribù e presto tra i due nasce un tenero affetto. Appare presto chiaro che i nuovi arrivati non hanno nessuna intenzione di andarsene e gli indigeni decidono di assaltare il loro fortino...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un tenero amore in una natura incontaminata ma c'è visione del rapporto uomo-natura in prospettiva panteista
Pubblico 
Pre-adolescenti
Una battaglia violenta ma senza dettagli cruenti
Giudizio Tecnico 
 
Lo stile personalissimo di Malick realizza una bella ma lunghissima poesia

Nella sequenza iniziale, una verde prateria ondeggia pigramente al soffio del vento, i  ruscelli scintillano al sole e gli uccelli attraversano lo specchio d'acqua di una magnifica baia. Una ragazza, che poi scopriremo essere la principessa Pochaontas, allarga le braccia e le rivolge al cielo,  in segno di preghiera verso quella Natura a cui lei stessa sente di appartenere.
Le note dell'Oro  del Reno di Wagner stanno sottolineando questi momenti di estasi quando all'orizzonte appaiono  tre grosse navi: sono gli inglesi della Compagnia della Virginia (mancano ancora trent'anni all'arrivo della Mayflower nel Massachusetts e all'insediamento dei primi veri coloni), in cerca di oro e di nuovi approdi commerciali.

L'incipit manifesta quella poetica che poi risulterà costante in tutto il film: Malick ha voluto amalgamare lo stupore della scoperta  di un Nuovo Mondo generoso e incontaminato, patrimonio ideale di ogni cittadino nord americano, con una sua personale aspirazione verso un'armonia panteista fra l'uomo e la natura.
Nell'arco dei 151 minuti del film ci saranno battaglie, amori, nascite, ma le vicende umane restano come in sottofondo rispetto all'atteggiamento contemplativo nei confronti di una natura che si fa percepire come un mare immenso d'erba, con lo stormire quasi onnipresente degli uccelli, con la luce del sole ora calda, ora fioca del tramonto (il film è stato interamente realizzato senza luci artificiali).
Anche quando Pochaontas arriverà in Inghilterra e resterà abbagliata dallo sfarzo della  della corte, andrà subito a vedere i giardini reali cercando di ritrovare, sia pur in forma addomesticata secondo la fredda razionalità umana, quella Natura che continua a vedere come sua protettrice benigna.
Anche la scelta stilistica di una doppia voce narrante, quella di John Smith e  Pochahontas , espressione dei loro pensieri  più che dei loro dialoghi, contribuisce a sottolineare un atteggiamento di meditato stupore indotto dal "nuovo mondo".
Il loro stesso innamorarsi si manifesta come tremore della reciproca scoperta, del loro sfiorarsi teneramente, del distendersi sull'erba folta o rincorrersi lungo la pianura: è la bellezza del sentirsi come fanciulli in un mondo ancora innocente.
Non mancano sequenze di crudo realismo, sopratutto quando Malick ci mostra la spedizione inglese rinserrata nel suo fortino (Jamestown è stato interamente ricostruito non lontano dall'insediamento originale) sporca, irascibile, falcidiata dalle malattie, mentre sostiene l'assalto degli indigeni. La contrapposizione fra una natura benigna e la crudeltà umana era già stato il tema dominante del suo precedente La sottile linea rossa (1998): in quel caso  la foresta tropicale dell'isola di Guadacanal assisteva immota ai combattimenti fra gli invasori americani e le tenaci truppe giapponesi.

Malick è un autore con uno stile  personalissimo e pertanto può facilmente avere tanti ammiratori quanti detrattori. La sua capacità di rendere in modo cinematografico  la sua visione del mondo è sicuramente efficace.

Ma la sua poetica è al contempo la sua forza e la sua debolezza: i momenti di elegiaca contemplazione della natura, di tenero amore fra i due innamorati sono molto belli ma non si può prolungare  una emozione per più di tre ore: lo spettatore  ha bisogno che la storia si evolva per mantenere desta l'attenzione. In effetti accadono dei fatti, ma è come se restassero in superficie, perché l'atteggiamento contemplativo del regista finisce per appiattire e uniformare le vicende umane. Non a caso  Pochaontas, simbolo vivente di un perenne stupore innocente è un personaggio molto ben riuscito, mentre quello dell'europeo John Smith è alquanto sbiadito  (da dove viene? Che cosa desidera? Perché si allontana senza dire nulla?).  A Colin Farrell non resta che perpetuare per tutto il film una espressione tra il malinconico e lo stordito.

Autore: Franco Olearo


Share |