SALVATE IL SOLDATO RYAN

 
Titolo Originale: Save private ryan
Paese: USA/Germania
Anno: 1998
Regia: Steven Spielberg
Sceneggiatura: Robert Rodat
Interpreti: Tom Hanks, Matt Damon, Tom Sizemore, Edward Burns, Jeremy Davies, Vin Diesel, Adam Goldberg, Barry Pepper, Adam Goldberg

La bandiera americana sventola su di un cimitero di guerra. Un vecchio signore, che ha combattuto come soldato semplice nell'ultima guerra (il soldato Ryan del titolo, impersonato da Matt Damon), accompagnato da una folta schiera di familiari, si inginocchia commosso davanti ad una croce bianca, quello del capitano J. Miller (Tom Hanks), che si è sacrificato per salvarlo.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
L'eroismo di chi ha paura di morire ma sa quel che è giusto fare
Pubblico 
Adolescenti con riserva
La riserva è riferita alle persone più impressionabili, per il crudo realismo delle ferite causate dai combattimenti
Giudizio Tecnico 
 
Sulle storie private restano in secondo piano rispetto alle vicende belliche, ma la sequenza dello sbarco in Normandia è da antologia

Ryan ritorna con la memoria ai momenti cruciali dello sbarco in Normandia, quando i battelli da sbarco americani aprono i portelloni a pochi metri dalla spiaggia e i fanti , facile bersaglio delle mitragliatrici tedesche, debbono cercare correndo di trovare anche il più piccolo riparo da quell'inferno di colpi. Questi primi 20 minuti costituiscono un prologo alla storia che sta per essere raccontata ed è essenziale per introdurre lo spettatore nella "vera guerra" che ci vuole raccontare Spielberg.

I corpi dei feriti o dei morti ci appaiono nel dettaglio delle loro mutilazioni, il mare si colora di sangue, il rombo delle esplosioni è tale da procurare una parziale sordità ed anche noi, come spettatori, restiamo immersi in questo allucinante silenzio che solo lentamente si ripristina.

Il capitano Miller , una volta consolidata la testa di ponte in Normandia, riceve l'incarico di ricercare il soldato semplice Ryan che è stato paracadutato con il suo plotone in una zona imprecisata ancora sotto il controllo tedesco. Il soldato Ryan deve essere salvato (così vuole lo Stato Maggiore) in quanto i suoi tre fratelli sono stati uccisi in combattimento e non si vuole che i suoi genitori paghino altri tributi alla guerra. .Il captano Muller seleziona 7 uomini per la sua squadra ed inizia questa missione fra molte indeterminatezze (non si sa esattamente dove Ryan possa trovarsi) e tra vari scontri a fuoco (i tedeschi sono ancora molto attivi).

Una volta trovato il soldato Ryan e compiuta quindi la missione principale, non resterebbe altro da fare che tornare indenni alla base.Il  capitano Miller con la sua squadra e lo stesso Ryan decidono invece di aiutare il plotone a cui Ryan appartiene nella quasi disperata missione di difendere un ponte ritenuto strategico dall'assalto dei carri armati tedeschi.

Fino  agli inizi degli anni '60, per la produzione dei film americani, veniva rispettato il codice di censura Hays: si poteva riprendere un persona che sparava ma non si potevano vederne direttamente gli effetti nella stessa inquadratura; era necessario un cambiamento di immagine per vedere la vittima che, colpita, cadeva a terra.
Con il film "Bonny and Clyde" del 1967 e "Mucchio selvaggio" inizia una nuova fase: se un bandito spara, nella stessa inquadratura si vede il volto insanguinato della persona colpita.
Nel "Salvate il soldato Ryan" questo atteggiamento è portato al massimo del verismo; nulla viene risparmiato allo spettatore. La grandezza di questo film non consiste però in una maggiore crudezza nelle scene di guerra nel sia pur nel nobile intento di ridicolizzare precedenti film di guerra con vittorie troppo facili ed eroi invulnerabili; in realtà Spielberg inaugura una terza fase, compie un ulteriore passo avanti che non ha un puro valore visivo ma aggiunge un significato morale: viene rappresentato con tutta la cura ed il dettaglio necessari l'impatto emotivo che le ferite di un soldato colpito a morte producono su lui stesso e su i suoi compagni. Viene esaltata la grande dignità e valore di un essere umano attraverso la rappresentazione dei suoi ultimi istanti e la solidarietà dei compagni, che formano un tutt'uno solidale con lui nello strazio dell'agonia.
Spielberg continua in questo modo il suo nobile impegno di esaltare l'incommensurabile valore della persona umana, come aveva già fatto in "Shindler's list" o in "Amistad".

Commento sui contenuti
Violenza
La violenza della guerra domina sovrana, come già detto. Vengono in genere citati a questo proposito i primi 20 minuti che descrivono lo sbarco in Normandia. Per quanto si tratti di una scena collettiva di grande effetto, la violenza è distribuita in modo anonimo fra soldati che non ci è dato di conoscere. Diversa perché più sentita, è la violenza che si abbatte sui singoli soldati che abbiamo imparato a conoscere a poco a poco nel film.
Rientra in questa categoria la morte del dottore della quadra (Wade, interpretato da G. Ribisi), amato da tutti i suoi compagni perché sempre pronto a farsi avanti per soccorrere gli altri.
Riverso a terra, colpito in più punti da una mitragliatrice, i suoi compagni sono intorno a lui cercando con le mani di tamponare il sangue che scorre abbondante dalle molte ferite. Essi gli chiedono angosciati cosa debbono fare perché è sempre stato Wade, fra loro, a gestire queste cose.
Gli parlano, cercando di catturare quel poco di vita cosciente che gli resta e ricevere direttamente da lui le istruzioni giuste. Alla fine non resta che iniettargli una morfina dopo l'altra, attendendo che egli emetta l'ultimo respiro.

Scene ad alta tensione
Spielberg attua il superamento del film di guerra di maniera non solo nel rappresentare realisticamente la sofferenza che ne scaturisce ma anche nel portare in evidenza un altro aspetto tipico di queste situazioni: la vigliaccheria. Nella battaglia finale che si svolge fra le case diroccate di un paesino francese, i soldato Mellish ed un tedesco sono impegnati al primo piano di una casa diroccata in un furioso corpo a corpo; il caporale Upham (J. Davies), l'intellettuale del gruppo, scelto soprattutto per la sua conoscenza delle lingue, è bloccato lungo le scale: sa che deve salire ad aiutare il compagno ma è paralizzato dalla paura. Il combattimento sta volgendo a svantaggio dell'americano: il tedesco ha puntato un coltello contro il suo petto. Mellish grida, non vuole morire, spera ancora in un miracolo. In effetti anche noi siamo stati abituati da troppi film al colpo di scena finale, all'eroe che si salva. Qui non succede: il pauroso, pur capendo cosa sta succedendo al piano di sopra, è schiacciato sui gradini, vorrebbe solo scomparire. Il coltello ormai penetra lentamente ma inesorabilmente nel petto del compagno.

Argomenti di discussione stimolati dal film
Questo film è un ottima occasione per parlare con i figli della guerra. Se i ragazzi sono adolescenti maturi e non impressionabili è giusto invitarli esplicitamente ad andare a vedere questo film.
Sia ben chiaro che "Salvate il soldato Ryan" non è un film pacifista nel senso classico della parola, cioè contro la guerra sempre e comunque. In nessun momento viene negata l'utilità della guerra contro il nazismo tedesco. La bandiera americana sventola sia all'inizio che alla fine del film a simboleggiare il sacrificio di giovani ragazzi che hanno lasciato le loro case d'oltreoceano per morire per una causa giusta.
E' invece un film sull'eroismo, spesso sconosciuto di tanti soldati consumato in altrettanti piccoli episodi di guerra. Miller rappresenta la sintesi di questo eroismo deciso ma senza soddisfazione, fin troppo cosciente del sacrificio di vite umane che questo comporta. Perché bisogna mettere a repentaglio la vita di 8 soldati per salvarne uno solo? E' giusto snidare una postazione di mitragliatrici tedesche che potrebbe colpire altri commilitoni, mentre sarebbe sufficiente aggirare l'ostacolo? Una volta compita la missione, trovato cioè il soldato Ryan, perché fermarsi ad aiutare a difendere il ponte mentre sarebbe giustificabile ritornare direttamente nelle retrovie?. Miller è il capitano. E' il capo di quegli uomini. Queste decisioni spettano a lui. Egli decide sempre di combattere, perché lui, un anonimo insegnante con una moglie che lo aspetta a casa, è stato mandato lì "per fare la guerra". Queste decisioni costeranno la vita a molti dei suoi uomini ed a se stesso.
Egli sembra agire per dovere, spinto dal suo raziocinio che lo porta a fare le cose giuste al momento giusto. Forse gli manca il calore della speranza.

Autore: Franco Olearo


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