I TUOI, I MIEI, I NOSTRI

 
Titolo Originale: Yours, Mine and Ours
Paese: USA
Anno: 2005
Regia: Raja Gosnell
Sceneggiatura: Ron Burch e David Kidd dal romanzo Who gets the drummsticks di Helen Eileen Beardsley
Produzione: Time Productions Inc/Robert Simonds Productions/Columbia Pictures Corporation/MGM/Nickelodeon Movies/Paramount Pictures/Sony Pictures Entertainment
Durata: 90'
Interpreti: Renée Russo, Dennis Quaid

Frannk Beardsley, ammiraglio della guardia costiera vedovo e con otto figli, torna come comandante dell’accademia nautica nel paese natale, dove rincontra Helen, suo amore del liceo, stilista, lei pure vedova e con numerosa prole (i pargoli sono  dieci, tra naturali e adottati, senza contare cane, gatto e maiale). I due si riscoprono innamorati, si sposano in gran fretta e trasferiscono tutta la tribù in un grande faro. Ma non hanno tenuto conto delle difficoltà che i loro metodi educativi diametralmente opposti finiranno per causare e delle resistenze alla vita in comune dei rispettivi figli, che ad un certo punto di coalizzano per farli separare

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Appassionata difesa del valore di una famiglia numerosa e multirazziale
Pubblico 
Pre-adolescenti
Giudizio Artistico 
 
Pellicola certamente non eccezionale, ma sicuramente onesta e spesso divertente. Buona capacità di caratterizzare i pargoli di questa famiglia extra large.

Remake di una celebre pellicola del 1968 con Henry Fonda e Lucille Ball da noi conosciuta come Appuntamento sotto il letto (e tratto da un romanzo che si suppone autobiografico…), questa commedia arriva a un paio d’anni di distanza da un altro film su famiglie extralarge, Una scatenata dozzina (anche quello un remake, che in America ha avuto un tale successo da generare già un sequel). Là i figli erano “solo” 12 ma alla bella cifra ci erano arrivati in due soli (e senza l’aiutino di affidi e adozione), ma le difficoltà, provocate dall’improvvisa e inaspettata fama di scrittrice di una mamma da sempre casalinga, erano analoghe, a partire dall’annosa questione dei turni per il bagno (argomento problematico anche in appartamenti con doppi servizi e con famiglie di taglia normale).

Se situazioni come queste generavano ilarità già negli anni Sessanta, oggigiorno, con l’Occidente in piena crisi demografica, diventano addirittura una specie di fenomeno da baraccone e in effetti due dei pargoli si trovano a subire una strana forma di bullismo scolastico proprio a causa del numero esorbitante di fratelli (ma si vedrà che la medaglia ha anche un altro verso…). L’appassionata quanto ingenua difesa del valore della famiglia numerosa e multirazziale (tra i figli adottati di Helen ci sono un adolescente di colore, due orientali, un paio di ragazzine indiane e forse un messicano), ma pur sempre tradizionale, portata avanti dal film, come pure la simpatia con cui è visto il corpo paramilitare in cui milita il capofamiglia, suonano molto tradizionali e molto “repubblicane” e sono forse la ragione delle critiche decisamente impietose (ma il pubblico, invece, ha gradito) di cui ha “goduto” una pellicola certamente non eccezionale, ma sicuramente onesta e spesso divertente.

O forse a scandalizzare qualche recensore liberal è stato l’accenno al valore educativo di qualche scappellotto, cui non segue per l’incauto genitore l’immediato arresto per maltrattamenti.

Nel corso del film, l’effetto comico-drammatico di accumulo della torma di ragazzini dai quattro ai diciassette anni, si aggiunge quello dello scontro tra i due opposti sistemi educativi dei genitori: Franck, abituato dal suo ruolo di marinaio ad esercitare sui figli una ferrea per quanto amabile disciplina e a riceverne in cambio affetto ed obbedienza; Helen, amabile hippy convinta della necessità della libera espressione dei talenti all’interno delle mura domestiche (anche quando questo significa pitturare il maiale), e ideatrice di strumenti educativi quali lo “scettro oratorio” (che serve ad ottenere la parola nelle riunioni famigliari) e dell’”abbraccio collettivo” (questo davvero anni Sessanta).

Prima o poi le due diverse (anche se non incompatibili) concezioni della vita famigliare sono destinate a cozzare e lo faranno tanto più in fretta quando le due squadre di figli si alleeranno nella missione di separare i due nuclei famigliari. Non sanno, i mefistofelici ma in fondo ingenui ragazzini, che il loro astuto piano, avrà come effetto collaterale quell’unità famigliare che le buoni intenzioni non erano riuscite a creare.

I tuoi, i miei, i nostri procede sui binari rodati e prevedibili della commedia famigliare, senza particolari guizzi, ma riuscendo spesso a strappare il sorriso. Onore al merito agli autori per essere riusciti a caratterizzare, anche se schematicamente, ognuno dei membri della “ciurma”di casa Beardsley: ci sono ovviamente i gemellini pestiferi, i dolci cuccioli in cerca di affetto materno, un paio di adolescenti alla prima cotta (per par condicio una fa la cheerleader mentre l’altra è una specie di Avril Lavigne in erba), il giovane perfettino e il cantante alternativo dal lungo ciuffo, e perfino una tata impicciona appassionata di wrestling.

Il faro in cui la famiglia si trasferisce la famiglia farebbe la sia figura su una rivista e per scoprire dove trovarlo uno potrebbe anche essere disposto a sorbirsi tutti i titoli di coda.

Autore: Luisa Cotta Ramosino


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