CHE BELLA GIORNATA

Titolo Originale: CHE BELLA GIORNATA
Paese: Italia
Anno: 2011
Regia: Gennaro Nunziante
Sceneggiatura: Checco Zalone, Gennaro Nunziante
Produzione: PIETRO VALSECCHI PER TAODUE FILM, MEDUSA FILM
Durata: 95'
Interpreti: Checco Zalone, Nabiha Akkari, Rocco Papaleo, Tullio Solenghi, Michele Alhaique, Ivano Marescotti

Checco è un giovane pugliese trasferitosi a Milano che ha sempre aspirato a diventare carabiniere ma per la terza volta non viene ammesso. Riesce ad ottenere un posto nel corpo della sicurezza del Duomo di Milano, grazie alle abili manovre della madre, che vanta buone conoscenze fra i porporati. Mentre il suo servizio incontra una ragazza tunisina che studia in Italia e inizia a frequentarla. Lui non sa che in realtà Farah è una terrorista: l'obiettivo e la Madonnina del Duono da far saltare in aria con la sua complicità involontaria...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film mostra come l'amore possa far breccia anche nella più risoluta terrorista ma la filosofia di Checco è individualista e qualunquista: al di fuori del proprio orticello (gli affetti familiari e la ricerca dell'amore con una ragazza) non ci sono altri ideali superiori per i quali valga la pena di impegnarsi.
Pubblico 
Adolescenti
Ci sono meno volgarità rispetto al precedente "Cado dalle nubi" ma anche questa volta non mancano alcune allusioni volgari
Giudizio Tecnico 
 
Checco conferma la forza vitale della sua comicità, la storia si sviluppa in modo lineare senza intoppi e i comprimari sono disegnati in modo efficace

Checco Zalone supera di slancio la sua seconda prova come autore cinematografico.
Il suo stile diretto, ruvido e dissacrante, abbinato a una vis comica sicuramente originale ha trovato il gradimento degli spettatori e il notevole successo di botteghino conferma la sua capacità di entrare in sintonia di sentire con una fascia precisa di pubblico che ritengo sia quella dei giovani-adulti.

Abbandonata l'ambientazione interamente familiare di cado dalle nubi il racconto ora si allarga ad eventi di rilevanza internazionale come il terrorismo islamico e l'impegno italiano in Irak. 

Se già nel primo lavoro Checco Zalone aveva dato mostra del suo modo provocatorio di affrontare temi sensibili  in modo politicamente scorretto (il rapporto nord-sud, l'omosessualità) spesso con nessun altro fine se non quello di strappare  qualche risata in più, ora in questo  secondo film rende più esplicita la sua visione del mondo .

I punti forti su cui Checco e Gennaro baricentrano le loro storie sono due: il calore del tessuto familiare, nelle forme della moina e dell'affetto protettivo tipicamente meridionali che si materializzano  in qualche evento conviviale  (un matrimonio nel primo, un battesimo nel secondo film)  e l'amore uomo-donna, sentimento e sensulaità al contempo, asse portante in entrambe le storie.
Al di fuori di questi riferimenti privati, non c'è null'altro per cui valga la pena affannarsi.   Ogni altro impegno ai fine della felicità personale fuori di questo contesto è tanto inutile quanto dannoso.

E' stato detto da alcuni critici che il suo modo di dissacrare figure  e strutture che hanno un ruolo pubblico  vada letto come una  forma di satira liberatoria che smaschera tante ipocrisie e malcostumi italiani. Personalmente non concordo con questa opinione perchè il suo spirito corrosivo non nasce sotto la spinta di un civile sdegno verso tanti vizi e vizietti nazionali quanto piuttosto è il risultato dell'appiattimento fino all'indifferenza di quei significati e quei valori che provengo da quelle che lui percepisce  come inutili sovrastrutture perché  esorbitano dal tornaconto e dalla convenienza personale.

Ecco che un carabiniere abusa della sua autorità minacciando pesanti multe allo scopo di dirottare un complesso musicale al battesimo di suo nipote. Nella sequenza non traspare lo sdegno per quell'atto quanto piuttosto un atteggiamento benevolo nei confronti di chi ha risolto un problema familiare. 

Particolarmente rivelatore di questo atteggiamento è l'episodio che avviene davanti alla chiesa prima del battesimo: la famiglia propone al celebrante  la mussulmana Farah come testimone. Il sacerdote ovviamente si oppone in quanto lei non è battezzata; finisce per cedere solo di fronte al ricatto del solito zio carabiniere che minaccia di non annullare più una certa multa. Anche in questo episodio il tema portante non è la denuncia della facile rinuncia ai propri principi quanto la manifesta  denigrazione delle specificità delle due fedi, quella cristiana e quella mussulmana.
Il battesimo perde il significato di accoglienza di un nuovo membro nella famiglia universale dei cristiani per diventare un evento privato familiare e se il sacerdote insiste non resta che commentare: "appena arrivi qui (in Puglia) è come tornare al medioevo"..

In modo simile il personaggio del padre di Checco, ufficiale in missione in Irak non è stato introdotto per stigmatizzare un certo cinismo interessato: "resto in Irak finchè non ho pagato il mutuo"  ma l'occasione per esternare un giudizio di desolante inutiilità sulla missione italiana: "ricevo 6.000 euro al mese per non fare un c..." .

Un altro comico non aveva avuto paura di affronatre gli stessi temi caldi dei rapporti con l'islamismo  e della guerra in Irak: si tratta di Benigni con La tigre e la neve del 2005 , FilmOro . 

Benigni-Attilio è in un ospedale di Bagdad al capezzale della sua amata Vittoria. Un dottore del posto gli conferma la gravità della situazione e lo invita a pregare Allah. Attilio si inginocchia, chiede scusa ad Allah perché conosce solo il Padre Nostro e  si mette a recitarlo lì, accanto al letto di Vittoria. Solo Benigni poteva cinematograficamente sintetizzare, senza che per questo gli possano venir attribuiti messaggi di sincretismo che non ci sono, la necessità della preghiera, l'esistenza di un Dio che unisce tutti gli uomini e che supera i conflitti religiosi. 

Benigni figura nel film come poeta e  paladino di un amore che sublima e nobilita l'animo, trascende tutti i rancori  e  e e solo dall'alto di   ed      ed            e        e dallalto fra i contendenti e che si trova agli antipodi di quello individualista, indifferente  e qualunquista proposto da Checco.

Il film perde anche un'altra importante occasione: quella di approfondire il personaggio bello e non secondario di Farah e scavare nel "diverso", nel mondo islamico.  Lei è ammalata, ospite della mamma di Checco e nel delirio invoca il nome di sua madre, morta in un attentato di cui non si conoscono altri particolari. Poteva essere questo il momento per approfondire il personaggio, dare ragione della sua adesione al terrorirismo e aprire una finestra sul suo mondo. Ma è solo un attimo: l'episodio si chiude rapidamete perchè bisogna lasciare  spazio a  Checco.
Ma Checco personaggio e Checco autore sono troppo impegnati ad estrenare il propro io per potersi mettere all'ascolto degli  altri.

 

 

Autore: Franco Olearo


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