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Settimanale di orientamento per la visione di film e della TV

25 luglio 2010, n. 29   

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SANT'AGOSTINO

Intervista allo sceneggiatore Francesco Arlanch

 

Italia 2009
Titolo originale:
Regia: Christian Duguay
Sceneggiatura: Francesco Arlanch
Produzione: Rai fiction, matilde e Luca Bernabei per Lux Vide, Eos Entertainment, Rai Trade,Grupa filmowa Baltmedia
Durata: Miniserie 2 * 100''
Interpreti: Alessandro Preziosi, Monica Guerritore, Franco Nero, Katy Louise Saunders, Andrea giordana
Genere: fiction
 
 

In onda su Rai Uno - 31 gennaio e 1° febbraio 2010 in prima serata

 
         
Intervista  di Franco Olearo        
         

Familycinematv:  Sant’Agostino: tutti, credenti o non credenti, lo percepiscono come un grande dell’antichità ma è generalmente poco conosciuto: cosa può dire a noi oggi Agostino,  soprattutto ai giovani?

Francesco Arlanch
Una cosa fra tante: ci dice di non accontentarci. Agostino è diventato quello che è diventato – vescovo amato, padre della Chiesa, punto di riferimento per l’intera civiltà occidentale e non solo – anche perché non si è accontentato di mezze verità e di mezze soddisfazioni. Non ha sedato la propria inquietudine. Ha cercato finché ha trovato. E, da quel momento, tutta la sua vita è cambiata. E, con lei – possiamo dire – l’intera storia della nostra civiltà.

La sua vita è stata complessa ed anche avventurosa: su quali parti della sua biografia vi siete concentrati?

Direi su tre parti: su quella che va dall’adolescenza inquieta alla conversione intorno ai trent’anni (l’oggetto delle celeberrime Confessioni); su un episodio particolarmente drammatico che lo vide protagonista durante la sua decennale esperienza di vescovo (lo scontro con i donatisti in occasione della conferenza di Cartagine, nel 411, quando Agostino aveva circa 57 anni); sulla sua ultima settimana di vita, ad Ippona assediata dai Vandali, che espugneranno la città poco dopo la morte del vescovo.

La sua conversione: raggiungere la fede attraverso la ragione e la filosofia (sembrerebbe molto strano al giorno d’oggi): come avete raccontato la sua conversione?

È stata la sfida più difficile. Quella di Sant’Agostino – di cui le Confessioni sono un mirabile resoconto – è diventata il paradigma di ogni conversione. Fu un’esperienza così radicale e completa che sarà sempre attuale. Ma – proprio perché così completa – risulta difficilmente inquadrabile negli “schemi di conversione” ormai canonizzati nella cultura dello spettacolo contemporanea, dove la conversione viene quasi sempre letta come una svolta emotiva, sentimentale, pre-razionale se non addirittura irrazionale. Invece Agostino si convertì attraverso un percorso non solo di “cuore”, ma anche di “testa” – oltre che per grazia di un incontro personale. Abbiamo cercato di rendere conto – per quanto possibile nei limiti di uno sceneggiato destinato all’ampio pubblico della televisione – di tutti gli aspetti di questa conversione, attraverso i diversi personaggi che contribuirono in modo diverso a determinarla: la madre Monica, la compagna con cui Agostino visse per anni e che lo rese padre, il vescovo Ambrogio.

Da giovane è stato alquanto scapestrato e credo che ciò venga mostrato nella prima parte del film: era semplicemente un dissoluto o percepiva, sia pur confusamente, già allora, l’esistenza di na legge divina?

Agostino è sempre stato, anche nei momenti di maggior confusione, uno spirito appassionatamente religioso. Anche nella sua fase “scettica”, in cui sembrava disperare di trovare una qualsiasi verità, Agostino era mosso da un incessante anelito. Questo, per certi versi, lo rende inattuale in un epoca apparentemente contraddistinta da una fiacca e sazia indifferenza religiosa. Ma, in realtà, l’inquietudine che agitò il suo cuore fino alla conversione è lo stesso che turba gli uomini di ogni tempo, compreso il nostro, che non possono dirsi davvero felici finché non hanno trovato un senso convincente alla propria esistenza.

Che peso ha avuto nella sua vita e per la sua conversione la figura della madre?

“Non può andare perso il figlio di tante lacrime” disse un vescovo a Monica, che gli confidava le proprie preoccupazioni su Agostino. Leggendo le Confessioni Monica emerge come una figura determinante per la conversione. Nel nostro film il suo personaggio è un autentico baricentro emotivo della vicenda. In Monica credo che si riconosceranno tutte le madri che vogliono con tutte se stesse, persino al prezzo della propria vita, vedere felici i propri figli.

Il potere politico e la Chiesa: come ha gestito sant’Agostino questo eterno confronto?

Posso dire quale parte, della complessa risposta di Agostino a questo eterno problema, abbiamo messo a tema nel nostro film. Quando vide l’impero romano – considerato eterno, ai suoi tempi – sgretolarsi, Agostino ebbe la lucidità teologica e profetica di scindere la dimensione dei regni secolari da quella del Regno eterno. La dimensione storica delle civiltà, da quella sovrastorica della Chiesa. Questo è appunto uno dei noccioli della Città di Dio, l’altra opera – oltre alle Confessioni – da cui ci siamo sforzati di attingere, nella ricostruzione della vita di Agostino.

La fine dell’Impero romano: Agostino ha percepito, con incredibile forza visionaria che il mondo non stava finendo ma ne stava nascendo uno completamente rinnovato. Anche Avatar, in un certo qual modo, preconizza la fine del nostro mondo corrotto e ci mostra un utopico mondo di pace e di armonia: possiamo dire che la visione del mondo concepito da Agostino si è realizzato o dobbiamo ancora aspettare?

Agostino non parla di un mondo utopico, che si realizzerà in un indefinito “domani” storico. Ci ha fornito di straordinari strumenti teologici, filosofici, psicologici e poetici per leggere nella storia – la nostra, concreta, quotidiana – ciò che va al di là della storia. Ci ha insegnato a dirimere i sottili fili dell’opera di Dio nel tessuto, apparentemente così sfilacciato, dei nostri giorni.
 


Francesco Arlanch
(1975) è autore di sceneggiature di miniserie: Sant’Agostino (2009), Paolo VI (2008), David Copperfield (2008), Chiara e Francesco (2007), Pompei (2007), Giovanni Paolo II (2006), San Pietro (2005). È autore di episodi di lunghe serialità (Don Matteo, Ho sposato uno sbirro, Rex), di serie animate  (Angel’s Friends, Josemaría, Il Signore delle Ombre) e di un film di animazione per il cinema di prossima uscita (Karol). Si è occupato, in qualità di story editor, dello sviluppo delle sceneggiature di miniserie televisive per Rai Uno (fra le altre, Augusto - Il primo Imperatore, Nerone, Don Bosco). È laureato in Filosofia e dottore di ricerca in Linguistica applicata e linguaggi della comunicazione presso l’Università Cattolica di Milano. Collabora come docente al Master in Scrittura e produzione per la fiction dell’Università Cattolica di Milano.