|
Tratto dalle memorie della scrittrice inglese Lynn Barber,
An Education, presentato con gran successo al Sundance Film Festival del
2009, è un racconto di (dolorosa) formazione che coglie con grande sensibilità
un momento cruciale di trasformazione non solo di una ragazza, ma anche di un
intero paese.
Jenny è figlia di una coppia della piccola borghesia, che
probabilmente memore delle durezze della guerra (siamo nel 1961 e la sedicenne
Jenny è probabilmente frutto dell’euforia alla fine del conflitto), risparmia su
tutto, dall’autobus alle lezioni private di latino della figlia per cui pure
sogna un avvenire universitario.
L’educazione è vista soprattutto come mezzo di affermazione
sociale e sicurezza economica, un’alternativa più costosa, come fa notare Jenny
a suo padre ad un certo punto, al trovare un marito facoltoso che la mantenga.
Anche a scuola, del resto, a parte gli incoraggiamenti di un’insegnante di
letteratura appassionata, la ragazza trova poche motivazioni ai suoi notevoli
sforzi. Per farsi forza sogna quando a Oxford, libera dal controllo di genitori
e insegnanti, potrà sì studiare letteratura, ma anche fumare liberamente,
ascoltare musica francese, andare al cinema e fare tutto quello che vorrà, in
questa sua ambiguità molto simile a certi personaggi (non solo femminili) dei
romanzi di Antonia Byatt e David Lodge.
È in questo contesto che piomba David e non stupisce che
Jenny sia conquistata immediatamente dai suoi modi dolci, la sua capacità di
mentire così gentilmente, la sua bella macchina, i soldi e l’attenzione
apparentemente assoluta che le offre.
Del resto, come noterà lei stessa più tardi, le ragazzine
sono sempre state vittime dei mascalzoni. Più stupefacente, in effetti, è il
modo in cui anche i suoi genitori cadono vittime degli inganni dell’uomo,
permettendo alla figlia minorenne di frequentare un adulto molto più grande, di
accompagnarlo a Oxford (con la scusa di una visita a C.S. Lewis) e poi
addirittura a Parigi, dove la ragazza perde la verginità con una leggerezza e
una determinazione che lasciano sbalorditi.
Per Jenny ben presto le straordinarie esperienze con David
fanno sembrare inutile e superflua l’educazione scolastica oltre che la vita
della sua famiglia. La sua “università della vita”, condita di piaceri pagati da
attività ambigue che lei è ben felice di scusare, fa sembrare ben misero
l’avvenire che finora aveva sognato. Non c’è da stupirsi che pensi di poter
buttar tutto a mare in nome dell’amore di David; il vero dramma è l’incapacità
da parte dei genitori prima, e di chi la educa poi, di dare una ragione reale ai
suoi sacrifici, qualcosa che possa combattere le lusinghe di quel mondo dorato,
che David, come un amabile tentatore, le offre apparentemente senza prezzo.
Forse se Jenny avesse letto con più attenzione i libri di C.S.Lewis (che lei e
David usano come scusa per la loro prima notte insieme) si sarebbe accorta prima
di quello che non andava.
Quando il conto da pagare, in termini di disillusioni e
tradimenti, si rivela più caro del previsto, l’aiuto e la consolazione le verrà
proprio dalla sua famiglia e soprattutto dall’insegnante che aveva tanto
disprezzato. Una donna che ha trovato in se stessa, in una casa piccola, piena
di libri e quadri (anche se si tratta di edizioni economiche e di riproduzioni),
ma guadagnata con il suo sudore, quella “stanza tutta per sé” di cui vagheggiava
Virginia Woolf quando parlava di donne e letteratura.
In definitiva, questa storia di maturazione alla soglia
della rivoluzione sessuale (splendidamente calata nei suoi anni dalla penna di
Nick Horby) è anche una parabola morale che rivela profonde radici nella
tradizione della grande letteratura anglossassone, che da Jane Austen a George
Eliot a Thomas Hardy, è piena di giovani donne destinate a conquistare la
maturità attraverso la dolorosa via della disillusione amorosa. |