Per chi deve raccontare per immagini, solo dei fatti, dei gesti , fanno da specchio a ciò che non si potrà mai vedere, né ieri,
quando il film era muto, né oggi: i moti dell'anima. Murnau
assieme allo sceneggiatore Carl Mayer ci danno, con questo film,
un eccezionale esempio di grande perizia cinematografica ma, forse
quello che più colpisce, di saper raccontare storie interiori.
Per quasi un terzo del film noi vediamo come due
esseri, ormai molto lontani uno dall'altra, progressivamente, attraverso
segni quasi impercettibili, reagendo a ciò che accade loro intorno ed
abbassando a poco a poco le barriere difensive, finiscono per scoprire che
uno non può fare a meno dell'altra; uno scatenato ballo
liberatorio davanti a tutti suggella il loro ritrovarsi.
Da un punto di vista tecnico ci colpisce l'estrema mobilità della
cinepresa, il suo stare sempre addosso agli attori accompagnandoli con lunghe carrellate;gli
ampi piani sequenza, come quando il tranvai, partendo da
una fermata in mezzo alla campagna, finisce per arrivare al centro di una
convulsa metropoli. La cura delle ambientazioni, dalla cupa
notte
in riva lago,
appena rischiarata dalla luna per l'incontro segreto
fra i due amanti, allo sfavillare delle luci del parco dei divertimenti
per esprimere la gioia della riconciliazione. Se i passaggi di ambiente appaiono a
volte repentini, il tutto è retto da
una estrema coerenza stilistica, "una costruzione classica che ruota
intorno a pochi elementi primari: l'uomo, la donna, la campagna, la
città, l'amore, l'odio, il dramma, la commedia" (Paolo Mereghetti su
Io Donna).
Primo film americano di Murnau quando Hollywood, temendo il successo del
cinema tedesco, cercava di attirare a sé i loro registi migliori, non
ebbe all'epoca il successo di botteghino sperato.
Ma se riuscite a vincere nel primo minuto il panico del silenzio, la
storia vi prenderà e vi troverete davanti ad una forza espressiva che
nulla ha da apprendere dal cinema d'oggi.
Franco Olearo