ultimo aggiornamento:
7 marzo 2010, n. 10
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E

 

BACIAMI ANCORA

(recensione di Claudio Siniscalchi)

 

 

Italia 2009
Titolo originale:
Regia: Gabriele Muccino
Sceneggiatura: Gabriele Muccino
Produzione: Fandango, Mars Film, Medusa
Durata: 140''
Interpreti: Stefano Accorsi, Vittoria Puccini, Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria, Giorgio Pasotti, Marco Cocci, Sabrina Impacciatore, Daniela Piazza, Primo Reggiani
Genere: dramma
 
 

Ritroviamo, dieci anni dopo, gli stessi protagonisti de L'ultimo bacio: Carlo e Giulia che si erano sposati ma ora sono in attesa della separazione ognuno con un nuovo partner;  Adriano, che aveva lasciato la moglie Livia e il figlio di un anno per sfuggire alle proprie responsabilità, ora è tornato e cerca di porre rimedio ai suoi errori; Marco, che  avevamo conosciuto felicemente sposato con Veronica, sta attraversando un periodo di profonda crisi perché il figlio tanto atteso non arriva; Paolo non riesce a riprendersi dalle sue periodiche crisi depressive, confortato solo in parte da Livia,  mentre Alberto, coerente con la sua scelta di non avere nessun legame, desidera solo di ripartire questa volta per il Brasile....

 

valori/disvalori

  visione a partire da:   giudizio tecnico

 

Maggiorenni

 

Muccino evita un finale pessimistico, nichilista.  I suoi quarantenni  vivono soli. Devono vedersela da soli
e l’unica certezza che hanno è l’amicizia, la complicità generazionale.
 

Due scene di rapporti amorosi, uno con breve nudità integrale

  Muccino conferma le sue evidenti qualità di regista; ha sempre posseduto il senso della logica conclusione, e il recente lavoro svolto ad Hollywood ha ulteriormente potenziato il convincimento di tenersi alla larga dal pessimismo cosmico
         
Recensione di Claudio Siniscalchi        
         

Quanto è difficile la vita. Lo si apprende vedendo il nuovo film di Gabriele Muccino “Baciami ancora”. Dopo dieci anni da L’ultimo bacio, Muccino ritrova i protagonisti del film che lo lanciò in Italia. Il successo gli aprì la strada degli Stati Uniti, dove ha realizzato due opere fortunate,   La ricerca della felicità (2006) e Sette anime (2008), entrambe cucite perfettamente sulle misure di Will Smith.
I protagonisti di “L’ultimo bacio” li avevamo lasciati trentenni. Sembrava il giro di boa della vita, la “linea d’ombra” della maturità, tra sogni da inseguire e pene d’amore. Li ritroviamo ad un nuovo giro di boa, ad una nuova “linea d’ombra”: sono arrivati a quarant’anni, ed ancora si trovano impantanati tra irrisolte pene d’amore e sogni mai dimenticati e mai realizzati. Sono alle prese con amanti, fidanzate, ex mogli, figli mai visti, figli visti tutti i giorni, figli impossibili da avere, figli degli altri, lavori ben retribuiti e assenza di impiego, malattie del corpo superabili e malattie della mente invincibili.

Il quadro sui quarantenni di oggi disegnato da Muccino non ha, fortunatamente,  la fisionomia di un girone infernale. La crisi di questi ragazzi solo un po’ attempati, non è economica, finanziaria o intellettuale: è una crisi esistenziale.
Sentono il tempo correre assai veloce, e la difficile raggiungibilità delle speranze giovanili. E soprattutto avvertono il peso degli errori commessi. Delle varie coppie protagoniste di “Baciami ancora”, nessuna è totalmente felice. A chi manca la prole; a chi manca il marito; a chi manca la compagna ideale. Ad ognuno manca qualcosa. Nessuno è felice. Ma, nonostante tutto, ognuno come può continua a vivere, soffrire, lottare.
Messo in questi termini, ci si aspetterebbe un finale drammatico, pessimistico, nichilista. Invece succede l’esatto contrario. E ciò rappresenta il più grande merito di Gabriele Muccino. Il regista non ha paura di affrontare il lato positivo dell’esistenza. E ciò ha determinato, con tutta probabilità,  le molte, troppe, perplessità espresse dalla critica su “Baciami ancora”.
Il lieto fine è sempre stato inteso come la dannazione del cinema. Meglio chiudere in tragedia. Sorrisi e felicità posti in conclusione, da sempre, fanno storcere il naso. Puzzano di compromesso piccolo-borghese, di serialità televisiva, di strizzate d’occhio al pubblico col fazzoletto in mano pronto per asciugare le lacrime.
Muccino ha sempre posseduto il senso della logica conclusione, e il recente lavoro svolto ad Hollywood, a contatto con una cinematografia assai distante da quella europea, non solo per mezzi economici e tecnologici, ma anche per tensioni etiche e morali, ha ulteriormente potenziato il convincimento di tenersi alla larga dal pessimismo cosmico.
Ciò non vuole dire che Muccino sia un ideologo del buonismo. Al contrario, egli rifugge da piagnistei politicamente corretti. Delle varie commedie italiane che da Natale ad oggi sono uscite, dai cine-panettoni a Io, loro e Lara di Carlo Verdone e La prima cosa bella di Paolo Virzì, “Baciami ancora” è decisamente la migliore. Non tanto per le evidenti qualità registiche di Muccino; ma quanto per la freschezza e la  serietà del modo di avvicinare i disagi  di una generazione chiamata a cavarsela da sola.
Dai padri ha ereditato una vita abbastanza comoda. Dal proprio tempo ha ricevuto stimoli continui e facili illusioni di futuri paradisiaci, sentimentali, professionali e famigliari. Poi ha scoperto la vita. La durezza,, talvolta spietata, del vivere quotidiano.
I quarantenni di Muccino vivono soli. Non ci sono genitori (l’unica che vediamo si regge a stento sulle proprie gambe, e nulla può davanti alla tragedia). Dio non corre mai in loro  soccorso. Devono vedersela da soli.
E l’unica certezza che hanno è l’amicizia, la complicità generazionale.
Fra dieci anni vedremo come è andata a finire.