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Settimanale di orientamento per la visione di film e della TV

25 luglio 2010, n. 29   

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E

 

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USA 2010
Titolo originale: The Book of Eli
Regia: Albert e Allen Hughes
Sceneggiatura: Gary Whitta
Produzione: Denzel Washington, Joel Silver, Andrew A.Kosove, Broderick Johnson e Yolanda T.Cochran per Alcon Entertainment/Silver Pictures/Dark Castle Entertainment
Durata: 117'
Interpreti: Denzel Washington, Gary Oldman, Mila Kunis, Michael Gambon, Jennifer Beals
Genere: Fantascienza
 

 

In un futuro imprecisato, 30 anni dopo una guerra mondiale che ha provocato un disastro naturale e ucciso la gran parte dell’umanità, un uomo misterioso cammina instancabile verso ovest portando con sé una copia della Bibbia in cui risiede la speranza di una rinascita futura. Quando si imbatte in Carnagie, un uomo malvagio che cerca proprio quel libro per trarne il potere di dominare l’umanità rimasta sulla terra, lo scontro tra i due è inevitabile. Al fianco di Eli si schiera Solara, una ragazza decisa a non restare vittima del mondo di violenza e sopraffazione creato da Carnagie.

 

valori/disvalori

  visione a partire da:   giudizio tecnico

 

Adolescenti

 

Il protagonista,, quasi un asceta,  impara ad andare oltre il possesso fisico dell'unica copia rimasta della la Bibbia fino a raggiungerne una comprensione del cuore.  

Per alcune scene di violenza e il linguaggio

 

Con un protagonista carismatico come Denzel Washington, il film non manca di una certa capacità di creare il senso di un’epica suggestiva

         
Recensione di Luisa Cotta Ramosino        
         

Questa pellicola post-apocalittica che può vantare negli Usa un risultato al box office di tutto rispetto (90 milioni di dollari) e farsi forte di un protagonista carismatico come Denzel Washington (qui in versione combattente solitario, a metà tra i cavalieri solitari di Sergio Leone e i guerrieri dei film di arti marziali), ha ottenuto inaspettatamente una buona accoglienza negli ambienti religiosi americani e, per le stesse ragioni, lo spregio di certa stampa pregiudizialmente ostile a qualunque film che osi nominare Dio e la religione senza infamarla.

In realtà la vicenda raccontata dai fratelli Hughes, per certi versi simile a quella de La strada, tratto dal bellissimo romanzo di Cormac McCarthy, ha con la fede e la religione un rapporto a tratti ambiguo.

Se da una parte l’opposizione tra fede e “visione” (ragione?) di cui si fa portavoce il protagonista (la cui valenza più profonda sarà chiara solo alla fine) richiama a una religiosità di stampo protestante, anche i pochi accenni alle motivazioni della distruzione delle altre copie della Bibbia (distrutte dopo la guerra che ha decimato l’umanità insieme alla catastrofe naturale in quanto ritenute causa della guerra stessa) suggeriscono che, se non il rapporto con Dio, almeno quello con la religione istituzionale, non è privo di ombre, tanto è vero che il malvagio Carnagie è pronto a servirsi del testo sacro per dominare le coscienze.

Per non parlare della destinazione del protagonista, che si rivela essere non tanto un luogo di rinascita spirituale, quanto piuttosto quello di un recupero “culturale” (non è un caso che la Bibbia sia il primo libro stampato della nuova era come quella di Gutenberg), certamente lodevole, ma forse un po’ deludente rispetto alla prospettiva che un affresco drammatico e violento del futuro come quello presentato fino a quel momento avrebbe fatto sperare.

Il film, tuttavia, non manca di una certa capacità di creare il senso di un’epica suggestiva, in cui la situazione estrema spinge a rivelare da una parte gli istinti peggiori e dall’altra la capacità di conservare (o riscoprire) la propria umanità.

La figura quasi ascetica del protagonista, che impara ad andare oltre il possesso fisico del testo sacro fino a raggiungerne una comprensione del cuore (quella che gli permette di sacrificarsi per la vita di un'altra persona – non più uccidere, ma lasciarsi ferire), testardo custode del compito che gli è stato affidato, non manca di fascino.

Allo stesso modo è riuscita benché limitata, la descrizione del rapporto che si crea tra lui e la ragazza che ne diviene compagna di viaggio, grazie all’intuizione del valore di una missione e alla potenza delle semplici parole di una preghiera o di un salmo che fanno intuire la possibilità di una vita diversa pur nella miseria di un futuro intriso di violenza e sopraffazione.

La fotografia seppiata è sufficiente, per convenzione, a dare credibilità a un mondo che conserva il ricordo di un passato non troppo lontano (e così può esibirne astutamente i marchi sotto la polvere della distruzione…) che non è molto lontano da quello della frontiera di un tempo, in cui il sole acceca, ma forse proprio per questo costringe a una radicalità nel rapporto con la realtà e con gli altri esseri umani.