|
Dopo gli ebrei in fuga di
Train de vie e il giovane etiope in cerca di identità di
Vai e vivrai, Radu Mihaileanu ci regala un
nuovo commovente (ma anche esilarante) gruppo di personaggi nel suo nuovo film,
come d’abitudine in delicatissimo equilibrio tra dramma e commedia.
La descrizione della Russia
post-sovietica, divisa tra gente che cerca di arrabattarsi (facendo la comparsa
ai comizi degli ex-comunisti o alle feste degli oligarchi), nuovi ricchi e
burocrati inossidabili, occupa la prima parte della storia, ma cattura lo
spettatore soprattutto attraverso lo sguardo appassionato del suo protagonista,
l’ex-direttore Andreï, una figura originale nell’unire fragilità e
determinazione.
Lo svelamento progressivo
del suo passato (che riserva un’ultima, giustissima sorpresa) procede di pari
passo con l’avventura di portare la sua orchestra bizzarra e raccogliticcia
nella ville lumière, in un susseguirsi di equivoci e situazioni
paradossali (le richieste improbabili dei russi, le furbate dei francesi e così
via) che tuttavia non fanno mai perdere il filo di un racconto che ha la sua
linea più potente nel tentativo di riparare a un’ingiustizia del passato.
Tanto che nel concerto
finale (che Mihaileanu riesce a farci gustare per larga parte grazie ad un
geniale gioco di montaggio) ognuno si trova a fare i conti con il carico del
proprio passato e ne riversa tutto il dramma nella musica, che diventa realmente
parte della storia con la sua potenza catartica e rivelatrice.
Il concerto si carica così
del peso di un confronto con la storia, diventa luogo dove riannodare i fili di
rapporti violentemente spezzati dall’ideologia, ma anche semplicemente occasione
per unire personaggi diversi e bizzarri, ma mossi da una solidarietà reciproca
capace di superare gli egoismi di ciascuno (e alla fine, nonostante le loro
intemperanze, tutti i musicisti saranno sul palco…).
Il ritmo del racconto, che
alterna alcune scatenate scene di commedia a passaggi più distesi e squarci
drammatici, accompagna lo spettatore in un’avventura che coinvolge profondamente
e lascia per una volta realmente soddisfatti.
Non è poca cosa oggigiorno
trovare la chiave giusta per raccontare con serietà e al contempo positiva
speranza dei personaggi così veri, senza il timore di aprirsi ad una prospettiva
di rinascita e redenzione non solo immanente.
|