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Il
film affronta temi etici rilevanti e lo fa trattando con grande sensibilità
agli aspetti più umani e dolenti delle persone che ne sono coinvolte.
Primeggia su tutto l'affiatamento all'interno di una famiglia dove papà, mamma,
due sorelle ed un fratello passano giorni spensierati insieme, vivendo quasi in
un microcosmo chiuso che non ha bisogno di relazionarsi con l' esterno.
Quando litigano sono sempre pronti, in giorno dopo, a rappacificarsi e a
ristabilire l'armonia familiare. Appena un componente della famiglia resta
isolato per le sue idee o i suoi atteggiamenti, gli altri si affrettano a
prendersene cura, a ristabilire l'equilibrio familiare.
Le protagoniste del film sono due: la madre Sara e la figlia Kate. Sara non è
quasi più se stessa o meglio ha deciso che il suo essere se stessa coincide con
il suo impegno di mantenere in vita sua figlia, con un servizio di vigilanza e
di attenzioni di giorno e di notte, fino al gesto estremo di volere
un'altra figlia non per se stessa, ma come supporto biologico per la sorella.
Arriva anche ad essere crudele con gli altri compenenti della famiglia, appena
questi pongono ostacoli alla sua missione.
Kate, è il personaggio più completo: ha un rapporto tenero e di grande
confidenza con la sorella e con il fratello; si scoraggia perché con i suoi 17
anni si sente brutta con la sua testa pelata a causa della chemioterapia, ma poi
riesce ad avere una piccola storia d'amore con un ragazzo conosciuto
all'ospedale, destinato anche lui ad una morte precoce. La loro relazione occupa
la parte centrale del film ed è forse la parte più riuscita ed intensa: lui non
pensa alla morte perché quel che conta è aver conosciuto Sara.
Kate
si rivela pienamente nella parte finale del film: non vogliamo svelare alcune
sorprese del racconto ma sicuramente il suo decidere di non sottoporsi ad
ulteriori interventi, sempre più disperati, non è una forma di eutanasia ma è
piuttosto accettare serenamente ciò che non si può più evitare. Lei finalmente
"è pronta" ed è in grado di regalare un ultimo sorriso sereno a tutti coloro che
gli stanno intorno.
Il film evidenzia in modo sufficientemente chiaro l'abominio di concepire un figlio
come un mezzo e non per se stesso; dispiace però notare come Nick Cassavetes
regista e sceneggiatore, lasci trasparire una sua
visione metafisica approssimativa, quasi rozza. Un tema eticamente alto come
quello narrato spinge inevitabilmente a porsi domande sul destino ultimo
dell'uomo; sembra però che quell'immenso spazio di civiltà occidentale che va dalla metafisica degli antichi greci
alla religione cristiana abbia insegnato ben poco a questo regista, che dispone
solo di vaghe suggestioni New Age.
La visionche ci viene offerta dell'aldilà ha generici accenni poetici; dice Anna:
"ognuno di noi è un coriandolo di cielo azzurro; lassù nello spazio ci sono
tante anime in cerca di un corpo in cui vivere".
Dispiace inoltre che l'esistenza di Kate, che ha così profondamente segnato la
vita dei suoi familiari, dolorosamente si, ma anche arricchendolie lasciando loro
proprio per questo una grande eredità spirituale, sia vista all'interno di una
visione priva di quella speranza che ci consente di riconoscere che gli esseri umani possono farsi del bene a vicenda nella
prospettiva di un destino superiore.
Continua Anna: "Vorrei poter dire che la morte di Kate ha portato qualcosa di
buono. Che ci ha aiutato a trovare le risposte per continuare a vivere. O che la
sua vita ha avuto un valore particolare per il quale gli hanno intitolato un
parco o una strada. O che la Corte Supema ha modificato una legge a causa sua.
Ma non è andata così. E' morta e basta. Ora è un coriandolo di cielo azzurro e
noi dobbiamo andare avanti. Non capirò mai perché Kate ha dovuto morire e noi
siamo vivi. Non c'è una spiegazione credo. La morte è morte. Nessuno può
capirla".
Solo nella parte finale del film, viene adombrato quello che invece avrebbe
dovuto essere il vero senso di questa storia.
Conclude Anna: "tanto tempo fa sono stata messa al mondo per salvare mia
sorella. Alla fine non ci sono riuscita. Ma oggi so che questo non era
importante. Era importante che avessi una sorella. Una sorela fantastica.
Un giorno sicuramente la rivedrò ma nell'attesa il nostro rapporto continua".
Nick Cassavetes sa valorizzare gli attori molto bene e una Cameron Diaz in veste
drammatica è una vera sorpresa. La regia è però piatta e Nick non riesce a
contenere le sue derive sul registro patetico. La storia era già di per se
straziante ma il regista non rinuncia a rincarare la dose: durante la fase
processuale veniamo a sapere che il giudice è una donna a cui è era morta sei
mesi prima una figlia dell'età di Kate e perfino l'avvocato che
difende Anna vive con un polmone d'acciaio ed è per di più epilettico.
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