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Il porto di Glasgow è la scenografia che fa da sottofondo a tutto il film, con
le sue brume mattutine, il cielo sempre grigio e i negozietti lungo le stradine
del porto dove Frankie, sua madre e la nonna hanno trovato un piccolo appartamento
dopo un ennesimo trasloco (come sapremo, la madre Lizzie continua a fuggire dal
marito violento).
Frankie mette a posto nella sua stanza le poche cose che per lui hanno un valore: una grande carta geografica del mondo dove con bandierine
continua a segnare gli spostamenti della nave di suo padre, libri di geografia, di flora e fauna
esotiche e una ricca collezione di francobolli, che il padre non manca di
inserire dentro ogni lettera.
Fin dalle prime scene scopriamo che è la madre a scrivere e spedire le lettere
di un padre frutto della sua fantasia, una fantasia di madre che vuole
proteggere il figlio da una realtà spiacevole ma che al contempo comprende bene
l'importanza della figura paterna per il suo sviluppo. Nell'ambiente
proletario in cui vivono, c'è molta solidarietà nei confronti dei nuovi arrivati: Lizzie conosce
Marie, una simpatica ragazza che riesce a trovarle un lavoro di
cameriera in un pub. Quando Lizzie si trova messa alle stette (Frankie legge su
un
giornale locale che la nave di suo padre sta per arrivare a Glasgow e
grande è la sua speranza di poterlo finalmente incontrare) sarà ancora Marie a
farle conoscere un marinaio di passaggio per Glasgow che accetta a pagamento di
recitare per un giorno la parte del padre.
Emily Mortimer interpreta in modo eccezionale la parte di Lizzie, i cui
occhi tradiscono una sofferenza passata che rende fragile e incerto il presente
e dolorosa ogni decisione, conscia della fragilità della rete di protezione che
ha costruito intorno al figlio. Se è stata lei stessa a patrocinare l'idea di
trovargli un padre per un giorno, ora inizia a temere che quel "loro piccolo
mondo" venga profanato da questo sconosciuto marinaio che sta avendo con Frankie
fin troppo successo. Ma Lizzie ha l'abitudine di riflettere e di cercare nel suo
intimo la soluzione giusta, non per se ma per suo figlio. Come quando il vero
padre ormai in fin di vita all'ospedale
vuole, anzi pretende, di rivedere il figlio, ancora una volta la coscienza
di Lizzie resta lacerata da una dolorosa scelta acconsentire alla richiesta del padre oppure
evitare che Frankie venga turbato da un breve incontro che finirà
per segnare tutta la sua vita futura.
Il valore della paternità, sia pur in modo indiretto, viene ben evidenziato:
lo è nel desiderio che ha Frankie, nel voler esser guardato mentre gioca a pallone,
nel poter parlare del lavoro di suo padre con i compagni di scuola, nel fare
"cose da uomini" come bersi il primo boccale di birra.
Il film, pur ambientato in un contesto di modesto proletariato urbano, è lungi
dall'essere squallido o deprimente: anzi ci descrive un'umanità dignitosa e
riflessiva che sta attenta
agli altri e sa essere generosa e solidale, come l'amica Marie che sostiene
Lizzie fino in
fondo nelle sue decisioni e il marinaio di passaggio, che sa affezionarsi a questo suo
figlio putativo e intenerirsi davanti alla tenacia della madre,
forse anche a innamorarsi.
La recitazione di tutti è ottima, la regia accurata e la sceneggiatura,
asciutta e realistica evita, nonostante il soggetto, di scivolare nel lacrimoso..
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