Spinto
dall’aspettativa spasmodica per l’uscita imminente dell’ultimo libro
della serie, questo nuovo capitolo della saga cinematografica di Harry
Potter ha battuto nei primi giorni di uscita vari record di incassi in
Usa e nel mondo. Eppure, per molti versi, si rivela una grossa delusione
per chi ha amato gli episodi precedenti. Non si tratta solo della
lunghezza contenuta (è il film più breve della serie a fronte di un
volume di oltre settecento pagine), che inevitabilmente costringe a
tagli consistenti sul plot originale, e del look generale non sempre
convincente (si inizia con un’aria da episodio di Ai confini della
realtà, si continua come in una pellicola indipendente degli anni
Sessanta e, prima di tornare ai rassicuranti corridoi di Howgarts si
passa per i sotterranei del Ministero della Magia, che, con i loro
riquadri profilati di bianco, paiono fatti apposta per uno scontro in
stile videogioco).
Sceneggiatore e regista, troppo presi
dalla possibile metafora politica contenuta nel racconto, perdono spesso
di vista il senso del meraviglioso che è la cifra stilistica di Harry
Potter e che fin dall’inizio gli ha attirato milioni di fan e riducono
spesso gli atti di magia a semplici attrezzi del mestiere, armi potenti
ma non molto più affascinanti di un kalashnikov.
Anche in questa quinta avventura, che
pure programmaticamente è più oscura e tragica delle precedenti (la
Rowling, incurante delle lacrime dei suoi lettori, inizia a mietere
vittime tra i personaggi principali), a guidare le azioni e le scelte
dei protagonisti è il mistero legato ad una profezia che riguarda Harry
e l’Oscuro Signore, a cui è legata la vittoria contro le forze delle
tenebre e che affonda il proprio significato nel giorno della nascita di
Harry.
Nel film, purtroppo, la profezia è
relegata alla pur suggestiva sequenza finale e perde molto del suo ruolo
e del suo fascino (errore ancora più grave dato che questo elemento avrà
un ruolo fondamentale nel prosieguo della saga), facendo sì che si perda
il senso e l’importanza di molti episodi e indebolendo il ritmo della
narrazione, cui non mancano in realtà diversi momenti spettacolari ed
entusiasmanti (le cavalcate in sella alle scope o a strani cavalli
volanti verso Londra, la lunga battaglia finale tra Silente e Voldemort)
e momenti di “culto” (il primo bacio di Harry).
Peccato che a sceneggiatore e regista
interessi di più mostrare i maneggi del Ministro che manovra i tribunali
contro un ragazzino innocente, imbavaglia la stampa per relegare il
ritorno di Voldemort ad una menzogna e, temendo la concorrenza di
Silente, impone prima una stretta censura e poi un controllo totale
sulla scuola di magia, con metodi che dovrebbero essere un incrocio tra
una (presunta) Inquisizione e i Servizi Segreti deviati. Così Harry e i
suoi amici, che conoscono bene la realtà della minaccia che incombe,
mettono su un “esercito privato” che si autodefinisce l’Esercito di
Silente e che si allena in una fantastica Stanza delle Necessità,
La Rawling ha ammesso senza difficoltà
di aver cercato, soprattutto nei suoi ultimi volumi, di tradurre le
inquietudini di una giovane generazione che ha imparato suo malgrado a
convivere con il terrore di un nemico maligno, oscuro e inafferrabile,
di cui si fatica perfino ad ammettere l’esistenza.
Saltano subito, tuttavia, le analogie
semplicistiche e sempliciotte che vorrebbero vedere nello sciocco
ministro Caramel e nella sua longa manus Dolores Umbridge una
trasparente metafora del Governo Americano e del suo Patriot Act con
annesse violazioni dei diritti civili e interrogatori proibiti sui
prigionieri. Tanto varrebbe associarli a chi, anche dopo l’11 settembre
2001, ha continuato ad attribuire alla CIA anziché al terrorismo
islamico, l’attentato contro le Torri Gemelle.
Forse, appunto, il film avrebbe
funzionato al meglio se avesse rinunciato a questa accentuazione
eccessiva di chiavi di lettura di per sé sufficientemente suggestive
nella loro pluralità di senso, prendendosi più tempo per approfondire
nuovi personaggi (la memorabile e svampita Luna Lovegood, la perfida
Bellatrix Lestrange) e raccontare frammenti del passato che emergono a
tratti e che diventeranno centrali nei prossimi capitoli.
Così com’è la pellicola risulta
avvincente ma ricca più di promesse che di effettive realizzazioni. E
mentre Harry si avvia a combattere una battaglia che si fa sempre più
temibile, privato anche nell’ultimo sogno di avere una famiglia come
tutte, noi spettatori, grandi e piccoli, ci auguriamo che nel futuro ci
sia chi sappia restituirci tutto lo stupore della magia che ci aveva
incantato.
Elementi problematici per la visione:
alcune scene horror e di tensione suggeriscono un accompagnamento alla
visione per i più piccoli.
Laura Cotta Ramosino