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Addentrandosi
nella parte più dark della saga di J.K.Rowlings, gli autori della sesta
pellicola tratta da quello che non è più solo un personaggio di carta, ma è
diventato in un decennio uno dei brand più lucrativi della storia (romanzi,
film, dvd, videogiochi e così via) riescono solo in parte a dare conto della
cresciuta complessità degli intrecci e del sottile equilibrio tra vicende di
portata epica (la lotta tra bene e male, le scelte personali nei confronti del
destino, i tradimenti) e dilemmi sentimentali da commedia
romantico-adolescenziale che era stato proprio di quello che resta forse il
miglior film della serie, Il calice di fuoco.
Il
risultato è che questa lunghissima pellicola, pur ricca di situazioni
spettacolari e delle solite benvenute invenzioni visive, patisce una certa
frammentazione del racconto e salta da una linea all’altra a volte con stacchi
un po’ repentini, sorvolando su passaggi che avrebbero potuto dare maggiore
spessore ai personaggi .
Ne
esce sacrificata, solo per fare un esempio, proprio la linea che dà il titolo a
questo capitolo della saga, quella dedicata al misterioso Principe mezzosangue,
il cui libro di pozioni garantisce a Harry un inaspettato successo scolastico.
Il dilemma di Harry sulla legittimità di usare un libro che, imbrogliando, lo
aiuta a primeggiare in una materia per cui non è mai stato portato come pure la
legittima curiosità sul primo proprietario del volume sono elementi che si
perdono per strada tra un party studentesco e un pettegolezzo sentimentale.
Di
difficile comprensione (e per questo a rischio di fraintendimento) è la linea
riguardante il professor Lumacorno, che colleziona allievi famosi da tenere su
una mensola come trofei. I suoi party e le sue festicciole sono una perfetta
rappresentazione di quel meccanismo di “cerchie esclusive” (ottimamente
descritto da C.S. Lewis) imperante nelle public school inglesi su cui è
modellato Hogwarts, che però, per chi ha dimestichezza solo con la scuola
pubblica italiana, rischia di richiamare situazioni più morbose.
Lascia un po’ delusi anche la semplificazione forse oltre il necessario della
dinamica delle relazioni che legano il trio dei giovani protagonisti, stretti
tra “m’ama, non m’ama” forse un po’ banali per chi è destinato a salvare
l’umanità. E in effetti Harry non si farebbe tanto scrupolo di utilizzare il suo
titolo di Prescelto per rimorchiare una ragazza carina, anche se poi si dimostra
terribilmente imbranato quando si tratta di corteggiare la sorella del suo
migliore amico.
Si
ha l’impressione che gli autori si siano persi un po’ troppo dietro questi
dilemmi adolescenziali, nel timore che il tono molto oscuro della narrazione
(che pone il protagonista di fronte a lutti pesanti e inaspettati e a decisioni
gravose) scoraggiasse qualche fan. Non è successo: nonostante ormai anche in
Papuasia la fine della saga sia nota i cinema si sono riempiti come da copione
di fan che alle pecche del film possono supplire con le ripetute letture dei
libri originali.
È
senz’altro un peccato perché la storia della Rowlings si allontana sempre di più
nel finale, dalla semplice letteratura per ragazzi, per affrontare dilemmi etici
di peso, che qui sono solo accennati. Uno fra tutti quello che impone il
sacrificio di se stessi per il bene di coloro che amiamo, come pure la necessità
della fiducia in un maestro anche laddove quello che chiede sembra cozzare con
il comune buon senso e con quello che detta l’apparenza.
Detto questo anche questo nuovo capitolo resta capace di affascinare per le sue
invenzioni, prima narrative e poi visive, grazie all’uso sapiente di effetti
speciali e sfondi virtuali, e all’affezione che gli interpreti (naturalmente i
ragazzi, ma soprattutto gli adulti, affidati ai migliori interpreti della scena
inglese) hanno saputo creare intorno ai loro personaggi, tenendo vivo
l’interesse al di là della curiosità per il finale rivelato ormai con l’uscita
dell’ultimo (?) romanzo della serie. |