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Settimanale di orientamento per la visione di film e della TV

25 luglio 2010, n. 29   

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HARRY POTTER E IL PRINCIPE MEZZO SANGUE
(Luisa e Laura Cotta Ramosino)
 

 

Gran Bretagna, USA  2009
Titolo originale: Harry Potter and the Half-Blood Prince
Regia: David Yates
Sceneggiatura: Steve Kloves dall’omonimo romanzo di J.K.Rowlings
Produzione: Warner Bros Pictures, Heyday Films
Durata: 153'
Interpreti: Daniel Radcliffe, Emma Watson, Rupert Grint, Alan Rickman, Tom Felton, Jim Broadbent
Genere: fantasy
 
 

Mentre i Mangiamorte di Voldemort estendono i loro attacchi anche al mondo dei Babbani, Harry Potter è coinvolto da Albus Silente in una ricerca affannosa nel passato per scoprire come sconfiggere il Signore Oscuro. Per farlo Harry deve conquistare la fiducia e i segreti di Horace Lumacorno, il nuovo insegnante di Pozioni che un tempo fu docente di quel Tom Riddle poi divenuto Voldemort. Nel frattempo, però, Harry, Hermione e Ron devono fare i conti con gli sconvolgimenti delle emozioni che segnano la loro crescita e turbano la loro amicizia. Il male però si è nuovamente infiltrato a Hogwarts: Draco Malfoyn  trama nell’ombra per portare il terribile compito affidatogli da Voldemort.
La resa dei conti finale lascerà Harry e tutti gli altri di fronte a una terribile sfida.

 

valori/disvalori

  visione a partire da:   giudizio tecnico

 

Pre-adolescenti

 

Il testo originale affronta dilemmi etici di peso, uno fra tutti quello che impone il sacrificio di se stessi per il bene di coloro che amiamo,che nel  sono solo accennati.   Diverse scene paurose e impressionanti per il pubblico dei più piccoli.  

il film, pur ricca di situazioni spettacolari e delle solite benvenute invenzioni visive, patisce una certa frammentazione del racconto e salta da una linea all’altra a volte con stacchi un po’ repentini

         
Recensione di Luisa e Laura Cotta Ramosino        
         

Addentrandosi nella parte più dark della saga di J.K.Rowlings, gli autori della sesta pellicola tratta da quello che non è più solo un personaggio di carta, ma  è diventato in un decennio uno dei brand più lucrativi della storia (romanzi, film, dvd, videogiochi e così via) riescono solo in parte a dare conto della cresciuta complessità degli intrecci e del sottile equilibrio tra vicende di portata epica (la lotta tra bene e male, le scelte personali nei confronti del destino, i  tradimenti) e dilemmi sentimentali da commedia romantico-adolescenziale che era stato proprio di quello che resta forse il miglior film della serie, Il calice di fuoco.

Il risultato è che questa lunghissima pellicola, pur ricca di situazioni spettacolari e delle solite benvenute invenzioni visive, patisce una certa frammentazione del racconto e salta da una linea all’altra a volte con stacchi un po’ repentini, sorvolando su passaggi che avrebbero potuto dare maggiore spessore ai personaggi .

Ne esce sacrificata, solo per fare un esempio, proprio la linea che dà il titolo a questo capitolo della saga, quella dedicata al misterioso Principe mezzosangue, il cui libro di pozioni garantisce a Harry un inaspettato successo scolastico. Il dilemma di Harry sulla legittimità di usare un libro che, imbrogliando, lo aiuta a primeggiare in una materia per cui non è mai stato portato come pure la legittima curiosità sul primo proprietario del volume sono elementi che si perdono per strada tra un party studentesco e un pettegolezzo sentimentale.

Di difficile comprensione (e per questo a rischio di fraintendimento) è la linea riguardante il professor Lumacorno, che colleziona allievi famosi da tenere su una mensola come trofei. I suoi party e le sue festicciole sono una perfetta rappresentazione di quel meccanismo di “cerchie esclusive” (ottimamente descritto da C.S. Lewis) imperante nelle public school inglesi su cui è modellato Hogwarts, che però, per chi ha dimestichezza solo con la scuola pubblica italiana, rischia di richiamare situazioni più morbose.

Lascia un po’ delusi anche la semplificazione forse oltre il necessario della dinamica delle relazioni che legano il trio dei giovani protagonisti, stretti tra “m’ama, non m’ama” forse un po’ banali per chi è destinato a salvare l’umanità. E in effetti Harry non si farebbe tanto scrupolo di utilizzare il suo titolo di Prescelto per rimorchiare una ragazza carina, anche se poi si dimostra terribilmente imbranato quando si tratta di corteggiare la sorella del suo migliore amico.

Si ha l’impressione che gli autori si siano persi un po’ troppo dietro questi dilemmi adolescenziali, nel timore che il tono molto oscuro della narrazione (che pone il protagonista di fronte a lutti pesanti e inaspettati e a decisioni gravose) scoraggiasse qualche fan. Non è successo: nonostante ormai anche in Papuasia la fine della saga sia nota i cinema si sono riempiti come da copione di fan che alle pecche del film possono supplire con le ripetute letture dei libri originali.

È senz’altro un peccato perché la storia della Rowlings si allontana sempre di più nel finale, dalla semplice letteratura per ragazzi, per affrontare dilemmi etici di peso, che qui sono solo accennati. Uno fra tutti quello che impone il sacrificio di se stessi per il bene di coloro che amiamo, come pure la necessità della fiducia in un maestro anche laddove quello che chiede sembra cozzare con il comune buon senso e con quello che detta l’apparenza.

Detto questo anche questo nuovo capitolo resta capace di affascinare per le sue invenzioni, prima narrative e poi visive, grazie all’uso sapiente di effetti speciali e sfondi virtuali, e all’affezione che gli interpreti (naturalmente i ragazzi, ma soprattutto gli adulti, affidati ai migliori interpreti della scena inglese) hanno saputo creare intorno ai loro personaggi, tenendo vivo l’interesse al di là della curiosità per il finale rivelato ormai con l’uscita dell’ultimo (?) romanzo della serie.