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Finalmente, quasi non si sa da dove,
lui è; lui è nato. Nell'originale inglese:. "From I don't know where,
there was, he was, he was there": La ripresa è fatta in soggettiva, dalla
visuale della madre che oltre il profilo curvo del pancione vede sorgere
lentamente, sollevato dalle mani della nutrice, prima la testa e poi tutto
il corpicino di suo figlio. E' il baricentro emotivo di tutto il
film e Juno, dopo nove mesi di decisioni adulte, di sguardi maliziosi, di
alternarsi di speranze e di delusioni, si può concedere un pianto
tranquillo. E' questo l'unico momento di tutto il film in cui
sceneggiatrice e regista, cosi perfettamente misurati e discreti fino a
quel momento si concedono un poco, appena un grammo di enfasi. E' una
piccola fessura lasciata aperta attraverso la quale la sceneggiatrice
sembra apparire in prima persona mostrando il suo cuore di donna che fa il
tifo per quel bimbo appena nato. In modo più discreto la stessa emozione
ci era stata trasmessa (forse è di nuovo lei stessa, forse, chissà,
sua madre o un'altra persona cara che ha conosciuto) attraverso la figura
della matrigna che non può fare a meno di versare una piccola lacrima nel
vedere apparire da uno schermo, durante l'esame ecografico, la testa
del bambino o quando, alla notizia della decisione di Juno di non abortire
ma di darlo in adozione, sottolinea contenta che questa coppia avrà un bel
dono da Gesù.
Sicuramente Juno è Diablo Cody da adolescente: vivace e volitiva, ha una
lingua tagliente che le consente di affrontare schiettamente gli altri e
di trasfigurare con un tocco di simpatica ironia anche le situazioni (come
la sua) più drammatiche. La sua non è però una maschera protettiva: Juno
mostra di avere una visione del mondo sostanzialmente positiva e nutre una
fiducia di fondo (aiutata in questo dalla sua giovinezza) nelle persone
che incontra. Nella famosa scena che si svolge nella sala di attesa
dell'ambulatorio dove era andata per abortire, snodo cruciale della
storia, quando Juno decide di far nascere il figlio, la sua
appare una scelta coerente (anche se pur sempre coraggiosa): in un
mondo buono questo bimbo (che ha già le unghie, come le suggerisce una
giovane sostenitrice del pro life) tutti hanno il diritto di
nascere; al contrario, quell'ambiente che "odora di studio dentistico"
appare qualcosa di forzato e di squallido..
Natalia Aspesi in un articolo apparso su La
Repubblica del 6 marzo 2008 dal titolo "Giù le mani da Juno", se la prende
contro ogni sfruttamento a fini ideologici, in senso anti-abortista
del film. Fa notare infatti che nel racconto non compaiono "vescovi,
predicatori o profittatori politici". Natalia ha perfettamente ragione:
per commuoversi davanti a una testolina che fa capolino dallo schermo
dell'ecografia, per desiderare che alla fine "egli sia" non è necessario
essere vescovi, predicatori o profittatori politici o esser condizionati
dalla loro "malefica" influenza; ma basta molto di meno: è sufficiente
:essere nati un po' di anni prima di quel bambino, visto che siamo
venuti al mondo esattamente come lui; basta far parte della grande
famiglia umana e desiderare che altri riescano a raggiungerci. Quello che
non è chiaro alla Aspesi è che chi è pro life, è sinceramente contento che
un altro bambino "ce l'abbia fatta", qualunque sia state le motivazioni
per una tale decisione e le motivazioni di Juno vanno benissimo. E'
l'antico atteggiamento della madre vera che di fronte alla decisione del re
Salomone di tagliare in due il bambino conteso, afferma che
piuttosto che vederlo morire preferisce che il bambino venga affidato
all'altra donna..
Nei nove mesi di gestazione Juno entra
progressivamente nel mondo degli adulti ma la cosa non le piace
affatto: quel positivo atteggiamento verso gli altri e il resto del mondo
che aveva determinato la decisione di non abortire rischia di
venir gravemente compromesso: lo recupererà di nuovo ma con una
consapevolezza più matura.
Le sue stesse basi familiari erano già fragili (abbandonata da sua madre
quando era ancora piccola e mai più rivista, vive con il padre che ha
sposato un'altra donna ) ma se la forza della giovinezza le
aveva consentito di stendere come un velo sul passato, ora però la
situazione è diversa: come madre, anche se solo per nove mesi, desidera il
meglio per suo figlio. Grande è la delusione quando scopre che la
coppia che aveva scelto per l'adozione sta per separarsi ."Voglio
che siate perfetti, non voglio che siate incasinati come tutte le altre
famiglie" protesta Juno.
"Mi domando se due persone possono stare insieme per sempre" domanda al
padre, in un momento di tranquilla intimità in casa. La sua però non è una
domanda, è una riflessione: superata la delusione iniziale, ha capito che
la vita è un tendere e il fatto che certe cose siano difficili da
raggiungere non vuol dire smettere desiderarle e di sperare.
Per Natalia Aspesi il film è "espressione dell'immensa
libertà della donna di poter liberamente essere madre o no". Anche questo
è vero (tutti noi siamo liberi nell'animo davanti alle nostre scelte) ma
ciò di cui si discute non è una decisione indifferente ma polarizzata:
la scelta in una direzione è una sconfitta, nell'altra è una
vittoria per il figlio, per la madre, per la società.
Il film, da questo punto di vista, non manifesta nessuna
neutralità: nella sequenza finale, nella gioia della madre adottiva, nel
piacere di Juno di tornare dal suo ragazzo per riprendere a crescere
insieme si svela la speranza della sceneggiatrice , proprio grazie a
gesti come quello di Juno, di poter costruire, pur partendo da una società
così vistosamente disgregata, un mondo di affetti più forti.
Juno dimostra ancora una volta come
un film è sempre frutto di un lavoro di equipe: brava Diablo
Cody
(premio Oscar 2008) ma il successo non sarebbe stato pieno senza
l'interpretazione della canadese Ellen Paige: verosimile sedicenne con le
sue passioni per il Jazz e i film splatter (ma quando comunica al suo
ragazzo di essere incinta, un lampo le passa sugli occhi, desiderosa di
voler bucare quel volto di ragazzino ebete per riuscire a catturare
i suoi sentimenti più profondi). Bravo anche il regista, che tanto
ha contribuito a costruire un mondo di adolescenti colto nel
lento passare delle stagioni in una tranquilla cittadina di provincia (ma
quando Juno ferma la macchina sul ciglio della strada per rompere in
un pianto disperato dopo la notizia della prossima separazione della
coppia scelta per l'adozione , il paesaggio assume l'aspetto di una
squallida periferia tagliata da un treno che passa sferragliando).
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