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E' un bene
che Mathieu abbia un aspetto così indifeso e dimesso. I ragazzi sono abituati a
misurare tutto in termini di rapporti di forza e capiscono che da quell'ometto non
hanno nulla da temere, anzi possono organizzare impunemente
scherzi crudeli a suo danno.
Mathieu però non li denuncia: pur sapendo che si tratta di un modo pericoloso di
aggiungere debolezza a debolezza, dimostra di
aver fiducia in loro. Prepara in questo modo il terreno per un svolta
sostanziale: organizza con loro un coro che verrà ben presto molto apprezzato:
essi capiscono in questo modo che cosa si può ottenere stando uniti:: nessuno ha un valore senza
gli altri e il gruppo non può vivere senza ognuno di loro.
La storia
ha un andamento lineare, senza sorprese, ma non mancano parentesi divertenti, grazie
alla presenza di molti personaggi ad una dimensione, tipizzati come macchiette,
collocati in un microcosmo provinciale visto con l'affettuosa nostalgia del bel
tempo che fu.
Per certi
film non ha molto significato operare una vivisezione, distinguendo la qualità
della sceneggiatura, delle interpretazioni o della regia, evidenziando,come in
effetti c'è, qualche lacuna nel racconto. Serve a poco perché un film come
questo ha un suo magnetismo tutto particolare, una capacità di guadagnarsi con
simpatica dolcezza il cuore dello spettatore (per l'esattezza 8,5 milioni di
spettatori nella sola Francia) ed è stato candidato all'Oscar 2005 come
miglior film straniero, anche se senza successo.
In effetti
il film, con la sua aria semplice, suffragata dall'atteggiamento dello
stesso protagonista, è meno semplice ed è più profondo di quanto non possa
sembrare. Ne è la riprova il personaggio di Mondain (Grégory Gatignol): un
ragazzo cresciuto in riformatorio, che ha conosciuto solo le percosse dei suoi
"custodi" e che per difendersi dal disprezzo degli altri ha come unica
arma la sfrontatezza degli atteggiamenti e la rivalsa con chi è più debole di
lui. Al primo furto di denaro nel collegio, è lui il primo ad essere accusato
(ingiustamente) e subito rispedito al riformatorio.
Quando più
tardi ritorna, grazie ad una fuga, e per vendicarsi dà fuoco all'edificio delle
aule, Mondain si mette a guardare dritto negli occhi dello spettatore, con
quella sua zigomatura dura, il suo cranio impietosamente rasato, mentre finisce
di fumare con calma la sigaretta che ha innescato l'incendio. Non si
tratta di un personaggio messo lì solo per attutire la sensazione di un facile
buonismo , ma il suo è uno sguardo inquietante che arriva dal profondo di una
vita infelice e che sta ricordarci che sono proprio i ragazzi come lui, i più
difficili, i più sgradevoli, quelli che hanno bisogno di tutto il nostro
impegno, senza nessuna facile gratificazione.
Franco Olearo
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