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Il
film Lourdes ha sicuramente qualcosa di singolare per aver avuto al contempo il
premio SIGNIS (World Catholic Association for Communication) e il premio Brian
(in onore dell'irriverente film Brian di Nazareth del 1979) della UAAR (Unione degli
atei e degli agnostici razionalisti).
Vittorio Messori, nel suo articolo apparso sul Corriere della Sera del 12
febbraio ci ha messo in guardia dall'attribuire un messaggio positivo al film:
chi è stato realmente a Lourdes sa che è il luogo del dolore ma anche della
gioia, della speranza, dell'infinita generosità di tanti volontari, ben
lontana dalla rigida compostezza dei protagonisti del film, dai plumbei
dubbi, dai vischiosi sospetti che aleggiano nell'opera
cerebrale della Hausner.
Il
film tratta il tema della fede e del significato che possono avere i miracoli
per la fede, in modo così politically correct da aver dato soddisfazione ad
entrambi i fronti. E' una tendenza che già vista in altri film recenti.
Ne Il segreto di Vera Drake -2004", sul tema dell'aborto la condanna finale della protagonista, rea
di praticare aborti clandestini, poteva al contempo venir vista come un giusto
castigo per un'azione riprovevole ma anche (la storia è ambientata negli anni
'50) come il ricordo di un oscuro passato, ora finalmente conclusosi
con la legalizzazione dell'aborto.
Alla lista dei film "bilanciati" possiamo aggiungere 4 mesi, tre settimane e
due giorni, ancora sull'aborto e in una certa misura anche
Million dollar
baby sull'eutanasia.
Anche ora per Lourdes, il finale aperto (non sappiamo se per Christine si può
parlare di guarigione definitiva o no, di miracolo o no) può apparire un elogio del dubbio sistematico, tipico
degli agnostici ma potrebbe anche essere una riflessione "sulla libertà umana e
l'intervento divino " (dalla motivazione del premio SIGNIS).
E'
bene quindi abituarsi a trattare questo tipo di film: molto probabilmente altri
ne seguiranno. Film molto abili che conoscono le opinioni dei due fronti
contrapposti, evitano le obiezioni più scontate, sono privi di qualsiasi spunto
polemico e puntano, per esprimere
le reali intenzioni dell'autore , su dei sottili distinguo che vanno letti
fra le righe del testo, nella scelta delle immagini, nello stile adottato.
Nel caso di Lourdes la cronaca delle giornate dei pellegrini appare
fedelmente ricostruita ma c'è qualcosa di innaturale nei personaggi: ben
allineati nelle file per accedere alla grotta, diligentemente seduti
nell'attendere la benedizione del sacerdote, composti e silenziosi nella sala da
pranzo; gli accompagnatori scambiamo poche parole, per di più di circostanza,
con i malati.
Ancora più sconcertante quello che accade dopo l'inaspettata guarigione di
Christine: qualche discreto applauso dei vicini, ma poi molti commenti detti
sottovoce.
E'
evidente che all'autrice non interessa porre l'accento sul cuore, analizzare
quest'umanità sofferente che è arrivata fino a Lourdes forse per fede,
forse perché spinta da un'irrazionale speranza; le interessa molto di più il
dibattito sulle idee e per questo semplifica molto i personaggi, pulisce le
immagini, lascia che siano le loro riflessioni a prendere il
sopravvento.
Non è estranea allo stile dell'autrice anche una sottile ironia: "alla fine
del soggiorno verrà nominato
il migliore pellegrino"-dice la coordinatrice del gruppo; "qualcuno vuole bere l'acqua di Lourdes?"
dice un' accompagnatrice porgendo una caraffa: una specie di
rinforzo per il pomeriggio, dopo che i malati si erano recati in mattina alla
piscina.
Vediamole quindi queste riflessioni, molte delle quali avvengono attraverso un
dialogo fra i pellegrini ed il sacerdote che li accompagna. Anche in questo caso
le domande appaiono legittime per chi cerca un orientamento ("cosa debbo fare
per poter guarire? Perché non ho una vita normale? Perché la guarigione è
toccata a lei e non a me?) e le risposte sembrano proprio quelle che ci si
aspetta da chi porta l'abito talare ("bisogna guarire prima l'anima del corpo";
"i miracoli avvengono tutti i giorni ma noi non sappiamo riconoscerli") ma
più insidiosi sono che avvengono ai margini della guarigione di Christine.
Due compagne della ragazza si confidano sottovoce: "Se la guarigione non dura
vuol dire che non si trattava di un vero miracolo. In questo caso Dio non
c'entra niente". Manca in queste due donne e quindi nell'autrice la visione
provvidenziale di un Dio che opera continuamente ed è presente nella
nostra vita di tutti i giorni; probabilmente l'autrice ha in mente il Dio
orologiaio degli Illuministi, che si è limitato, agli inizi dei tempi, a
caricare la molla di questo mondo.
Un
accompagnatore chiede al sacerdote:
"Dio è buono o è onnipotente? Se fosse onnipotente e buono dovrebbe poter
guarire tutti": anche in questo caso si tratta di un dubbio insidioso che
salta completamente il significato
dell'incarnazione di Cristo, il suo valore redentivo e il senso cristiano della
sofferenza.
Da
questi esempi appare chiaro che bisogna evitare di "stare al gioco" dell'autrice
ma vedere il film nel suo complesso.
Una cosa è certa: non vediamo Christine, dopo che è stata beneficata di questa
guarigione inaspettata, affrettarsi ad andare in cappella a ringraziare il
Signore nè non appare particolarmente turbata per l'evento di cui si è trovata
protagonista (felice sì, ma felice in modo fisiologico, per aver ritrovato l'uso
delle gambe e delle braccia) viceversa, vediamo che tutte le altre persone della
comitiva, a parte qualche tiepido applauso a Chritine, cercano di rispedire il
miracolo al mittente con tante domande, disturbati per un evento che ha infranto
le regole.
L''autrice
cerca di evitare, sequenza per sequenza, dialogo per dialogo, che quell'evento
eccezionale possa venir interpretato come miracolo e ancora una volta usa
l'ironia (quando Christine si reca con il sacerdote al Centro Medico,
vengono invitati ad aspettare il loro turno, perché ci sono tre persone prima di
loro che debbono ugualmente denunciare una guarigione inspiegabile; quando i pellegrini
assistono ad un filmato-intervista di una persona che a Lourdes è guarita
inaspettatamente, le solite due comari commentano che l'intervistato è
rimasto seduto e non lo si è mai visto in piedi)
L'autrice cerca di evitare che l'esistenza di Dio venga in qualche modo
dimostrata tramite una rigorosa logica di causa ed effetto; in questo ha
perfettamente ragione e tutte le sue cautele sono inutili; non sono certo
i medici a dichiarare miracolosa una guarigione (al più dichiarano una
guarigione inspiegabile alla luce delle attuali conoscenze mediche) ma è
la Chiesa. Su molte migliaia di guarigioni inspiegabili avvenute a Lourdes, solo
67 sono state riconosciute come miracoli, in base non solo alla straordinarietà
dell'evento ma anche al significato soprannaturale che gli è stato
riconosciuto.
Con molta coerenza nel suo pensiero, la Hausner, intervistata al Festival di
Venezia dove il film era stato presentato, ha detto: " “Quello che per me
è difficile capire nella religione cattolica è questa proiezione verso il
futuro, questa fantasia della salvezza, della caramellina che si vede ma non si
sa quando si raggiungerà”.
Alla Hauser manca una visione
metafisica: la capacità della
nostra ragione di capire che c'è qualcosa al di sopra di noi, anche se non
riusciamo a coglierne completamente, a causa della nostra piccolezza, l'essenza.
Le autorità religiose di Lourdes hanno concesso alla troupe del film di
girare negli stessi luoghi della devozione , senza neanche chiedere una visione
preventiva della sceneggiatura, secondo quanto dichiarato dalla stessa autrice.
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