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Di Oliver Twist si contano almeno altri due
film in versione italiana (in quella inglese almeno 219 : Il primo, Le avventure di Oliver Twist del 1948
è di
David Lean, mentre il secondo, di Clive Donner è dell' '82. Molti di più i remake
de i Miserabili (almeno otto versioni),
per citare un'altro famosissimo romanzo ottocentesco.
E' naturale che quando si tratta di classici di ogni tempo, si cerchi di riproporli
periodicamente alle nuove generazioni.
L' ultimo lavoro di Polansky (premio Oscar
per il Pianista) va
pertanto analizz ato
in due modi: come può apparire ad un giovane che scopre questo racconto per la
prima volta e come possono giudicarlo gli adulti, quelli che hanno potuto
vedere, magari alla televisione, la precedente edizione del del '48 e che
forse hanno letto il libro.
Il film ci appare di grande qualità da un punto di
vista scenografico, fotografico e dei costumi: la ricostruzione (a Praga) di
Londra all'inizio ottocento è di grande effetto: gli squallidi viottoli di Jacob's Island popolati
di straccioni, mendicanti e baby prostitute; gli opifici sul porto, primi segni
di una industrializzazione vivace ma non ancora massificata o King
Street, affollata di carrozze dei benestanti mentre una massa informe di
povera gente si accalca sugli stretti marciapiedi.
Vera opera di maestria è
la sequenza notturna dove la fioca luce dei lampioni stradali lascia
intravedere nella fitta nebbia il profilo incappottato di due loschi figuri che
trascinano con se il piccolo Oliver così come è indimenticabile la grande sala
della una working house dove centinaia di bambini, pigiati uno contro
l'altro per il poco spazio, cercano di confezionare della stoppa.
La polemica di Dickens contro le teorie Maltusiane molto diffuse all'epoca
(tenere la massa crescente dei poveri sotto rigida disciplina e sempre affamata,
quindi debole) trova nella versione di Polansky una vivida rappresentazione.
Per merito della magia narrativa di Dickens
emergono anche questa volta come indimenticabili i protagonisti della
storia, sopratutto quelli cattivi: Fagin, il curvo e torvo ebreo, Bill Sykes,
il violento e irascibile scassinatore e
la dolce Nancy. Merito invece di Polansky aver reso cinematograficamente i personaggi dickensiani come lo scrittore li aveva concepiti: non delle rappresentazioni
realiste di persone in carne ed ossa, ma dei tipi, delle categorie
comportamentali. Esemplare a questo riguardo la sequenza della lunga camminata in fuga per la campagna del torvo Sykes
dopo aver commesso un atroce delitto: il mantello lungo fino a terra, la
bombetta calata sulla fronte, lo sguardo rivolto in basso, accompagnato da un onnipresente
cagnone bianco, simbolo inquietante di una forza bruta (nel film di Lean
era un innocuo bastardino bianco e nero). Non stiamo vedendo
quel preciso signor Sykes: stiamo ricevendo la rappresentazione della "figura" del cattivo.
Il film ripercorre fedelmente la storia pubblicata
da Dikens nel biennio 1837-38 su di una rivista mensile con alcune giustificate
eccezioni (la versione del '48 era molto più aderente all'originale): manca la sequenza iniziale della morte della madre e conseguentemente
la conclusione con la scoperta delle nobili origini del ragazzo. Scelta saggia,
dal momento che oggi non è più necessario forzare un lieto fine che
riporti il ragazzo al suo "giusto rango". Infine una originale
costruzione del personaggio Fagin (Ben Kingsley),
figura di cattivo volutamente complessa
che lascia intravedere anche barlumi di
bontà
Un discorso a parte merita la scelta, a
nostro giudizio infelice, dell'attore che impersona Oliver Twist (Barny Clarc):
fisicamente centrato, con la sua aria dolce e remissiva, ma con una espressività
da pinocchio di legno: per sapere se sta piangendo o se fa il serio
bisogna concentrarsi sui dettagli per controllare se c'è una lacrima che gli sta
scorrendo sul viso .
Complessivamente la trasposizione
del romanzo in pellicola é risultata oltremodo professionale ma impersonale. Roman Polansky,
tre premi oscar per il pianista nel 2003, questa volta non ci ha
messo del suo: sembra aver compiuto un serio studio filologico sull'Inghilterra
dell'ottocento e il mondo di Dickens, più che una trasfigurazione artistica.
Fatte questi dovuti rilievi,il film è senz'altro consigliabile
alle nuove generazioni di ragazzi: come argutamente ha sottolineato Natalia Aspesi su la Repubblica: "Film troppo colto e crudele per i bambini di oggi,
potrebbe essere usato come punizione esemplare ogni volta che uno di loro fa
scenate ai genitori tremanti, per ottenere da loro l’ennesimo telefonino o i
jeans firmati o qualunque altra scemenza i tempi bestiali li obbligano a
desiderare".
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