|
Delizioso
questo piccolo film anche nella durata (poco più di un'ora) realizzato da
Gianni Di Gregorio, sceneggiatore e aiuto regista, esordisce con
questa opera prima come regista, sceneggiatore ed attore. Il racconto si
sviluppa intorno a un semplice pretesto: l'impegno di uno scapolo
invecchiato accanto alla madre che si trova a gestire le tipiche emergenze
di ferragosto con a casa quattro arzille vecchiette, ma il modo sensibile
ed attento con cui l'autore tratta il tema ne fanno un piccolo gioiello di
moderna commedia all'italiana. Per rendere più veritiero il racconto
Di Gregorio non ha scelto attrici professioniste ma signore che
interpretano se se stesse e lui stesso, auto selezionatosi come
protagonista, non fa che riprodurre sullo schermo i rapporti che ha avuto
con una madre dal tratto nobile (impiega spesso vocaboli francesi) e
signorile ma alquanto puntigliosa. Il segreto di questo film sta nel
sapore di verità che si percepisce: gli angoli di una Roma antica con la
vineria dietro l'angolo, appartamenti con cucine sgangherate e salotti
che ricordano ricchezze trascorse, una terza età che esprime se stessa,
senza sovrastrutture imposte da una sceneggiatura ambiziosa. I
protagonisti alla fine non sono cinque ma due: da una parte un uomo
gentile ma pigro, attento ai suoi più piccoli acciacchi il cui unico
diversivo è concedersi un po' di vino fresco; dall'altra il blocco delle
quattro donne rimaste sole (o meglio in balia dei figli che hanno altre
cose a cui pensare) in una età nella quale conta solo la buona cucina, la
televisione accesa e un'amabile conversazione con un' amica.
Potrebbe essere troppo poco per un film,
troppo azzardato riempire per un'ora e un quarto lo schermo con quei volti
di madre ad un'età nella quale i figli smettono di fare fotografie ma alla
fine il film, forse un po' lento nella parte centrale, riesce a esprimere
quello che Di Gregorio aveva nel cuore.
|