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Due poliziotti bussano alla porta di Chris per invitarlo
a pagare una serie di multe arretrate: lui firma un assegno ma viene trattenuto
lo stesso per una notte in prigione per il semplice motivo
che occorre aspettare il mattino seguente per verificare la copertura del
conto. Chris si trova da un giorno all'altro senza un soldo in banca perché lo
stato ha esercitato il suo diritto di prelievo forzoso per contribuenti morosi,
senza curarsi delle conseguenze su chi è già indigente: sono tutti segni di un'
America dura, senza protezione sociale. E' dura anche con chi deve conquistarsi l'accesso al mondo del lavoro: un'azienda può
permettersi di organizzare corsi/workshop per broker senza nulla
pagare agli alunni anche se grazie alle loro esercitazioni "dal
vivo" riesce ad acquisire lucrosi contratti.. Ma c'è anche l' America dei rapporti cordiali e informali,
dove si ci si da subito del tu e magari
si invita un quasi sconosciuto ad andare assieme a lo stadio.
Tutto questo bene e questo male dell' America si nota molto bene perché è il regista Muccino che
da italiano, le ha notate per primo. Alla sua prima esperienza non più autoriale
ma da regista professionista il nostro Gabriele è riuscito
comunque ad
infilare, in tanta americanità, un po' di linfa italiana.
Come non ricordare, in questo giovane padre con il figlio che vagabonda
per le strade in cerca del suo apparecchio medico rubato, il nostro
glorioso Ladri di biciclette (1948)? Il riferimento è chiaro anche in
quel modo realista, senza patetismo di
raccontare la storia, mantenendo al contempo sempre tese le corde della
nostra commozione.
C'è anche una goccia del Benigni di La vita è bella
(1997) e del suo modo di trasfigurare la realtà: Chris, per non
spiegare al figlio che quella notte dovranno dormire nei bagni della
metropolitana, gli racconta di mostri preistorici e di grotte dove bisogna
correre a nascondersi.
Will Smith è il protagonista assoluto ed è molto bravo proprio perché non fa il
divo ma si immedesima in questo giovane di colore che coltiva un grande sogno mentre
cerca di schivare i colpi delle avversità.
E' bravo e piace perché ci trasmette il calore della sua paternità (che va oltre la finzione, visto che Christopher è realmente suo
figlio) che non è generica affettuosità ma essenza del proprio essere:
senza suo figlio, qualunque cosa accada, lui semplicemente non
è. Ma c'è qualcosa in più che rende attraente il suo personaggio: di
fronte ai colpi delle avversità spesso causate dall'indifferenza degli altri, lui
non va in escandescenze e la violenza gli è estranea: rispetta tutti,
compresa l'autorità e la serenità che riesce a mantenere rivelano
una fiducia di fondo verso il resto del mondo e il suo prossimo.
A giudicare da successo in USA e ora qui in Italia, il film sta colpendo al cuore
anche se la sceneggiatura scivola spesso nella banalità dei dialoghi e la
fotografia è modesta.
Nei titoli di testa viene ricordato che il vero Chris, a cui il film si è
ispirato, continua ancora oggi guadagnare milioni di dollari.
Dispiace che anche alla fine rispunti quell' America che giudica una persona
in base a quanto riesce a guadagnare: ci sembra di intravedere ancora Muccino
impegnato nel suo sforzo di conciliare il suo retaggio italiano con questo mondo così
diverso.
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