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Il
tema dello scapolo impenitente che non ha alcun interesse a sposarsi è stato
affrontato varie volte
al cinema. Il più noto è probabilmente The Family Man
(2000): un giovane aveva abbandonato la fidanzata per cercare
carriera e successo; quando si è ormai abituato a vivere da solo, una specie di
incantesimo gli fa provare tutte le gioie (ma anche i sacrifici) della vita in
famiglia a cui ha voluto rinunciare.
Ora il tema viene riproposto
nove anni dopo ma la situazione pare come peggiorata: in questo film sembra che
il cuore di questi business men e women, si sia come ibernato; la loro capacità
di relazionarsi è nulla (ci si lascia con la fidanzata o ci si licenzia
dall'azienda con un semplice SMS), le famiglie, quando raramente vengono
costituite, finiscono per disgregarsi;i vecchi genitori vengono mandati in
pensioni dorate, dove finiscono per morire da soli.
In ambito lavorativo le aziende che debbono licenziare dei dipendenti fanno fare
"il lavoro sporco" ad anonime agenzie che svolgono sbrigativamente il loro
compito (magari a distanza, tramite un collegamento video) limitandosi a qualche vuota parola di incoraggiamento.
Il nostro protagonista, oltre a fare il tagliatore di teste, partecipa a
vari convegni come
conferenziere per diffondere la sua filosofia del disimpegno: si porta con
sè uno zaino, invita gli uditori a riempirlo con
l'immaginazione di tutte le cose che stanno loro a cuore (l'automobile come la
casa, ma anche degli affetti più cari) per poi provare a sentire come ci si sente
liberi togliendosi lo zaino dalle spalle.
Rayan è il primo a seguite alla lettera questa filosofia: la
sua casa sono gli alberghi, la sua auto i taxi, non ha mai pensato a sposarsi,
vive di incontri occasionali e si lascia coccolare dai privilegi che gli vengono
concessi come cliente abituale, dalle compagnie aeree e dagli alberghi.
L'ottima sceneggiatura scandisce senza pietà i
dialoghi di Ryan e dei suoi simili della single society , brillanti, sagaci, cortesi quanto
impersonali; il momento chiave del film è proprio quando Ryan, si, proprio lui,
è invitato a far cambiare idea al promesso sposo di sua sorella che il proprio
il giorno prima del matrimonio mostra di avere profondi ripensamenti.
"Non penso che sarò
in grado di arrivare in fondo- dice il giovane- stiamo comprando casa, andremo a vivere insieme,
avremo un figlio, e poi un altro figlio, poi Natale, il giorno del Ringraziamento,
le vacanze scolastiche. Tutto a un tratto si stanno laureando, trovano lavoro e si
sposano. Poi divento nonno, vado in pensione, perdo i capelli, ingrasso e prima
che me ne accorga sono morto. Non faccio che pensare: a che serve? Che sto
mettendo in piedi qui?".
Ryan deve assolutamente trovare una risposta convincente: " il matrimonio può essere un inferno e hai ragione: tutte
quelle cose porteranno alla tua eventuale dipartita. Il tempo passa per tutti e
finiremo tutti nello stesso posto. Quindi non serve a niente.
Ma se tu ripensi ai
ricordi più importanti della tua vita, eri forse da solo? Sicuramente no. La
vita è pure compagnia. A tutti serve un copilota".
Per i personaggi del film, che debbono imparare l'ABC dell'amore, lo scoprire
che l"avere un copilota" è almeno un riparo nelle avversità della vita è
sicuramente molto poco, ma per loro è già qualcosa.
Il difetto di questo film è proprio questo: ottimo
nella lucida analisi della disumanizzazione cortese della nostra società, non
ha una vera proposta alternativa: nel prosieguo della storia vediamo che anche
chi ha deciso di costruirsi una famiglia finisce per separarsi o per tradire.
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