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Tentando
di riprodurre il delicato equilibro tra action esplosiva e dimensione
umana (giocata soprattutto in commedia) che due anni fa aveva decretato il
successo di questa produzione ad alto budget tarata Steven Spielberg, i
Transformers tornano nelle sale con una
nuova avventura che, venduta a suon di numeri (più robot, più scene d’azione,
più location), risulta però deludente sul piano del racconto.
Se
la caratterizzazione del protagonista Sam (un ragazzo imbranato alle prese con
il passaggio “epocale” della prima macchina e della prima ragazza) era risultata
vincente per rendere efficace la prima pellicola, il suo aggiornamento in questo
secondo film (la partenza per il college, la sfida di un rapporto a distanza con
la bella Mikaela) appare meno convincente e incapace di sostenere la necessaria
dose di umorismo per compensare l’inevitabile rigidità delle dinamiche tra i
robot.
La
caratterizzazione comica degli stessi robot, infatti, fatta eccezione per
Bumblebee (la Camaro di Sam che nasconde un robot), appare infatti forzata e
l’intero dipartimento “umano” è sacrificato alla spettacolarità dei
combattimenti tra i robot, potenziata da nuovi effetti speciali esaltati alla
visione sugli schermi IMAX.
La
complicazione della mitologia dei Transformers, con nuovi potenti cattivi
e intrecci con luoghi e temi di antiche civiltà, non aiuta ad appassionarsi alle
vicende di questi ammassi di latta per i quali resta difficilissimo empatizzare,
mentre il motivo del sacrificio e dell’accettazione del proprio destino non
riceve qui nessun approfondimento e declinazione degni di nota.
Detto questo il film resta uno spettacolone tutto sommato innocuo (a parte forse
una certa tendenza guerrafondaia...) in cui la famiglia è presentata come un
valore positivo e la fedeltà nei rapporti e lo spirito di corpo appaiono
vincenti. |