Film Verdi

Film d'evasione o con contenuti educativi adatti per tutta la famiglia

ALPHA – UN’AMICIZIA FORTE COME LA VITA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 12/13/2018 - 11:04
 
Apha
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Albert Hughes
Sceneggiatura: Daniele Sebastian Wiedenhaupt
Durata: 96
Interpreti: Kodi Smith-McPhee, Jóhannes Haukur Jóhannesson, Natassia Malthe

In epoca paleolitica, Keda, figlio del capotribù Tau, viene giudicato dal padre abbastanza maturo per accompagnare gli altri uomini nel villaggio nella battuta di caccia necessaria a procurare il cibo per l’inverno. Durante un incontro ravvicinato con una mandria di bisonti della steppa, Keda cade giù da un dirupo. Creduto morto da suo padre e dal resto della tribù, si ritrova solo e stringe amicizia con Alpha, un lupo grigio. Il legame tra il ragazzo e il lupo diventerà sempre più forte e darà a Keda la forza di affrontare il lungo e difficile viaggio verso casa…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
L'amicizia fra un giovane e un cane lupo, l'affetto di una madre, sono gli unici valori che sembrano presenti in un mondo dove si lotta per la pura sopravvivenza
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene di tensione e di violenza contro gli animali, in accordo con il genere e la scelta dell’ambientazione
Giudizio Artistico 
 
Alpha fatica a trovare una sua precisa collocazione non tanto di genere, quanto piuttosto di pubblico a cui si rivolge e si avverte l’assenza di una vena comica che avrebbe reso il film meno cupo
Testo Breve:

Nella preistoria, il giovane figlio del capo tribù, rimasto isolato, stringe amicizia con un lupo. Un bel rapporto fra l’uomo e l’animale trattato con un piglio troppo serio e con alcune scene violente

Alpha è, innanzitutto, una classica storia di formazione, in cui un ragazzo buono ma inesperto deve affrontare una serie di prove per dimostrare di essere diventato adulto e capace di cavarsela da solo. La posta in palio, in questo caso, non è tanto l’ammissione a pieno titolo all’interno della tribù, quanto piuttosto la possibilità di tornare a casa e di abbracciare i propri cari. Fulcro della trama è, ovviamente, il legame di amicizia che lega Keda e Alpha e che richiama, a tutti gli effetti, quello tra un cane e il suo padrone (per certi versi, il film si propone proprio di raccontare il primo rapporto di questo tipo nella storia).

Il tema della relazione tra un uomo e un animale, spesso selvatico, su uno sfondo altrettanto selvaggio non è certo innovativo. Si pensi, ad esempio, alle varie versioni de Il Libro della Giungla - recentemente riportato sul grande schermo dalla Disney, con la regia di Jon Favreau (2016) - e alla fortunata trilogia francese di Belle e Sébastien, in cui il rapporto tra un bambino e un cane selvatico si snoda sullo sfondo di uno sperduto villaggio dei Pirenei.

Nel caso di Alpha, la “novità” sta essenzialmente nella scelta dell’ambientazione preistorica.

Purtroppo, né il setting né il tentativo di raccontare la storia con un tono piuttosto secco e realistico riescono nel loro intento. Il sapore del già visto è dietro l’angolo, a partire dai personaggi secondari. Un esempio tra tutti, i genitori di Keda: lui, rigido e severo capo villaggio, mette il bene della tribù al primo posto; lei, invece, madre amorevole, si preoccupa costantemente per il figlio, di cui conosce il “cuore gentile”. Nulla di sbagliato, certo, ma il rischio (non del tutto evitato) è che l’archetipo si trasformi in stereotipo.

Il problema maggiore, però, è che Alpha fatica a trovare una sua precisa collocazione non tanto di genere, quanto piuttosto di pubblico a cui si rivolge. Da una parte, infatti, il film sembra respingere una platea di famiglie e bambini, abbondando, specie nella prima parte, di scene piuttosto crude e violente e rifiutando la componente favolistica che una storia di questo tipo potrebbe portare con sé. Dall’altra, la mancata esplorazione dei personaggi e un uso un po’ ingenuo degli effetti speciali (che attingono a piene mani ai chiaroscuri e ai cieli fiammeggianti) non convincono neanche lo spettatore adulto, che finisce per non comprendere la chiave di lettura necessaria ad accostarsi al film. Si avverte, inoltre, il peso della totale assenza di una vena comica, a cui si sarebbe potuto facilmente attingere nello sviluppo del rapporto umano-lupo e che invece viene rifiutata in toto, allo scopo, probabilmente, di rispettare quello che è il vero messaggio del film: “La vita non è un diritto. Va guadagnata”.  Che sia vero o no, forse ci sarebbero state strade più originali e modi più convincenti per trasmetterlo.

 

Autore: Cassandra Albani
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ANIMALI FANTASTICI 2 - I CRIMINI DI GRINDELWALD

Inviato da Franco Olearo il Sab, 12/01/2018 - 20:21
 
Titolo Originale: Fantastic Beasts: The Crimes of Grindelwal
Paese: USA, Gran Bretagna
Anno: 2018
Regia: David Yates
Sceneggiatura: J.K. Rowling;
Durata: 134
Interpreti: Eddie Redmayne, Katherine Waterston, Dan Fogler, Alison Sudol, Ezra Miller, Jude Law, Johnny Depp

1927. Grindelwald evade durante il suo trasferimento da New York a Londra. I suoi sostenitori sono chiamati a raccolta per mettere in pratica la loro ideologia: sottomettere i non maghi per l’affermazione definitiva dei maghi. Il primo obiettivo è trovare Credence, il ragazzo orfano dotato di un incontrollabile potere oscuro, che è ora alla ricerca delle sue origini. Sulle sue tracce ci sono anche diversi esponenti dei ministeri della magia e persino Albus Silente, della scuola di Hogwarts, che invia uno dei suoi ex-studenti, Newt Scamander, il noto magizoologo, alla ricerca del ragazzo, il cui misterioso passato potrebbe essere determinante per il destino del mondo magico.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film promuove la tolleranza e prospetta la superiorità delle soluzioni pacifiche rispetto a quelle violente
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di tensione e violenza
Giudizio Artistico 
 
Le affascinanti ambientazioni del mondo magico degli anni Venti rischiano di far solo da bel contenitore. Si ha l’impressione che ci si accomodi un po’ troppo sulla natura di episodio di passaggio, seminando in modo superficiale rapporti e trame che potevano avere già sviluppi interessanti
Testo Breve:

In questo sequel di Animali Fantastici, il cattivo Grindelwald vuole sottomettere i non maghi per l’affermazione definitiva dei maghi. Un racconto con troppe  linee narrative che rischiano di lasciare lo spettatore confuso

I crimini di Grindelwald è il secondo degli spin-off della saga di Harry Potter, Animali Fantastici, nati dalla penna di J.K. Rowling, ora nel ruolo di sceneggiatrice. Nel precedente episodio Scamander, in visita a New York, con l’aiuto di Tina, impiegata del ministero magico americano, smaschera la copertura di Grindelwald, colpevole di crimini contro i non-maghi, permettendo la sua cattura.

Nel nuovo capitolo ci si sposta in Europa e, per il piacere dei più affezionati alla saga originale, ritroviamo ambientazioni note, tra le quali la scuola di Hogwarts, e personaggi amati, tra cui un giovane Albus Silente.

La fuga di Grindelwald mette in allarme il mondo magico e i personaggi sono costretti a schierarsi, tra chi decide di seguire il mago oscuro, chi vorrebbe una dura repressione dei suoi seguaci e chi invece sceglie una lotta più cauta. Tra quest’ultimi Silente, che a causa di un vecchio voto non può combattere direttamente Grindelwald, con il quale c’è stato in passato un forte legame. Silente manda avanti Scamander e lo invia a Parigi, principale terreno di scontro di questo capitolo. Newt inizialmente non vuole essere coinvolto ma la notizia della presenza a Parigi di Tina, anche lei alla ricerca di Credence, lo spinge a partire.

Questo secondo episodio porta il racconto su toni più cupi rispetto alle avventure precedenti, con uno scontro fra due diversi modi di concepire l’esistenza dei maghi che chiede a tutti di scegliere una parte. Le ragioni dei vari personaggi tuttavia non sono davvero approfondite. Alla questione centrale del film si intrecciano poi numerose linee narrative senza un vero affondo e si rischia di lasciare lo spettatore confuso, tanto che si rendono necessarie lunghe spiegazioni per portare avanti svolte narrative. Il rapporto tra Silente e Grindelwald di cui tanto si è discusso (a proposito della ipotesi di omosessualità di Silente) si ferma a timidi e molto indiretti accenni. Ma il problema più grande è il protagonista Scamander, che resta in realtà nell’ombra. La sua posizione non è ben definita e non si ha davvero una crescita dall’iniziale neutralità alla decisione di combattere. Dei suoi animali fantastici, che danno il titolo alla saga, si vede in fondo molto poco. I rapporti con gli altri personaggi sono confusi, dal difficile confronto con il fratello, Theseus, alla vecchia fiamma dei tempi della scuola, Leta Lestrange. E anche i compagni d’avventura americani non trovano vero spazio: con Tina si accenna appena un comico coinvolgimento sentimentale. Nulla ci viene detto poi della preferenza di Silente per il magizoologo.

Le affascinanti ambientazioni del mondo magico degli anni Venti rischiano così di far solo da bel contenitore. Si ha l’impressione che ci si accomodi un po’ troppo sulla natura di episodio di passaggio, seminando in modo superficiale rapporti e trame che potevano avere già ora sviluppi interessanti, soprattutto per la messa in gioco di tematiche, come il rapporto con il diverso, che hanno da dire qualcosa anche al nostro mondo reale.

Autore: Jessica Quacquarelli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SENZA LASCIARE TRACCIA

Inviato da Franco Olearo il Ven, 11/16/2018 - 19:04
 
Titolo Originale: Leave No Trace
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Debra Granik
Sceneggiatura: Debra Granik, Anne Rosellini
Produzione: BRON CREATIVE, TOPIC STUDIOS, HARRISON PRODUCTIONS, REISMAN PRODUCTIONS, STILL ROLLING PRODUCTIONS FILMS
Durata: 107
Interpreti: Ben Foster, Thomasin Harcourt McKenzie (Thomasin McKenzie)

Fra i boschi del Parco Nazionale dell’Oregon vivono Will, un veterano di guerra che è rimasto traumatizzato da ciò che ha vissuto e Tom, sua figlia quindicenne, che ha cresciuto addestrandola a sopravvivere nella foresta. Scendono in città solo per comperare ciò che non possono ricavare dalla natura e Will ottiene i soldi di cui ha bisogno vendendo le ricette che gli vengono prescritte come veterano affetto da disordine post traumatico. Un giorno la polizia li scopre e li porta in città. Gli assistenti sociali riescono a trovare per loro una casa, un lavoro e Tom inizia a frequentare la scuola, con un crescente interesse verso questa nuova vita di relazioni. Ma il padre non riesce ad adattarsi e convince la figlia a prendere i bagagli e a salire clandestinamente su di un treno merci in cerca di nuovi boschi…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Nessuno è cattivo in questo film: tutti esprimono una sollecita premura nel prestare aiuto a chi ne ha bisogno.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La regista è molto brava nel rappresentare il suo ideale fondato sulla sinergia fra una natura generosa e una umanità solidale. Ottima interpretazione dell’emergente Thomasin McKenzie-Harcourt
Testo Breve:

Un veterano di guerra desidera solo isolarsi dal mondo vivendo in una foresta e facendo crescere in quel modo sua figlia. Una storia-limite ma ricavata da un fatto realmente accaduto, che è l’occasione per la regista di esprimere il suo amore per una natura generosa e benevola verso l’uomo

Verso metà del film, quando padre e figlia sono stati accolti in una comunità che vive in roulotte ai margini di un bosco, Tom fa amicizia con una signora che periodicamente appende un sacco a un chiodo conficcato in un albero della foresta. Il sacco è pieno di generi alimentari e attrezzi utili per la sopravvivenza. Quel sacco è destinato alle tante persone che vivono nascoste fra gli alberi e in effetti, dopo pochi giorni, il sacco viene trovato vuoto. Come era già accaduto nel suo precedente film, Un gelido inverno, la regista indie Debra Granik è interessata ai tanti luoghi che ancora esistono nel grande continente americano che sono lontani dai grandi agglomerati urbani e che si prestano ad essere luoghi ideali per chi, per scelta o per necessità, desidera allontanarsi dalla complessità del mondo moderno. Se Un gelido inverno ci parlava di una piccola comunità che viveva di espedienti e traffici illeciti ai margini di una riserva indiana, in quest’ultimo lavoro troviamo un gruppo di persone che ha scelto come proprio mondo un campo di roulotte e uno spiazzo centrale dove mangiare e cantare assieme 

Che cosa ci vuole trasmettere la regista e sceneggiatrice Debra Granik? Il rifiuto della complessità e della falsità del mondo moderno? E’ un’idea che viene in mente quando vediamo padre e figlia camminare a piedi in mezzo al traffico assordante di una metropoli, dopo che li abbiamo appena visti, nel silenzio dei boschi, bere dall’acqua piovana e accendere il fuoco con una pietra focaia. Anche le riprese sono significative: la regista privilegia in città i campi lunghi e i due ci appaiono come due punti sperduti fra i grattacieli, rispetto ai primi piani fra i boschi.

E’ sicuramente questo l’atteggiamento di Will, che fugge dal mondo, per una ferita che non riesce a rimarginare ma lo sguardo della regista non è polemico (siamo agli antipodi di un film come Captain Fantastic, dove un padre di sei figli vive nello stesso parco dell’Oregon, in disprezzo del mondo dei consumi e del capitale) ma piuttosto propositivo di un mondo dove la natura e l’umanità sono in stretta simbiosi.

Ecco il ragno che tesse con meticolosa precisione la sua tela (scena che apre e chiude ilfilm) simbolo della paziente costruzione della natura.  Tom scopre che può senza timore, accogliere le api fra le sue mani nude. Perfino l’amicizia con un cane è vista come la miglior soluzione per far trovare al padre Will un po’ di serenità.

Anche l’umanità che ruota intorno ai due è del tutto particolare: le persone che incontrano, sia quelli accampati nei boschi che gli assistenti sociali della città, si mostrano premurosi nei loro confronti e attenti alle loro esigenze. Sembra che la regista stia cercando di proporci un mondo irreale ma è così abile nel presentarcelo, grazie alla grande cura nei dettagli, da renderlo una proposta accettabile.

Anche i rapporti umani sembrano perdere, nella sua visione, lo strumento principe che li caratterizza: la parola. Padre e figlia, abituati a vivere in simbiosi per anni, si esprimono per monosillabi e in una delle scene conclusive, bellissima, quando Will e Tom si guardano a lungo senza parlare, uno di fronte all’altra, si stanno dicendo tutto quello che hanno da dirsi. Ci sono buone probabilità che la regista sia riuscita, come aveva già fatto nei confronti di Jennifer Lawrence in Un gelido inverno, di lanciare una nuova diva. Bravissima è infatti Thomasin McKenzie-Harcourt nella parte della figlia: il suo sguardo riesce a esprimere con pochi tratti, curiosità, affetto, premura.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LO SCHIACCIANOCI E I QUATTRO REGNI

Inviato da Franco Olearo il Lun, 11/12/2018 - 21:14
 
Titolo Originale: The Nutcracker and the Four Realms
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Lasse Hallström e Joe Johnston
Sceneggiatura: Ashleigh Powell e Simon Beaufoy
Produzione: Walt Disney
Durata: 99
Interpreti: Keira Knightley, Mackenzie Foy, Helen Mirren, Morgan Freeman

Clara è una ragazzina molto intelligente, capace di costruire fantastiche invenzioni e complicati meccanismi. La vigilia di Natale, riceve in dono un carillon a forma di uovo, lasciatole dalla sua defunta madre. Il carillon è sigillato e l’unico desiderio di Clara è riuscire a trovare la chiave per farlo funzionare. Proprio la ricerca della chiave condurrà Clara in un mondo parallelo e magico, diviso in quattro regni. Con l’aiuto di un soldato Schiaccianoci, Clara affronterà la perfida Madre Cicogna, che minaccia i regni, e scoprirà qual è il suo posto nel mondo magico e in quello reale…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una ragazza, di fronte a un grave lutto familiare, ha il coraggio di cercare e trovare in sé e negli altri la forza per andare avant
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film è uno spettacolo per gli occhi. I costumi sono splendidi, le scenografie sontuose e ricchissime di dettagli. Brava la Keira Knightley ma altri personaggi restano relegati sullo sfondo. La sceneggiatura mostra alcune debolezze strutturali
Testo Breve:

La ragazzina Clara si avventura in un mondo parallelo e magico, diviso in quattro regni.e scoprirà qual è il suo posto nel mondo magico e in quello reale. Una live-action della Disney  che è uno spettacolo per gli occhi ma con alcune debolezze nella sceneggiatura

Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni è una bella favola natalizia, che si colloca nel solco dei live-action realizzati dalla Disney negli ultimi anni (numerose sono le analogie con Alice in Wonderland e Il Grande e Potente Oz) e che sembrano puntare, prima di tutto, a una fascinazione estetica. Lo Schiaccianoci è, infatti, uno spettacolo per gli occhi. I costumi sono splendidi, le scenografie – sia quelle del mondo reale, sia quelle del mondo fantastico in cui Clara viene catapultata – sontuose e ricchissime di dettagli. A questo si aggiunge un pizzico di magia natalizia, che rende il film adattissimo a essere visto in famiglia nel periodo delle feste.

Lo Schiaccianoci racconta, innanzitutto, di due viaggi: il viaggio fisico che Clara compie all’interno dei Quattro Regni e il viaggio emotivo che affronta per superare il dolore della perdita della madre e riappacificarsi con il padre. Entrambi i viaggi iniziano visivamente e metaforicamente quando Clara varca la soglia che divide il mondo reale da quello immaginario, in una citazione di Narnia, altro grande classico distribuito dalla Disney e che Lo Schiaccianoci richiama in più occasioni.

L’altro grande tema è quello del dolore e della sua incomunicabilità, che spesso spinge a ripiegarsi su se stessi e a credere di essere gli unici al mondo a soffrire. Il film sembra indicarci due possibili vie attraverso le quali si può sopravvivere alla sofferenza del lutto: quella di Clara, che ha il coraggio di cercare e trovare in sé e negli altri la forza per andare avanti, e quella di Fata Confetto, che invece trasforma il dolore in uno strumento di vendetta e distruzione.

Nonostante i buoni presupposti e i punti di forza forniti da un budget elevato e dalla partecipazione di alcuni ottimi attori (si fa notare, in particolare, Keira Knightley nel ruolo della capricciosa e infantile Fata Confetto), Lo Schiaccianoci presenta alcune debolezze strutturali e una sceneggiatura non sempre all’altezza. Lo Schiaccianoci del titolo ha un ruolo solo marginale (supporta Clara durante il suo viaggio, ma non diventa mai né un vero mentore, né un vero amico). Stesso dicasi per i Quattro Regni, due dei quali (con i rispettivi Reggenti) vengono quasi esclusivamente citati e visti en passant per meno di mezzo minuto l’uno. Il tentativo di fare ricorso a un cast multietnico (con la presenza di Morgan Freeman nei panni del padrino di Clara e di Jayden Fowora-Knight in quelli dello Schiaccianoci) finisce per tradursi in una scelta superficiale che sembra dettata più dal politically correct che da una vera rilettura in chiave moderna della storia. Alcuni personaggi potenzialmente interessanti (primi tra tutti i fratelli di Clara) rimangono relegati sullo sfondo e quindi tranquillamente eliminabili. Deboli sono anche le motivazioni che guidano le azioni dei personaggi, in modo particolare di quelle dei cattivi.

In conclusione, Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni rimane uno spettacolo di pregevole fattura, in grado di affascinare e incantare sia i bambini, sia gli adulti, i quali saranno in grado, però, di notare qualche piccola crepa sotto lo smalto.

Una menzione speciale va alla colonna sonora, che attinge a piene mani (e giustamente) alle musiche del balletto. Vale la pena attendere i titoli di coda per ascoltare lo splendido singolo Fall on Me, realizzato da Bocelli insieme al figlio.

Autore: Cassandra Albani
In Televisione
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FIRST MAN

Inviato da Franco Olearo il Gio, 11/01/2018 - 18:37
 
Titolo Originale: First Man
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Damien Chazelle
Sceneggiatura: Josh Singer
Produzione: DREAMWORKS, PERFECT WORLD PICTURES, COPRODUTTORE JAMES R. HANSEN
Interpreti: Ryan Gosling, Claire Foy, Jon Bernthal

Nel 1962 Neil Amstrong era un collaudatore dell’aereo-razzo X-15 quando la morte della figlia Karen a soli due anni, lo spinse a cambiare ambiente di vita e a entrare a far parte del progetto Gemini, una delle fasi intermedie di preparazione allo sbarco sulla Luna, secondo il progetto americano NASA, nato per contrastare la supremazia sovietica. Si è trattato di un’avventura bella ma pericolosa, caratterizzata da incidenti anche mortali. Neil, grazie al suo elevato autocontrollo e al sostegno della moglie Janet, riuscì a essere il primo uomo a sbarcare sulla Luna

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una bel rapporto coniugale e la solidarietà fra compagni di avventura attenuano il tono pessimistico con cui viene vista l’esistenza umana: una dura e continua sfida in un mondo che sembra non avere un senso finito
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcuni momenti di tensione
Giudizio Artistico 
 
Lo sceneggiatore Josh Singer fa un ritratto efficace della complessa personalità del protagonista mentre il regista Damien Chazelle ci fa entrare nelle capsule spaziali facendoci rivivere con grande realismo le varie missioni spaziali
Testo Breve:

L’avventura spaziale di Neil Amstrong, il primo uomo che sbarcò sulla luna. Un racconto realista, senza retorica,  di un uomo introverso che ha saputo arrivare fino alla fine di un lungo e difficile progetto

Scordiamoci Uomini veri (1984), scordiamoci Apollo 13 (1995), scordiamoci Il diritto di contare (2016) sulle menti prodigiose di quelle donne matematiche che riuscirono a portare il primo uomo nello spazio: questo film di Damien Chazelle (già vincitore di premi Oscar con La La Land) è molto lontano dai toni apologetici e trionfali dei precedenti film che hanno raccontato l’avventura spaziale americana.

Il film è costellato di guasti tecnici, indecisioni su cosa fare in momenti drammatici e da morti. Ciò non vuol dire che ci troviamo di fronte a una rivisitazione di quest’epica moderna, come era già avvenuto per l’epopea Western, quando le scene di poveri pionieri accerchiati dagli indiani erano state sostituite con quelle dei massacri perpetrati dai soldati blu. L’elogio di quell’impresa prodigiosa ma effimera viene anzi accentuata proprio perché narrata in modo realistico, attraverso tanti dettagli tecnici che danno la misura del rischio che stavano correndo quegli uomini e che tuttavia continuavano ad andare avanti.

La bravura del regista sta proprio nel fatto che una storia già nota a tutti, risulti ugualmente carica di suspense. Un effetto realizzato con un ampio uso di soggettive, attraverso le quali percepiamo l’angustia claustrofobica di quelle capsule (gli unici campi lunghi vengono riservati alla fine per gli spettrali orizzonti lunari), i massicci portelloni che si chiudono per sigillare gli uomini in quella che può diventare la loro bara, le vibrazioni ossessive delle partenze che sembra stiano per frantumare la struttura del razzo. Ma la vera attrattiva è la complessità del personaggio protagonista. Sicuramente introverso, di poche parole ma dotato di un prodigioso autocontrollo che costituisce la sua vera forza, è stato caricato, dall’abile sceneggiatura di Josh Singer, di una malinconia di fondo che rimanda allo stesso personaggio che Ryan Gosling aveva interpretato in La La Land.

Possiamo dare due interpretazioni a questo Neil di Damien Chazelle e Josh Singer: uno psicologico, l’altro come metafora dell’uomo universale. La vita di Neil è segnata dalla morte della figlia a soli due anni: un evento che lo spinge, d’accordo con la moglie, a cambiar vita per tentare l’avventura dello spazio. Per tre volte nel film lo vediamo piangere ma sempre da solo, perché non ama condividere con gli altri le sue emozioni. In seguito accadono altri lutti, colleghi dell’avventura spaziale e lui, di nuovo, fa maturare quel suo dolore nella direzione di una sempre più ferma determinazione di andare avanti fino alla fine. Negli anni ’50 e ‘60, quando Hollywood sfornava in continuazione film di guerra, la morte di un soldato determinava nei compagni una maggiore determinazione a combattere per completare l’opera che aveva iniziato.

Non è così per Neil-Brian Gosling: per lui resta una sfida compiuta in solitaria da combattere contro le avversità di un destino le cui origini restano sconosciute. E’ questa l’interpretazione metafisica che si può dare alla sua impresa. Non si intravede una sensibilità cristiana ma piuttosto pagana e tornano in mente il mito di Prometeo o di Ulisse. Non si sa da quali divinità sia popolato il cielo che comunque non mostra simpatia verso l’uomo ma è proprio da questo contesto ostile che rifulge la grandezza dell’uomo, in grado di superare tutte le sfide per arrivare al traguardo che si è prefissato. La scena di lui che passeggia per primo sulla luna simboleggia la conclusione di anni di rischi e di sforzi, ma il panorama di questo nuovo mondo cinereo e freddo sembra significare che non c’è mai riposo: raggiunto un traguardo, l’uomo deve sempre guardare avanti verso quello successivo.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MOLTO RUMORE PER NULLA

Inviato da Franco Olearo il Dom, 09/16/2018 - 18:58
 
Titolo Originale: Much Ado About Nothing
Paese: GRAN BRETAGNA
Anno: 1993
Regia: Kenneth Branagh
Sceneggiatura: Kenneth Branagh
Produzione: KENNETH BRANAGH - DAVID PARFITT - STEPHEN EVANS
Durata: 114
Interpreti: Emma Thompson, Kate Beckinsale, Kenneth Branagh, Robert Sean Leonard

Leonato, il signore di Messina ha una figlia, Ero e una nipote, Beatrice, intorno alle quali si intrecciano trame amorose. E’ infatti arrivato a Messina il principe Pedro d'Aragona, di ritorno da imprese d'armi. Con lui sono due giovani: il conte fiorentino Claudio e signor Benedetto da Padova. Il conte Claudio si innamora subito di Ero e riesce at ottenerne la mano dal padre, con l’aiuto del principe, mentre Benedetto e Beatrice entrambi, apparentemente, poco interessati al matrimonio, intrecciano argute schermaglie verbali. L’organizzazione delle nozze fra Claudio ed Ero ha una brusca interruzione. Il fratello di Leonato, don Juan, ordisce un complotto, facendo credere al promesso sposo, che Ero ha un amante. Sull’altro fronte, gli amici di Benedetto gli fanno credere che Beatrice è pazzamente innamorata di lui mentre le amiche di Beatrice fanno lo stesso. Forse i due smetteranno di punzeccharsi e si accorgeranno che sono innamorati l’uno dell’altra…..

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un uomo e una donna rinunciano volentieri a modificare ciò in cui hanno creduto fino a quel momento per accogliere l’amore che è sbocciato
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Kenneth Branagh, sostenuto da un ottimo cast capeggiato da Emma Thompson, riesce a trasferire in pellicola l’atmosfera gioiosa della commedia shakesperiana
Testo Breve:

Lieti amori alla fine del ‘500 ma anche complotti da sventare in questa trasposizione filmica della commedia di Shakespeare che riesce a trasferirci l’originale spirito tragicomico

«Perché sospirare, donne, perché sospirare?
Da sempre l'uomo non fa che ingannare.
Di questa o di quella, infido amante, a nessuna rimane costante.
Cessate dunque, il pianto e il soffrire, e l'uomo con gioia lasciate fuggire. Siate felici, lamenti e sospiri, mutando sempre in allegri raggiri»

Questo canto, presente nel testo originale nell’atto III, viene qui giustamente messo all’inizio del film in queste versione di Kenneth Branagh.  Diventa, in questo modo, una sorta di presentazione dell’opera, un modo per sottolineare da subito il tono scherzoso dell’opera e il fatto che si avvalga, per lo sviluppo, di una serie di inganni, alcuni tragici, altri fatti a fin di bene e che danno all’opera complessivamente un tono da tragicommedia.
Ci sono le cospirazioni di don Juan che vuole far abortire il progetto matrimoniale fra Ero e Claudio ma ci sono anche gli inganni orditi dagli amici di Benedetto e Beatrice per far si che finalmente si accorgano di esser fatti l’uno per l’altra. L’opera è profusa di grandi frasi d’amore perchè sono due gli innamoramenti che sbocciano.

Più tradizionale è quello fra Claudio ed Ero, un amore quasi istintivo, che sboccia a prima vista. Claudio, redarguito perchè non parla di fronte alla notizia che ha avuto il consenso dal padre per sposare Ero, risponde:”Il silenzio è il più perfetto araldo della gioia. La mia felicità sarebbe poca cosa se potessi esprimerla ad alta voce.Signora come vuoi siete mia, io sono vostro”. Molto più moderno e interessante è lo sviluppo dell’amore fra Benedetto e Beatrice, una coppia litigarella e apparentemente poco interessata al matrimonio, archetipo di tante che verranno riproposte al cinema, la quale più bisticcia su ogni cosa, più discute e  più comprende che non può più fare a meno proprio di quella persona con cui ha tante cose su cui discutere.

Provvidenziali sono le insinuazioni di mutuo amore instillate dai loro amici. Benedetto, riflettendo fra sè, è subito pronto a rivedere le sue idee: teme che ora, lui scapolo impeniente verrà preso in giro dai suoi amici ma “non si muta il gusto con il tempo? Quando ho detto di voler morire scapolo, non pensavo di vivere fino al giorno.. del matrimonio”. Lo stesso fa Beatrice: “il mio orgoglio e il mio disprezzo mi sarebbero fatali? Allora addio sdegno, addio orgoglio di fanciulla, non vi è gloria alcuna in questa mia durezza” Infine la sua felice resa: “Benedetto amami e io ricambierò piegando il mio cuore selvaggio alla carezza della tua mano; se è vero che m’ami, la mia dolcezza ti persuaderà a legare i nostri amori nel santo vincolo del matrimonio”.

Se gli aspetti romantici sono quelli che più immediatamente vengono colti da uno spettatore moderno, più difficile entrare nelle consuetudini sociali del tempo, che Shakespeare non evita di evidenziare: Il destino del singolo è strettamente legato a quello della propria famiglia e i ruoli uomo-donna sono rigidamente definiti.

Quando Ero viene accusata di avere un amante, non è solo Claudio a disprezzarla e a rifiutare il matrimonio ma lo stesso padre le rinfaccia il fatto che ormai il disonore è caduto sull’intera famiglia. In effetti, quando il complotto viene svelato e Ero può tornare a sposare Claudio, è lei a rassicurare prontamente il prossimo marito: “com’è vero che sono viva, sono vergine”

Se per una donna non ancora sposata, verginità e onore costituivano la stessa cosa, per l’uomo vigeva strettamente l’onore militare. Quando Beatrice incontra Benedetto e finalmente manifestano il reciproco amore, Beatrice prospetta una prova d’amore aggiacciante: “uccidi Claudio”, perchè era, secondo la mentalità del tempo, l’unico modo per cancellare il disonore della cugina. Beatrice chiede ingrato servigio a Benedetto per due motivi: lei è donna mentre solo un uomo può sfidare un altro a duello. Inoltre non si può scindere l’amore personale dall’impegno di salvaguardare l’onore della famiglia.

Quando ancora Benedetto insiste nel cercare di riconciliarsi con Beatrice, (“Dobbiamo tornare amici”) lei è pronta a ribattere che per lui è “più comodo essere mio amico che affrontare il nemico”

Per fortuna, come apparirà nel finale, tutto viene risolto, nessun problema è stato veramente serio e si è solo fatto “molto rumore per nulla”. E’ proprio Benedetto a dare un segno di saggia flessibilità quando verso la fine della commedia commenta: “L’uomo è un essere volubile – questa è la mia conclusione” né manca di altre riflessioni filosofihe sulla vita in generale. Poco prima che venisse svelato che Ero era stata offesa ingiustamene Benedetto aveva trovato Beatrice preoccupata e le aveva suggerito di seguire nel giusto ordine quelli che secondo lui sono i valori più importanti: “servi Dio, amami e guarisci”.

Il film è disponibile in DVD

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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OVERBOARD

Inviato da Franco Olearo il Mer, 07/18/2018 - 14:46
 
Titolo Originale: Overboard
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Rob Greenberg
Sceneggiatura: Bob Fisher, Rob Greenberg
Produzione: PANTELION FILMS, 3PAS STUDIOS, METRO-GOLDWYN-MAYER (MGM)
Durata: 112
Interpreti: Eugenio Derbez, Anna Faris, Eva Longoria

Leonardo passa la maggior parte del suo tempo sul suo lussuoso yatch circondato da belle ragazze. Se lo può permettere perché è l’unico figlio maschio di una delle più ricche famiglie messicane. Kate è invece una mamma single con tre figlie di cui prendersi cura, che si sta preparando a un concorso per nursery e nel frattempo barca il lunario con lavori di pulizia. Viene chiamata allo yacht di Leonardo per pulire la moquette ma ha un diverbio proprio con lui che non esita a licenziarla in malo modo, spingendola giù dalla nave. Qualche giorno dopo, Kate viene a sapere che Leonardo è in ospedale, trovato ubriaco sulla spiaggia e incapace di ricordare chi sia. Kate medita una vendetta che le può risultare utile: fa finta di essere sua moglie e lo porta a casa dandogli molti incarichi domestici, in modo che lei abbia il tempo libero necessario per prepararsi all’esame….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un uomo ricco che pensa solo a se stesso, scopre il vero amore e la bellezza della famiglia
Pubblico 
Adolescenti
Presenza di un incontro premaritale senza nudità. Linguaggio a volte esplicito
Giudizio Artistico 
 
Il film risulta ben costruito e ha momenti divertenti, si percepisce poca chimica di coppia fra i due protagonisti, Eugenio Derbez e Anna Faris
Testo Breve:

Un uomo ricco e gaudente, una donna con pochi mezzi e tre figlie da far crescere, si incontrano in condizioni eccezionali. Un bel racconto di conversione ai valori familiari

Il film inizia mostrandoci un uomo e tre belle ragazze che volteggiano divertite fra le onde con le moto d’acqua e poi si dirigono verso un lussuoso yacht. Sembra l’imitazione di quelle immagini che vengono pubblicate su Istagram, di giovani rampolli di famiglie ricchissime (in genere sono russi o arabi) che non sanno più come spendere i soldi e come divertirsi. E’ la giusta introduzione per questo remake dell’omonimo film del 1987 (overboard in inglese, Una coppia alla deriva in italiano) che però gioca a parti invertite: ora è l’uomo colui che è ricco, mentre la povera è lei, con tre figlie a carico (vedova? Divorziata? Non si sa) e un esame da sostenere. Il racconto, pur presentando alcune forzature (lui che cade in acqua e viene colpito da amnesia, lei che inventa una sottile vendetta fingendosi sua moglie), appare, in questa seconda edizione meglio definita nei dettagli e quindi più verosimile. E’ anche più chiaro l’obiettivo che si vuole raggiungere: un sereno film familiare che esalta l’importanza del matrimonio (il film precedente si concludeva con il divorzio) e la gioia di allevare dei figli. L’espediente narrativo della persona che cade in acqua e che si trova in un contesto totalmente differente, che gli è utile a comprende il valore anche di chi ha una vita diversa dalla sua, è stato utilizzato molte volte. In Capitani coraggiosi del 1937 tocca a un ragazzo ricco e viziato cadere in acqua dallo yacht di suo padre e venir salvato da un gruppo di pescatori, un’esperienza che gli consente di comprendere quali siano le semplici cose che contano nella vita. Su tematiche più propriamente familiari, non possiamo dimenticare The Family man (2000) dove uno scapolo impenitente viene portato per magia indietro nel tempo, per capire cosa sarebbe successo se avesse sposato la donna che amava e avesse avuto dei figli.

In effetti, anche in questo secondo Overlord, se saltiamo il tema, un po’ forzato, del modo con cui il ricco Leonardo si trova a rimboccarsi le maniche per mantenere una famiglia di tre figlie, è la sua progressiva conversione la parte più interessante. Non si tratta solo di scoprire il valore di guadagnarsi il pane con le proprie mani ma molto di più: in lui cambia totalmente il modo con cui si rapporta agli altri.  Non sono più dei servi a cui dare degli ordini o disinvoltamente licenziare, o delle donne utili per passare una notte in compagnia, ma è la scoperta di sentirsi debole e dipendente dagli altri: bisognoso di una donna con cui dividere la propria vita e di figli che diventano il motivo della propria esistenza.

Molti critici hanno storto in naso per il modo sfacciato con cui il film ha voluto essere edificante ma è piacevole sapere che ogni tanto si può andare al cinema e uscirne con un po’ più di ottimismo.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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AVENGERS INFINITY WAR

Inviato da Franco Olearo il Ven, 04/27/2018 - 13:36
 
Titolo Originale: Avengers Infinity War
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Anthony Russo, Joe Russo
Sceneggiatura: Christopher Markus, Stephen McFeely
Produzione: MARVEL STUDIOS
Durata: 149
Interpreti: Robert Downey Jr, Benedict Cumberbatch, Chris Hemsworth, Chris Evans, Josh Brolin, Scarlett Johansson, Chris Pratt, Tom Holland, Zoe Saldana, Mark Ruffalo, Tom Hiddleston, Paul Bettany, Elizabeth Olsen, Chadwick Boseman, Sebastian Stan

La terra è sotto l’attacco del titano Thanos, che vuole impossessarsi di tutte le gemme dell’infinito per spazzare via metà della popolazione dell’universo. Per combatterlo, dalle lande del Wakanda agli estremi dello spazio, si uniscono i “vecchi” Avengers, i Guardiani della Galassia e anche alcune nuove conoscenze. Ma la lotta sembra impari…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Non tutti gli Avengers sono degli eroi puri ma tutti combattono contro il potente cattivo
Pubblico 
Pre-adolescenti
qualche scena di tensione.
Giudizio Artistico 
 
Anche se c’è il rischio di perdersi nella conta dei supereroi e qualche volta la battuta arguta a tutti i costi rovina un po’ l’effetto dei momenti più drammatici e finanche tragici, l’ultimo Avengers mantiene la promessa di un grande intrattenimento spettacolare
Testo Breve:

La terra è sotto l’attacco di un titano che vuole spazzare via metà della popolazione. Per combatterlo, si uniscono tutti gli Avengers. Il film riesce nella difficile impresa di non crollare sotto il peso stesso delle sue premesse e fornire un grande spettacolo

Più ambizioso del primo Avengers (che pure all’epoca era sembrato il punto più alto della costruzione di un grandioso universo superomistico disteso su vari anni), Infiniy War  non è semplicemente un’enciclopedia dei supereroi, anche  se l’elenco pur parziale del cast dà un’idea di cosa deve essere stata la realizzazione di questa pellicola che è solo la prima metà di un dittico.

L’ultima fatica dei fratelli Russo (che di guerre tra esseri superiori si erano già validamente occupati in Captain America Civil War) riesce nella difficile impresa di non crollare sotto il peso stesso delle sue premesse, anche se accusa un po’ di fatica soprattutto nella prima parte dove gli autori schierano le loro carte e “squadre” nei più disparati punti dell’universo, ma lo spettatore fatica un po’ a richiamare alla mente i sospesi dei vari eroi.

Senza addentrarsi troppo nella trama (il rischio spoiler è altissimo, date le attese, non tradite, di morti eccellenti), va detto che il film vanta un cattivo di ottima caratura, che persegue un piano tremendo e razionale, con voluti e inevitabili echi politici (la sovrappopolazione, a cui vuole dare un taglio, insieme casuale e razionale, per garantire il benessere dei sopravvissuti, ha qualcosa dei piani quinquennali sovietici e delle politiche demografiche cinesi come pure di certo moderno ecologismo), ma anche riflessi personali e sentimentali. Un notevole passo avanti rispetto al fastidioso Ultron, ma anche a molti altri villain da cinecomic.

Ciò detto, senza offrire chissà quali mirabolanti sviluppi psicologici ai personaggi (ma il povero Bruce Banner che, traumatizzato dall’incontro con Thanos, non riesce più a evocare Hulk,  è insieme divertente e drammatico),  il film li muove con ammirevole coerenza rispetto ai loro principi di fondo. Su tutti il saggio Dottor Strange, l’unico in grado, per poteri ma anche per forza morale, di affrontare la lotta conoscendone il possibile esito (non a caso possiede la gemma del tempo), Tony Stark che, pur continuando a scherzare, da tempo sente sulle sue spalle il peso del mondo e teme di fare promesse alla donna che ama, e poi Steve Rogers, l’eroe puro, che non è disposto a sacrificare anche una sola vita in nome della salvezza delle  altre (e in questo è il perfetto contraltare di Thanos) E poi Thor, che ha ritrovato il suo spirito guerriero spinto dalla sete di vendetta e di giustizia e Peter Quill, diviso tra la solita guasconeria e un dovere più alto. Tutti si troveranno di fronte scelte e sacrifici che non potevano aspettarsi, fino ad una conclusione che per i canoni della Marvel è poco definire audace ma che, ovviamente, va vista nella prospettiva rassicurante di una seconda parte.

Anche se c’è il rischio di perdersi nella conta dei supereroi  e qualche volta la battuta arguta a tutti i costi rovina un po’ l’effetto dei momenti più drammatici e finanche tragici, l’ultimo Avengers mantiene la promessa di un grande intrattenimento spettacolare, senza insultare l’intelligenza dei suoi spettatori, e riuscendo, cosa non ovvia in un racconto ormai quasi “formulare”, a regalare loro sorprese anche amare.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LOST IN SPACE (2018)

Inviato da Franco Olearo il Mer, 04/25/2018 - 13:28
 
Titolo Originale: LOST IN SPACE
Paese: USA
Anno: 2018
Sceneggiatura: Matt Sazama e Burk Sharpless
Produzione: Legendary Television, distribuito da Netflix
Durata: 10 puntate di 60 minuti
Interpreti: Toby Stephens, Molly Parker, Maxwell Jenkins, Taylor Russell, Mina Sundwall, Parker Posey

La Famiglia Robinson (il padre John, la madre Maureen, il piccolo Will e le sue due sorelle: Penny e Judy, quest’ultima nata da una precedente relazione della madre), dopo un duro addestramento, è stata selezionata per andare a popolare un Pianeta del sistema stellare Alfa Centauro. Un attacco subìto durante la navigazione costringe la famiglia a rifugiarsi in una delle navicelle di salvataggio con la quale raggiungono un pianeta sconosciuto. Le difficoltà che i Robinson debbono affrontare sono tante ma i ragazzi sono stati addestrati dalla mamma, un ingegnere particolarmente preparato, a costituire una squadra che si muove all’unisono. Il padre, che si è unito a loro proprio in occasione della partenza dopo esser stato a lungo lontano in missione, cerca di riacquistare la fiducia dei suoi figli...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una famiglia semi-unita, o meglio in via di riunificazione, trova la solidarietà giusta per affrontare pericoli di classe “spaziale”
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene che possono indurre spavento non sono adatte ai più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il film svolge bene la sua funzione di intrattenimento ma i rapporti fra i componenti della famiglia sarebbero stati più coinvolgenti se si fosse meglio approfondita la psicologia dei personaggi
Testo Breve:

Un’intera famiglia atterra su un pianeta sconosciuto. Remake di un famoso serial TV degli anni ’60, mostra come anche una famiglia moderna, molto meno solida di quella di cinquant’anni fa,  riesce a coalizzarsi contro le insidie  di minacce sempre nuove

Questo serial TV in 10 puntate, che viene trasmesso dalla piattaforma Netflix, ha il chiaro obiettivo di estendere l’offerta destinata alle famiglie e il timbro “T” (per tutti) viene posta in evidenza a ogni inizio di puntata. Per rivolgersi alle famiglie si è recuperato l’omonimo Lost in Space andato in onda dal 1965 al 1968 sulla rete CBS in tre stagioni ed ebbe un notevole successo. Il film omonimo invece, apparso nelle sale nel 1998, ha lasciato ben poca traccia di se’ e ora è disponibile anche su Youtube.

E’ proprio questa rinascita della famiglia Robinson a più di cinquant’anni di distanza che stimola la nostra curiosità per vedere come sono modificati i parametri dell’avventura ma anche come viene concepito un serial destinato alla famiglia allora e ora, visibile quindi anche dai ragazzi più piccoli.

Rivedere oggi Lost in Space n.1 non fa che generare molta tenerezza. Tutte le riprese erano realizzate negli studi a causa delle ingombranti camere televisive del tempo, assetate di luce; i trucchi erano elementari e terribilmente buffo era anche il robot, che non faceva mistero di essere un involucro dentro cui si celava un uomo.  Le tute spaziali sono dei graziosi vestiti luccicanti e gli interni delle astronavi sono realizzate con molta fantasia, perché le prime navicelle spaziali sarebbero allunate solo nel 1969.  Parlare di telefilm per la famiglia, distinto da qualcos’altro, aveva allora, nel 1965, poco senso, per il semplice fatto che a quei tempi tutta la famiglia si sedeva davanti alla televisione dopo cena e tutti programmi erano ritagliati per loro. La famiglia Robinson è sempre unita e l’esplorazione nello spazio non impediva al padre, di fare il giro delle cabine dei suoi figli per augurare loro la buonanotte, invitando il piccolo Will a metter da parte il suo giocattolo.

La famiglia Robinson del 2018 è decisamente allineata ai tempi e quindi disfunzionale. I genitori che partono sono sull’orlo del divorzio. Nelle prime puntate si contendono il diritto di dire ai figli cosa debbono fare. Se il cattivo di quel tempo era più divertente che malvagio, qui ci troviamo di fronte alla dottoressa Smith che uccide con molta disinvoltura. Anche i pericoli che, soprattutto le ragazze debbono affrontare, sono particolarmente angoscianti e il serial finisce per non risultare adatto ai più piccoli.

Questa versione del 2018 tiene naturalmente conto dei nuovi rapporti che si sono instaurati fra uomo e donna e se per la versione del ‘65, potevamo assistere a scene dove le donne portavano cortesemente una tazza di caffè agli uomini impegnati davanti a un monitor, ora è la mamma Maureen il vero cervello dell’operazione, a cui il marito, tutto muscoli e action, mette a disposizione le sue attitudini militari.

Ogni puntata ha la sua dose di imprevisti a cui la famiglia deve far fronte ma il ritmo, tranne poche eccezioni, ha uno strano andamento a singhiozzo: a scene di grande tensione ben distribuite, puntata dopo puntata, si alternano momenti di sereno colloquio fra i personaggi, come se la vita extraterrestre fosse ordinata in tempi di “lavoro”, quando si timbra il cartellino per l’avventura  e in tempi di riposo.

Ovviamente non sveliamo il finale ma il genere stesso di FamilyFiction lascia ben sperare. L’intrattenimento è assicurato e molti sono gli ostacoli da superare ma la sceneggiatura avrebbe potuto fare di più per approfondire i caratteri dei protagonisti perché alcuni a volte rischiano di diventare poco credibili. Se Will nella fiction degli anni ’60, si portava a letto il suo ultimo giocattolo, a quello del 2018 vengono fatte pronunciare frasi del tipo: “Le persone possono sbagliare ma meritano una seconda possibilità”. Si tratta di un bel salto di maturità.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE SHACK (Il rifugio)

Inviato da Franco Olearo il Dom, 02/11/2018 - 21:00
 
Titolo Originale: THe Shack
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Stuart Hazeldine
Sceneggiatura: William P. Young, Wayne Jacobsen
Produzione: Netter Productions, Summit Entertainment
Durata: 132
Interpreti: Sam Worthington, Octavia Spencer, Radha Mitchell, Sumire Matsubara

Mark è marito e padre felice e un devoto cristiano. La moglie Nan è molto affettuosa e dedita alla famiglia e i tre figli, due adolescenti e Missy, la più piccola vivono sereni e in armonia con i loro genitori. Durante un loro campeggio in riva a un lago, Missy scompare. In un rifugio nella foresta vicino, la polizia trova solo l’abito che lei indossava, sporco di sangue. E’ ormai chiaro che la bambina è stata rapita e uccisa. Mark perde la fede, l’armonia della famiglia resta profondamente incrinata. Una mattina Mark trova, nella cassetta postale, una lettera con la quale viene invitato ad andare al rifugio nella foresta. Mark sospetta che il biglietto sia stato scritto dall’omicida e si reca all’appuntamento armato di pistola. Nel percorso in auto ha un incidente e perde i sensi. Si ritrova in una verde vallata con al centro un casolare. Ad attenderlo c’è Papa, la vicina di casa che lo consolava quando da piccolo, veniva picchiato da suo padre ubriaco. Accanto a lei ci sono un uomo e una donna, suoi figli, che lo accolgono molto affettuosamente. Mark non tarda a comprendere che si tratta delle tre Persone della Santissima Trinità che vogliono aiutarlo a superare il lutto e a ritrovare la fede….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film ha il coraggio di affrontare temi particolarmente sensibili come il rapporto fra il male del mondo e la Provvidenza Divina e il valore del perdono ma il modo con cui questi temi vengono affrontati può creare disorientamento
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene di violenza domestica
Giudizio Artistico 
 
La sceneggiatura si trova impegnata ad affrontane troppi temi che hanno bisogno del loro giusto approfondimento e vengono affrontati con uno stile catechistico, poco cinematografico
Testo Breve:

Un padre, affranto dalla morte di sua figlia ha perso la fede. Le tre Persone della Santissima Trinità gli vengono incontro per fargli ritrovare serenità la fede e  il coraggio di perdonare. Un film ambizioso ma imperfetto

L’origine del libro da cui è stato tratto questo film è tutto da raccontare.

Il canadese William P Young, appassionato di C. S. Lewis e di J. R. R. Tolkien, spinto da sua moglie, scrisse questo libro per i suoi sei figli e una stretta cerchia di amici per raccontare le sue prospettive ed esperienze sul rapporto con Dio. In tutto furono fatte 15 copie ma i suoi amici più stretti lo incoraggiarono a pubblicarlo. Dopo il rifiuto di ben 26 case editrici, costituirono loro una casa editrice per poterlo pubblicare. Il rifugio fu  il racconto più venduto sia come libro che come audiobook negli Stati Uniti nel 2008. Nel 2009 raggiunse la cifra di 10 milioni di copie vendute. Lo stesso film, ha incassato finora 100 milioni di dollari a fronte di un budget di 20 milioni.

E’ la prova lampante di quanto pressante sia nel pubblico la ricerca di film, di libri che siano in grado di rispondere ai grandi interrogativi di fede che tante persone si pongono.

Dice Papa a Mark, in quella sorta di Paradiso Terrestre nel quale è stato accolto: “l’uccello è stato creato per volare ma anche per essere amato. Farlo vivere senza amore è come tagliargli le ali. La sofferenza ha lo stesso effetto: se non viene risolta, ti fa smarrire il motivo per cui sei stato creato. Questa è la tua lezione di volo: ecco perché sei qui”.

Il film, della durata di oltre due ore, dopo la prima parte più familiare, necessaria per spiegare gli antefatti e il dolore di Mark, si articola in quattro lunghi colloqui, con le tre Persone della Santissima Santità e con la Sapienza personificata da una donna vestita di bianco. Mentre Mark insiste caparbiamente nel dire che non è possibile che Dio operi sempre per il bene, se lascia libertà al diavolo di interferire con le nostre vite fino al punto di lasciare che venga uccisa una bambina, i primi tre colloqui invitano Mark ad abbandonarsi fiducioso alla Provvidenza Divina, perché Dio ama tutti gli uomini indistintamente molto più di quanto un padre ami i suoi figli. Mark non riuscirà a superare il dolore se non sarà capace di raggiungere questa dimensione di amore universale e troverà la forza di perdonare.

La Sapienza mette davanti a Mark alcuni ricordi della sua giovinezza, perché si accorga di quante volte ha giudicato frettolosamente e comprenda che solo Dio, che conosce le reali intenzioni di tutti può giudicare (c’è una certa analogia con il racconto di Dickens: Canto di Natale). Infine gli viene concesso di vedere il Paradiso e fra i beati riconosce anche la sua Missy.

E’ inutile dire che un film di questo genere ha generato un diluvio di critiche a favore e contro. Alcuni lo hanno accusato di eresia perché Il Padre e lo Spirito Santo siano state impersonate da delle donne (nessuna delle quali bianca) ma questo è a mio avviso un tema secondario e le caratterizzazioni delle tre Persone sono sufficientemente coerenti con quanto traspare dalla Bibbia.  In realtà il film, come il libro, risulta particolarmente ambizioso perché vuole affrontare il mistero del male,  il senso del peccato, l’intervento provvidenziale di Dio nel mondo, la bellezza dell’amore di donazione e del perdono (meriterebbe uno sviluppo paragonabile al poema epico Paradiso Perduto di John Milton.  In alcuni momenti traspare bene la genuina ispirazione di riuscire a rendere tangibile l’amore di Dio per l’uomo ma i lunghi colloqui appaiono altrettante catechesi e risultano poco cinematografiche.  Ci sono inoltre alcune incoerenze nelle sceneggiatura, in particolare un’azione delittuosa compiuta da Mark a tredici anni che sembra non portare alcuna conseguenza nello sviluppo della storia.

In conclusione, se non si può che ammirare l’iniziativa dell’autore di portare sullo schermi temi legati alla fede cristiana verso i quali c’è una grande aspettativa da parte del pubblico, i troppi temi trattati finiscono per creare disorientamento più che un avvicinamento alla fede. Come avverte la Movie Review dell’Episcopato cattolico statunitense, il messaggio del film sembra provenire dalle chiese nondenominazionaliste e indifferentiste americane.

Il film è disponibile in DVD in lingua inglese

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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