Film Verdi

Film d'evasione o con contenuti educativi adatti per tutta la famiglia

I CROODS

Inviato da Franco Olearo il Mer, 04/10/2013 - 18:21
 
Titolo Originale: The Croods
Paese: USA
Anno: 2013
Regia: Chris Sanders, Kirk De Micco
Sceneggiatura: Kirk De Micco, Chris Sanders
Produzione: Dreamworks Animation
Durata: 90

simpatica famiglia preistorica abbandona la propria caverna per intraprendere un viaggio fantastico alla ricerca di una nuova vita

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Teneri e sinceri rapporti familiari, un bel racconto sul percorso educativo della protagonista
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Una trama semplice, comprensibile anche dai più piccoli per un film divertente ed educativo
Testo Breve:

Una simpatica famiglia preistorica abbandona la propria caverna per intraprendere un viaggio che diventa anche un percorso di maturazione e di apertura alla speranza 

Una trama semplice, comprensibile anche dai più piccoli. Una famiglia di cavernicoli, padre madre nonna e tre figli, è l’unica sopravvissuta alle dure difficoltà di un mondo avverso. I vicini non ce l’hanno fatta: chi mangiato da un dinosauro, chi schiacciato da un mammut, ecc. Solo loro sono sopravvissuti. Come? Grazie alla paura. Il padre infatti insegna, per necessità, ai propri figli che solo guardandosi dai pericoli è possibile andare avanti.

Così la famigliola trascorre un’esistenza “tranquilla” tra le buie mura della propria caverna, uscendo esclusivamente per procacciarsi del cibo. Ma è evidente che questo non può bastare, e la prima ad accorgersene è la figlia maggiore, impavida e curiosa nonostante i dettami paterni. Ed è proprio quando lei si decide a rompere le regole avventurandosi nell’ignoto che tutto cambia. Grazie a lei, e all’incontro con un ragazzo, Guy, “diverso” perché pieno di fiducia nel futuro, tutta la famiglia impara a conoscere il nuovo, il bello, il buono che c’è nella realtà, riuscendo anche a scampare al terribile disastro ambientale che incombe su di loro.

Ed è quasi un percorso educativo quello che Guy fa compiere ai suoi buffi e trogloditi compagni di viaggio, un percorso di conoscenza a tutti gli effetti che permette di non porre la paura come unico orizzonte dell’esistenza. È la conoscenza di se stessi, degli altri, del mondo che permette il vero salto evolutivo e la possibilità di una vita più piena.

Altro aspetto interessante di questo viaggio fantastico sono i rapporti famigliari, in particolare quello tra padre e figlia che, seppur non nuovo per il grande schermo, è rappresentato in maniera tenera e sincera, oltre che con una grande dose di esilarante comicità. Il padre rozzo e primitivo per tutta la vita ha pensato solo a salvaguardare i propri cari, e ora si trova costretto a rischiare, ribaltando la propria visione del mondo, per assicurarne la sopravvivenza. Deve vincere la paura per abbracciare la speranza e, nella realtà come in un film di animazione, la cosa è più difficile di quanto sembri.

Con tanta allegria, freschezza e humor “I Croods” riesce nell’intento di divertire tutta la famiglia, insegnando qualcosa di profondo ai più piccoli e soprattutto ai loro genitori.

Autore: Ilaria Giudici
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE HOST

Inviato da Franco Olearo il Ven, 03/29/2013 - 12:02
 
Titolo Originale: The Host
Paese: USA
Anno: 2013
Regia: Andrew Niccol
Sceneggiatura: Andrew Niccol dal romanzo di Stephenie Meyer
Produzione: Chockstone Pictures/Inferno Entertainment/Nick Wechsler Productions/Silver Reel
Durata: 125
Interpreti: Saoirse Ronan, Max Irons, William Hurt, Diane Kruger; prodotto da Stephenie Meyer, Paula Mae Schwartz, Steve Schwartz, Nick Wechsler

La Terra è stata conquistata da una razza aliena che occupa i corpi degli umani installandovi delle Anime. In cambio dal mondo sembrano essere stati rimossi conflitti, inquinamento e ogni forma di violenza...se non fosse che alcuni "sopravvissuti" umani non si arrendono; quando Melanie, una di loro, viene catturata e nel suo corpo viene inserita una creatura aliena, la ragazza fa resistenza e così tra le due inizia un'inattesa e conflittuale convivenza. Quando poi Melanie convince la sua occupante a fuggire per raggiungere il fratello e l'innamorato Jared, la situazione si complica perchè nessuno crede che Melanie sia "sopravvissuta" mentre poi uno dei ribelli si innamora della nuova personalità della ragazza...Intanto sulle tracce dei ribelli c'è una Cercatrice disposta a tutto per annullare ogni forma di resistenza.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Ancora amori romantici sulla scia della serie di Twilight e il tema della riconquista della libertà contro i malvagi alieni.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di tensione
Giudizio Tecnico 
 
Fotografia e regia sono evidentemente di livello, il che, però, non fa altro che evidenziare i limiti di un racconto che si dilata su oltre due ore senza avere mai nulla di interessante da dire in termini di relazioni umane,
Testo Breve:

La terra è stata conquistata da una razza aliena che occupa i corpi degli umani installandovi delle anime. Il connubio fra fantascienza e storia d’amore adolescenziale non raggiunge l’effetto sperato

Per chi aveva sperato che il coinvolgimento di un autore come Niccol (suoi sia il meraviglioso Gattaca che il geniale Truman Show) potesse in qualche modo "salvare" l'adattamento del romanzo di Stephenie Meyer resterà deluso. Sembra proprio che, forse anche per il deciso coinvolgimento della scrittrice nella produzione, non ci sia verso che il materiale dell'autrice della saga di Twilight possa  maturare al punto da allargarsi oltre il suo target di riferimento. Va detto che il romanzo (per nostra fortuna un pezzo unico) da cui la pellicola è tratta, ha di per sé un punto di partenza problematico, che risiede più nell'impossibile matrimonio tra il genere "storia d'amore adolescenziale" con la fantascienza piuttosto che nella costruzione, in fin dei conti abbastanza banale, di un nuovo triangolo impossibile di quelli che hanno fatto la fortuna della scrittrice mormona. La fantascienza, genere metafisico per eccellenza, è da sempre il "luogo" naturale dove raccontare le grandi domande dell'esistenza, che qui purtroppo vengono ammannite solo in versione "bacio perugina" a discapito di ritmo narrativo e credibilità...

Inutile forse sprecare i paragoni con le varie "invasioni degli ultracorpi", ma nemmeno con le due versioni dei Visitors. Qui la Meyer lancia il sasso di una conquista soft ma non per questo meno drammatica (le Anime, a dispetto del loro nome, sono pur sempre delle specie di insetti luminosi che si installano alla base della testa del corpo occupato annullandone - quasi sempre- l'identità), ma poi, come spesso accade nei suoi romanzi, pretende di annullare il conflitto che lei stessa ha creato. Da una parte, infatti, "normalizza" la relazione tra le due identità che convivono in un solo corpo, dall'altra fa comodamente accettare la suddetta da chiunque la incontri dopo un breve momento di frizione...

Del resto la logica e il funzionamento di questa nuova Terra, non viene, opportunamente, mai davvero spiegato, in modo da non creare crepe nell'impostazione del film, che di fatto punta tutto su questo anomalo quadrilatero sentimentale i cui passaggi appaiono talmente forzati da scivolare in più momenti in un comico involontario.

Fotografia e regia sono evidentemente di livello, il che, però, non fa altro che evidenziare i limiti di un racconto che si dilata su oltre due ore senza avere mai nulla di interessante da dire in termini di relazioni umane, dal momento che i potenziali conflitti vengono risolti senza un vero perché, guidando la vicenda verso un finale che non ha il coraggio di essere drammatico e cioè di portare fino in fondo la scelta dell'aliena "convertita". Senza voler svelare il finale siamo dalle parti di Twilight, dove un dilemma impossibile si scioglie come neve al sole lasciando la protagonista felice e contenta...

L'allontanamento non violento degli occupanti (che, d'altra parte, sembra non dare molte garanzie, se non pilotate, sul fatto che possano ritornare), ventilato nel finale, del resto sembra una soluzione simile a quelli che pensano di risolvere il problema dell'inquinamento mandando i rifiuti sulla Luna, e cioè, in questo caso, scaricando i visitatori indesiderati a qualcun altro, lontano qualche anno luce, in ogni caso abbastanza perché non ci si debba preoccupare per il loro destino...

Una serie di compromessi che rende tra l'altro la pellicola decisamente più debole anche sul piano del racconto, a cui mancano picchi e tensione e che rischia di scontentare, con il suo eccesso di retorica, anche il suo pubblico di riferimento, che, un po' come accade con i romanzi rosa, finirà per "scorrere" i minuti del film come le pagine di un libro mediocre, in attesa di uno degli improbabili momenti di intimità della protagonista con i sue due pretendenti...

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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UPSIDE DOWN

Inviato da Franco Olearo il Lun, 02/11/2013 - 23:24
 
Titolo Originale: Upside Down
Paese: CANADA, FRANCIA
Anno: 2012
Regia: Juan Diego Solanas
Sceneggiatura: Juan Diego Solanas, Santiago Amigorena
Produzione: NOTORIOUS PICTURES
Interpreti: Kirsten Dunst, Jim Sturgess

Due pianeti sono così vicini fra loro che i loro abitanti possono guardarsi semplicemente alzando gli occhi ma i due mondi sono separati da una profonda ingiustizia: in uno ci sono gli sfruttati, nell’altro gli sfruttatori. Adam e Eve si sono innamorati, a dispetto del fatto che non sono nati nello stesso pianeta…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un amore contrastato finirà per trionfare e gli sfruttati riscatteranno il loro destino
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Il film è ammirevole per l’originalità con la quale ha saputo costruire una storia d’amore in un mondo di pura fantasia ma il racconto manca del pathos necessario per affascinare pienamente
Testo Breve:

Il film realizza un universo futuro  visivamente affascinante, luogo di un romantico amore fra un Romeo e una Giulietta nati in mondi fra loro divisi. Il film colpisce per l’originalità delle scenografie ma lo sviluppo della storia non riesce ad appassionare pienamente

Bisogna riconoscere che non c’è convenienza a desiderare di vivere nel prossimo futuro. A giudicare da quel che ci viene proposto al cinema, il tempo che verrà sarà caratterizzato da  ingiustizia e schiavitù. Solo per citare qualche fim della scorsa stagione, Hunger Games e In Time (che a sua volta rimanda al magnifico Gattaca-la porta dell’universo, dello stesso autore) ci mostrano un mondo irrimediabilmente spaccato in due: da una parte gli sfruttatori, dall’altra gli sfruttati.  Anche nel recente Looper – In fuga dal passato appare evidente che la violenza e la sopraffazione prenderanno il sopravvento.

Nel caso di Upside Down la situazione è un poco più complicata: i mondi ora sono due, ma così vicini fra loro che non sarebbe difficile passare da uno all’altro (è stata perfino costruita una lunga galleria che li collega fra loro, “il mondo di mezzo”, attrezzata con uffici) se non fosse rigorosamente vietato perché nel mondo di sopra ci sono gli sfruttatori (un mondo ricco e colorato) mentre nel mondo di sotto, in bianco e nero, infestato da una pioggia di petrolio che cade da impianti di trivellazione mal gestiti, ci sono gli sfruttati. A rendere più complicata la situazione (i primi minuti del film vengono spesi solo per spiegare questa intricata situazione) ogni essere umano, ogni oggetto  risente della forza di gravità del pianeta di origine  anche quando si reca nell’altro. Venire a contatto con oggetti del mondo gemello può anche essere pericoloso, perché dopo qualche ora generano una combustione.

Dopo un primo momento di smarrimento, lo spettatore riesce ad immedesimarsi in questa realtà spaccata in due (in una sala da ballo “promiscua”, se alcuni ballano con i piedi sul  pavimento, altri volteggiano a testa in giù sul soffitto) anche perché gli autori hanno saputo fare un uso sapiente della computer grafica, rendendo non solo credibile, ma anche esteticamente affascinante questo mondo double-face. Anche in questo universo diviso sboccia, quasi inevitabile, l’amore fra un Romeo e una Giulietta: lui si chiama Adam, è un ragazzo orfano che vive nel mondo di sotto, lei è Eve ed è una privilegiata del mondo di sopra.

Si sono conosciuti fin da piccoli quando, andando sulla cima più alta dei loro mondi e guardando in su, si sono visti ed hanno incominciato a parlare. Una volta che sono diventati grandi, Adam cercherà di incontrarla, sfidando i gendarmi che tengono ben separati i due mondi, le leggi fisiche che lo costringerebbero a “precipitare in alto” quando si trova nel pianeta che non è il suo e a combattere l’amnesia di Eve che dopo un incidente non ricorda più il suo innamorato di un tempo.

Il film ha la graziosità di una favola; la storia d’amore, così contrastata, è carica di  sognante romanticismo e non manca di un suo originale fascino visivo, soprattutto quando i due giovani si trovano fra le nuvole, in cima a due montagne contrapposte: un nuovo, originale contributo all’immaginario filmico.

C’è però qualcosa che manca nel racconto: se è molto curata la descrizione sul come si possono contrastare le due forze di gravità antagoniste, non si percepisce la minaccia di un vero nemico umano (per due volte i due innamorati vengono catturati e per due volte li ritroviamo, inspiegabilmente, liberi). E’ come se il desiderio di costruire un mondo di sogno abbia attutito le tensioni e il film manchi dell’energia necessaria per costruire il punto di svolta catartica della storia.

Il film ha saputo dar corpo a uno spunto sicuramente ingegnoso ed originale  che però finisce per diluirsi nel suo stesso sviluppo.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CIRQUE DU SOLEIL 3D: Mondi lontani

Inviato da Franco Olearo il Ven, 02/08/2013 - 21:51
 
Titolo Originale: Cirque du Soleil: Worlds Away
Paese: USA
Anno: 2012
Regia: Andrew Adamson
Produzione: ANDREW ADAMSON, MARTIN BOLDUC, ARON WARNER
Durata: 91

Una ragazza s’innamora di un trapezista e lo insegue attraverso i tendoni di un fantasmagorico circo, in una dimensione parallela in cui realtà e immaginazione si confondono.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La bellezza dello spettacolo
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Il regista Andrew Adamson non riesce a costruire un discorso cinematografico sensato che giustifichi la messa in scena, indeciso se porsi dalla parte dello spettatore passivo o trovare una più autoriale sintesi tra immagini e musiche
Testo Breve:

Il film è in realtà un documentario sullo spettacolo messo in scena dal  famoso circo che si esibisce soprattutto negli Stati Uniti ma la realizzazione è piatta e può interessare solo una stretta cerchia di appassionati

La frase di lancio del film recita: “Un viaggio spettacolare in cui l’immaginazione diventa realtà”. Produttore esecutivo è James Cameron – e per questo il poster con furbizia annuncia “Dai produttori di Titanic e Avatar” – e regista è Andrew Adamson, che ha diretto pellicole importanti come i primi due episodi di Shrek e i primi due delle Cronache di Narnia. Tutti questi elementi potrebbero trarre in inganno gli spettatori e far loro credere che Cirque du Soleil sia l’ennesimo fantasy. Nossignore. Si tratta di una versione cinematografica dell’omonimo spettacolo circense, girata durante alcune esibizioni della compagnia a Las Vegas.

Niente personaggi e niente trama, insomma: la cornice – in cui una ragazza entra in un circo, s’innamora al volo di un ragazzo, che poi scopriamo essere un asso del trapezio – è un debole pretesto che serve ad accompagnare lo spettatore all’inizio del film, fargli prendere posto e poi lasciarlo allo stesso spettacolo che vedrebbe se pagasse il biglietto in uno degli allestimenti che ogni anno si tengono in varie città del mondo.

Perché farne un film, allora? Un po’ per il feeling sempre esistito tra i due ambienti dello spettacolo: circo al cinema vuol dire Charlie Chaplin, Cecil B. De Mille e, soprattutto, Federico Fellini. Vuol dire tanti omaggi e citazioni, che vanno dal prologo di Indiana Jones e l’ultima crociata a Madagascar 3. Un po’ perché le esibizioni del Cirque du Soleil erano un banco di prova interessante per continuare a fare esperimenti con il 3D, in un continuo lavoro di perfezionamento tecnologico a cui cineasti come James Cameron – che qui ci mette il nome forse soprattutto per portare un po’ di gente nelle sale – stanno dedicando tempo ed energie.

Gli omaggi cinefili si esauriscono dopo i primi minuti di film quando, come detto, l’introduzione narrativa lascia lo spazio allo show vero e proprio. L’ambientazione non è neanche circense nel senso stretto del termine, giacché le performance del Cirque du Soleil sono piuttosto un intreccio di altre arti, che vanno dal balletto, alla performing art al musical classico, in cui scenografia, coreografia e fotografia la fanno da padrone, dialogando con la musica senza bisogno di parole.

Il 3D è appena percepibile e sicuramente non vale il prezzo del biglietto. Andrew Adamson è indeciso se assecondare lo stupore dello spettatore, tenendosi a distanza, oppure cercare una più autoriale sintesi tra immagini e musiche, lavorando sulla poesia dei corpi, dei movimenti e degli elementi (acqua, aria, terra e fuoco, di cui la fotografia cerca di recuperare le diverse consistenze e luminescenze). Il risultato è più che altro anonimo. Meno interessante di quello che sarebbe potuto essere un documentario con gli stessi protagonisti, non è neanche abbastanza coraggioso da diventare arte astratta.

Insomma, un nulla di fatto: un “film” che porta nelle sale di tutto il mondo uno show altrimenti visibile soltanto in Canada, Stati Uniti e pochi altri Paesi, interessante forse per una nicchia di appassionati di questo genere di esibizioni, che però non dà niente allo spettatore alla ricerca di emozioni, e neanche riesce a costruire un discorso cinematografico sensato che giustifichi la messa in scena. Con l’aggravante che, una volta visto sulla tv di casa, perderà anche quel minimo di spettacolarità che sul grande schermo almeno lo tiene in piedi.   

Autore: Raffaele Chiarulli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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RE DELLA TERRA SELVAGGIA

Inviato da Franco Olearo il Ven, 02/01/2013 - 19:41
 
Titolo Originale: RE DELLA TERRA SELVAGGIA
Paese: USA
Anno: 2012
Regia: Benh Zeitlin
Sceneggiatura: Benh Zeitlin, Lucy Alibar
Produzione: COURT 13, CINEREACH, JOURNEYMAN PICTURES
Durata: 92
Interpreti: Quvenzhané Wallis, Dwight Henry

Hushpuppy è una bambina di 6 anni che vive nella comunità soprannominata Bathtub (La Grande Vasca), una zona paludosa del Sud della Lousiana, a perennne rischio di allagamento da parte degli uragani, frequenti in quella zona. Suo papà, Wink, un alcolista dalla salute inferma, la addestra a cavarsela da quando lui non ci sarà più. Hushpuppy si sta preparando con cura perché sa che prima o poi le calotte polari si scioglieranno, l’acqua innonderà tutta la loro terra e i terribili Aurochs, creature preistoriche, faranno la loro comparsa…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un rapporto fra padre e figlia contrastato ma intenso, caratterizzato da forte stima e amore reciproci
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena impressionante e linguaggio scurrile. Il padre invita la figlia a bere bevande alcoliche
Giudizio Tecnico 
 
Il regista è stato molto bravo nel trasmetterci la poesia di un mondo visto con gli occhi di una bambina ma anche a rendere molto vivi i rapporti umani fra attori non protagonistl
Testo Breve:

Questo piccolo film con attori non protagonisti, ambientato nel sud della Louisiana perennemente infestata da uragani,  candidato a 4 Oscar, ci trasmette tutta  la poesia di un mondo trasformato dalla fantasia di una bambina di sei anni

“Tutti noi, uomini ed animali, siamo solo carne. Ogni cosa fa parte del buffet  dell’universo. Gli Aurochs sono feroci creature esistenti dai tempi in cui  tutti noi  vivevano nelle caverne. Essi divoravano i bambini proprio davanti ai loro genitori. E i genitori cavernicoli non potevano farci niente perché erano troppo poveri e molto piccoli. Qualcuno qui pensa che gli uomini delle caverne restassero seduti a piangere come delle femminucce? E’ bene che ci pensiate perché un giorno di questi la struttura dell’universo si spezzerà, le calotte polari si scioglieranno, l’acqua salirà e tutto ciò che si trova a sud della diga verrà sommerso. E’ meglio che impariate a sopravvivere già da adesso”.

La maestra guarda i bambini, tutti in età pre-scolare ed è sicura, dagli occhi sgranati che la stanno fissando, che le sue parole hanno fatto il loro  effetto. Si è servita dell’immagine del un graffite paleolitico dove uomini stilizzati fronteggiano strani e possenti animali, poi della foto dei ghiacci del Polo Sud, da dove proviene  la futura minaccia ed infine una cartina geografica al centro della quale è riprodotta l’isola  di Jean Charles dove vivono, a sud della Louisiana, quella terra bassa e paludosa che nel 2005 è stata totalmente devastata dall’uragano Katrina.
Hushpuppy è una bimba di sei anni di colore che ha imparato fin da piccola da suo padre ad amare la terra in cui vivono, ad essere orgogliosa di non essere come “quelli  che si trovano all’asciutto al di là della diga” . Quella è gente che mangia i pesci che stanno dentro la plastica e i loro bambini restano sempre legati a una carrozzina, mentre loro possono pescare anche solo immergendo le mani nella laguna e aspettando che un pesce passi. Hushpuppy fa da voce di sottofondo ed è proprio la visione della bimba a rendere magico ciò che al nostro sguardo non lo è affatto: una vita passata in mezzo al fango e come in una gigantesca discarica di rifiuti, fra l’incredibile disordine di  baracche fatte di latta e di compensato.  In quella che loro confidenzialmente chiamano la “vasca da bagno” c’è una comunità di sbandati, con i volti scavati dei barboni dei tempi della Grande Depressione, ma tutti solidali fra loro e orgogliosi di vivere in un mondo dove non circola il denaro, lontani da ogni comodità o convenzione, a stretto contatto con la natura, sostenuti solo da  ciò che essa generosamente può loro offrire.

Il regista e sceneggiatore Benh Zeitlin alla sua opera prima è riuscito a ricostruire e a renderci credibile questo mondo a parte, così  desolato ma reso magico dalla visione della bambina: per lei è solo un pezzo dell’universo che, come le ha insegnato la maestra, è un tutto strettamente interconnesso, dove ogni cosa  deve restare al suo posto e  se un pezzo anche piccolo si rompe, l’universo intero si spezzerà.

Ma la componente di sogno e di meraviglioso espressa dalla fantasia della bambina è solo un contorno per l’aspetto più vivo del film: il rapporto fra Hushpuppy e suo padre Wink. Un rapporto difficile, con un padre alcolista e definitivamente minato nel fisico ma che sicuramente, a modo suo, vuole molto bene a sua figlia. Hushpuppy lo sa e a dispetto dei litigi fra di loro, a dispetto del suo scomparire per giorni senza lasciare traccia, lo cerca e piange quando vede che Wink non ha  più la forza per rialzarsi. Il padre le insegna a essere forte come un uomo e a non piangere mai, perché quando lui morirà dovrà imparare a cavarsela da sola.
Hushpuppy segue fedelmente i suoi insegnamenti perché sa che prima o poi i ghiacci si scioglieraano e arriveranno gli Aurochs, ma lei è pronta, lei non ha paura.

Benh Zeitlin assieme alla co-sceneggiatrice Lucy Alibar sono riusciti mirabilmente, con pochi mezzi, a ricostruire questo mondo filtrato dalla fantasia di una bambina, un mondo pieno di meraviglie dove il rischio di fare letteratura era presente ad ogni passo, ma soprattutto a far recitare attori non protagonisti, prima fra tutti la piccola Quvenzhané Wallis, candidata all’Oscar 2013 come protagonista femminile, la più piccola nella storia del cinema.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LE MILLE E UNA NOTTE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 11/27/2012 - 19:26
 
Titolo Originale: Le mille e una notte
Paese: ITALIA
Anno: 2012
Regia: Marco Pontecorvo
Sceneggiatura: Lucia Zei
Produzione: Raifiction, Lux Vide, Tececinco Cinema
Durata: RaiUno 26 e 27 novembre 2012
Interpreti: Vanessa Hessler, Marco Bocci, Paz Vega, Massimo Lopez

Aladino ha perso la memoria, è diventato molto infelice e malvagio perché uccide tutte le donne che raggiungono il suo castello. Sherazade sta per subire la stessa sorte ma si salva perché promette al principe di raccontarli una storia che sicuramente gli interesserà. In questo modo notte dopo notte, riesce ad intrattenere il principe evitando la morte.
Sherazade racconta in realtà la loro storia: Aladino l’aveva salvata da un attentato ordito dalla matrigna Alissa. I due giovani si erano subito innamorati ma si erano dispersi quasi subito: il malefico Jafar non aveva esitato ad uccidere il padre di Sherazade per impadronirsi del trono e Sherazade era stata costretta a fuggire…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
L'amore vero è capace di tenacia e sacrificio, di mettere l'amato e la sua felicità sopra la propria, senza perdere mai la speranza di un lieto fine che è anche ristabilimento della giustizia e dell'amore.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
La miniserie colpisce per la ricchezza delle ambientazioni e la preziosità dei costumi, come si addice a una favola. In armonia con la favola è anche la bellezza della protagonista (Vanessa Hessler) anche se la dinamica della sua recitazione appare spesso trattenuta
Testo Breve:

RaiFiction e Lux Vide ci ripropongono il fascino delle favole orientali per riunire tutta la famiglia intorno a questi grandi racconti archetipici che trasmettono ancora oggi importanti valori. , Nostra intervista esclusiva alla produttrice creativa Luisa Cotta Ramosino

 

INTERVISTA A LUISA COTTA RAMOSINO, PRODUTTORE CREATIVO DELLA MINISERIE

 

Dopo Pinocchio e Cenerentola Lux Vide e  Rai Fiction sono tornati a proporci una fiaba. Le fiabe sono di gran moda al cinema: aveva iniziato la serie Shrek dissacrando allegramente tutte le fiabe Disney , ma il più delle volte (Cappuccetto Rosso sangue-2011, Biancaneve-2012, Biancaneve e il cacciatore-2012,..) le fiabe sono state rivisitate in chiave dark e psicoanalitica.
Mi sembra invece che con Le mille e una notte si vogliono riproporre le fiabe di un tempo per motivi totalmente diversi, non è vero?”

Il lavoro della Lux sulle fiabe è piuttosto il tentativo di recuperare un tipo di racconto in grado di unire tutta la famiglia davanti allo schermo, recuperando i valori che questi grandi racconti archetipici trasmettono ancora oggi, ma inserendoli in un contesto e in un linguaggio che li rendano appetibili al pubblico di oggi

 

“Quindi Lux Vide e Rai Fiction ci proporranno presto altre fiabe?”

Siamo al lavoro su altre fiabe: "La bella e la bestia", "La sirenetta", "Peter Pan"

 

“Le mille è una notte” è una raccolta di racconti orientali molto diversi fra loro di origine araba, persiana ed egiziana. , con quale criterio avete selezionato le novelle per arrivare a costruire un racconto unitario?”

 La sceneneggiatrice Lucia Zei (già autrice di Atelier Fontana per la Lux) ha scelto di raccontare i personaggi che riteneva più moderni e capaci di parlare al pubblico televisivo, e poi costruendo per loro dei percorsi di crescita in cui ci si potesse immedesimare

 

Già nella prima puntata si intravedono innesti anche “occidentali” (la maga Circe, la matrigna di Biancaneve ed anche riferimenti cinematografici come la passeggiata per la città di Sherazade e  Aladino che ricorda molto la principessa e il giornalista di Vacanze romane): non era sufficiente la ricchezza delle novelle orientali per presentarsi a  un pubblico europeo ed americano?

Piuttosto ci siamo resi conto che c'erano molti punti in comune tra i patrimoni narrativi orientali e occidentali e quindi era possibile e intrigante "inventare" una storia in cui i due mondi potessero incontrarsi, rendendo più "familiare" il mondo del racconto al pubblico italiano

 

I protagonisti sono sicuramente Sherazade (Vanessa Hessler) e Aladino (Marco Bocci) avete costruito per loro una forma di maturazione, di cammino interiore?

Assolutamente sì, nel caso di Sherazade si tratta il percorso doloroso di una giovane donna che deve imparare a non puntare solo sulla sua intelligenza, ma anche ad ascoltare il suo cuore ed educarlo alla pietà, mentre nel caso di Aladino si tratta di un percorso in cui un giovane uomo deve capire il suo valore, anche in un mondo che tende a dar valore al denaro e al potere

 

Le mille e una notte colpisce per la ricchezza delle ambientazioni e la preziosità dei costumi, come si addice a una favola. Tu e Sara Melodia  siete state i produttori creativi della miniserie: puoi dirci se è  stata complessa e impegnativa la realizzazione della miniserie?

E’ stata molto complessa anche pensando alla riduzione dei budget della nostra televisione, alla fatica di girare in un paese come la Tunisia in piena estate per non parlare della fatica di realizzare un film pieno di effetti speciali e visivi, costruendo tantissime ambientazioni diverse. Essenziale è stato il contributo del regista Marco Pontecorvo, che ha una lunga esperienza anche internazionale ed è stato in grado di offrire un giusto compromesso tra il gusto della messa in scena e la profondità dei sentimenti, sfruttando al meglio le risorse a sua disposizione. 

 

Vanessa Hessler buca lo schermo per la bellezza del suo volto (anche se la sua formazione di modella finisce a volte per dare un tono trattenuto alla sua recitazione); perché questa scelta? Non si poteva trovare   un’attrice di origine mediorientale o mediterranea? Oltretutto l’arrivo in TV, a una settimana di distanza, della miniserie su Santa Barbara (di nuovo con la stessa protagonista) non rischia di generare un effetto “saturazione” nei confronti della Hessler?

L a scelta di usare un volto molto amato dal pubblico di Rai 1 è legata al tentativo di creare una mediazione tra l'ambientazione lontana e le aspettative del pubblico di Rai1, con una licenza poetica che crediamo fosse essenziale a creare un ponte tra il normale gusto televisivo e un'operazione a suo modo "temeraria" sia per il genere affrontato (l'avventura e il fantasy che sulla tv italiana sono una rarità) che per la scelta di una "fiaba" che non è strettamente parte della nostra tradizione.  Quanto alla saturazione di Vanessa Hessler questo è un discorso che riguarda più le scelte di programmazione della Rai che chi realizza i prodotti e poi li "consegna" al broadcaster...

 

“Secondo te,  quali sono i messaggi positivi che possono cogliere i giovani e i non giovani che vedono la miniserie?

il messaggio è credo quello sintetizzato dall'insegnamento del Genio, che di fronte al desiderio di Aladino di mettere le mani sulla lampada magica per realizzare i suoi desideri lo invita piuttosto a guardare al fondo del suo cuore, scoprire il suo valore e puntare su quello per conquistare la sua amata; così come vale l'insegnamento che Sherazade apprende dall'incontro con un'altra donna innamorata, e cioè che l'amore vero è capace di tenacia e sacrificio, di mettere l'amato e la sua felicità sopra la propria, senza perdere mai la speranza di un lieto fine che è anche ristabilimento della giustizia e dell'amore.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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UN MOSTRO A PARIGI

Inviato da Franco Olearo il Mer, 11/21/2012 - 21:51
 
Titolo Originale: Un monstre à Paris
Paese: FRANCIA
Anno: 2011
Regia: Bibo Bergeron
Sceneggiatura: Bibo Bergeron, Stéphane Kazandjian
Produzione: LUC BESSON PER EUROPA CORP., BIBO FILMS, FRANCE 3 CINÉMA, WALKING THE DOG
Durata: 82

Nel 1910 Parigi è sott’acqua perché la Senna ha superato gli argini. Emilie e Raoul sono due amici: il primo è un timido proiezionista mentre l’altro si occupa di consegnare pacchi per la città con il suo furgoncino. Entrambi hanno problemi sentimentali: Emilie vorrebbe tanto dichiararsi alla cassiera del suo cinema ma non trova mai il coraggio; Raoul è segretamente innamorato di Lucille, la prima cantante del cabaret l'"Oiseau rare" ma ormai lei è troppo famosa e non si occupa di lui.
A complicare la situazione una pulce gigante (effetto di un esperimento andato fuori controllo) terrorizza Parigi. Sarà Lucille a riconoscere l’animo mite della pulce e la sua bella voce tanto da convincerla a salire sul palcoscenico per cantare insieme. Intanto il prefetto di Parigi è alla ricerca del mostro…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film valorizza la preminenza della bellezza interiore a dispetto di qualsiasi apparenza e la generosa solidarietà per protagonisti nel confronti del “mostro”
Pubblico 
Pre-adolescenti
Giudizio Tecnico 
 
Molto belle le scenografie di Parigi; qualche carenza nella tenuta dell’intreccio narrativo
Testo Breve:

L’animatore francese Bibo  Bergeron, dopo aver lavorato molti anni alla Dreamworks, realizza un’opera interamente francese di grande qualità estetica senza paura di sfigurare con le grandi produzioni americane

 

Il cinema di animazione americano è sotto assedio? È troppo presto per dirlo.

Dall’Italia è partita la sfida con “I gladiatori di Roma” di Igino Staffi. Una sfida audace ma al contempo prudente (come sceneggiatore per i dialoghi è stato ingaggiato  un americano, Michael J. Wilson, autore di “L’era glaciale) con un occhio al mercato americano (quale giovane d’oltreoceano non conosce il Colosseo e i gladiatori?) e a quello nazionale (la voce inconfondibile di Belèn).

Adesso è la volta della Francia: Bibo  Bergeron,  diplomato presso la scuola per animatori CFT- Gobelins di Parigi e poi per otto anni presso la Dreamworks (è stato co-regista di Shark Tales), ha tutte le carte in regola per affrontare la sfida. Anche Bibo con i suo “Un mostro a Parigi”  ha avuto un occhio all’America (tutti conoscono i ponti sulla Senna e il profilo d Montmartre) e al mercato francese grazie al richiamo del duetto di Vanessa Paradis con  M. Chedid che è anche autore delle canzoni.

Parigi è sempre Parigi, soprattutto nell’immaginario americano che si è  cristallizzato grazie agli scrittori americani che la conobbero nell’immediato dopoguerra (ricordato molto intelligentemente da Woody Allen in Midnight in Paris) e già visitata dai film d’animazione della Walt Disney (Gli aristogatti e Ratatouille). Bibo Bergeson aveva come autorevole precedente nazionale la fantasiosa bellezza dei disegni di  Sylvain Chomet in Appuntamento a Belleville e nelle scenografie di questo film mostra tutto il suo estro: ha impiegato caldi colori pastello e un pizzico di nostalgia che richiama molto da vicino le strade  di Parigi di  Maurice Utrillo.  E’ sicuramente questa la parte più affascinante del suo lavoro, mentre iI disegno dei caratteri è simpatico ma non molto dettagliato, com era già accaduto per  “I gladiatori di Roma”.

Il racconto è sicuramente edificante perché sottolinea la preminenza della bellezza interiore rispetto alle apparenze e  la generosità di Lucille e dei suoi compagni che sanno difendere il mostro buono dai suoi nemici. Il film non è stato ritagliato sugli spettatori più piccoli (manca la spalla comica di qualche animaletto o la figura di un bambino) ma è  orientato alla prima adolescenza con le storie d’amore dei due protagonisti.

La struttura del racconto è forse la parte più debole, perché si limita a realizzare un collage di storie note e scene già viste: il fantasma dell’Opera, Frankestein, La bella e la bestia ma anche King Kong, quando il mostro sale in cima alla Torre Eiffel.

Complessivamente un’opera divertente e gradevole anche per le sue canzoni originali ma forse, volendo fare il punto sulla sfida lanciata agli americani, non sono le capacità tecniche che mancano in Itaia e in Francia (anche se perfezionabili) ma occorrerebbe più coraggio proprio nella struttura del racconto, senza rifugiarsi nel già visto.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA COLLINA DEI PAPAVERI

Inviato da Franco Olearo il Gio, 11/08/2012 - 16:51
 
Titolo Originale: Kokurikozaka kara
Paese: GIAPPONE
Anno: 2011
Regia: Goro Miyazaki
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki Keiko Niwa
Produzione: STUDIO GHIBLI
Durata: 91

Yokohama, 1963. Umi, ogni mattina, appena alzata, continua ad ammainare nel suo giardino le bandierine di segnalazione che venivano viste da suo padre quando tornava in porto con la sua nave, prima che morisse in guerra. Anche Shunya, un vivace studente che frequenta lo stesso liceo di Umi, impegnato nella battaglia per evitare la demolizione dell’antica sede dei club scolastici, scopre di essere un figlio adottivo.Fra i due ragazzi, a poco a poco, si sviluppa una profonda intesa..

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Due adolescenti scoprono il loro amore che si innesta, sia pur dolorosamente, nella tradizione delle loro famiglie
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Lo studio Ghibli conferma la sua impareggiabile capacità di raccontare storie delicate con la preziosa tavolozza dei suoi disegni
Testo Breve:

Lo studio Ghibli, conservando la tradizionale bellezza dei suoi disegni e la capacità di narrare racconti intimi e delicati, ha scelto questa volta di portare sugli schermi non una favola ma una romantica storia fra due adolescenti

Questa volta lo studio Ghibli non ci racconta una favola sospesa fra il cielo e la terra, come ne “Il castello nel cielo” (del 1986, distribuito in Italia solo lo scorso anno) o la scoperta del mondo dei piccoli "rubacchiotti" da parte del solitario ragazzo Sho di Arrietty (2010), né l’incontro della pesciolina Ponyo con il piccolo Sosuke in “Ponyo sulla scogliera” (2008) ma il romanzo sentimentale di due adolescenti colta in un tempo storico e un luogo ben precisi: a Yokohama nel 1963, un anno prima delle Olimpiadi di Tokio.

Lo studio Ghibli (la sceneggiatura è del grande Hayao Miyazaki, ma la regia è del figlio, Goro Miyazaki) continua a stupire per la sua capacità di impiegare l’animazione 2D non per alimentare fantasie di fanciulli ma per sviluppare un racconto intimo e delicato che nulla ha da invidiare ad un film con personaggi in carne ed ossa, aggiungendo l’incanto dei paesaggi, che donano quella gradevolezza estetica che costituisce il marchio esclusivo dello studio.

La collina dei papaveri è anche il più giapponese dei film della studio Ghibli che sono arrivati in Occidente. I riferimenti alla situazione del paese sono molto realistici: la morte in guerra del padre di Umi e di quello  di Shunya ricorda che le ferite del conflitto mondiale sono ancora recenti. I giovani liceali che protestano perché c’è chi vuole demolire la storica sede dei loro club scolastici, le loro canzoni patriottiche, evidenziano il perdurare della tensione fra tradizioni patriottiche e il nuovo che avanza (le Olimpiadi del 1964).

In quel modo così particolare di narrare, nel progredire lento della storia in modo da riuscire a cogliere anche le minime mutazioni dei sentimenti, si percepisce l’influsso di Yasujiro Ozu, il grande regista contemplativo, cultore di temi  familiari e delle tradizioni del suo paese. Il viaggio che i due giovani, Umi e Shunya compiono da Yokohama a Tokyo, il passaggio dal piccolo centro a l’emblema della modernità che avanza, ricorda molto il viaggio che i due vecchi di Viaggio a Tokyo (1953) compiono lasciando il loro piccolo viaggio per andare a trovare per l’ultima volta i loro figli.

La voglia di restare ancorati a dei riferimenti assoluti lo si coglie anche nel modo con cui viene rappresentato il dualismo uomo-donna.

Umi rappresenta l'essenza della femminilità operosa, la prima ad alzarsi, prepara colazione per tutta la famiglia. Sono molte le sequenze dove la vediamo intenta a accendere il fuoco, apparecchiare la tavola, riporre tutte le cose al loro posto. Sarà poi lei con le altre  ragazze del liceo a dare una svolta al destino del club maschile Quartier Latin organizzandosi per pulirlo e  a metterlo in ordine da cima a fondo. Dai maschi ci si spetta qualcos’altro: coraggio e ardimento come il gesto clamoroso che compie Shunya gettandosi dal tetto del club dentro la fontana del giardino per attirare l’attenzione sui destini del club. Le ragazze discretamente interiorizzano tutto, ammirandolo in segreto.

Nell’incontro finale fra i due ragazzi e l’unico amico superstite dei loro padri, la loro stretta di mano,  suggella il passaggio dei valori della tradizione alle nuove generazioni e la benedizione di quell’amore che è appena nato. 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TALENT HIGH SCHOOL - Il sogno di Sofia

Inviato da Franco Olearo il Mer, 10/10/2012 - 11:47
 
Titolo Originale: Talent High School- Il sogno di Sofia
Paese: Italia
Anno: 2012
Regia: Daniela Borsese
Sceneggiatura: Emanuela Canonico
Produzione: Lux Vide, DeAgostini
Durata: Sit com in onda dal lunedì al venerdì alle 19 su Super!, a partire dal 24 settembre 2012
Interpreti: Alice Bellagamba, Francesco Salvi, Gianmarco Pozzoli, Gianluca Vicari, Katsiaryna Shulha, Emanuela di Crosta

Sofia è una ragazza che sente di avere talento per il ballo e aspira ad iscriversi alla Talent High School, ma in realtà non dispone di nessun titolo (è una autodidatta) e per di più suo padre, che gestisce una officina meccanica, non apprezza il ballo e preferisce che lei frequenti una scuola più tradizionale. Alla fine Sofia realizza il suo progetto attuando uno scambio di persona ma sa che la sua posizione è in pericolo perché Bard, il suo un po’ presuntuoso compagno di classe, ha scoperto tutto..

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un’allegria contagiosa viene trasmessa dai simpatici protagonsti della sit com
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
I protagonisti sono fortemente caratterizzati in modo da renderli apprezzabili da un pubblico più giovane. La mancanza di ricche coreografie riduce la spettacolarità della sit com
Testo Breve:

Il debutto della Lux Vide nel mondo dei serial per adolescenti si avvantaggia della simpatia dei protagonisti  e trasmette un senso di contagiosa allegria

 

E’ chiaro che i serial incentrati sulla combinazione scuola, canto e  ballo mostrano grande attrattiva per un pubblico giovanile.
High School Musical della Walt Disney, sia in versione televisiva che cinematografica ha fatto scuola. Le coreografie sono state indispensabili per attirare il pubblico teen ma in realtà si è trattata  di una strategia narrativa che è riuscita ad instaurare un rapporto empatico con il pubblico teen. L’obiettivo è stato quello di raccontare una storia di speranza per dei giovani agli ultimi anni di high school, prima di andare all’università o entrare nel mondo del lavoro.

“Glee” ha avuto  e sta avendo  ugualmente molto successo grazie al buon  livello delle parti cantate e ballate ma il tema dominante è molto diverso:  l’esternazione della propria libera sessualità, in qualsiasi direzione si orienti.

In Italia Canale 5 ha trasmesso “Non smettere di sognare”: a metà strada fra la serie Amici di Maria de Filippi e i film romantico-adolescenziali di Federico Moccia; un serial che ha puntato  sulla spettacolarità delle coreografie e su canzoni d’effetto, ma la trama punta tutto sulla complicazione di situazioni sentimentali già “televisionate” tante volte.

 “Talent High School “ costituisce il debutto della Lux Vide nel mondo dei serial televisivi per adolescenti e lo fa sul canale Super!, un canale di intrattenimento della De Agostini interamente dedicato ai ragazzi e ai giovani (sul Digitale terrestre sul canale 47 e sulla piattaforma Sky sul canale 625).

Anche il questo caso una scuola artistica è l’ambientazione in cui si incontrano e ballano  i giovani protagonisti di questa sit com.

C’è Sofia (Alice Bellagamba, che avevamo già incontrato in Non smettere di sognare e in Maria di Nazareth), una ragazza allegra e serena che vive con un padre bonario e affettuoso (Francesco Salvi) che pur di entrare nella Talent High School (è solo un’autodidatta) si finge un’altra persona e non svela la verità al padre.

Bart (Gianluca Vicari) è un bravo ballerino, figlio di un produttore discografico, che ha un sogno ben preciso: diventare un meccanico della Ferrari. Sofia lo aiuta presentandolo a suo padre che lo ingaggia come meccanico e si stabilisce in questo modo un do ut des fra i due giovani, sempre molto animato.

Greta (Emanuela Di Crosta) è invece una ragazza un po’ stranita ma simpatica, che crede avere il dono della veggenza mentre Marion (Katsiaryna Shulha) , in quanto figlia del preside della scuola ha un atteggiamento di insopportabile supponenza anche se nel suo intimo ha bisogno del calore di un'amicizia;  intanto schiavizza il povero Greg (Romolo Guerrieri), un ragazzo buono e remissivo, che ha l’aspirazione di diventare uno stilista.

Il professor De Blasi (Gianmarco Pozzoli) riesce a tirar fuori dai ragazzi il meglio di sé ma anche lui ha qualche stranezza: è smemorato in modo cronico e si scrive sempre degli appunti sulle mani.

Secondo la logica collaudata della sit com, on c’è una storia che si sviluppa trasversalmente alle puntate, non c’è una evoluzione dei personaggi ma una volta che questi sono stati delineati,  interagiscono fra loro in funzione delle circostanze che si vengono a creare ad ogni puntata che si chiude su se stessa.

Tutto si gioca sulla simpatia dei ragazzi e se si potrebbe commentare che nella definizione dei personaggi c’è una certa caratterizzazione macchiettistica, ciò è dovuto probabilmente al pubblico target che è quello della prima adolescenza, per il quale fa premio la solarità e una immediata  individuazione dei caratteri.

Le puntate giornaliere scorrono quindi allegre e serene, perfettamente adatte al pubblico per il quale sono state realizzate.

Un’unica osservazione: se fossero stati inseriti momenti coreografici più ricchi con il supporto di  belle canzoni si sarebbe concesso di più alla gradevolezza dello spettacolo. 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL CAVALIERE OSCURO - IL RITORNO

Inviato da Franco Olearo il Ven, 08/24/2012 - 22:12
 
Titolo Originale: The Dark Knight Rises
Paese: USA
Anno: 2012
Regia: Christopher Nolan
Sceneggiatura: Jonathan Nolan, Christopher Nolan
Produzione: SYNCOPY, LEGENDARY PICTURES, WARNER BROS. PICTURES
Durata: 164
Interpreti: Christian Bale, Tom Hardy, Joseph Gordon-Levitt, Anne Hathaway, Marion Cotillard,Morgan Freeman, Michael Caine

Sono passati otto anni da quando Bruce Wayne ha deciso di addossare al suo alter ego Batman le colpe di Harvey Dent e appendere maschera e mantello al chiodo. Gotham sembra pacificata, anche grazie al decreto sicurezza creato in memoria del defunto procuratore, ma una nuova minaccia si avvicina nei panni di Bane, crudele mercenario, terrorista anarchico dall’agenda misteriosa. Tutto comincia con uno spettacolare colpo alla sede della Borsa, ma molto di più si agita nei sotterranei della città. Spinto dal commissario Gordon, Bruce decide di indossare nuovamente la maschera: si troverà ad affrontare la prova più grande della sua vita e le sue paure più profonde. Ma non sarà solo…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il regista/sceneggiatore Nolan resta perfettamente coerente con quell’idea di “eroismo collettivo”, di “contagio del bene”, che ha messo al cuore della sua mitologia fin dall’inizio. L'eroe non deve combattaere da solo le forze del male ma è realmente efficace solo nella misura in cui può dare un esempio
Pubblico 
Adolescenti
Scene di violenza e tensione nei limiti del genere.
Giudizio Tecnico 
 
Il film non tocca la quasi assoluta perfezione del suo predecessore (e qua e là qualche sospetto “buco” di sceneggiatura si trova) resta comunque un gran bel film, sia dal punto dei contenuti, sempre profondi, mai banali, generosi nei confronti dell’intelligenza e del cuore degli spettatori, sia della spettacolarità
Testo Breve:

Il film completa in crescendo la trilogia su Batman firmata Christopher Nolan. Come nei film precedenti, l' “eroismo collettivo” è ciò che conta:  il protagonista  deve svolgere sopratutto la funzione di esempio positivo

A quattro anni dal tragico e profondo Cavaliere oscuro, Christopher Nolan affronta l’ultimo capitolo della sua trilogia su Batman (da tempo aveva detto che non ci sarebbero state altre pellicole, con buona pace dei fan) e soprattutto una schiera ormai planetaria di spettatori pronti ad osannarlo in caso di successo, ma anche a prendersela con lui in caso di fallimento. Ebbene, se questo Ritorno non tocca la quasi assoluta perfezione del suo predecessore (e qua e là qualche sospetto “buco” di sceneggiatura si trova) resta comunque un gran bel film, sia dal punto dei contenuti, sempre profondi, mai banali, generosi nei confronti dell’intelligenza e del cuore degli spettatori, sia della spettacolarità (come il precedente il film rifiuta saggiamente il 3D ma è pensato per il formato IMAX, ormai piuttosto diffuso in America, meno da noi).

Uno degli aspetti più affascinanti della poetica di Nolan (che al solito, firma, oltre che la regia, anche la sceneggiatura, insieme al fratello) è la sua capacità di intessere e trasfigurare in racconti di straordinaria invenzione le problematiche più scottanti del mondo in cui viviamo. Qui non sfuggono gli espliciti riferimenti alle rivolte anticapitaliste tipo “Occupy Wall Street” (proprio nella spettacolare azione alla Borsa di Bane e compagni), al dibattito sul cosiddetto “uno percento” (che sarebbe la percentuale di superricchi che si gode una parte spropositata delle ricchezze del pianeta a discapito degli altri), agli eccessi della legislazione sulla sicurezza. Non mancano richiami storici più alti e lontani, come l’assalto alla prigione con la liberazione dei criminali lì detenuti che ricorda la presa della Bastiglia agli albori della Rivoluzione Francese, e i tribunali “folli” con lo Spaventapasseri a fare da giudice a riecheggiare tanti tribunali rivoluzionari e sanguinari, fossero quelli dei giacobini, della Russia comunista o della Cina maoista.

Un cineasta meno abile si sarebbe fatto schiacciare tra l’incudine della realtà e il martello della fantasia mentre Nolan, forse uno dei pochi registi epici ancora in circolazione, riesce a mantenere l’equilibrio di una narrazione che ha sempre un orizzonte di grandezza e osa confrontarsi con la dimensione più alta dell’umano, a costo piegarsi sotto questo peso.

L’inizio del film, in effetti, richiede impegno e concentrazione, anche perché, senza abbandonare i personaggi che il pubblico già conosce, Nolan ne introduce molti altri che hanno un ruolo fondamentale: l’avversario letale Bane, la ladra acrobatica e misteriosa Selina Kyle (che mai viene chiamata Catwoman, anche se il suo abito di “lavoro” prevede degli occhiali che danno l’impressione delle orecchie feline), la generosa ecologista Miranda Tate, e soprattutto il giovane poliziotto John Blake, una sorta di giovane alter ego di Bruce che condivide con lui un passato doloroso di orfano.

In questo film, del resto, Bruce si confronta con una molteplicità di mentori (positivi e negativi) che lo accompagnano in questa ultima e dolorosa parte del suo percorso esistenziale. Già presenti in passato il maggiordomo Alfred (che pure commette qualche importante errore di giudizio), l’ingegnere Lucius Fox e l’acciaccato commissario Gordon, ma del tutto nuovi il suo avversario Bane, e il giovane e idealista Blake. In un ritorno circolare e niente affatto inaspettato, poi, la figura centrale di questo percorso di crescita torna ad essere il padre di Bruce, il milionario mite, idealista e indifeso che viene a riproporre il messaggio centrale della trilogia proprio nell’ora più buia: “Perché cadiamo Bruce? Perché possiamo imparare a rialzarci”.

Nelle stesse parole di Nolan, il “progetto Batman” per Bruce Wayne non è mai stato quello di creare un vendicatore potentissimo in grado di combattere da solo il male che sempre risorge dalle sue ceneri, ma di “dare un esempio” cui altri potessero ispirarsi per dare il proprio contributo alla salvezza. L’errore, semmai, di Bruce e del commissario Gordon, è stato quello di voler sostituire a un eroe vero, il Cavaliere Oscuro, con tutte le sue debolezze e contraddizioni, un “cavaliere bianco”, il defunto Dent, che era in realtà un mito menzognero.

E sulle radici marce della menzogna nulla di buono può crescere: anche metaforicamente, quindi, non è un caso che l’attacco a Gotham nasca dal profondo delle gallerie della metropolitana, e dai tunnel delle fogne dove i diseredati della società si rifugiano. Nolan mostra tutta la sua sfiducia nell’ideologia, sia quella pacificatoria e volonterosa di chi desidera un mondo sicuro e libero dal Male (come Gordon e chi governa Gotham), sia quella “rivoluzionaria” che promette di ridare la città alla gente e – peccato mortale - gioca con la speranza, parla di libertà e offre arbitrio, e finisce per preparare un’apocalisse senza redenzione. Di fronte ad un mondo che sembra incapace di liberarsi del male (o del Male) il dilemma, per Nolan, rimane sempre lo stesso: perdere la speranza e optare per il nulla e l’annientamento o sporcarsi le mani e tentare di cambiarlo, ma mai da soli.

In un film che trae il titolo dal suo protagonista, infatti, c’è da dire che Batman occupa uno spazio modesto (anche se c’è Bruce Wayne con le sue dolorose scoperte, la sua caduta, morte e “risurrezione”, e il riferimento cristologico non è casuale), ma questo del resto è perfettamente coerente con quell’idea di “eroismo collettivo”, di “contagio del bene”, che Nolan ha messo al cuore della sua mitologia fin dall’inizio. Ricordiamo come anche nel Cavaliere oscuro la scelta fondamentale non fosse quella di Batman ma quella degli anonimi ostaggi che decidevano, nel tragico dilemma imposto dal Joker, di non far trionfare la logica del “mors tua vita mea”.

È solo così che anche per un eroe resta aperto il desiderio non solo di essere capaci di fare il proprio dovere fino alle estreme conseguenze, ma anche di poter essere felici e in pace, nel modo più semplice (una famiglia, dei bambini), come nel sogno che ad un certo punto Alfred racconta a Bruce.

Solo così si potrà dire: Batman è morto, viva Batman.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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