Film Verdi

Film d'evasione o con contenuti educativi adatti per tutta la famiglia

THE EICHMANN SHOW - IL PROCESSO DEL SECOLO

Inviato da Franco Olearo il Dom, 01/31/2016 - 20:13
 
Titolo Originale: THe Eichmann Show
Paese: GRAN BRETAGNA
Anno: 2015
Regia: Paul Andrew Williams
Sceneggiatura: Simon Block
Produzione: FEELGOOD FICTION, BRITISH BROADCASTING CORPORATION (BBC)
Durata: 90
Interpreti: Martin Freeman, Anthony LaPaglia

L'SS-Obersturmbannführer Adolf Eichmann, responsabile del traffico ferroviario che trasportava gli ebrei nei campi di concentramento, viene catturato dal Mossad in Argentina l'11 maggio 1960. L'11 aprile 1961 ha inizio a Gerusalemme il processo a suo carico. Il produttore televisivo Milton Fruchtman riesce, non senza fatica, a convincere le autorità israeliane e i giudici della necessità di riprendere le varie fasi del dibattimento. Altrettanta fatica deve sopportare per convincere i responsabili della televisione ad assumere come regista Leo Hurwitz rimasto per dieci anni nella lista nera della commissione McCarthy impegnata nella caccia alle streghe 'comuniste'. Si tratta della prima occasione per il mondo intero di assistere alle testimonianze sconvolgenti dei sopravvissuti e quindi prendere direttamente coscienza delle dimensioni dell'Olocausto.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Interessi commerciali si mescolano all’impegno di mostrare la verità per non dimenticare, senza che il primo obiettivo finisca per sovrastare l’altro
Pubblico 
Adolescenti
Alcuni filmati realizzati nei lager possono impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Una regia e una sceneggiatura attente ripercorrono con rispetto della storia un evento che ha svelato il grande potenziate comunicativo della televisione
Testo Breve:

La storia della prima ripresa televisiva in mondo-visione viene raccontata con particolare cura sia negli innovativi aspetti tecnici che nei turbamenti di coscienza che determinò nei popoli che avevano partecipato alla Seconda guerra Mondiale

Sembra quasi impossibile crederlo oggi, ma nel 1961, quando a Gerusalemme iniziò il processo ad Eichmann, gli stessi ebrei non credevano ai racconti dei sopravvissuti dai campi di concentramento: li consideravano inverosimili, degni di un film di Hollywood o peggio, pensavano che fossero sopravvissuti perché collaborazionisti.

Ci vollero le riprese televisive del processo, il primo evento televisivo mondiale della storia (distributo in 37 paesi), perché ebrei e tedeschi, europei e americani venissero messi di fronte a una realtà che appariva ormai, dopo quelle riprese, inconfutabile.

Questo Eichmann Show si muove abilmente su due fronti: quello prettamente mediatico, mostrando le difficoltà ma anche le abilità che furono necessarie per arrivare a realizzare quel programma, e quello delle coscienze turbate di tutti gli spettatori, sia di coloro che erano impegnati direttamente nelle riprese, sia del pubblico che in Israele poté ascoltare il dibattito il diretta alla radio e poi in differita alla televisione.

Il film ricostruisce il lavoro della troupe televisiva (tutti israeliani tranne il produttore Milton Fruchtman e il regista Leo Hurwitz, entrambi ebreo-americani) e non ha timore di entrare nei dettagli tecnici delle riprese, allora pionieristiche, realizzate tramite telecamere  multiple (inclusa  la necessità di nascondere le telecamere dietro un muro dell’aula, all’epoca molto ingombranti), con la precisa intenzione di voler ricostruire un punto nodale della storia recente della comunicazione pubblica. All’epoca non c’erano certo le trasmissioni satellitari e il mondo-visione veniva realizzato riversando le riprese fatte su dei nastri che venivano poi spediti per via aerea alle varie capitali del mondo. Il racconto porta avanti in contrasto fra due modi diversi di concepire l’uso dei media: quello del produttore Milton, attento all’indice di ascolto, e quello di Leo, desideroso di trovare, con le telecamere puntate sull’imputato, le radici stesse del male. Se il primo è preoccupato che l’imperturbabilità del volto di Eichmann non riesca a vincere la concorrenza di altri eventi televisivi concomitanti come il volo di Gagarin nello spazio e la crisi di Cuba, Leo al contrario cerca di cogliere, nel volto di Eichmann, una benché minima traccia di umana commozione di fronte alle atrocità raccontate nel processo. Fu proprio il primo piano di Eichmanm, più di altre testimonianze ascoltate al  processo, che turbarono la coscienza collettiva. Possibile che il male possa incarnarsi in quella persona tranquilla, rispettosa della corte, perfino onesta, quando deve ammettere le sue responsabilità nei trasporti ferroviari dei deportati, ma così imperturbabile di fronte alle testimonianze di tante atrocità?

E’ lo scandalo che percepì Hannah Arendt (raccontato nel film omonimo) e che finirà per scrivere le sue riflessioni nel suo libro più famoso: la banalità del male. Ma anche il regista Leo, come è messo in evidenza in questo film, non volle che le riprese che sta facendo servissero solo per costruire il mito di un mostro; sarebbe stato troppo semplice, troppo assolutorio da parte di tutti, mentre quell’uomo grigio, di modesta intelligenza, ligio al dovere, non certo un leader, stava lì a dimostrare che il male può impossessarsi di ognuno di noi, in particolari circostanze.

Alla fine, quelle riprese sortirono l’effetto desiderato. Non solo a vantaggio del governo israeliano che potè dire di aver avuto il suo “processo di Norimberga” ma per la coscienza di tutti gli israeliani e di tutti  i  popoli dell’Occidente che non poterono più dire di non sapere. La prima ripresa in mondo-visione aveva mostrato che la televisione poteva diventare “agente della storia”.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL MIO VICINO TOTORO

Inviato da Franco Olearo il Lun, 12/14/2015 - 22:23
 
Titolo Originale: Tonari no Totoro
Paese: USA, GIAPPONE
Anno: 1988
Regia: Hayao Miyazaki
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki
Produzione: STUDIO GHIBLI, TOKUMA JAPAN COMMUNICATIONS CO. LTD., WALT DISNEY ANIMATION
Durata: 86

Satsuke e sua sorella Mei si trasferiscono in una casa di campagna, insieme al padre, per stare vicino alla madre ricoverata in ospedale. Le due ragazze scoprono che la foresta intorno alla loro abitazione è abitata da creature magiche tra cui lo spirito buono della foresta Totoro. Questi non è solo il guardiano della foresta ma si prende cura delle due bambine quando si trovano in pericolo…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film invita al rispetto della natura e narra con semplicità e realismo il rapporto delle due sorelle con i loro genitori
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La poesia dei disegni si fonde perfettamente con il messaggio di amore per la natura e la vita semplice della campagna che vuole esprimere il racconto
Testo Breve:

Ritorna al cinema in versione rimasterizzata questo capolavoro del 1988 del maestro Hayao Miyazaki. Un racconto che, attraverso la figura di Totoro, guardiano della foresta, rende omaggio alla vita silente della natura.

 

La storia è incredibilmente semplice: due bambine, Satsuke  di 11 anni e Mei di 4, con il loro padre, traslocano in una vecchia casa di campagna per poter stare vicino alla mamma, che è ricoverata in una clinica poco distante.

Le bambine aprono con cautela le singole stanze, temendo di imbattersi in chissà quali spiriti (e in effetti ci sono dei piccoli e neri folletti, che amano insediarsi in tutto ciò che è stato abbandonato) ed  esplorano, piene di curiosità, il bosco circostante, impressionate dalla presenza di un possente quanto misteriso albero di canfora.

I vicini, intenti al lavoro nei campi, sono accoglienti e gentili (tranne il piccolo ragazzo Kanta, che ha poca confidenza con le femmine).

Eppure, nonostante la banalità della storia, il film cattura lo spettatore fin dall'inizio, immagine per immagine. Non si tratta solo per la bellezza dei disegni, che è comunque notevole, ma per il tipo particolare di narrazione adottata da Miyazaki, che è sopratutto contemplativa, capace di evocare sentimenti profondi in ogni imagine.

Il verde della natura appena smosso dal vento, la vecchia casa di campagna, piena di rimandi a una vita contadina, essenziale e austera,   la cortese bonomia dei vicini abituata a scandire il tempo con il lento alternarsi delle stagioni; la pioggia, ostile agli esseri umani ma fonte rigogliosa per la vita silente del bosco: non si tratta solo di graziosi quadri realizzati da  un artista sensibile, ma espressione di una precisa filosofia di vita. Non si può non ricordare Viaggio a Tokio (1953),  il film di un altro grande maestro giapponese, Yasujiro Ozu, dove il contrasto fra la saggezza millenaria degli abitanti dei villaggi e la vita frettolosa e superficiale della Tokio del dopoguerra era particolarmente evidente.

Il film è anche popolato da strani animaletti somiglianti a dei conigli e dal pacifico Totoro, il guardiano della foresta. Non sono stati inseriti solo per allietare la fantasia dei piccoli spettatori ma queste figure diventano, nel film, quasi espressione di una forma di religione della natura.

Particolarmente significativo è il momento in cui il padre invita le figlie, a inchinarsi davanti all' enorme albero di canfora, in segno di rispetto verso il custode della foresta, che si mostra solo a chi vuole lui.

E’ inutile preoccuparsi, ipotizzando in questa sequenza, una rinata forma di animismo; si tratta piuttosto di attribuire il giusto valore alla natura e il rispetto della vita silente, per nulla minacciosa, che vive nel suo grembo. Anche il gesto generoso del piccolo contadino Kanta, all’inizio così scontroso, nei confronti delle due bambine serve a ricordare quella nobiltà d’animo che non deve mai svanire nel popolo giapponese

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BELLE & SEBASTIEN, L’AVVENTURA CONTINUA

Inviato da Franco Olearo il Dom, 12/06/2015 - 23:07
 
Titolo Originale: Belle et Sébastien, L’aventure continue
Paese: FRANCIA
Anno: 2015
Regia: Chritian Duguay
Sceneggiatura: Juliette Sales, Fabien Suarez
Produzione: RADAR FILM, IN COPRODUZIONE CON EPITHÈTE FILMS, GAUMONT, M6 FILMS, RHÔNE-ALPES CINÉMA
Durata: 99
Interpreti: Félix Bossuet, Tchéky Karyo, Thierry Neuvic, Margaux Châtelier

Il piccolo Sébastien attende con ansia il ritorno di Angelina, la ragazza che gli ha fatto da mamma e che torna dopo aver ricevuto una medaglia per i servizi resi alla resistenza. Quando però l’aereo che la dovrebbe portare a casa precipita lui e il nonno, accompagnati dalla fedele Belle, decidono di mettersi alla sua ricerca. Per individuare i resti dell’aereo in mezzo alle montagne, però, c’è bisogno di un aereo e l’uomo che ne possiede uno è qualcuno di molto importante che viene dal passato di Sébastien…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una visione positiva delle persone, anche di quelle che inizialmente appaiono male intenzionate
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Le scene di azione sono ben girate e i paesaggi dei Pirenei si ritagliano un posto da protagonisti. Alcune svolte narrative piuttosto prevedibili e forse semplicistiche
Testo Breve:

Il piccolo Sébastien e  il grande pastore dei Pirenei Belle ritornano sugli schermi per una nuova avventura fra la le montagne per un racconto in grado di regalare emozione e divertimento a tutti i bambini

Le avventure del piccolo Sébastien e del grande pastore dei Pirenei Belle, che diviene la sua migliore amica e la sua protettrice, hanno commosso una generazione fa i bambini italiani attraverso un cartone animato giapponese di grande successo (a sua volta tratto dall’eponimo romanzo francese degli anni Sessanta). Un paio di anni fa un film ha portato bambino e cane sul grande schermo e ora i due ritornano con una nuova avventura alla ricerca di Angelina, dispersa sulle montagne e nell’opinione di tutti quasi certamente morta.

Gli ingredienti sono sempre quelli, anche se Sébastien, man mano che cresce, si fa più avventuroso e testardo e quella che inizia come una spedizione di recupero si trasforma in un viaggio alla scoperta del proprio passato. Il misterioso aviatore che il nonno ingaggia per portarli da Angelina, infatti, è l’uomo che anni prima abbandonò per motivi misteriosi la mamma di Sébastien incinta.

Un uomo che tutto ha voglia tranne che di accollarsi un bambino (figurarsi se sapesse che forse è suo figlio) e a cui non piacciono nemmeno i cani, soprattutto sul suo aereo. Ovvio che nel giro di pochi minuti si troverà in forzata compagnia di entrambi.

Di qui in poi il film si dipana tra momenti di avventura spericolata e altri più intimi di scoperta reciproca, il tutto senza dimenticare il ruolo imprescindibile del cane coraggioso che più di una volta salva la partita.

Si potrà sorridere di alcune svolte narrative piuttosto prevedibili e forse semplicistiche ma questo è un classico film “scalda cuore”, con una visione testardamente positiva del mondo e delle persone, perfetto per i bambini cui donerà momenti di emozione e divertimento.

L’azione, si tratti delle acrobazie aeronautiche di Pierre o delle fughe tra boschi e grotte, sono ben girate e i paesaggi dei Pirenei si ritagliano un posto da protagonisti mentre il nonno scorbutico e affettuoso di Tchéky Karyo offre il necessario alleggerimento comico.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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FANTASTIC 4 - I FANTASTICI QUATTRO

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/10/2015 - 11:21
 
Titolo Originale: Fantastic Four
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Josh Trank
Sceneggiatura: Jeremy Slater, Simon Kinberg, Josh Trank
Interpreti: Miles Teller, Michael B. Jordan, Kate Mara, Jamie Bell, Toby Kebbell, Reg E. Cathey,

Reed è un ragazzo geniale: si è messo in testa di costruire una macchina che consenta il teletrasposto di esseri umani in altre dimensioni spaziali. Diventato young-adult, incontra lo scienziato Franklin Storm che gli offre di lavorare presso i laboratori della potente Baxter Foundation. Ben riesce così a completare la sua macchina, aiutato dal suo inseparabile amico Ben. Assieme a lui lavorano anche la bella Sue, figlia adottiva di Franklin, suo fratello Johnny e Victor, altro giovane scienziato geloso dei successi di Reed. I quattro ragazzi decidono di effettuare, all’insaputa di Franklin e di sua figlia Sue, il primo viaggio in un'altra dimensione. Torneranno vivi ma profondamente modificati geneticamente…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Quattro ragazzi mettono da parte i loro interessi personali per costituire una squadra che dovrà salvare l’umanità
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Una sceneggiatura piatta non sviluppa in profondità i personaggi e manca un antagonista serio che possa dare un po’ di emozione alla storia
Testo Breve:

Quattro giovani scienziati  diventano fantastici perché troppo incautamente si sono avventurati su pianeti lontani. Una riscrittura della genesi dei Fantastici 4 che non ha riscosso molto entusiasmo

Occorre fare innanzitutto un po’ d’ordine. La 20th Century Fox aveva già distribuito assieme alla Marvel altri due film sui quattro eroi: I fantastici quattro era già uscito nel 2005,  mentre  I fantastici 4 e Silver Surfer nel 2007. Questo nuovo racconto sulla genesi dei quattro è stata prodotta solo dalla Fox, perché ne aveva acquisito i diritti prima che nel 2009 avvenisse la fusione fra la Marvel e la Walt Disney Company.

Libera quindi dai vincoli della Marvel, la Fox ha ritenuto opportuno reinventarsi la trasformazione di quattro brillanti giovani in eroi dotati di super poteri, cercando di inserirsi nell’apparentemente inesauribile  filone d’oro dei blockbuster basati sui personaggi Marvel.  Appena un mese fa era stato distribuito  Ant-man basato su uno degli eroi minori della casa di fumetti, sintomo che il fondo del barile è stato già raggiunto.

Quest’ultimo lavoro sembra essere quasi cosciente della capacità residua del pubblico di appassionarsi alle “facili” prodezze di uomini e donne dotate di superpoteri e per più della metà del film l’attenzione è posta sulle vite di quattro ragazzi “normali” anche se dotati di una particolare attitudine per le materie scientifiche. Solo alla fine viene lasciato  spazio a un pirotecnico scontro fra supereroi che combattono su fronti opposti,, quasi un doveroso omaggio al filone di appartenenza.

Altri film (basterebbe citare Batman Begins) si erano concentrati prevalentemente sulla fase pre-eroica del protagonista ma il confronto finisce per diventare impietoso. In Batman Begins assistiamo a una lenta ma progressiva maturazione del personaggio che abbandona ogni spirito di vendetta e si affida a una superiore motivazione per le sue imprese, basata sulla giustizia e l’equità. In questo recente lavoro non c’è molta poca carne al fuoco: i quattro giovani familiarizzano fra loro, l’unica forma di tensione appena accennata, è la competizione fra Reed e Victor intorno a Sue, unica rappresentante femminile del gruppo. Il possesso di poteri straordinari è frutto di un “banale” non previsto incidente e il loro unico interesse è quello di studiare un modo per tornare a essere normali. Gli unici messaggi che cercano di dare un senso alla storia e che vengono ripetuti più volte sono due: “restando uniti si vince” e: “il mondo si sta autodistruggendo e va salvato”. Quest’ultima è una frase che resta sospesa e non spiegata nel film: non si capisce perché il mondo sia messo così male. Il botteghino USA ha manifestato in modo evidente lo scarso gradimento del pubblico.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MISSION IMPOSSIBLE: ROGUE NATION

Inviato da Franco Olearo il Ven, 08/28/2015 - 17:37
 
Titolo Originale: Mission Impossible: Rogue Nation
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Christopher MacQuarrie
Sceneggiatura: Christopher MacQuarrie
Produzione: BAD ROBOT, SKYDANCE PRODUCTIONS, TC PRODUCTIONS
Durata: 130
Interpreti: Tom Cruise, Jeremy Renner, Rebecca Ferguson, Simon Pegg, Ving Rhames, Alec Baldwin

Dopo essere riuscito a sventare il furto di un pericoloso materiale tossico, Ethan Hunt ha la conferma dell'esistenza di una pericolosa organizzazione spionistica criminale chiamata Sindacato che intende destabilizzare l'ordine mondiale con attacchi terroristici. Nel frattempo, però, l'MIF viene smantellato e Hunt e i suoi devono decidere se continuare a lavorare in proprio contro un nemico potentissimo... a complicare le cose la presenza di Ilsa Faust, un'agente britannica infiltrata nel Sindacato che stringe con Hunt un rapporto dai risvolti imprevedibili…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Film di puro intrattenimento con qualche accenno alla tema della giustificazione della violenza per giusti fini
Pubblico 
Pre-adolescenti
Scene di tensione e violenza nei limiti del genere.
Giudizio Artistico 
 
Un dinamico Tom Cruise, con ottimi comprimari, garantisce ancora una volta il successo di questa particolarmente atletica versione del genere spionistico
Testo Breve:

Mission Impossible arriva alla sua quinta edizione e ancora una volta un ancora atletico Tom Cruise riesce a garantirne il successo, coadiuvato da ottimi comprimari

Sono quasi vent'anni che il cinema si è appropriato del MIF, la squadra delle missioni impossibili ed estreme che la televisione aveva lanciato qualche decade prima e che un motivetto irresistibile e la tag line memorabile "questo messaggio si autodistruggerà..." hanno reso familiare anche a noi affezionati al genere. Dopo cinque lungometraggi bisogna ammettere che la persistente fortuna di questa particolare e atletica versione del genere spionistico si deve soprattutto al carisma e all'energia che il suo protagonista Tom Cruise profonde in tutte le pellicole. Suoi sono gli stunt della scena di apertura dove decolla aggrappato al portellone di un aereo e sue anche le corse in moto e le mille scene d'azione che costellano come al solito la pellicola, da una pericolosa missione in apnea, alle più comuni scazzottate e sparatorie.

La trama è brillante senza essere particolarmente originale: sono più le volte che abbiamo visto l'MIF rischiare più o meno seriamente lo smantellamento che quelle in cui i nostri hanno agito da "normale" protocollo e forse in un mondo che sospetta l'istituzione in quanto tale questo è il destino di ogni eroe che si rispetti (è capitato pure a Captain America...). Questo comunque non impedisce di godersi una storia che fa delle situazioni più improbabili una perenne fonte di autoironia, anche grazie all'ottima alchimia tra il protagonista  e i comprimari, in questo caso soprattutto Simon Pegg, nei panni del fedele Benji Dunn, che mette l'amicizia per Ethan anche al di sopra della fedeltà alla nazione.

A dare una marcia in più al film è però soprattutto la nuova entrata femminile, Rebecca Ferguson, nei panni della britannica Ilsa Faust, un concentrato di azione, intelligenza e citazioni assortite (non bastasse il nome e l'ambientazione marocchina della sequenza centrale, ci pensano le inquadrature iniziali a giocare sulla sua somiglianza con la Bergman di Casablanca, mentre la mossa con cui stende spesso gli avversari è debitrice a quella della Bond girl Xenia Onatopp di Goldeneye) capace di tenere testa e affascinare l'adrenalinico Hunt.

Per funzionare, non si richiede a un film d'azione di indagare chissà quali dilemmi morali, ma è comunque inevitabile che anche questi blockbuster  vivano dello spirito della loro epoca, e allora qui, a parte i soliti Mcguffin (qui una chiavetta che dovrebbe contenere i dati necessari a smascherare il Sindacato ma che ovviamente nasconde tutt'altro), la sceneggiatura di MacQuarrie ricama abilmente sul contemporaneo clima di sfiducia verso le agenzie segrete e la loro onnipresenza occhiuta, sulla mancanza di scrupoli tra alleati di facciata e sull'amoralità della realpolitik senza mai, diciamolo, rischiar di andare tanto in profondità da perdere la sua essenziale leggerezza.

Se la Mission Impossible Force riuscirà mantenere ancora questo delicato equilibrio e Tom Cruise i  suoi muscoli, le previsioni di rinascita della squadra (con o senza la bella misteriosa di turno, che ad ogni buon conto ha detto solo un arrivederci) sono di sicuro positive.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
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ANNIE - LA FELICITA' E' CONTAGIOSA

Inviato da Franco Olearo il Lun, 06/29/2015 - 22:06
 
Titolo Originale: Annie
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Will Gluck
Sceneggiatura: Will Gluck, Aline Brosh, McKenna, Emma Thompson
Produzione: Sony Pictures Entertainment,Marcy Media, Overbrook Entertainment
Durata: 118
Interpreti: Quvenzhané Wallis, Jamie Foxx, Cameron Diaz, • Rose Byrne

Annie è un’orfanella di dieci anni che vive con altre ragazze nella sua stessa condizione nella casa di miss Colleen, a cui interessano solo i soldi che il comune le versa per prendersi cura di loro. Annie continua a sperare di ritrovare i suoi genitori, anche se gli indizi di cui dispone sono pochi. Casualmente incontra Will Stack, un miliardario di New York, proprietario di una nota casa di produzione di cellulari, che ha deciso di concorrere alla carica di sindaco della città. Il suo staff è preoccupato perché Will si mostra poco simpatico e rischia di perdere le elezioni. Dall’incontro con Annie scaturisce un’idea geniale: Will adotterà temporaneamente in casa sua l’orfanella e in questo modo le sue quotazioni potranno salire alle stelle…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La piccola Annie esprime un ottimismo di fondo nei confronti della vita, in grado di contagiare chi le sta intorno ed è incapace di serbare rancore
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film si regge sul divismo della piccola Quvenzhané, la sceneggiatura riesce a trasportare efficacemente il racconto originario ai nostri giorni, ma le coreografie e i canti sono modesti
Testo Breve:

Una piccola orfana viene adottata da un  miliardario che vive solo del suo lavoro ma  che alla fine scopre, grazie a lei, il valore degli affetti famigliari. Da un musical degli anni ’70.

Questo film-musical arriva da lontano. Esattamente dal 1927, quando sul Daily News di New York,  il disegnatore Harold Gray iniziò pubblicare a puntate il fumetto sulla piccola orfana Annie. Il 1927 era l’anno della Grande Depressione e il protagonista milionario era espressione di un atteggiamento conservatore che proponeva la carità (in questo caso l’adozione di un’orfana), come  l’unico strumento esistente per risollevare le sorti dei più poveri, in alternativa all’approccio statale e pianificato previsto dal New Deal di Franklin Delano Roosevelt. Il 1970 fu nuovamente un anno di recessione e con l’occasione Brodway ripresentò la storia cercando di esprimere una maggiore armonia fra lo Stato e l’iniziativa privata.  Il musical ebbe anche una sua versione cinematografica nel 1982, per la regia di John Huston

Il film attuale sposta il racconto ai giorni nostri e FDR viene citato marginalmente solo all’inizio del film, come argomento di una lezione a scuola a cui partecipa Annie. Questa volta il miliardario si chiama  Will Stacks,  è un magnate dei telefoni e le minacce potenziali di uno stato interventista, presente nel fumetto originale, sono sostituite, nel presente racconto, da pericoli più insidiosi: l’azienda di Stack può controllare qualsiasi cittadino di New York, conoscendo tutte le loro conversazioni telefoniche degli ultimi dieci anni. Questi aspetti socio-politici sono in realtà molto attenuati, non c’è il dibattito serrato fra il miliardario e il presidente Roosevelt della versione originale ma una fotografia del potere dei media, in grado di determinare il successo o il fallimento di una campagna  elettorale solo  in base a motivazioni irrazionali ed emotive. 

Molto maggiore attenzione viene invece dedicata alla piccola Annie, magnificamente interpretata da Quvenzhané Wallis, già vista in Re della terra selvaggia: la piccola orfana è in un certo modo, il catalizzatore etico del racconto. Il suo ottimismo di fondo, la sua incapacità di serbare rancore verso alcuno, finiscono per sciogliere la corazza di Will Stacks , che ritorna con la mente, grazie a lei, ai tempi in cui, povero, cercava anche lui la sua strada, ma anche quella di miss Colleen, che si mostra burbera solo perché è stata disillusa dalla vita e ha perso la fiducia in se stessa.

Bravo anche Jamie Foxx mentre Cameron Diaz,  che ha accettato la parte quasi come esperimento per testare le sue capacità sonore e di ballerina, fornisce un’interpretazione sopra le righe.

Il racconto alla fine commuove, grazie soprattutto alla piccola star e il racconto si mantiene valido anche in questa versione ambientata al giorno d’oggi, ma la componente musical che risulta limitato, sia nelle coreografie che nei canti. Manca quel che di frizzante e di allegria esplosiva che ci si aspetta da un musical.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
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TOMORROWLAND - IL MONDO DI DOMANI

Inviato da Franco Olearo il Ven, 05/22/2015 - 10:02
 
Titolo Originale: Tomorrowland
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Brad Bird
Sceneggiatura: Damon Lindelof, Brad Bird
Produzione: WALT DISNEY PICTURES
Durata: 130
Interpreti: George Clooney, Britt Robertson, Hugh Laurie, Raffey Cassidy

Casey Newton è una ragazzina ottimista e con il pallino per la scienza, decisa a cambiare il mondo. Un giorno riceve una strana spilletta che le permette di accedere a Tomorrowland, una dimensione spazio temporale futuristica e meravigliosa. Decisa a trovare quel luogo incrocia la sua strada con Frank Walker, un inventore geniale ma ormai disilluso che Tomorrowland la conosce bene. Con il suo aiuto e con quello della misteriosa Athena dovrà impegnare per salvare il mondo dalla catastrofe…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Bisogna sempre nutrire il “lupo della speranza” piuttosto che quello del pessimismo e impegnarsi a trovare sempre nuove idee per rendere più accogliente il nostro mondo
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
L’enorme budget investito si vede tutto ma i due protagonisti non sono messi bene a fuoco e manca soprattutto un senso generale a tutta la storia, che rischia di risultare pedante fino alla banalità
Testo Breve:

Un grande budget è stato investito dalla Disney per realizzare questo Interstellar in versione teen ma nonostante autentici momenti di vera meraviglia, il film  risulta pedante fino alla banalità

Parte della delusione che si prova davanti a questa avventura futuristica targata Disney (e per cui qualcuno ha opportunamente evocato la dizione “una versione teen di Interstellar”) deriva probabilmente dalle aspettative generate dal coinvolgimento, alla regia e nella scrittura, di Brad Bird, cui si devono non solo i capolavori Pixar Gli Incredibili e Ratatouille ma anche il riuscito Mission: Impossible - Protocollo Fantasma, sua prima escursione nel cinema live action.

Non che Tomorrowland non offra momenti di autentica meraviglia, come durante il primo “viaggio” di Frank bambino e di Casey nella futuristica città del titolo, o quando la dimora dell’inventore scorbutico rivela tutte le sue ingegneristiche sorprese con un ritmo degno di un cartoon e, soprattutto, quando, in un momento di spudorata creatività cyberpunk la Tour Eiffel palesa la sua natura di rampa di lancio per un altro mondo.

L’enorme budget investito, insomma, si vede tutto, anche se ci si aspetterebbe di spendere più tempo nel mondo del titolo e invece si procede per assaggi e le visite a Tomorrowland si rivelano intermittenti come uno streaming mal funzionante e la parte centrale della pellicola, che vira nel thriller complottistico – con robot in nero, il sorriso di Jim Carrey e una certa facilità a smaterializzare gli avversari – è quella meno convincente di tutte.

 

Il problema, comunque, è soprattutto nel senso generale, pedante fino alla banalità, che culmina nel finale in un generico quanto didascalico appello all’impegno per salvare il pianeta, un misto tra un discorso motivazionale alla Steve Jobs (stay hungry stay foolish), uno spot multietnico à la Benetton e il video promozionale di una setta.

Quanto ai due protagonisti, l’ottimista Casey è un’adolescente stranamente solitaria la cui genialità capace di salvare il mondo è più suggerita che utilizzata, mentre George Clooney (scelto per suo potere di star quanto per la fama di progressista generoso e dedito alle buone cause) lascia alquanto perplessi quando con una quarantina d’anni di ritardo sembra dichiarare il suo amore adolescenziale a una androide con le fattezze di una bambina di undici anni. Hugh Laurie è il più sprecato di tutti nei panni di un cattivo dai piani veramente troppo poco chiari che a tratti assume più le caratteristiche di un fumetto alla Willy Coyote che di un avversario davvero serio.

L’impressione è che la pellicola ce la metta tutta per intercettare la voglia di cambiamento e di rivolta anti-istituzionale della generazione post occupy. ma lo faccia con un piglio da vecchio professore che rimprovera i giovani virgulti per la loro tendenza a crogiolarsi nel pessimismo. Ma quando la lezioncina, come in questo caso, sostituisce l’autentico senso di meraviglia, il rischio è che i destinatari si sentano piuttosto indottrinati che ispirati e il richiamo a “nutrire il lupo della speranza piuttosto che quello del pessimismo” assomigli più alle raccomandazioni di un manuale di self help che ai momenti più ispirati della poetica della Pixar che Brad Bird ha saputo incarnare altrove.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TIMBUKTU

Inviato da Franco Olearo il Lun, 02/16/2015 - 21:59
 
Titolo Originale: Timbuktu
Paese: FRANCIA, MAURITANIA
Anno: 2014
Regia: Abderrahmane Sissako
Sceneggiatura: Abderrahmane Sissako, Kessen Tall
Produzione: LES FILMS DU WORSO, DUNE VISION, IN COPRODUZIONE CON ARCHES FILMS, ARTE FRANCE CINÉMA, ORANGE STUDIO
Durata: 97
Interpreti: Ibrahim Ahmed (II), Toulou Kiki, Abel Jafri, Fatoumata Diawara

In un villaggio non lontano da Timbuktù durante il breve periodo, alla fine del 2012, in cui il Mali del Nord fu controllato da jihadisti affiliati ad al-Qai’da, truppe armate si aggirano per le strade per far applicare le più rigide norme islamiche e i loro tribunali funzionano a pieno regime. Le donne debbono indossare sempre il velo e i guanti, è vietato cantare o giocare a pallone. Dei giovani vengono frustrati purché sorpresi a suonare la chitarra; una ragazza è costretta con la forza a sposare uno dei guerriglieri . Kidane, che vive pacificamente tra le dune con la moglie Satima, la figlia Toya e il pastore 12enne Issan, un giorno uccide incidentalmente un pescatore ed ora anche lui deve presentarsi davanti al tribunale jihadista..

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
L’autore islamico ha scritto un’opera di denuncia contro tutte le interpretazioni violente o puramente rituali del corano
Pubblico 
Adolescenti
Una scena di fustigazione e una di lapidazione. Sono evitati dettagli cruenti
Giudizio Artistico 
 
Il regista e sceneggiatore ha scritto un’opera esteticamente molto bella, che riesce in questo modo a rendere più efficace la condanna della malvagità umana
Testo Breve:

Truppe jihadiste che hanno occupato il Mali del Nord impongono con rigore la legge del Corano. Un film esteticamente molto valido per descrivere la vita di ogni giorno sotto un regime fanatico

Per quasi sei mesi, dall’estate del 2012 all’inizio del 2013, guerriglieri jihadisti gli Ansar Dine affiliati al gruppo di al-Qai’da, presero il controllo del Mali del Nord, proclamando lo stato indipendente dell’ Azawad. Al centro del territorio occupato, abitato da popolazioni tuareg, si trova la favolosa Timbuktu, dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità, una specie di Alessandria del Sahara, famosa per la sua biblioteca ricca di antichi manoscritti, retaggio di un periodo illuminato, in stridente contrasto con il periodo in cui è ambientato il racconto. Le truppe dell’Azaward vennero sconfitte da un intervento francese a supporto delle truppe regolari del Mali.

Il regista rimase colpito, all’epoca, dalla morte per lapidazione di due giovani accusati di avere rapporti fuori del matrimonio. E’ probabilmente a loro che si riferisce la sequenza della lapidazione di un uomo e una donna a metà del racconto, senza alcun commento.  Il film costituisce un’opera corale, esteticamente molto curata, con la fotografia di Sofiane El Fani (La vita di Adele) che cerca di comprendere e farci comprendere cosa ha significato, per la popolazione tuareg, questo regime imposto da formazioni militari per le quali jihad voleva dire solo lotta a chi è infedele e non certo combattimento interiore.

Fin dalle prime sequenze, uomini armati di mitra perlustrano incessantemente le strade del paese imponendo divieti, controllando e arrestando i dissidenti: le donne devono indossare il velo e i guanti, è vietato giocare a palla, fumare o cantare.  Bisogna parlare in arabo. Il regista evita la facile scappatoia di coinvolgere emotivamente lo spettatore in un racconto fatto di spietati carnefici da una parte e inermi vittime dall' altra. Ogni personaggio, non importa da quale parte sia collocato, è visto nella sua umanità e tutti sono devoti ad Hallah e ligi alla Scahri’a. La differenza sta nell’interpretazione del Corano e le varie storie che avanzano in parallelo mostrano il contrasto fra le due impostazioni: una legalista e l'altra più umana e compassionevole, un'analogia forse voluta con il rigorismo farisaico e la buona novella portata da Gesù, presenti nel Nuovo testamento. “Dov’è la pietà, la clemenza, il perdono?” esclama l’imam locale che non esita a contrastare il capo jihadista, che ha imposto il matrimonio a una ragazza del luogo, contro la volontà di lei e della sua famiglia, con uno dei suoi miliziani in base a una sua presunta autorità.  In altri casi la legge islamica trova un’interpretazione univoca. Kindane, il protagonista, pio islamico, che durante una colluttazione ha finito per uccidere involontariamente un uomo, accetta le decisioni del tribunale jihadista perché in linea con quanto scritto nella Sahri’a: se riceverà il perdono dei familiari del defunto sarà salvo, altrimenti la morte andrà pagata con la morte. Significativa è la sequenza iniziale dove un gruppo di guerriglieri sta portando in un nascondiglio un occidentale che è stato sequestrato. Sono pieni di premure per lui: controllano che prenda le medicine di cui ha bisogno nei tempi prescritti. Il film non ci svela le sorti di quell’uomo: probabilmente sarà stato giustiziato. Sono tanti quadri che il regista mette insieme per dimostrare che il punto nodale non sta nell’avere un’indole buona o malvagia: si tratta di persone che cercano con diligenza di eseguire delle regole che sono sbagliate. “L’Islam è stato preso in ostaggio” ha dichiarato il regista in un’intervista. Lui, fedele di Allah,  assiste con sgomento a questa “cattura d’immagine” che è stata compiuta dagli jihadisti più violenti e che hanno fatto si che ad occhi estranei fosse questa l’immagine predominante della sua fede.

Dal film appare chiaro che il regista si è trovato emotivamente coinvolto in questa denuncia, ma non ha trasformato il suo lavoro in un pamphlet politico: al contrario il suo resta prevalentemente un linguaggio cinematografico. Più volte contrappone la bellezza della natura alla violenza umana. La famiglia di Kindane, lui, la moglie e una bambina, intenti a conversare gioiosamente nella loro tenda ,ad accudire pecore e mucche è espressione di una vita felice e pacifica che desidera solo restare tale. La sequenza iniziale, ripetuta anche a chiusura del film, di una inerme gazzella che fugge inseguita da un jeep di guerriglieri armati è stata assunta a simbolo di questa tragica storia.

Più volte abbiamo sperato, in questi tempi violenti, che si facesse sentire la voce di un Islam più umano e non violento. Questo film può costituisce, una prima forma di risposta.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ROMEO & JULIET

Inviato da Franco Olearo il Gio, 02/12/2015 - 19:48
 
Titolo Originale: Romeo & Juliet
Paese: Italia, Gran Bretagna
Anno: 2013
Regia: Carlo Carlei
Sceneggiatura: Julian Fellowes dalla tragedia di William Shakespeare
Produzione: MBER ENTERTAINMENT UK, SWAROVSKY ENTERTAINMENT, ECHO LAKE ENTERTAINMENT, INDIANA PRODUCTION ITALIA, IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA
Durata: 118
Interpreti: Douglas Booth, Hailee Stenfeld, Paul Giamatti, Damian Lewis, Stellan Skarsgard, Laura Morante

Romeo, romantico e sognatore, e' l'erede della casata Montecchi. Ad una festa in maschera incontra Giulietta, l'erede della casata nemica dei Capuleti e se ne innamora...Nonostante l’aiuto del saggio Frate Lorenzo, l’inimicizia tra le loro famiglie porterà la storia d’amore tra i due ragazzi ad un finale tragico.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La purezza dell’amore fra due giovani trionfa sull’odio fra due famiglie rivali
Pubblico 
Pre-adolescenti
una scena sensuale, una scena di suicidio
Giudizio Artistico 
 
Elegante adattamento, fedele al testo della tragedia che beneficia della sontuosa ambientazione lombarda. La palma della migliore interpretazione va a Paul Giamatti nella parte di frate Lorenzo
Testo Breve:

Il tentativo del regista è quello di presentare ai giovani una versione giovanilista del classico dramma di Shakespeare, con un testo molto fedele all’originale 

Una delle tragedie più celebri e conosciute di Shakespeare, nonché una delle storie d'amore più archetipiche della letteratura occidentale, la love story sfortunata di Romeo e Giulietta, trova qui un nuovo elegante adattamento grazie alla penna di Julian Fellowes, sceneggiatore di cinema e televisione, uno dei pochi autori inglesi che probabilmente non si sarebbe sentito in imbarazzo a "rimaneggiare" il Bardo.

In realtà la pellicola di Carlei si mantiene assai fedele alla tragedia shakespeariana, valorizzando al massimo le ambientazioni lombarde (gli esterni sono stati girati a Mantova) e puntando tutto sulla giovane età dei suoi protagonisti, davvero adolescenti al loro primo amore, in particolare Hailee Stenfeld, che ne Il Grinta aveva dimostrato tutta la sua tempra, e che qui tradisce tutta la fragilità, l'inesperienza e la goffaggine, ma anche la folle determinazione dei suoi 14 anni.

Se Douglas Booth, un veterano della televisione inglese in costume, e' un Romeo quasi troppo bello per essere vero (e questo per certi versi rende più credibili le palpitanti incertezze di una Giulietta poco sicura del suo fascino), anche gli altri personaggi della storia, da Mercuzio al timido Benvolio, si assestano su un'età adolescenziale che per certi versi giustifica anche le forzature "teatrali" del testo shakespeariano, anche se non sempre tutti sembrano a trovarsi a loro agio con le complesse battute del testo (qui ancor più che altrove Shakespeare esprime tutto il proprio barocco amore per il linguaggio).

La tragedia è nel suo svolgimento, tra le più scarne ed essenziali del suo repertorio: Réne Girard nota come il Bardo abbia dovuto accumulare ogni sorta di elementi esterni e disgraziati accidenti per complicare una love story di per se stessa assolutamente lineare: Romeo e Giulietta si incontrano, si innamorano all’istante e decidono si sposarsi. Non finissero così male allo spettatore farebbero quasi sorridere certi assurdi avvitarsi tipici dell’età adolescenziale, la propensione all’innamoramento assoluto di Romeo e il suo invocare il suicidio di fronte a qualsiasi impedimento, le palpitazioni si Giulietta e le sue richieste di dichiarazioni magniloquenti. Sarà per questo che in definitiva non sono nemmeno i protagonisti i personaggi più interessanti della storia.

Qui Damian Lewis regala al padre di Giulietta una vena di follia gigioneggiante che talora mostra tratti di inquietante violenza, ma di sicuro il migliore dei comprimari resta Paul Giamatti: il suo frate Lorenzo è un misto di saggezza inascoltata, fiducia nella Provvidenza (qui decisamente contorta), e sincero affetto per il suo protetto Romeo.

E se qualcuno potrebbe lamentarsi di fronte a uno Shakespeare fin troppo shakespeariano (a confronto dell'esaltata e psichedelica quanto indimenticabile versione di Baz Luhrmann con Leonardo Di Caprio), la storia in realtà si prende un paio di sottili quanto significative libertà, da un lato concedendo alla spettatore un'onirica quanto irreale possibilità di lieto fine, dall'altro rendendo ancora più dolente e drammatico il finale sulla scorta di una suggestione che era già nel balletto di Prokofiev. Resta da vedere se in un San Valentino invaso dalle 50 sfumature di Mister Gray ci sarà ancora qualcuno che preferirà l'amore assoluto di Romeo e Giulietta.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SI ACCETTANO MIRACOLI

Inviato da Franco Olearo il Gio, 01/01/2015 - 22:45
 
Titolo Originale: Si accettano miracoli
Paese: ITALIA
Anno: 2014
Regia: Alessandro Siani
Sceneggiatura: Alessandro Siani, Gianluca Ansanelli, Tito Buffulini
Produzione: RICCARDO TOZZI, GIOVANNI STABILINI, MARCO CHIMENZ PER CATTLEYA CON RAI CINEMA
Durata: 110
Interpreti: Alessandro Siani, Fabio De Luigi, Serena Autieri, Ana Caterina Morariu

Fulvio è un giovane in carriera, vicecapo del personale di un’azienda del centro direzionale di Napoli, specializzato nel tagliare i “rami secchi”. Quando  viene a sua volta licenziato reagisce violentemente colpendo il suo direttore. Viene quindi affidato per tre mesi in custodia a suo fratello, parroco del loro paese natio sulla costiera amalfitana, con l’impegno di aiutarlo a gestire una casa-famiglia dove sono accuditi sette orfanelli. In paese Fulvio ritrova sua sorella Adele, che ha un rapporto difficile con il marito e conosce Chiara, una ragazza non vedente che si occupa dei ragazzi. La crisi economica pesa anche sulla parrocchia che rischia di dover chiudere la casa-famiglia ma Fulvio ha un’idea: simula un miracolo facendo piangere la statua di S. Tommaso presente nella chiesa in modo da attirare masse di pellegrini…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il parroco di un paese svolge la funzione di guida morale per gli abitanti di un piccolo paese. Non viene definito il modo con cui Adele risolva la sua intricata situazione matrimoniale; forse con un annullamento
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Siani, regista, protagonista e sceneggiatore, sviluppa situazioni di vera comicità ma il racconto tende a disperdersi in un eccesso di citazioni. Poco approfonditi i personaggi di Fulvio e Chiara
Testo Breve:

Un paesino del Sud, raccolto intorno al suo parroco, si riscatta dalla la crisi economica simulando un avvenuto miracolo. Ci sono molte occasioni per ridere  ma i personaggi sono poco approfonditi

Alessandro Siani ,in questo suo secondo lavoro come regista e sceneggiatore dopo Il principe abusivo, conferma le sue scelte: impiega  la sua verve comica non per costruire racconti di acuta satira sociale ma per raccontarci favole semplici che hanno il doppio effetto di procurarci due ore di svago spensierato e consentirci di sognare un mondo come vorremmo che fosse o come lo è stato in passato ed ora non lo è più. Questo paesino affacciato su una stupenda costiera Amalfitana vive tutta intorno alla piazzetta centrale, dove c’è la chiesa, il bar, la bottega del barbiere e del fruttivendolo e dove transitano solo carretti trainati da asini. Tutti si conoscono, ospitali con gli esterni e pronti a battute scherzose fra di loro. Questo microcosmo che vive del poco ma è ricco di rapporti umani non viene posto in contrasto, come accadeva in Benvenuti al Sud, con un Nord consumista e frenetico ma svolge la funzione di ritorno agli affetti familiari (i tre fratelli si rivedono dopo dieci anni) e di contrasto fra i metodi di Fulvio, che persegue l’obiettivo di un rapido risultato anche in modo fraudolento e quelli del parroco-fratello, che cerca soluzioni più durature, possibilmente con la benevolenza divina.

L’aspetto positivo del film è proprio la figura di don Germano (Fabio  De Luigi), personaggio molto meglio costruito rispetto allo stesso Fulvio interpretato da Siani,  perché svolge egregiamente la sua funzione di guida morale della piccola comunità, attento  a riprendere chi sbaglia ma comprensivo delle esigenze di tutti. Ignaro del trucco organizzato dal fratello, non approva il giro di interessi che si è sviluppato intorno al presunto miracolo e chiede a san Tommaso (parla con lui come don Camillo di Guareschi faceva con il crocifisso della sua chiesa) un “segno”  di veridicità.

Ci sono nel film numerose situazioni di autentica  comicità ma ciò che si percepisce è la mancanza di una linea narrativa unitaria che si perde invece nell’abbondanza di riferimenti (l’arrivo delle autorità vaticane nel paese dove ognuno recita una parte prestabilita è una pura replica di quanto accade in Benvenuti al Sud) e in qualche inserto un po’ ruffianesco nei confronti del pubblico, come la presenza di ragazzini dispettosi  o quella di una ragazza non vedente.  

Ciò che manca all’appello è uno sviluppo approfondito della  storia sentimentale fra Fulvio e Chiara. La “conversione” del cinico vicedirettore delle risorse umane,  attratto dal solare semplicità della ragazza è solo intuita attraverso qualche sorriso e un bacio. Chiara (Ana Caterina  Morariu)  appare finta, graziosa bomboletta con un perenne sorriso sulle labbra. 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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