Non classificato

Il film non fa parte di nessuna categoria

OPERAZIONE U.N.C.L.E

Inviato da Franco Olearo il Ven, 08/28/2015 - 17:09
Titolo Originale: The Man from U.N.C.L.E
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Guy Ritchie
Sceneggiatura: Lionel Wigram e Guy Ritchie
Produzione: WARNER BROS.
Durata: 116
Interpreti: Henry Cavill, Armie Hammer, Alicia Vikander, Elisabeth Debicki, Jared Harris, Hugh Grant

Berlino anni Sessanta. Durante un’operazione di “estrazione” di Gaby, la giovane figlia di uno scienziato nucleare tedesco, Napoleon Solo, agente Cia con un passato da ladro d’arte, si scontra con Ilya Kuryakin, efficientissimo quanto instabile agente del KGB. La sorpresa che di lì a poco i due dovranno collaborare, insieme a Gaby, per ritrovare il di lei padre e impedire ai coniugi Vinciguerra di vendere a un gruppo di ex nazisti una pericolosa bomba nucleare. La collaborazione tra i tre non sarà delle più semplici…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Film di puro intrattenimento concepito negli anni ’60 che mira a mostrare la possibilità di un riavvicinamento pacifico fra americani e russi in tempi di guerra fredda
Pubblico 
Adolescenti
Scene di violenza nei limiti del genere, accenni di nudo
Giudizio Tecnico 
 
Un film ben architettato con un cast intrigante, uno stile vivace ed eccessivo, movimentate scene d’azione e un’ironia pungente
Testo Breve:

Una storia di spionaggio ricavata da una famosa serie televisiva degli anni ’60, ironica, divertente e piena di azione

Bromance, romance, azione, eleganza e split screen: ecco gli ingredienti che Guy Ritchie (già al timone dei vari Sherlock Holmes) miscela nell’adattamento di una famosa serie anni ’60 tirandone fuori un film ad alto tasso di intrattenimento.

L’operazione è ben architettata: dal cast intrigante (con Cavill forse più convincente qui nei panni dell’agente donnaiolo ed egocentrico che in quelli di Superman) allo stile vivace ed eccessivo, con le scene d’azione movimentate dagli effetti e dallo schermo che si divide a moltiplicare i punti di vista; fondamentale l’ironia pungente e lo scontro scoppiettante tra i due “maschi alpha”, talmente sicuri della propria virilità da poter bisticciare anche sull’accostamento dei capi che indosserà la loro partner…

Ritchie del resto ha dimostrato più volte di saper gestire con abilità e umorismo le coppie maschili dello schermo e anche qui, con il contributo non indifferente della brava Alicia Vikander e di un ventaglio di ottimi comprimari (tra cui il convincente british Hugh Grant), accompagna lo spettatore in una storia di spionaggio tutto sommato semplice, in cui non resta che gustarsi, per l’appunto, le acrobazie volutamente sopra le righe dei protagonisti, dei James Bond alla moda decisi a dimostrarsi l’un l’altro di essere i migliori.

Le caratterizzazioni sono convincenti, la tensione sentimentale tra l’intraprendente meccanica tedesca e il duro agente russo con un passato drammatico strizza l’occhio al pubblico femminile, almeno quando questo non è distratto dalla incontestabile presenza scenica di Cavill, spudoratamente glamour e seduttore.

L’ambientazione italiana non si fa mancare e anzi sottolinea (ma senza infastidire) l’aspetto pittoresco che ben si sposa con il generale stile visivo della pellicola, azzeccatissimo, dai costumi agli accessori (imperdibili gli occhialoni indossati dalla Vikander) e il suo passo sincopato e coinvolgente.

È chiaramente un “origin movie”, che racconta la nascita di una squadra “impossibile” nei tempi della Guerra Fredda (in questo senso siamo ben lontani dalla “serietà” degli 007), e la riuscita di questo tentativo fa pensare che ritroveremo gli agenti Solo e Kuryakin in altre avventure…

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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PROFESSORE PER AMORE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 08/25/2015 - 21:29
Titolo Originale: The Rewrite
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Marc Lawrence (II)
Sceneggiatura: Marc Lawrence (II)
Produzione: CASTLE ROCK ENTERTAINMENT
Durata: 106
Interpreti: Hugh Grant, Marisa Tomei, Bella Heathcote,

Keith Michaels è uno sceneggiatore di Hollywood di origine inglese che ha avuto il suo momento di gloria ormai 15 anni fa, quando vinse il premio Oscar per la migliore sceneggiatura originale. Da tempo ormai i suoi lavori non vengono più accettati, la moglie lo ha abbandonato e, ridotto sul lastrico, finisce per accettare il ruolo di professore di sceneggiatura all’Università di Binghamton vicino New York.

Si tratta di un gesto quasi disperato, perchè Keith non ha mai insegnato e perché è convinto  che buoni sceneggiatori si nasce, non si diventa… 

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un uomo che si considerava ormai un fallito, ritrova la gioia di vivere nell’insegnare a dei giovani l’arte dello scrivere sceneggiature
Pubblico 
Maggiorenni
Esistenza di rapporti sessuali fra un insegnante e una sua allieva senza scene esplicite. Uso di stupefacenti.
Giudizio Tecnico 
 
Un film chiaro negli obiettivi e ben costruito ma il protagonista non pare pienamente nella parte e i coprotagonisti sono tratteggiati in modo sommario
Testo Breve:

Uno sceneggiatore di Hollywood, ormai sul viale del tramonto, riscopre che può essere ancora utile insegnando la sua arte a dei giovani.  Un film positivo con qualche lacuna proprio nella sceneggiatura

“Non credo che si possa insegnare a scrivere: non si può insegnare il talento”. “Insegnare è un mestiere buono solo per dei falliti”.

Sono queste le ferme convinzioni del protagonista, uno sceneggiatore di Hollywood che ha realizzato un solo film di successo 15 anni prima e che ora è costretto ad accettare l’incarico di insegnante per un corso universitario di scrittura. Poco a poco, grazie all’empatia che si stabilisce fra lui e i suoi dieci studenti, le buone regole dello scrivere finiscono per affiorare alla mente di Keith quasi spontaneamente,  man mano che riesce a recuperare le motivazioni più profonde che avevavo contribuito a realizzare quel suo unico successo.

Il riferimento più recente a questo film sembra essere Saving Mr Banks (ma anche Nella casa di François Ozon, del 2012) che aveva cercato di entrare negli Sudio Disney per scoprire la genesi del film Mary Poppins, mostrandoci in dettaglio come un team di creativi aveva affiancato  P.L. Travers, autrice   dell’omonimo libro, per arrivare alla stesura finale della sceneggiatura.

Questo The Rewrite (il titolo originale) è meno pratico e più teorico: Keith, utilizzando molti riferimenti a film famosi, spiega, lezione  dopo lezione,  l’importanza del protagonista, che all’inizio della trama deve sempre avere un obiettivo da raggiungere o un ostacolo da superare; l’importanza dei coprotagonisti che debbono trascinare la storia e non venirne trascinati. Infine individuare il movente, l’impulso segreto che porta avanti la storia e che la può rendere appassionante agli occhi dello spettatore.

Il film riesce in modo particolarmente efficace ad armonizzare il percorso di crescita di Keith come insegnante con quello, più intimo, del recupero del senso della vita e del valore del rapporti con I suoi giovani allievi.
Keith ritrova la missione “alta” del suo lavoro: esprimere ciò che vero e ciò che è buono e fermarlo per sempre in pellicola. Al contempo si trova di fronte a qualcosa di assolutamente nuovo per lui: la gioia di poter aiutare dei giovani a valorizzare i loro talenti.

Si tratta di un film positivo nelle conclusioni anche se la realizzazione presenta alcune lacune. Prima di tutti la scelta di Hugh Grant come protagonista (ma la collaborazione professionale dell’attore con Marc Lawrence (II), il regista di questo film, è di lunga data). Questo attore irrimediabilmente inglese, che si esprime con un’ironia arguta e sottile, dà al suo personaggio un’impostazione fredda e controllata, che lascia poco trasparire le ferite di un uomo che ha toccato il fondo. Appare a suo agio solo nei momenti in cui esprime tutto il suo pessimismo, giudicando vano ogni tentativo di raggiungere la notorietà o la felicità.  

Il secondo difetto è la presenza di coprotagonisti schematizzati sbrigativamente, di semplice appoggio al protagonista: il direttore del suo dipartimento che si commuove automaticamente appena parla delle sue figlie; il collega professore di lettere, che cita Shakspeare appena ne coglie l’occasione; l’austera professoressa appassionata di Jane Austen, che cita continuamente personaggi di “Orgoglio e pregiudizio”. Solo Chiara Tomei cerca di dare calore e simpatia a una madre single impegnata ad educare due figlie e a fare mille lavoretti per mantenerle.

Un film complessivamente  interessante per gli appassionati alla  scrittura creativa e alla nobile arte dell’insegnamento. 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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QUALCOSA DI BUONO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 08/25/2015 - 21:24
Titolo Originale: You're Not You
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: George C. Wolfe
Sceneggiatura: Jordan Roberts, Shana Feste
Produzione: DARYL PRINCE PRODUCTIONS (DPP), IN ASSOCIAZIONE CON DINOVI PICTURES, 2S FILMS
Durata: 93
Interpreti: Hilary Swank, Emmy Rossum, Josh Duhamel

Kate è una pianista di musica classica di successo che può permettersi una vita agiata assieme a suo marito. La sua vita cambia quando si accorge di avere la SLA. Decide di accogliere in casa una ragazza che si possa dedicare a lei a temo pieno e la scelta cade su Bec, una studentessa di college che ha condotto fino a quel momento una vita disordinata e inconcludente. L’incontro fra le due donne porterà beneficio a entrambe…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una ragazza che conduce una vita disordinata scopre il valore trasformante del prendersi cura di chi è malato
Pubblico 
Maggiorenni
Scene di incontri sessuali, uso di droghe, turpiloquio
Giudizio Tecnico 
 
Due brave attrici caratterizzano i loro personaggi in una storia particolarmente intensa ma che tende a scivolare nel patetico
Testo Breve:

Una giovane donna benestante che ha davanti a sé una sicura vita di successi come pianista, scopre di avere la SLA. Un film intenso sul potere trasformante dell’aiuto verso chi è sofferente

Questo film è la storia dell’incontro di due donne e di una trasformazione. Una è Kate, a cui non manca nulla: un marito con cui ha una grande intesa, una bella casa e la passione per il pianoforte.  Ha 35 anni e il suo prossimo progetto è quello di avere un figlio.  L’altra è Bec, più giovane, la cui vita è alquanto incasinata: è studentessa universitaria ma tutto quello che è riuscita a combinare è diventare l’amante di un professore; aspira a farsi conoscere come cantautrice ma non ha mai il coraggio di esibirsi; consuma sesso in modo compulsivo (ogni sera cambia partner) perché per lei è un modo di stordirsi e trovare così il coraggio di iniziare una nuova giornata. “Io non sono il tipo della fidanzata” afferma decisa, appena si accorge che un ragazzo sta per innamorarsi di lei. L’elemento che determina l’incontro fra le due donne è la scoperta che Kate è affetta da SLA e che ha bisogno di una ragazza che si prenda cura di lei. Il film sembra riprendere a questo punto (ma solo a questo punto) la falsariga del successo francese Quasi amici: dopo questi due film resta assodato che per curare dei malati non premia la competenza infermieristica ma proprio il non considerare il malato un malato ma un amico con cui farsi insieme due risate.

Se questo è lo spunto iniziale, il film diverge dal capolavoro francese perché non è l’assistente che reca sollievo al malato ma è la giovane Bec che subisce una profonda trasformazione. Quando la madre le dice che sta perdendo il suo tempo stando accanto a Kate e quest’ultima la vuole licenziare in modo che possa ritornare ai suoi studi, Bec le risponde semplicemente:” sto facendo qualcosa di positivo”. Più cercano di allontanarla, più lei decide di restare. Comprende che è qualcosa che non fa fare carriera, né avere soldi ma che la sta trasformando dal di dentro. Diverso è l’atteggiamento di Kate.  Non c’è la ricerca di una facile scorciatoia tramite l’eutanasia ma quella di una morte dignitosa, senza l’ausilio del respiratore o altri mezzi di sostegno.  Il suo è un atteggiamento stoico, quasi crudele: allontana il marito perché non vuole che si sacrifichi per lei e altrettanto cerca di fare con Bec. Quello che appare essere un tentativo di ritrovare la propria dignità è in realtà una forma di egocentrismo: Kate non vuole accettare di essere oggetto passivo di amore, non vuole accettare di essere l’altro, il ferito, nella parabola del samaritano. Kate non comprende che anche la malattia è una ricchezza,  non ha capito che si possono aiutare gli altri anche in questo modo insolito, diventando bisognosi della loro attenzioni.

Il film è assolutamente laico, senza riferimenti religiosi; in effetti, quando Kate e Bec cercano di esprimere la voglia di vivere non trovano meglio altro da fare che ubriacarsi  e fumare erba.

Il film beneficia di una buona chimica fra le due attrici ma a volte certi passaggi del racconto stimolano nel patetismo.

Il film racconta in parallelo la storia di un’altra coppia di anziani dove lei è affetta da SLA. Quando lei muore, durante la cerimonia funebre, il marito dichiara: “non siamo stai mai uniti come in questi ultimi quattro anni”

Sono le più belle parole del film.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TRANSPARENT

Inviato da Franco Olearo il Mer, 07/15/2015 - 11:25
Titolo Originale: Transparent
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Jill Soloway
Sceneggiatura: Jill Soloway
Produzione: Amazon Studios
Durata: dal 9 luglio su SKY ATLANTIC
Interpreti: Jeffrey Tambor,Amy Landecker, Gaby Hoffmann, Jay Duplass, Judith Light

Morton L.Pfefferman, un docente universitario di scienze politiche in pensione nonché divorziato da anni, convoca i figli Sarah, Josh e Ali per rivelare il suo segreto, vuole finalmente vivere come una donna. I Pfefferman si riuniscono intorno a una tavola. Singolare il loro modo di mangiare, si sporcano di salsa e di cibo faccia e abiti, non regna certo il galateo in casa loro.

Nel linguaggio non verbale del film tutto ha un significato che scopriremo dopo:

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film rappresenta un’interpretazione inappuntabile dell'ideologia gender e della cultura post umana in cui la nostra società sta scivolando. Non sembra esserci null’altro di importante da fare se non il sesso
Pubblico 
Sconsigliato
Uso di droghe, scene di orge, un aborto compiuto con molta leggerezza, turpiloquio
Giudizio Tecnico 
 
Questo Serial TV rientra in quelle alte prove stilistiche a cui siamo abituati con le produzioni d’oltreoceano anche se non c’è grande valore nell’attirare scandalizzando. Vincitore di due Golden Globe nel 2015
Testo Breve:

Un padre di tre figli, sulla soglia dei settant’anni decide di rivelare il suo segreto: vuole vivere da donna ma i figli hanno una vita molto più confusa e disordinata del  padre. Il serial rappresenta un’interpretazione inappuntabile dell'ideologia gender e della cultura post umana

 

Transparent 2Morton L.Pfefferman, un docente universitario di scienze politiche in pensione nonché divorziato da anni, convoca i figli Sarah, Josh e Ali per rivelare il suo segreto, vuole finalmente vivere come una donna. I Pfefferman si riuniscono intorno a una tavola. Singolare il loro modo di mangiare, si sporcano di salsa e di cibo faccia e abiti, non regna certo il galateo in casa loro.

Nel linguaggio non verbale del film tutto ha un significato che scopriremo dopo:

Cominciamo con Sarah. Sposata con Len, lascia il marito per tornare con la sua vecchia fiamma,Tam, la compagna del college. Con lei, tra morbosità e gelosia si consuma sesso lesbico, sembra non esserci altro tra loro. Josh, molestato dalla babysitter nel periodo della pubertà, senza che i genitori intervenissero, ha problemi gravi di relazione con le donne, non riesce a creare un rapporto stabile. La più giovane delle figlie, Ali, è una creatura “ della terra di mezzo”, per citare il commento della commessa di una boutique.Transparent 3

Ali passa dal sesso perverso, a una relazione con un trans che gioca con lei con un pene artificiale perché è biologicamente una donna, successivamente lo lascia e alterna il suo vestire da donna provocante a quello da uomo in giacca e cravatta. Non sa chi sia, non lavora. Eppure è una persona che fa tenerezza, è l’unica che provi compassione per l’attuale marito di Shelly, malato terminale, al quale non vuole venga praticata l’eutanasia. Nei flash back la vediamo adolescente e sola, abbandonata a se stessa in una famiglia disgregata dove la comunicazione non esiste. Mort prova un affetto particolare per Ali, dice “che condivide con lui il gene della depressione”. La coccola, le da i soldi, non la esorta a trovare un lavoro. Una volta che Mort decide di vivere come una donna, le cose sembrano “aggiustarsi” nella sua famiglia.

Nell’ultima puntata, per la prima volta alza la voce contro la figlia, e quel rimprovero duro a lei fa bene, inconsciamente lo desiderava da tempo. Mort fa finalmente il padre, sebbene ora sia vestito da donna e i figli lo chiamino “mapa’”. Josh si innamora seriamente di una rabbina, e nell’ultima puntata appare un figlio già adolescente, nato anni prima dalla relazione tra lui e la babysitter, che prega in nome di Gesù prima di mangiare.

giasoneSarah decide di sposarsi con Tam e questo è ritenuto positivo perché almeno ha un progetto di vita. C’è veramente di tutto in “Transparent” che rientra in quelle alte prove stilistiche a cui siamo abituati con le serie d’oltreoceano.

La vicenda personale di Mort sembra tuttavia marginale e, di per sé, è mostrata con garbo. Le vite dei personaggi di contorno dominano molto di più, in tutta la loro sconfortante realtà. Mentre per Mort il sesso non è così enfatizzato, per i figli viene vissuto come un’autentica ossessione.

Il film rappresenta un’interpretazione inappuntabile dell'ideologia gender e della cultura post umana in cui la nostra società sta scivolando. “Siamo solo corpi, alcuni hanno il pene altri no” è quanto dice a Camp Camellia, un villaggio trans, la moglie di uno di loro che ha deciso di accettare la transessualità del marito. I vari personaggi hanno bisogno di perdere i loro confini culturali e biologici per essere se stessi e per dar voce al bisogno di conformità con il mondo che li circonda. Tutto questo a scapito dei sentimenti e delle emozioni. Ogni aspetto della realtà viene vissuto con fredda indifferenza, anche i traumi originari, che hanno potuto causare l'orientamento sessuale, vengono disconosciuti. Le dinamiche relazionali e quelle psicodinamiche, come la forzata simbiosi con le figure femminili e i traumi edipici, non vengono neppure accennati. Eppure tutto accade in una famiglia ebrea, della borghesia, in un ambiente quasi freudiano. Ma nessun riferimento alle dinamiche scoperte dal fondatore della psicoanalisi, che in effetti sono alla base delle scelte sessuali dei protagonisti. Individuare la causa di tutto ciò nel disagio di Mort, che ha dovuto reprimere la sua transessualità , è semplicistico. La risoluzione dei vissuti dolorosi poi avviene sulla scia di espedienti tesi a superare ogni limite imposto. Non esiste il desiderio, non esiste l'amore, non esiste la relazione con l'altro, non esiste l'altro. Solo io senza un tu o un noi, solo l'assenza di un limite e la morte, come unico limite reale. La scena più toccante è la morte della trans nel quartiere gay dove il protagonista è andato a trovare il collega della terapia di gruppo nel centro LGBT, e quella che segue il funerale dell’attuale marito di Shelly nell’ultima puntata. Come abbiamo già messo in evidenza, nel finale appare un miglioramento, una prospettiva affettiva più alta nei giovani Pfefferman, ma non è poi così credibile. La rabbina non vuole Josh, non si fida, e Tam sembra troppo egocentrica alla maniera dei maschi per innamorarsi. Infine Ali che farà?

Le immagini che fanno da sfondo ai titoli di testa mostrano scene di vita familiare collocabili intorno agli anni ’90, girate da una telecamera amatoriale: feste di compleanni, raduni generazionali, balli, commemorazioni, sorrisi, gioia. Come a dire che la famiglia tradizionale ormai non esiste più, che il mondo se ne faccia una ragione. Rimane l’uomo solo, smarrito, infelice, tutto il resto è superato o in realtà era solo un inganno culturale, dipende dai punti di vista.

“Essere vivi è essere tristi” dice il tassista ad Ali.

Su gentile concessione di www.istantv.it

 

Autore: Alessandra Caneva
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TERMINATOR GENISYS

Inviato da Franco Olearo il Gio, 07/09/2015 - 13:54
Titolo Originale: Terminator Genisys
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Alan Taylor
Sceneggiatura: Laeta Kalogridis e Patrick Lussier
Produzione: PARAMOUNT PICTURES E SKYDANCE PRODUCTIONS
Durata: 119
Interpreti: Arnold Schwarzenegger, Emilia Clarke, Jay Courtney, Jason Clarke, J.K.Simmons

In un futuro post apocalittico dominato dalle macchine, il giovane Kyle Reese viene inviato indietro nel tempo dal leader della resistenza John Connor; la sua missione è salvare Sarah Connor, madre dell’ancora non nato John, dall’attacco di un Terminator, robot con sembianze umane apparentemente indistruttibile. Giunto nel passato, però, Kyle scopre che le cose non stanno come gli è stato raccontato e che il corso degli eventi può ancora cambiare. A restare fissa la sua devozione per la combattiva Sarah, inaspettatamente difesa a sua volta da un Terminator vecchio modello

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Nonostante molti cerchino di dominare il presente modificando il passato, ognuno resta l’unico responsabile delle proprie azioni
Pubblico 
Adolescenti
Numerose scene di violenza, accenni di nudo.
Giudizio Tecnico 
 
Film ad alto tasso spettacolare, che però non conquista fino in fondo a causa di una sceneggiatura che si muove in un universo narrativo già molto esplorato e che, pur di offrire spunti originali, complica notevolmente la narrazione
Testo Breve:

Questa quinta versione della saga di Terminator è tripudio di action condita di un certo umorismo ma il carisma degli interpreti non è sufficiente a salvare una sceneggiatura alquanto pasticciata

Il nuovo capitolo, dichiaratamente ri-fondativo, della saga inaugurata nel lontano 1984 da James Cameron, parte dal futuro per tornare al passato e cercare raccontare in modo in qualche misura nuovo una storia ormai entrata nell’immaginario cinematografico collettivo. Per farlo ricorre a una notevole complicazione dei paradossi temporali a cui ora si intersecano linee temporali parallele e alternative all’interno delle quali si muovono sia i robot assassini che le loro prede umane. Curiosamente l’unico obbligato a una temporalità “normale” è il vecchio Terminator (vecchio ma non obsoleto, come recita una tag line – battuta ripetuta – del film), interpretato con notevole autoironia da Arnold Schwarzenegger, che in questa versione ha protetto Sarah fin da quando era bambina e ha così guadagnato il soprannome di “papà”.

Ce n’è abbastanza per confondere il povero Reese interpretato da Jay Courtney, che si vede sfilare il ruolo di eroe romantico da un parte da una damigella un po’ troppo a suo agio con le armi da fuoco e dall’altra da un cyborg iperprotettivo. Nonostante tutto, come da copione, non potrà fare a meno, comunque, di amare la dura Sarah e di rischiare tutto per lei, fino a superare i suoi pregiudizi contro le macchine…

Disseminato di riferimenti alle pellicole precedenti della saga (nonché di riusciti product placement), il film di Alan Taylor esibisce spettacolari scene di inseguimento e scontri esplosivi che a un certo punto coinvolgono anche un avversario inaspettato.

Infine, per svecchiar ulteriormente la trama, gli autori danno una nuova origine al dominio delle macchine (sventato nel 1997, ma ripresentatosi vent’anni dopo), legandolo a un moderno sistema per connettere e connettersi attraverso la rete…

Eppure, in questo tripudio di action condita di un certo umorismo, non bastano queste accortezze a rendere il film memorabile. Da una parte forse non è sufficiente il carisma degli interpreti (soprattutto la Sarah Connor di Emilia Clarke – forte quasi solo di un passato televisivo) a far dimenticare i loro vari predecessori, dall’altra forse proprio il concept del film (la diffusione di macchine in rivolta contro l’uomo attraverso la rete) era stato “bruciato” da un’analoga trovata nell’ultimo film dedicato agli Avengers, Age of Ultron. Sta di fatto che, pur offrendo sicuramente un alto tasso spettacolare, il film non conquista fino in fondo né offre insight particolarmente nuovi su un universo narrativo già molto esplorato. Anche il finale “aperto” che mette in discussione alcuni degli assunti della saga, lascia una limitata curiosità che, insieme ai non esaltanti risultati al botteghino, potrebbe davvero “terminare” la serie…

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GIOVANI SI DIVENTA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 07/08/2015 - 19:38
Titolo Originale: While We're Young
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Noah Baumbach
Sceneggiatura: Noah Baumbach
Produzione: SCOTT RUDIN PRODUCTIONS
Durata: 97
Interpreti: Ben Stiller, Naomi Watts, Adam Driver, Amanda Seyfried, Charles Grodin

Josh e sua moglie Cornelia hanno superato i quarant’anni. Lui è un documentarista ma la sua ultima opera, che lo sta impegnando da ormai otto anni, non è ancora finita. Cornelia lavora come produttrice per suo padre Leslie, un affermato documentarista. La loro vita scorre tranquilla ma è rattristata dalla mancanza di figli e lei, dopo due gravidanze difficili senza successo, ha cessato di sperare. Per questo motivo non si trovano in piena sintonia con i loro amici di vecchia data Fletcher e Marina, totalmente assorbiti nell’accudire la loro piccola figlia. Un’insolita sintonia si stabilisce invece con la coppia Jamie e Darby, di vent’anni anni più giovane: Josh e Cornelia ritrovano, grazie a loro, vivacità e spirito di iniziativa, partecipando agli eventi più “in” di New York. Anche Darby è un documentarista e Josh lo ammira per la sua capacità assorbire velocemente tutte le novità senza essere un perfezionista come  lui. In realtà la situazione è alquanto diversa…. 

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il protagonista svolge il suo mestiere di documentarista con grande rispetto per la realtà e riconosce il valore insostituibile dell’amore coniugale
Pubblico 
Maggiorenni
Tematiche familiari da adulti, uso di droghe
Giudizio Tecnico 
 
Il regista e sceneggiatore Noah Baumbach sviluppa un film a più piani curando particolarmente i dialoghi e appassionando lo spettatore su tematiche di validità universale
Testo Breve:

L’incontro fra due coppie che hanno fra loro vent’ anni di differenza  è l’occasione per confrontarsi sul proprio approccio alla realtà, sugli affetti coniugali ,sulla spregiudicatezza da loro adottata sul lavoro

La prima impressione, alquanto netta, che si ricava dalle prime sequenze, è quella di trovarsi di fronte a un film di Woody Allen. Ce lo suggerisce l’ambientazione newyorkese, il fatto che tutti i  protagonisti siano degli intellettuali, il gusto per la conversazione arguta (Ben Stiller va benissimo come alter-ego di Woody), senza contare una certa disinvoltura, ma il tema è appena accennato, negli scambi di coppia. Man mano che il film progredisce, il tema che sembra prendere il sopravvento è quello del confronto generazionale. Josh è in piena crisi creativa, bloccato nel suo perfezionismo; costretto a sentirsi dire dal suo medico, che a 44 già soffre di artrite mentre Cornelia apprezza la libertà di cui dispone per non avere figli ma un fondo di malinconia vena la sua esistenza. Sul fronte opposto ci sono Jamie, aspirante cineasta e Darby  che assorbono avidamente e indistintamente tutto ciò che la vita offre loro, dalle ultime mode al gusto per il vintage. Contagiati dal confronto, Josh e Cornelia, cessano di essere la coppia che “va a letto alle 11” e accettano di partecipare con loro ai festini Street Beach, alle cerimonie Ayahuasca (nel contesto di un liturgia pseudo-indiana, si beve un intruglio drogato che fa vomitare, per liberare l’anima dagli spiriti malvagi). Mentre Cornelia segue  Darby iscrivendosi a una scuola di ballo hip-hop, Josh decide di muoversi per New York solo in bicicletta. Il terzo volto del film si presenta subito dopo ed è quello del thriller. Josh, messo sulla strada da alcuni indizi, sospetta che l’amicizia di Jamie sia tutt’altro che spontanea, ma voluta per riuscire ad avvicinare il suo illustre suocero. Solo verso la fine, il film mostra il suo aspetto più interessante e profondo. Lo sconto generazionale (le generazioni sono tre, incluso il padre di Cornelia, Leslie) diventa un confronto d’idee sull’etica dell’immagine, sul modo di percepire e presentare la realtà.

Un  confronto che si sviluppa su due piani: da una parte il discorso ad effetto  e di pura circostanza di Leslie durante la serata a lui dedicata: ““noi abbiamo conosciuto la verità non dicendovi quello che pensavamo ma facendo in modo che il mondo si rivelasse a noi da se stesso…”, dall’altra lo scontro fra Darby, colpevole di aver modificato la realtà per renderla più cinematografia e Josh, che da anni insegue la purezza dell’obiettività. Entrambi cerano il successo ma Josh ancora rispetta il mondo che ha davanti a se, mentre Darby lo manipola per piegarlo ai suoi desideri. La loro distanza è anche più profonda e verte sul senso stesso del possesso.  Darby, che appartiene alla generazione di Twitter, Facebook, Youtube,  è abituato condividere tutto indistintamente: “nessuno possiede nulla ma se una canzone mi piace diventa mia” afferma. Per John questo non è condividere ma rubare. Per lui la realtà ha un’esistenza a se stante che va rispettata e protetta. Il vecchio Leslie, chiamato a fungere da mediatore, risponde nel peggiore dei modi, cioè relativisticamente: “perché le cose debbono per forza essere in un modo o nell’altro? Le cose cambiano”.

Josh ne esce sconfitto ma in un modo che non riveliamo, manifesta il suo modo migliore per dimostrare che non si accontenta di una realtà costruita a sua misura  ma rispetta quella che gli sta innanzi: in questo caso  l’amore per sua moglie: “è difficile trovarmi ogni giorno davanti a me qualcosa di grande e doverlo ammettere”

Il regista e sceneggiatore Noah Baumbach  sviluppa il suo racconto  con grande attenzione ai dialoghi e al confronto caratteriale e  ideologico dei personaggi (meno riuscite le figure femminili) e riesce ad affrontare in modo appassionato e appassionante temi importanti come il nostro rapporto con la realtà.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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WHY DID I GET MARRIED

Inviato da Franco Olearo il Gio, 07/02/2015 - 07:42
Titolo Originale: Why Did I Get Married
Paese: USA
Anno: 2007
Regia: Tyler Perry
Sceneggiatura: Tyler Perry
Produzione: Tyler Perry, Reuben Cannon
Durata: 113
Interpreti: Tyler Perry , Janet Jackson, Jill Scott, Malik Yoba Sharon Leal, • Michael Jai White, Richard T. Jones,Tasha Smith

Quatto coppie afroamericane di mezza età e professionisti middle-class, si conoscono fin dai tempi del college e hanno l’abitudine di riunirsi per una settimana una volta all’anno, senza i figli, per ritrovare lo spirito di coppia. Questa volta hanno scelto un isolato chalet fra le nevi del Colorado ma l’iniziativa si rivela subito difficile. Dianne è un avvocato in carriera che pensa solo al lavoro e trascura le richieste del marito Terry per avere un secondo figlio; Patricia è un’autrice di successo ma i rapporti con il marito Gavin si sono raffreddati da quando per un incidente d’auto, di cui lei è in parte responsabile, hanno perso il loro unico figlio. Molto litigiosa è la coppia Angela-Marcus, perché lui ha avuto due figli da una precedente relazione e Angela non sopporta la sua ex–moglie. Infine Mike continua a prendere in giro Sheila perché non è capace di dimagrire e con molta faccia tosta ha invitato allo chalet la loro amica single Trina, che in realtà è la sua amante. Occorrerà molto impegno perché le quattro coppie ritrovino la loro armonia.. .

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Tre coppie sul procinto di lasciarsi, riescono a ritrovare le ragioni per restare insieme e il coraggio per chiedere perdono
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune situazioni di tensione familiare e franche discussioni su tematiche sessuali. Un caso di violenza coniugale
Giudizio Tecnico 
 
Il regista e sceneggiatore è bravo nel rappresentare con vivacità alcune situazioni di coppia, ma il mettere insieme nello stesso film quattro situazioni coniugali diverse tradisce una certa artificiosità nel voler portare avanti le proprie tesi
Testo Breve:

Da un autore cristiano riformato, il racconto di quattro coppie che si concedono una settimana di vacanza senza figli per ritrovare il loro affiatamento ma l’obiettivo sarà molto più difficile del previsto

Sheila cerca di raggiungere da sola, in macchina, lo chalet di montagna ma rischia di perdersi: “salirò su quella montagna per salvare il mio matrimonio. Dio, dammi una mano. Tu sei il Signore di tutte le cose. Gesù, dammi una mano”. In una diversa circostanza, Terry si rivolge al suo amico, contento perché è riuscito finalmente a trovare una decente situazione lavorativa e gli confida di aver pregato molto per lui. Sono questi alcuni dei pochi riferimenti alla fede cristiana: una scelta di stile di Tyler Perry, qui sceneggiatore, regista, produttore e attore, mentre i suoi precedenti lavori, come Amori e sparatorie, Riunione di famiglia con pallottole e la commedia teatrale che porta lo stesso nome di questo film, avevano, in modo più palese, l’obiettivo di porre la fede come fondamento dei rapporti coniugali.  Con questo film l’autore, di fede cristiana riformata,  ha voluto concentrarsi sulle motivazioni più umane del “perché mi sono sposato?”.
Le coppie sono quattro e i problemi sono tanti, spesso inconfessati. In una scena-madre, molto teatrale, quando si trovano tutti a tavola, un banale battibecco fa scatenare la voglia di rivelare, per ripicca, i segreti che uno dei due partner ancora non sa. Si tratta di una tempesta che investe tutte e quattro le coppie e la vacanza viene sospesa.

Tyler Perry è bravo nell’entrare con freschezza e vivacità nell’intimità delle coppie, compresi i loro problemi sessuali anche se gli uomini sembrano proporre il solito cliché del maschio conquistatore e fedifrago, mentre le figure femminili sono molto meglio tratteggiate.  Come Angela, sempre pronta a usare la lingua come strumento di battaglia ma sempre sincera e incapace di ipocrisie o Sheila, costretta a subire le umiliazioni che le infligge il marito a causa della sua taglia oversize ma desiderosa di riconquistare la fiducia in se stessa e rendersi finalmente autonoma. Come può essere facilmente intuibile, le quattro coppie, tranne una, sapranno trovare il modo di ritornare a vivere insieme, perché uno dei due avrà trovato il coraggio di chiedere perdono. Il caso di Sheila e Mike è invece irrimediabilmente minato dalla mancanza di stima di Mike nei confronti della moglie.

L’autore mantiene l’impegno di trovare motivazioni “solo umane” per rispondere alla domanda presente nel titolo, ma è forse questo l’aspetto che manifesta maggiore perplessità.

Durante lo sviluppo della storia vengono presentate due regole. La prima è quella dell’80/20: si può trovare in una ragazza quel 20% di aspetti gradevoli che mancano alla propria moglie/marito, ma bisogna ricordarsi che c’è sempre l’80% che ti porta a restare uniti. La seconda regola è quella della lista: scrivere su un foglio tutti i motivi per i quali restare insieme e sul retro i motivi che porterebbero alla decisione di  lasciarsi. Se la prima lista supera la seconda, bisogna fare di tutto per restare insieme.

Si tratta di regole cinematograficamente efficaci, ma danno al matrimonio un aspetto terribilmente contrattuale, frutto di un inesorabile calcolo di convenienza. C’è ben poco di quanto raccontato in Fireproof, che resta il modello ancora non superato di soluzione cristiana a una crisi matrimoniale. In esso si parlava di amore oblativo, di donazione reciproca, di vivere per l’altro abbandonando i propri egoismi.

Il film viene periodicamente riproposto sul canale Sky Family in italiano ed è disponibile in DVD in inglese/francese/tedesco

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA REGOLA DEL GIOCO

Inviato da Franco Olearo il Mer, 06/17/2015 - 19:20
Titolo Originale: Kill the Messenger
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Michael Cuesta
Sceneggiatura: Peter Landesman
Produzione: BLUEGRASS FILMS, THE COMBINE
Durata: 111
Interpreti: Jeremy Renner, Rosemarie DeWitt, Ray Liotta, Paz Vega, Andy Garcia

Gary Webb è un giornalista che lavora per il San José Mercury News, un giornale californiano di media tiratura. Nell’ambito di una sua inchiesta conosce la donna di un boss della droga che gli fornisce alcuni indizi che appaiono interessanti. Gary prosegue la sua indagine e viene a scoprire che durante gli anni ’80 la CIA finanziava i guerriglieri Contras in Nicaragua con i proventi della vendita della droga nella California del Sud. La notizia viene pubblicata e Gary si gode il suo momento di gloria. La sua felicità dura poco: le altre grandi tirature, il Washington Post, Il New York Times, il Los Angeles Times, pubblicano degli articoli dove viene messa in dubbio l’attendibilità della sua indagine…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un giornalista ritiene giusto continuare tenacemente a inseguire verità scottanti, nonostante le ostilità di tutti
Pubblico 
Adolescenti
Linguaggio crudo e tematiche collegate con lo spaccio di droga
Giudizio Tecnico 
 
Il regista riesce a raccontare una storia avvincente grazie anche all’ottima interpretazione di Jeremy Renner, ma lo sviluppo appare debole soprattutto nei risvolti familiari della storia
Testo Breve:

La storia vera di un giornalista che riuscì, negli anni ’90, a scoprire il coinvolgimento della CIA nel traffico della droga per sostenere la controrivoluzione in Nicaragua ma la reazione gelosa delle altre testate giornalistiche e l’influenza della CIA decretarono il fallimento della sua carriera

I film statunitensi ambientati nel mondo del giornalismo sono ormai tanti.

Quasi tutti esaltano la funzione indispensabile che la stampa svolge per garantire il diritto alla libertà di espressione ..

Alcuni si sono concentrati sugli aspetti investigativi di questa professione: il più famoso di tutti è stato Tutti gli uomini del presidente -1976,sullo scandalo Watergate,  così come  Insider-dietro la verità contro il monopolio del tabacco. Altri hanno approfondito i meccanismi di questo mestiere e i suoi valori etici, come Good night, and good luck -2005 o il serial televisivo Newsroom. In altri ancora gli affari privati si mescolano con il lavoro, come La signora del Venerdì-1940, Prima pagina-1974 o Piombo rovente-1957. Alcuni hanno denunciato comportamenti scorretti dei giornalisti, come L’asso nella manica-1951 o L’inventore di favole-2003.

Questo Le regole del gioco si pone a cavallo fra un’indagine investigativa e l’analisi dei meccanismi comportamentali di una redazione. La prima parte del film prende le forme di un thriller, man mano che Gary riesce ad alzare il coperchio di una pentola che ancora scotta. Si sposta fino in Nicaragua per raccogliere testimonianze dirette e viene intimidito dalla CIA ma lui decide di andare dritto per la sua strada. Il suo giornale pubblica l’inchiesta in un modo che all’epoca, nel 1997, era ancora pioneristico: il suo “Dark Alliance” viene pubblicato su Internet e quindi messo a disposizione di tutti.

Nella seconda parte assistiamo alle reazioni innescate da una tale notizia-bomba. La Cia nega, le grandi testate giornalistiche americane, invidiose per lo scoop che è fuggito loro di mano, iniziano a ricontrollare gli indizi presentati da Web mettendo in dubbio la loro attendibilità. Anche la sua vita privata viene messa a setaccio.

La storia raccontata nel film è realmente accaduta e desta tuttora perplessità e spunti di discussione. Ancora oggi, nel commentare l’uscita del film, le grandi testate giornalistiche U.S.A. hanno continuato a ripetere che l’indagine di Gary mancava di prove attendibili. Si tratta ormai di polemiche superate perché la CIA alcuni anni dopo i fatti, fu costretta ad ammettere le sue responsabilità, confermando quindi la tesi di Gary.

La seconda parte del film è meno lucida della prima: all’interesse per il disvelamento progressivo dall’indagine investigativa non fa seguito una ripresentazione adeguata della tensione che si venne a creare intorno a Gary Web: il progressivo isolamento di Gary viene diligentemente raccontato, in modo cronachistico. I quadretti di intimità familiare, che si alternano alle vicende professionali, risultano semplicistiche, da serial televisivo (italiano)..

Il film si sostiene complessivamente bene grazie all’interpretazione di Jeremy Renner, che impersona un giornalista tranquillo, senza particolari ambizioni ma con la determinazione  di andare fino in fondo nella ricerca della verità, anche quando tutti gli hanno volato le spalle, incluso il suo stesso giornale.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DIAMANTE NERO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 06/16/2015 - 13:00
Titolo Originale: Bande de filles
Paese: FRANCIA
Anno: 2014
Regia: Céline Sciamma
Sceneggiatura: Céline Sciamma
Produzione: HOLD-UP FILMS & PRODUCTIONS, LILIES FILMS, IN ASSOCIAZIONE CON ARTE FRANCE CINÉMA
Durata: 112
Interpreti: Karidja Touré, Assa Sylla, Lindsay Karamoh, Marietou Touré,Idrissa Diabate

Marienne è una ragazza di colore di sedici anni, che vive in una banlieue parigina. La mamma (il padre è assente e il fratello maggiore ne svolge il ruolo in modo rozzo e sbrigativo) cerca di guadagnare qualcosa come donna delle pulizie, mentre Marienne, oltre ad andar a scuola, deve prendersi cura delle due sorelle minori. La ragazza non va bene negli studi: ha già ripetuto due volte lo stesso anno e ormai non può più andare al liceo come desiderava. Non ha intenzione di iscriversi a una scuola professionale e non sa più cosa fare. In questo frangente conosce tre ragazze di colore come lei che la invitano a entrare nella loro banda…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
L’adolescente Marienne, nel cercare se stessa, finisce per lasciarsi alle spalle tutti gli affetti familiari e la prospettiva di una vita semplice ma onesta. Film costruito intorno all’ideologia dei gender
Pubblico 
Maggiorenni
Situazioni di tensione familiare. Un amore adolescenziale senza immagini di nudo. Per comprendere l’ideologia che il film trasmette, occorre maturità di giudizio
Giudizio Tecnico 
 
La regista-sceneggiatrice Céline Sciamma è molto brava nel riprodurre con freschezza e spontaneità la vita e i dialoghi di ragazze adolescenti. Il film è vincitore di quattro premi internazionali. L’autrice non riesce però a nascondere l’ideologia che sottende tutto il racconto
Testo Breve:

Marienne, adolescente di colore che vive in una banlieue parigina, cerca di sfuggire dall’indipendenza dai maschi e dal suo stesso essere donna. Il primo film che sviluppa in modo lucido, in forma narrativa, l’ideologia dei gender

Marienne sorride felice al suo ragazzo Ismael che le ha appena chiesto di sposarlo. “Vuoi  che io diventi la tua piccola moglie e che ti dia dei figli?” domanda Marianne dandogli un bacio, in segno di riconoscenza per la manifestazione di affetto ricevuta ma subito dopo diventa seria: “non posso:  non è la vita che voglio”.

E’ il punto tornante del film, che segna una svolta irreversibile nella  vita di Marienne, alla ricerca spasmodica della sua identità. 

Una ricerca iniziata molto presto quando, vista l’impossibilità di iscriversi al liceo (miraggio per lei di una tranquilla vita borghese come tante ragazze bianche) a causa delle sue scarse performance scolastiche, si rifiuta di iscriversi a un corso professionale e inizia a vagabondare per le strade del centro di Parigi con altre tre ragazze che vivono di furtaelli compiuti nei centri commerciali.

Si tratta di una moda che ormai ha molto ben attechito nelle fiction più recenti (basti pensare al pluripremiato Breaking Bad e al suo spin-off Better call Saul): è sufficiente che la società chiuda qualche porta per sentirsi da subito autorizzati a infrangerne le regole, avviandosi sulla strada della delinquenza. Non c’è nessuna ricchezza interiore, nessun retroterra culturale che possa invitare la protagonista a organizzare la propria vita intorno a dei principi validi in assoluto. Resta aperta solo la ricerca del modo più facile “per fare quello che vuoi fare” come sentenzia Lady, il capo della banda delle ragazze. L’animo di Marienne, che ora si fa chiamare Vic, è come un guscio vuoto che lei cerca di riempire andando per tentativi, in modo pragmatico.  Si inserisce in certi ambienti per comprendere se in questo modo ha trovato se stessa ma è subito pronta a spostarsi in un altro, con un approccio molto liquido.  

La regista e sceneggiatrice Céline Sciamma è molto brava nel calarsi nella vita di comunità costituite da bambini o da adolescenti; lo aveva già mostrato nel suo precedente  Tomboy dove si era calata  con sensibilità, quasi con precisione antropologica, nei dialoghi e nei giochi  di ragazzi di dieci anni .  Ora, in questo Bande de filles (il titolo originale è più appropriato) ritrae con pennellate vivaci un gruppo di adolescenti, desiderose di ballare cantare, di truccarsi e di mettersi vesti eleganti, ma  anche di piangere solo per aver perso a una partita di minigolf  o di affrontare una banda avversaria a calci e pugni.  Il film ha raccolto quattro premi internazionali e undici nomination fra cui quattro al Cèsar 2015.

Molto meno riuscità è l’ambientazione del film nella banlieue parigina, priva delle tensioni sociali che ci si aspetterebbe, ma  il realismo non è l’obiettivo della regista, quanto quello di sviluppare  una sua particolare idelogia, già presente in nuce nel precedente Tomboy.

Si può dire che questo lavoro costituisca il primo film dove sia lucidamente proposta, in forma narrativa, l’ideologia dei gender.

In questa prospettiva il film diventa il percorso di un’adolescente nella ricerca di un’identità che non riesce a trovare ma intanto rifiuta tutto ciò che il mondo che la circonda le propone. Rifiuta la ragionevole proposta di iscriversi a un istituto professionale, rifiuta la prospettiva di diventare moglie e madre, infine rifiuta il suo stesso corpo femminile, tagliandosi i capelli e fasciandosi il seno.

Se questo è stato il vero obiettivo, non possiamo dire che la causa sia stata ben sostenuta. Sembra anzi che si debba concludere che questa voglia di indipendenza totale, anche dal proprio sesso, alberghi in personalità come Marienne, che ha il freddo e il vuoto dentro di sé.

Quando rifiuta sdegnosamente di lavorare nella stessa ditta di pulizie della madre, finisce di fatto per disprezzare chi sta  lavorando faticosamente giorno per giorno, dando di che  vivere a lei e alle altre due sorelle; quando lascia la casa materna per andare a  lavorare con il boss locale della droga, abbandona al loro destino  le due sorelle minori che erano state affidate  alle sue cure. Le scene frequenti di affettuosa complicità con le altre ragazze della banda, sono sdolcinerie senza alcuna sostanza, perché nessuna di loro è in grado di aiutarla quando lei sta per prendere una grave decisione.

La dottrina dei gender è stata inserita in un racconto di autodistruzione.

Il film è stato realizzato con il sostegno, fra l'altro, di: Fond Images de la Diversité, Agence nationale pour la cohésion et l’égalité des chances 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BETTER CALL SAUL

Inviato da Franco Olearo il Gio, 06/11/2015 - 12:34
Titolo Originale: Better Call Saul
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Vince Gilligan Peter Gould
Durata: 45 minuti a puntata
Interpreti: Bob Odenkirk, Jonathan Banks, Rhea Seehorn.

Better Call Saul, l’attesissimo spin-off di Breaking Bad è la storia di come Jimmy McGill, un modesto avvocato, diventa un criminale senza scrupoli come risposta ad una vita che gli aveva riservato solo  delusioni. Jimmy, dopo la laurea, sperava di lavorare in una grande Law Firm, ma si trova invece ad aprire il suo primo studio nello scantinato di un centro di bellezza asiatico, ad accontentarsi di piccole cause e a contare i centesimi ogni sera, prima di andare a letto. Tuttavia, proprio come il protagonista della serie originaria, a causa delle tante insoddisfazioni e delle  troppe delusioni , scoprirà di avere anche lui un lato oscuro da poter utilizzare a proprio vantaggio 

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
In questo spin-off di Breaking Bad, trova piena giustificazione, come era già accaduto nella serie-madre, la banalità del relativismo etico. Si cessa di essere onesti quando non c’è più convenienza ad esserlo
Pubblico 
Maggiorenni
Turpiloquio, diverse scene di violenza
Giudizio Tecnico 
 
La serie eccelle stilisticamente , proprio come la serie originaria. La caratterizzazione dei personaggi è molto accurata
Testo Breve:

Questa serie, per ora uscita solo negli U.S.A, è uno spin-off del pluripremiato Breaking Bad, mantenendosi all’altezza della serie-madre: sia perché eccellente nella realizzazione, sia perché è assolutamente immorale nel  promuovere un’etica utilitarista

Qual è la differenza tra un cattivo e un criminale?

Better Call Saul, l’atteso spin-off di Breaking Bad, si pone questa domanda e riesce a darne una risposta.

Breaking Bad,  serie premiatissima, è finita con la quinta stagione nel 2013, ottenendo un consenso planetario. Il pilot poteva non convincere: un professore di chimica (Walter White) conduce una vita da padre amorevole e da marito fedele, quando, alla notizia di avere un cancro in fase avanzata, decide di produrre e di vendere metamfetamina e lasciare i soldi alla famiglia dopo la morte; il risultato è stato invece notevole: la serie si è guadagnata finora 14 Emmy Awards  grazie a una storia intrigante, ai dialoghi molto ben costruiti, alla fotografia, alle musiche.

Walter White, il protagonista di breaking Bad,  si assicurato fin da subito l’empatia del pubblico con la frase “lo faccio per la mia famiglia”, ma dopo aver compiuto più di un omicidio, qualcosa era cambiato: il professore di chimica aveva scoperto con il passare del tempo un suo lato oscuro che si chiamava Heisenberg, dal nome di copertura che usava nel mondo della droga. Un lato che sembra aver potenziato la sua intelligenza e la sua astuzia, finora rimaste celate sotto gli abiti del grigio professore di chimica.  Puntata dopo puntata inizieranno ad albergare nella stessa persona due anime, fino all’ultima stagione, quando Heisenberg prende completamente il possesso di Walter, che finisce per dichiarare alla moglie, nell’ultima puntata:  “L’ho fatto per me”.

Breaking Bad è la prova di come la figura dell’antieroe sia diventata ormai l’archetipo di riferimento nel panorama della serialità americana.  Lo spettatore, che nelle prime puntate si trova a parteggiare per la giusta causa di Walter White, nelle ultime si trova di fronte a un vero criminale. Il messaggio è chiaro: è giusto reagire a una vita colma di insoddisfazioni diventando cinici e spietati.

In  Breaking Bad  Walter si rivolgeva ad un avvocato, Jimmy McGill, non tanto per motivi legali, quanto per l’esigenza di avere una persona al suo fianco senza scrupoli. “Conosco una persona, che conosce una persona che conosce un’altra persona che ti potrebbe aiutare”, dice spesso. Jimmy, che si  fa chiamare con lo pseudonimo di Saul Goodman. E’ questo il nome con cui si è fatto conoscere nella città di Albuquerque (città del New Mexico, dove è ambientata la serie) grazie a dei cartelloni pubblicitari sui quali aveva fatto scrivere: “Better Call Saul!”.  

Better Call Saul è quindi la storia di come Jimmy (Bob Odenkirk), un modesto avvocato, scopre in Saul Goodman   il suo lato malvagio ma anche quello più ingegnoso, prima dei fatti raccontati in Breaking Bad. Ne’ Walter White, ne’ Jesse (il giovane assistente del chimico) compaiono in questa prima stagione. 

Prodotta dalla Sony Pictures Television, la serie è distribuita negli Stati Uniti su AMC che ha già rinnovato la seconda stagione. La prima puntata (andata in onda l’8 febbraio 2015) ha registrato il più alto ascolto di sempre nella storia della TV via cavo.  La serie non è ancora arrivata in Italia; probabilmente sarà disponibile in autunno.

Vedendo tutti gli episodi della prima stagione diventa chiaro come Jimmy McGill si è avviato su una strada  che, come sa lo spettatore che ha già visto Breaking Bad,  lo farà diventare spietato e senza scrupoli. Le due linee parallele bianche sul rettilineo stradale alla fine dell’ultima puntata dimostrano come i protagonisti dell’una e dell’altra serie viaggiano affiancati verso un’unica direzione: il male, anche se le motivazioni iniziali potevano essere differenti:  per Walter l’urgenza di aiutare la propria famiglia, per Jmmy  l’ambizione di sentirsi una persona rispettata per il suo potere.

Il messaggio che ci vuole trasmettere Vince Gilligan, già ideatore e produttore esecutivo di Breaking Bad, assieme a Peter Gould  è chiaro: l’etica del comportamento è un valore  relativo, subordinato agli obiettivi utilitaristici che si vogliono conseguire. La loro abilità, nella prima come nella seconda serie, sta tutta nell’ esser riusciti a giustificare questo relativismo etico, a fare in modo che  lo spettatore sia  portato a parteggiare per il cattivo, perché la sua è presentata come  una reazione a tutto ciò che di ingiusto la vita gli ha procurato..

I ritmi sono volutamente lenti, proprio perché lento deve essere il coinvolgimento dello spettatore nell'evolversi della coscienza dei personaggi.

Better Call Saul eccelle stilisticamente, proprio come la serie originaria; la caratterizzazione dei personaggi è minuziosa, ma in realtà è la loro mutazione morale il tema dominante del racconto.

Abbiamo visto in Breaking Bad quanto cinico diventerà l’impacciato avvocaticchio di oggi. Tuttavia la prima puntata di Better Call Saul inizia con un piccolo flash anni dopo i fatti narrati in Breaking Bad (per poi tornare subito ai precedenti). Scopriamo che l’avvocato si è rifugiato nel New Hampshire, sotto falsa identità.  Che possa redimersi un giorno, quando rimarrà davvero solo con se stesso? Ipotesi improbabile, se si pensa che in Breaking Bad sono i cattivi a vincere..  Ma forse gli autori ci vogliono riservare nuove, insolite sorprese.

Tornando alla  domanda iniziale, su quale sia la differenza tra un cattivo e un criminale, è proprio Mike, l’assistente di Saul, a rispondere. Il criminale, a differenza del cattivo, è uno specialista in quello che fa. Peccato che Mike non spieghi che un criminale è pur sempre un cattivo.  

Autore: Saverio Caruso
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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