Non classificato

Il film non fa parte di nessuna categoria

IL SOGNO DI FRANCESCO

Inviato da Franco Olearo il Gio, 10/06/2016 - 16:38
Titolo Originale: L’ami-Francesco et ses frères
Paese: Francia, Italia, Belgio
Anno: 2016
Regia: Renaud Fely e Arnaud Louvet
Sceneggiatura: Renaud Fely, Arnaud Louvet e Julie Peyr
Produzione: Aeternam Films, MIR Cinematografica, Rai Cinema
Durata: 90
Interpreti: Elio Germano, Jérémie Renier, Alba Rohrwacher

E’ il 1209, papa Innocenzo III ha scelto di non approvare la prima versione della Regola proposta da Francesco e dai suoi fratelli per la costituzione di un nuovo ordine. Tra i primi compagni a seguire Francesco in questa nuova vita dedicata a Dio e alla povertà c’è frate Elia da Cortona. Sarà lui a dover mediare e guidare gli altri confratelli nel difficile dialogo con la Chiesa istituzionale al fine di poter ottenere il riconoscimento dell’Ordine. Elia cerca di convincere Francesco della necessità di ammorbidire alcuni dei passaggi più rigidi e duri da vivere inseriti nella stesura della prima regola, ma Francesco non può e non vuole scendere a compromessi per quanto riguarda il Vangelo.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il sogno di Francesco propone una immagine del santo molto realistica, forte, determinata, gentile e delicata al tempo stesso, capace di staccarsi dal mondo pur amandone profondamente le sue creature. Tuttavia il film si concentra più che altro sugli aspetti umani relativi alla vicenda dell’approvazione della regola francescana e dimentica quasi del tutto di esplorare le ragioni profondamente spirituali che hanno guidato il santo e suoi confratelli in questo arduo cammino.
Pubblico 
Maggiorenni
A causa di una scena impressionante di tentato suicidio
Giudizio Tecnico 
 
Bellissime ambientazioni paesaggistiche, ottima interpretazione da parte di Elio Germano, ma la sceneggiatura risente della mancanza di coralità che la storia richiederebbe
Testo Breve:

La storia di frate Elia, che cerca di far approvare da Innocenzo III la regola francescana. Un S Francesco interpretato da Elio Germano particolarmente intenso ma la sceneggiatura si prende molte libertà

Il sogno originale, quello contenuto nella Legenda Maior e più tardi dipinto da Giotto tra gli affreschi che decorano la Basilica Superiore di Assisi, era quello in cui papa Innocenzo III vede la Basilica di San Giovanni in Laterano sul punto di crollare mentre un poverello (si intende il santo Francesco) la sostiene con il proprio peso perché non cada. Il sogno di Francesco però è di natura assai diversa. Ai due registi francesi Renaud Fely e Arnaud Louvet interessava soprattutto indagare e raccontare quel particolare e delicato momento che segnò il passaggio dalla prima originale ispirazione di Francesco alla concreta elaborazione della regola del primo ordine francescano. Ma il vero protagonista del film non è il santo

In una terra rigogliosa ma selvatica e poco abitata vivono i primi, pochi, seguaci di Francesco; sono un gruppo di giovani candidi ed entusiasti, sporchi e vestiti di sacco, che abitano tra bosco e campagna. La prima cosa che colpisce in questo film è la scarsità di persone: ovunque i personaggi si aggirino, che sia la natura aperta, i piccoli centri abitati o il Laterano a Roma, intorno allo sparuto gruppo dei primi francescani c’è sempre il vuoto o quasi. Il gruppo di frati più che vivere lontani dalla mondanità sembrano restare letteralmente isolati dal mondo mentre riflettono di continuo sul concetto di dare e ricevere senza possedere.

Tutto ciò conferisce al film quel tono di grigia desolazione che accompagna dall’inizio alla fine uno dei personaggi centrali della storia, frate Elia. La figura di questo frate fu fondamentale per la stesura della regola, fu mediatore tra le elevate aspirazioni spirituali e morali di san Francesco, completamente ispirate al Vangelo, e le esigenze di ordine più materiale imposte dalla Chiesa per la nascita e la regolamentazione di un nuovo ordine. Come personaggio ne Il sogno di Francesco frate Elia incarna bene in se stesso la difficoltà che passa tra l’elaborazione di un ideale e la sua tangibile realizzazione. Gli autori hanno voluto rappresentare Elia con una forte carica di pathos e un interiore profondo dissidio. Eppure la dicotomia tra l’alta ispirazione di Francesco e le concrete umane aspirazioni del confratello è così forte e tragica nella storia che non trova mai, nemmeno alla fine del film, una sua conclusione.

Se privata di una vera prospettiva di fede, la domanda sulla possibile realizzazione di un ideale di vita così alto e puro già qui sulla terra resta inevitabilmente irrisolta. Al di là della scarsa attendibilità storiografica di alcuni passaggi -non c’è alcuna testimonianza di un tentato suicidio da parte di Elia-, l’attenzione della storia è tutta rivolta alla crisi e al tormento del frate diviso tra il desiderio di seguire le orme del santo e l’incapacità di riuscire a sganciarsi da una visione più terrena della vita. Elia percepisce tutta la grandezza della portata del messaggio di Francesco ed è attratto dalla sua profonda verità, eppure al tempo stesso si pone domande; il frate vive i dubbi, le perplessità e le paure di chi non riesce a staccarsi da una prospettiva umana e materiale e non afferra e non comprende l’abbandono totale con cui Francesco sceglie di mettersi nelle mani di Dio. Tanto che anche di fronte al miracolo delle stimmate rimane perplesso, titubante e sembra quasi più demoralizzato di prima. Per Elia non c’è perdono al suo tormento.

Sullo sfondo si delinea il profilo di una Chiesa incerta e debole e che in un certo senso abbandona senza dare risposte, incapace di comprendere Francesco almeno quanto Elia, ma priva dello slancio filantropico del frate e delle sue alte aspirazioni.

Resta pregevole l’interpretazione di Elio Germano, che offre un’immagine di Francesco distaccato dal mondo ma estremamente credibile e concreta, priva forse della gioia che altre versioni cinematografiche del giullare di Dio ci hanno offerto, ma sicuramente altrettanto intensa. Insieme alla santa Chiara di Alba Rohrwacher sembrano portare in vita gli affreschi originali di Giotto. 

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE AFFAIR - UNA RELAZIONE PERICOLOSA (stagioni 1 e 2)

Inviato da Franco Olearo il Mar, 10/04/2016 - 08:52
Titolo Originale: The Affair
Paese: USA
Anno: 2014
Sceneggiatura: Sarah Treem e Hagai Levi
Produzione: Showtime Networks
Durata: Su Sky Atlantic dal 7 settembre 2016
Interpreti: Dominic West, Ruth Wilson, Maura Tierney, Joshua Jackson, Jake Siciliano

Noah Solloway, di 45 anni, sua moglie Helen e i loro quattro figli, vivono a Brooklyn. Fanno i bagali per andare, come ogni anno, a passare le vacanze estive nella villa dei genitori di lei a Montauk, una piccola cittadina di pescatori vicino a Long Island. Nessuno dei Solloway è contento di questa soluzione ma per loro non ci sono alternative. Noah porta a casa il misero stipendio di un professore di liceo statale e ha bisogno di un periodo di tranquillità per riuscire a scrivere il suo secondo libro sperando di aver maggior successo del primo. Al contrario il padre di Helen è uno scrittore di successo che non perde occasione di rinfacciare a Noah i generosi aiuti che elargisce alla sua famiglia. Durante il viaggio, mentre stanno pranzando in un selfservices, il piccolo dei Solloway rischia di morire soffocato; solo il pronto intervento di Alison, una cameriera del locale, riesce a sventare il pericolo. Noah si reca personalmete a ringraziare Alison ma da subito nasce fra loro una misteriosa attrattiva anche se Alison è sposata con Cole…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il serial traccia con realismo gli effetti deleteri del tradimento coniugale, sia nei confronti dei figli e del coniuge innocente, che sulla stessa persona che opera il tradimento. Non c’è però una volontà di recupero, ma una rassegnata accettazione della situazione. Il caso di una adolescente che, rimasta incinta, risolve il problema con l’aborto, è trattato sbrigativamente come fatto di routine.
Pubblico 
Maggiorenni
Frequenti amplessi con nudità anche totale. La pratica dell’aborto trattata come una scelta fra le tante. Uso di droghe
Giudizio Tecnico 
 
Vincitore di due Golden Globe nel 2015, il film beneficia di un’ottima sceneggiatura che sa scavare nelle motivazioni interiori dei quattro protagonisti. Gli attoni hanno saputo pienamente immedesimarsi nei loro ruoli complessi e Ruth Wilson si è meritatamente conquistata il Golden Globe 2015 come migliore attrice.
Testo Breve:

Noah ed Alison sono entrambi sposati ma sentono che è nata fra loro una forte attrazione. Una storia sulle conseguenze inevitabili di un tradimento raccontate con molto realismo

Quando si vedono serial televisivi ben fatti come questo The Affair (due Golden Globe nel 2015 ), si resta colpiti dal percorso di crescita che questa forma narrativa ha compiuto negli ultimi decenni. La si può collocare a metà fra il film e il romanzo. Se il racconto scritto resta lo strumento per eccellenza per raccontare una storia che può svilupparsi su più anni, può esplorare in dettaglio il pensiero e i sentimenti dei personaggi, anche il serial televisivo riesce a fare in modo che lo spettatore si affezioni ai protagonisti, li segua, puntata dopo puntata, nel lento evolversi del loro destino.

The Affair, racconta la storia di un tradimento coniugale e dei suoi effetti distruttivi. Un uomo e una donna, già sposati, sentono fra loro una forte attrazione e gli autori, Sarah Treem and Hagai Levi, ci raccontano con realismo l’impatto che la loro infedeltà ha sui figli e sui coniugi traditi. I quattro figli di Noah ed Helen urlano al loro padre tutta la sua crudeltà per averli abbandonati; Helen e Cole, rimasti soli, hanno perso il loro equilibrio; la loro vita è allo sbando e cercano di lasciare aperta la porta alla speranza che chi se ne è andato possa ritornare.

Anche i due amanti Noah e Alison, danno conferma dell’ovvia verità che il tradimeto danneggia prima di tutto loro stessi. La loro vità è diventata fragile, vengono squassati da continue incertezze, colti da repentini pentimenti e altrettanti, mai definitivi, recuperi di speranza per un futuro più stabile.

Lo stesso racconto non ha un andamento lineare ma circolare in funzione del comportamento dei due amanti, che a volte sembrano voler andare avanti sulla loro strada, a volte vorrebbero che nulla fra loro fosse accaduto.

Originale è anche la forma narrativa adottata: ogni puntata è divisa in due parti: ciò che accade viene raccontato dal punto di vista di lui e poi di quello di lei. Una soluzione originale che tiene anche conto della diversa sensibilità, maschile e femminile.
Si tratta di una soluzione che migliora la profondità dell’analisi e pone gli eventi che accadono in soggettiva, in modo molto simile a quello che accade anche a noi, impegnati continuamente a cercar di interpretare la realtà esterna attraverso le nostre percezioni soggettive.

Sono tantissimi i libri, film o serial televisivi che hanno trattato il tema del tradimento ma questa serie costituisce un ultimo aggiornamento su come queste situazioni si possano evolvere al giorno d’oggi.  Ci sono alcuni aspetti della fiction che sembrano costituire un segno dei tempi.

Il primo, molto evidente, è l’importanza che viene attribuita alla psicologia. Due coniugi sono in crisi? Si va dalla terapeuta di coppia. Una adolescente si comporta in modo ribelle? A nessuno dei due genitori viene in mente di starle pù vicino e di cercare di comprendere l’origine dei suoi problemi ma la mandano da una psicologa. Quando poi questa stessa ragazza resta incinta, la madre non si domanda se per caso ha mancato nell’educarla all’affettività, ma esclama sconsolata: “e dire che l’avevamo anche mandata in terapia!”.

Il serial non trascura comunque lo strumento classico della saggezza umana e alla fine  sono proprio gli amici e le amiche che hanno la capacità di dire la dura verità ai due amanti.

Quando Noah confida a sua cognata il proposito di ottenere dal tribunale, l’affido totale dei figli, lei gli fa notare, arrabbiata, che se veramente ama i suoi figli non può privarli di sua madre: ”anch’io amo Brad Pitt ,ma non posso vivere con lui!”.

Quando Alison racconta a una sua amica il momento, che lei considera magico, del primo bacio con Noah, e che da quel momento in poi ha cercato sempre di riviverlo, l’amica commenta che notare questo non succederà mai, perché quel momento non è stato reale: è stato frutto di una fantasia rimasta a livello adolescenziale.

Un altro aspetto che segna il tempo attuale, riguarda la sfera sessuale. Il serial è molto “generoso“ sulle sequenze amorose, quasi una scelta d’obbligo, dopo che altre fiction di successo, come Il trono di spade, hanno alzato l’assicella di ciò che può essere mostrato in TV. Al contempo però, si può intravvedere, in questa scelta, la volontà degli autori, di sottolineare il peso che la sfera sessuale manifesta nella vita di uomini e donne nella fascia 35-45 anni, come i protagonisti. Al di là infatti di essere l’espressione più intima e profonda che ci possa essere fra una donna e un uomo che si amano, in questo serial la sua funzione si estende e viene usata come palliativo per superare momenti di solitudine, ritrovare, nelle attenzioni di un altro/a, la fiducia in se stessi che si è persa, oppure diventa, obbligatoriamente, la forma di un “primo contatto” nei confronti di una persona che si ritiene potenzialmente interessante per la nascita di un nuovo amore.

Quale sia il senso generale del fluire degli avvenimenti, le motivazioni delle certezze e le incertezze che i protagonisti percepiscono nella loro esistenza è spiegato abbastanza bene nell’episodio 8 della seconda stagione.

Noah sta presentando il suo libro in una lbreria e un’ascoltatrice chiede se crede nell’amore che dura e se crede che Dio esista. Noah risponde unificando le due domande: secondo lui per entrambi gli aspetti è una questione di fede. Se due persone credono l’uno nell’altra, saranno in grado di sostenersi a vicenda di fronte a qualsiasi sfida. Qualcosa di simile accade nella fede in Dio. “Se credi che Dio esista realmente, Dio allora esiste. La tua fede e le tue azioni portano la Sua presenza nel mondo. Lo stesso vale per l’amore fra un uomo e una donna: se credi nella sua forza e vivi la tua vita nel rispetto della sua sacralità, allora sarà sempre lì per te”.

Noah ha rinchiuso in questo modo entrambe le tematiche in un livello esclusivamente soggettivo. Se noi le pensiamo, allora esistono. Non a caso, in tutto il serial, l’unico filosofo che viene espressamente citato è Hegel.

Al contempo però, indipendentemente dal fatto che ciò che sentiamo sia collegato con la realtà o sia il parto della nostra mente, gli sceneggiatori ci trasmettono, attraverso le parole di Noah, il rimpianto per un equilibrio che è giusto preservare ma che si è rotto.

In fondo The Affair è proprio questo: la tragedia di quattro personaggi che hanno perso la bussola perché sono state infrante le regole del buon vivere.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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INDIVISIBILI

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/29/2016 - 20:18
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Edoardo De Angelis
Sceneggiatura: Nicola Guaglianone, Barbara Petronio, Edoardo De Angelis
Produzione: TRAMP LIMITED, O' GROOVE, IN COLLABORAZIONE CON MEDUSA FILM, MEDIASET PREMIUM
Durata: 100
Interpreti: Angela Fontana, Marianna Fontana, Antonia Truppo, Tony Laudadio, Peppe Servillo

Daisy e Viola sono due gemelle siamesi adolescenti attaccate l’une all’altra per il bacino. Le due ragazze hanno delle voci incantevoli e grazie alla loro deformazione, che attrae la curiosità e l’interesse popolare, danno da vivere a tutta la loro famiglia lavorando come cantanti in giro per feste paesane, battesimi e matrimoni. Daisy e Viola sono trattate come fenomeni da baraccone. Un giorno però per caso scoprono che esiste la possibilità di essere divise e di diventare proprio come tutte le altre loro coetanee. Comincia per loro così una dura battaglia contro la famiglia che si oppone per non perdere una preziosa fonte di mantenimento.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
la storia delle due gemelle siamesi protagoniste di Indivisibili sembra la metafora perfetta del percorso di affrancamento e crescita che ogni giovane si trova a compiere per scoprire e diventare se stesso. Il degrado ambientale, umano e culturale da cui le due protagoniste sono circondate riesce a mettere in evidenza ed esaltare gli aspetti positivi dell’affetto e dell’intimità che lega le due sorelle in modo indissolubile.
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene di violenza verbale
Giudizio Tecnico 
 
Edorado De Angelis realizza un ottimo lavoro dirigendo con maestria due artiste molto giovani in un ruolo delicato e fondamentale per il film; inoltre si avvale di una riuscita collaborazione con Nicola Guaglianone, sceneggiatore, ed Enzo Avitabile, autore della colonna sonora originale. L’unico difetto riscontrabile nella storia consiste in un andamento narrativo che rischia più volte di perdersi. Il racconto infatti sembra spesso voler inseguire svariati fili tematici, dal degrado sociale, a quello umano, coinvolgendo diversi aspetti, come il fattore della religiosità popolare o la critica al mondo dello spettacolo, senza in realtà approfondirli veramente.
Testo Breve:

Due ragazze unite al bacino dalla nascita, sono una fonte di guadagno per i loro familiari cantando nelle feste e nelle fiere e per questo vengono ostacolate quando decidono di volersi separare tramite un intervento chirurgico. Una metafora sulla ricerca della propria identità da parte di chi non è più adolescente

Indivisibili narra la storia di due ragazze, Daisy e Viola, gemelle siamesi che vivono in simbiosi, in un’intimità totale e completa. Grazie alle loro incantevoli voci e al loro handicap fisico, che le rende una sola cosa, nel piccolo mondo un po’ provinciale e un po’ corrotto di Castelvolturno diventano cantanti richieste per cerimonie e spettacoli di paese. Per la gente le due gemelle siamesi sono un fenomeno da ascoltare e da osservare con curiosità. La loro figura finisce per assumere persino un valore pseudo religioso nel quale superstizione e falso misticismo si confondono. Eppure Daisy e Viola cominciano a sentire l’esigenza di trovare la propria identità e individualità e quando comprendono che potrebbero essere separate senza rischi, lottano e si ribellano al destino a cui la loro famiglia vorrebbe costringerle.

Indivisibili racconta una storia toccante realizzata in modo nitido e forte. L’esperienza di queste due gemelle assomiglia molto al percorso che tanti adolescenti devono affrontare per trovare la propria identità: superare cioè quel conflitto naturale generato dall’esigenza di volersi affermare come persone autonome e indipendenti sentendo al tempo stesso la paura di staccarsi da quelle certezze che, nel bene o nel male, caratterizzano la vita di un figlio sin dalla nascita. In Viola e Dasy questo processo è amplificato dalla loro condizione di gemelle siamesi cresciute in un ambiente familiare e sociale povero soprattutto al livello umano e culturale, la loro battaglia quindi non è solo contro la realtà esterna che le circonda e le opprime, ma è anche una lotta interiore contro una parte quasi vitale di se stesse.

Per interpretare i loro ruoli Marianna e Angela Fontana si sono allenate a vivere veramente in simbiosi come Daisy e Viola, hanno condiviso un’intimità ancora più profonda. Sebbene molto giovani e non ancora professioniste hanno sopportato con pazienza lunghe ore di trucco, quasi 5 ogni giorno, per ricreare l’effetto più possibile realistico di unione dei due corpi. Inoltre il film è stato girato tutto in sequenza proprio per permettere loro di immedesimarsi meglio nei personaggi.

Indivisibili è un film che si compone di contrasti, di luci e ombre in cui la bellezza e l’innocenza delle protagoniste si confonde e si perde nell’ambiente circostante grigio e fatiscente. Di fronte al degrado morale e affettivo da cui le due ragazze sono circondate, il legame interiore che le unisce, anche di più di quello fisico, dà loro la forza di lottare e risulta ancora più commuovente e significativo.

“Io sono il terzo gemello in questo film – ha confidato il regista ai giornalisti in conferenza stampa a Roma -. In Indivisibili c’è lotta, c’è sofferenza, c’è fatica. Mi piace che la storia di Dasy e Viola parli a tante giovani che invece desiderano la ribalta, la continua esposizione mediatica, mentre loro due cercano di allontanarsi dai riflettori per conquistarsi un’esistenza come individui separati. Per ottenere la loro libertà le gemelle devono pagare un prezzo molto caro e affrontare una sofferenza forte, devono lottare con uno slancio vitale che le porta alla liberazione. Tutto ciò costa dolore ma per crescere è necessario”.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL REGNO DI WUBA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/28/2016 - 17:20
Titolo Originale: Zhuo yao ji
Paese: Cina/Hong Kong
Anno: 2015
Regia: Raman Hui
Sceneggiatura: Alan Yuen
Produzione: CHAMPION STAR PICTURES LTD.
Durata: 116
Interpreti: Bai Baihe, Jing Boran, Jiang Wu, Elaine Jin

Il giovane Tianyin è stato cresciuto dalla nonna nel ricordo del padre, famoso cacciatore di mostri scomparso tanti anni prima, ma è in realtà piuttosto vigliacco. Un giorno però, la regina dei mostri, che è incinta, in fuga dagli usurpatori che hanno ucciso suo marito, gli affida il suo piccolo, destinato a diventare il nuovo re della sua specie. Tianyin dovrà proteggerlo sia dai cacciatori di mostri che cercano di catturarlo, sia dai nemici. In questa avventura si trova accanto la giovane cacciatrice Xiaonan, che ha molto da dimostrare…. 

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Sono presenti alcuni interessanti spunti come: il richiamo alla possibilità di una solidarietà “interraziale” che vada oltre le apparenze, la necessità di proteggere i più deboli anche quando appaiono diversi da quello che ci aspettiamo, l’apertura all’altro e il rispetto della sua “diversità
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di violenza fumettistica, qualche scena di tensione.
Giudizio Tecnico 
 
A oggi uno dei maggiori incassi del mercato cinese, questo film che esibisce un mix molto particolare di action, fantasy e commedia
Testo Breve:

Questo film cinese a tecnologia mista (attori veri e animazione) ha riscosso in patria uno strepitoso successo ed è uno dei primi veri tentativi del cinema cinese di creare prodotti appetibili anche per il mercato internazionale  

A oggi uno dei maggiori incassi del mercato cinese, questo film che esibisce un mix molto particolare di action, fantasy e commedia, è uno dei primi veri tentativi del cinema cinese di creare prodotti appetibili anche per il mercato internazionale (è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma del 2015), pur rimanendo fedeli alla propria cultura.

Il risultato è una storia che mescola i tradizionali elementi della saga fantasy (c’è un piccolo principe dei mostri da proteggere, una profezia da adempiere, un giovane eroe riluttante, una giovane guerriera che deve dare prova della sua abilità, che ricordano da un lato un classico come Willow, dall’altro i grandi archetipi alla Tolkien) con altri di comicità a volte lieve altre un po’ più greve, che fanno venire in mente certi personaggi delle tragedie shakespeariane e potrebbero qualche volta lasciare spiazzato lo spettatore occidentale.

Da un lato la coppia di mostri “sotto copertura”, tanto voraci (si farebbero volentieri un bocconcino del protagonista) quanto leali verso il loro piccolo sovrano, dall’altro una curiosa linea comica che rende per un tratto il nostro eroe il vero e proprio “portatore” del baby mostro con una serie di improbabili gag sulla gravidanza e le sue conseguenze.

Queste ultime enfatizzano l’inversione di ruoli tra il pavido ma sensibile Tianyin e la coraggiosa Xiaonan, che nasconde la sua parte femminile per non perdere la propria reputazione di guerriera. Sarà solo la convivenza tra i due, il reciproco innamoramento, e l’esperienza “genitoriale” pur riluttante nei confronti del piccolo Wuba a far recuperare ai due quello che di se stessi non avevano mai trovato o avevano voluto dimenticare.

Così, quando i due capiranno che Wuba rischia di finire nel piatto di qualche riccone, faranno di tutto per salvarlo e si conquisteranno altri improbabili alleati. Tra un combattimento volante in perfetto stile wuxia (quello de La tigre e il dragone, per intenderci) e qualche espediente molto più terra terra, i nostri porteranno a termine la missione.

Non mancano, nello scenario fantasy, elementi di riflessione quasi “politica” che alludono alla contemporaneità: il regno umano e quello dei mostri divisi per provata incapacità di convivenza che costringono i secondi a una vita di clandestinità anche quando si tratta di esseri innocui e amichevoli, il richiamo alla possibilità di una solidarietà “interraziale” che vada oltre le apparenze, la necessità di proteggere i più deboli anche quando appaiono diversi da quello che ci aspettiamo, l’apertura all’altro e il rispetto della sua “diversità” (anche quando questa si traduce in due teste e un appetito micidiale), sono tutti spunti interessanti che il film mette in scena con efficacia intermittente.

Il finale aperto allude alla possibilità di nuove mirabolanti avventure, ma anche come pellicola autonoma Il regno di Wuba resta un affascinante viaggio all’interno di una cultura narrativa insieme familiare e sorprendente che vale certo la pena di esplorare. 

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CAFE' SOCIETY

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/27/2016 - 11:51
Titolo Originale: Café Society
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Woody Allen
Sceneggiatura: Woody Allen
Produzione: GRAVIER PRODUCTIONS
Durata: 96
Interpreti: Jesse Eisenberg, Kristen Stewart, Jeannie Berlin, Steve Carell

New York, anni trenta.  I Dorfman sono una numerosa famiglia ebrea che vive nel Bronx. Hanno uno zio, Phil, che si è trasferito a Hollywood e ha avuto successo come produttore. Suo nipote Bobby, non trovando molte opportunità a New York (se non quelle che gli offre il fratello Ben, legato alla malavita) decide di trasferirsi in California. Lo zio inizia a dargli qualche lavoretto e prega la sua segretaria, Vonnie, di fargli conoscere la città. I due giovani iniziano a frequentarsi e fra loro sboccia l’amore. In realtà Vonnie è combattuta perché da un anno è l’amante segreta dello zio Phil, che sembra deciso a lasciare la moglie per vivere con lei…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Nella Cafè Society tratteggiata da Woody Allen si divorzia spesso e le porte restano sempre aperte a nuovi innamoramenti
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di violenza criminale, anche se non vengono mostrati dettagli, possono non essere indicate ai più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
Woody conferma il suo stile inconfondibile, fatto di eleganza e di dialoghi arguti e ironici ma in questo caso non sono stati posti al servizio di una storia appassionante
Testo Breve:

Un racconto fra Hollywood e New York, fra nostalgia e tradimenti. Un Woody Allen gradevole ma che non riesce ad appassionare

“Leonard (lo zio intellettuale marxista) dice che l’intensità della vita consiste in questo: non solo dobbiamo accogliere la sua mancanza di significato ma celebrare la vita proprio perché non ha significato”.
La mamma dice sempre: “vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo e un giorno ci azzeccherai”
Alla morte del fratello-gangster, la madre commenta: “prima un omicida e  ora  mi diventa anche cristiano. Che cosa ho fatto per meritare questo? Non so quale è peggio”.
Anche il padre è scontento. “Quando morirò protesterò per bene: è tutta la vita che prego e prego e non c’è mai una risposta. E’ un peccato che la religione ebraica non abbia un aldilà: sai quanti clienti in più avrebbe”

Sono queste le (in fondo poche) battute dove Woody non perde occasione di filosofeggiare sul senso della vita e lanciare frecciate alla religione ebraica. Per il resto il film è un compendio di quanto ci si può aspettare da questo autore, che pur fra tanti film belli e brutti (con questo film ci troviamo a metà strada) resta un professionista di prim’ordine.

Questo Cafè society esprime pienamente Woody: la cronica impossibilità di rinunciare all’eleganza e alla bellezza; i dialoghi ben costruiti e sottilmente ironici; una ricostruzione meticolosa e carica di nostalgia del bel tempo che fu (in questo caso gli anni ’30, valorizzati dalla fotografia di Giuseppe Storaro); la passione per il jazz e tanti amori scombinati dove il tradimento è sempre dietro l’angolo.

Il problema del film è proprio questo: c’è un po’ troppo di tutto e con poca anima.

Cerca di ricostruire i favolosi anni trenta di Hollywood citando famosi attori e registi dell’epoca e facendoci stupire con le loro lussuose ville, ma siamo lontani dalla ricostruzione degli umori, dei pensieri delle speranze della Parigi dei tempi di Hemingway di Midnight in Paris.

Gli amori e le crisi coniugali sono sempre presenti nei suoi film ma in questo caso (Phil deve decidere se abbandonare la moglie e i figli per sposare la più giovane Vonnie)  chi deve scegliere la via del tradimento non sembra essere particolarmente angosciato. Diverso è stato il caso di Blue Jasmine dove veniva ricostruita ogni piega del dramma di una donna lasciata dal marito.

Nonostante l’innegabile piacevolezza del racconto, il film ha una struttura complessa: si svolge nell’arco di più anni fra Los Angeles e New York con molti personaggi per esprimere, alla fine,  un unico sentimento: la nostalgia struggente di ciò che non è stato detto e di ciò che non è stato fatto e l’incapacità di saper convivere con le decisioni prese. Se prima avevamo detto che questo film appare un compendio di tutto Woody, dobbiamo sottolineare un’eccezione: il regista ha sempre avuto un tocco particolare nel dirigere le donne (Cate Blanchett ha vinto l’Oscar mentre Penelope Cruz  si è meritata una Nomination grazie a Woody) ma questa volta il personaggio di Vonnie, interpretato da Kristen Stewart appare un po’ sbiadito. Ma forse non è solo colpa del regista…

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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UN MEDICO IN FAMIGLIA 10

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/20/2016 - 19:13
Titolo Originale: Un medico in famiglia 10
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Elisabetta Marchetti, Isabella Leoni
Produzione: Publispei per Rai Fiction
Durata: 100'
Interpreti: Lino Banfi, Giulio Scarpati, Milena Vukotic, Flavio Parenti, Valentina Corti

Il dott. Martini, detto Lele, vive a Roma, con suo padre Libero, sua suocera Enrica, la figlia Anna, avuta dalla prima moglie defunta e i due gemelli avuti da Alice, sua seconda moglie nonché cognata, dalla quale si è separato poco dopo la nascita dei bambini, ora divenuti adolescenti. In casa Martini, temporaneamente, vivono anche Maddalena, una donna sola, figlia di un caro amico di Libero, abbandonata dal padre e dal marito, e il cugino nonché collega di Lele, il chirurgo Lorenzo, con la moglie Sara e il figlio Tommaso, i quali attendono che sia pronta la loro nuova casa. In Francia, invece, vivono l’attuale moglie di Lele e il loro figlio Carlo. Già nella prima puntata si intuisce quale sarà la vicenda centrale della fiction: Lele scopre di essere stato tradito dalla sua prima moglie defunta. Valerio, l’amante della donna, rivendica ora la possibilità che Anna, l’ultima bambina avuta da Elena, sia sua figlia.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La fiction vuole presentare la bellezza dello stare insieme, ma le situazioni famigliari che mostra sono confuse e i legami interpersonali troppo fragili. Inoltre gli autori non perdono occasione per ridicolizzare molti aspetti cardine della vita cristiana
Pubblico 
Adolescenti
Non ci sono volgarità ma le complesse e contorte situazioni familiari che vengono descritte sconsigliano la visione ai più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
Le situazioni presentate sono irreali e la fiction non ha futuro: la serie sta in piedi solo grazie alla simpatia degli attori, agli intrighi amorosi, ai tradimenti e a delle verità nascoste del passato.
Testo Breve:

Un Medico in Famiglia 10, con scarsi indici di ascolto, va avanti grazie alla simpatia dei protagonisti e alla costruzione artificiosa di intrighi e colpi di scena in mezzo a fragili legami familiari 

La fiction ci presenta ancora una volta una famiglia “allargata”, anche se sarebbe più corretto definirla “smembrata”: di stagione in stagione, infatti, attori con ruoli fondamentali abbandonano il cast, portando alla creazione di situazioni famigliari confuse e quasi irreali. Basti pensare che Lele, dipinto come padre premuroso e uomo amorevole, in questa stagione vive lontano da sua moglie e dal suo ultimo bambino e sembra molto più coinvolto nelle vicende della sua casa romana che non da ciò che accade alla moglie e al figlio lontani. La scelta degli sceneggiatori, per quanto sconcertante, non dovrebbe stupire: non è la prima volta che la fiction mostra figure paterne e materne completamente assenti senza dare giustificazioni credibili a riguardo. Si pensi ai gemelli di Lele, Libero ed Elena, che sono cresciuti e diventati ormai adolescenti senza una madre, sebbene questa sia ancora viva.

Gli autori della serie sembrano non preoccuparsi delle incongruenze e della fragilità dei legami che presentano, molto più presi dalla creazione di intrighi e colpi di scena che distolgono l’attenzione da ogni possibile riflessione sulla genitorialità e sui valori famigliari.  Gli sceneggiatori non si fanno neppure scrupoli ad infangare la memoria di un personaggio amato e stimato come Elena, la prima moglie di Lele, che risulta aver tradito il marito per mesi senza averlo mai confessato.

Appare in modo lampante, d’altronde, che la fiction non si preoccupa di condividere dei valori o di insegnare qualcosa al suo pubblico: unico scopo della serie sembra quello di suscitare curiosità e tenere lo spettatore con il fiato sospeso di puntata in puntata. Tutto ciò che si può apprendere dalle vicende di “Un medico in famiglia” è che l’essere umano è tremendamente fragile e incostante: bugie, tradimenti, verità nascoste intessono la tela di tutta la narrazione.

L’unico personaggio che sarebbe potuto apparire coerente, Maddalena (che si considera sposata nonostante sia stata lasciata dal marito e che, umilmente, si abbandona a Dio, per capire cosa fare della sua vita) viene dipinta come una donna ingenua, goffa, superstiziosa, rigida nelle sue convinzioni. E gli autori, servendosi di lei, non perdono occasione per ridicolizzare molti aspetti cardine della vita cristiana e della dottrina della Chiesa (quali l’importanza della messa, della preghiera e del rapporto personale e quotidiano con Dio, la dignità del ministero sacerdotale, l’indissolubilità del matrimonio). Maddalena, per quanto appaia una donna simpatica, viene rappresentata come la credente fanatica, che va aiutata ad essere più concreta e sicura di sé.

Bisogna ammettere che la serie non è noiosa: è accattivante e riesce a trasmettere la sensazione che sia bello vivere insieme, in armonia. Baci, abbracci, sorrisi, battute sono all’ordine del giorno in casa Martini, una casa “sempre piena di gente”, dove c’è un continuo via vai e dove ognuno può sentirsi accettato e benvoluto per quello che è. Questo, probabilmente, è uno dei suoi maggiori punti di forza, accanto alla permanenza di personaggi che rappresentano il cuore della fiction, come nonno Libero, interpretato da Lino Banfi.

Tuttavia, i difetti della serie, sia sul piano valoriale che dal punto di vista drammaturgico, mettono a nudo quanto la sensazione di serenità che si vuole lasciare al pubblico sia costruita in modo artificiale.

Gli sceneggiatori, per quanto abili e capaci di costruire una storia con i personaggi che hanno, si ostinano a chiamare quel gruppo di persone che si allarga e si smembra “famiglia Martini”, ma basta guardare le ultime 3 stagioni per capire che il termine famiglia suona molto come una forzatura. Una vera famiglia, in “Un medico in famiglia” non esiste. E la serie sta in piedi quasi per miracolo.

Il fatto che per andare avanti la fiction debba “riesumare” un personaggio defunto, la dice lunga: quando una serie non ha futuro, si può solo scavare nel passato.

 

 

Autore: Cecilia Galatolo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL CLAN

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/19/2016 - 17:02
Titolo Originale: El Clan
Paese: Argentina, Spagna
Anno: 2015
Regia: Pablo Trapero
Sceneggiatura: Pablo Trapero, Esteban Student, Julián Loyola
Produzione: KRAMER & SIGMAN FILMS, MATANZA CINE, EL DESEO, IN COPRODUZIONE CON TELEFÉ, TELEFONICA STUDIOS
Durata: 108
Interpreti: Guillermo Francella, Peter Lanzani, Lili Popovich

Nell’Argentina dei primi anni Ottanta, appena terminata la guerra delle Falkland, Arquímedes Puccio, un funzionario dei servizi segreti, organizza sequestri di persone facoltose con l’aiuto, tra gli altri complici, del figlio Alejandro, giocatore della nazionale argentina di rugby. I sequestri, perpetrati anche grazie al silenzio della famiglia e dello stesso governo, si concludono sempre con la riscossione del riscatto e l’uccisione dell’ostaggio. Le cose iniziano a cambiare con la fine della dittatura e il ritorno alla repubblica, ma soprattutto nel momento in cui Alejandro, che vuole sposarsi e avere una vita normale, apre gli occhi sull’abisso di violenza e menzogne in cui il padre sta trascinando la famiglia, cominciando a prenderne le distanze…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un figlio, dopo aver accettato tutto, ha un risveglio di coscienza e poco a poco accetta sempre di meno i delitti del padre fino a una ribellione completa. L'autore, attraverso una breve sequenza, non manca di dare una sferzata a chi è cattolico, che considera ipocrita e colluso con il potere
Pubblico 
Maggiorenni
Una scena esplicita di sesso e alcune scene di violenza
Giudizio Tecnico 
 
Il film ha vinto nel 2015 con il Leone d’argento a Venezia e riesce a rappresentare in modo approfondito lo stato d’animo di un Paese uscito dalla dittatura, attraverso le contraddizioni e le ipocrisie di una famiglia che ne è per certi versi l’emblema
Testo Breve:

Un film crudo (Leone d’argento a Venezia nel 2015) che riesce a evidenziare la fragile facciata di valori e di ideali su cui si reggeva l’Argentina appena uscita dalla dittatura militare

Dopo sette anni della più terribile dittatura nella storia argentina e al termine di una guerra tanto sanguinosa quanto inutile, il Paese, ferito e tradito, è allo sbando. In questo ben preciso contesto storico, da considerare a tutti gli effetti uno dei protagonisti del film, si colloca la vicenda dei Puccio, una famiglia che di normale ha solo l’apparenza.

Il film riesce nel tentativo di raccontare in modo per niente superficiale lo stato d’animo di un Paese, attraverso le contraddizioni e le ipocrisie di una famiglia che ne è per certi versi l’emblema.

Al centro del racconto, infatti, c’è lo stridente contrasto tra la ferocia e la spregiudicatezza dell’attività criminale messa in piedi da Arquímedes per conto del governo, e la facciata di valori e di grandi ideali su cui si regge non solo la famiglia, ma anche la nazione stessa. Orgoglio, voglia di rivalsa, fedeltà, solidarietà tra simili e, soprattutto, senso di appartenenza al “clan”, appunto, di qualsiasi natura esso sia: che sia la famiglia o l’organizzazione criminale, che sia la nazione o la squadra di rugby (sport che racchiude in sé tutti i valori sopra elencati e perfetto, quindi, come metafora del tema).

È una storia che parla di grandi contraddizioni, un aspetto sottolineato egregiamente anche dalla regia (per la quale il film è stato premiato nel 2015 con il Leone d’argento a Venezia) che alle scene dei rapimenti, spesso realizzate con la dinamicità della macchina a mano, alterna sequenze dai ritmi cadenzati, composte da lenti movimenti di macchina o da una serie di quadretti per mezzo dei quali viene raccontata la tranquilla normalità della vita famigliare. Il passaggio spesso brusco tra questi due tipi di scene produce un effetto a dir poco alienante.

Alienata è anche la personalità di Arquímedes, capofamiglia e capobanda, emblematico esponente di una classe dirigente che ha messo in ginocchio il popolo argentino. Così come il governo per cui lavora, anch’egli ha approfittato della fiducia in lui riposta dalle persone di cui avrebbe dovuto prendersi cura: la sua famiglia. L’uomo, possessivo ai limiti del patologico, manipola e soggioga moglie e figli, distribuendo a piacimento menzogne, paure e sensi di colpa, a seconda di quello che più gli è funzionale per la realizzazione dei propri piani criminali e, a livello più profondo, per soddisfare la propria sete di potere e di controllo.

A farne le spese più di tutti, il figlio Alex, la cui unica colpa forse è quella di essere il primogenito. Il ragazzo, infatti, è totalmente succube della figura paterna ed è disposto a credere ad ogni sua parola, pronunciata in nome di un falso bene che esiste solo nella sua mente. Almeno fino al terribile finale dove, quasi inevitabilmente, non c’è redenzione.

Autore: Gabriele Cheli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TRAFFICANTI

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/19/2016 - 09:52
Titolo Originale: War Dogs
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Todd Phillips
Sceneggiatura: Stephen Chin, Todd Phillips, Jason Smilovic
Produzione: JOINT EFFORT, MARK GORDON COMPANY
Durata: 114
Interpreti: Jonah Hill, Miles Teller, Ana de Armas, Bradley Cooper

David, che vive a Miami, non è ancora riuscito a trovare un lavoro che lo soddisfi. Guadagna qualcosa come massaggiatore terapista a domicilio ma quando decide di investire i suoi risparmi comprando una partita di lenzuola di puro cotone egiziano per venderla ai soggiorni per anziani di Miami, si accorge ben presto che la sua iniziativa è destinata al fallimento. Come se non bastasse, Iz, la ragazza con cui convive, lo informa che stanno aspettando un bambino. A questo punto David incontra Efraim, un suo vecchio compagno di scuola che lo invita a unirsi a lui nella vendita di armi all’Esercito degli Stati Uniti. David accetta con la promessa di favolosi guadagni e in effetti la ditta da loro costituita riscuote in poco tempo un grande successo. Spinti dal desiderio di guadagnare sempre di più, decidono alla fine di imbarcarsi in un affare più grande di loro…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film mostra un atteggiamento ambiguo: costruisce dei personaggi cinici e ambiziosi che di fatto diventano gli eroi del racconto in grado di realizzare, con l’astuzia e l’inganno, favolosi guadagni, fino a quando non vengono smascherati
Pubblico 
Maggiorenni
Turpiloquio continuo con frequenti riferimenti sessuali, uso di droga
Giudizio Tecnico 
 
Ottima recitazione dei due protagonisti, in particolare di Jonah Hill, la regia di Todd Phillips si concentra più sui fatti che sulle parole con un ritmo serrato
Testo Breve:

Due giovani fanno affari d’oro vendendo, senza esperienza, armi all’Esercito Americano. Una storia vera di facili guadagni sulle sventure della guerra

La storia raccontata in questo film si ispira a fatti realmente accaduti ed è questo il suo vero, indiscusso, interesse. Non sono pochi i film che hanno affrontato il tema del traffico d’armi ma la bravura del regista Todd Philips sta proprio nell’esser riuscito a farci immergere nel mondo di questi commercianti che operano a migliaia di miglia da qualsiasi campo di battaglia, nel metterci alla loro scrivania per consultare la lunga lista di bandi che ogni giorno vengono emessi dall’esercito americano per l’acquisto di armi (siamo ai tempi della guerra in Irak), nel compilare l’offerta e poi click! Spedirla via Internet sperando di vincere. Per trovare le armi da rivendere basta partecipare alle numerose fiere di armi che vengono organizzate negli Stati Uniti, dove si si ritrovano tutti i maggiori fornitori mondiali e quando le quantità diventano troppo importanti, bisogna alzare il livello di rischio, entrare nel sottobosco dei mediatori irregolari che riescono a trovare la merce giusta in magazzini non ufficiali.

Il racconto è ravvivato da sequenze avventurose (la corsa, con un camion carico di armi, attraverso il deserto dell’Irak, che nella realtà non è mai avvenuta) e da spunti romantici (l’amore contrastato fra Daviz e Iz) ma l’interesse del film sta proprio nella descrizione dettagliata di quel meccanismo che prometteva profitti favolosi; nel modo eccessivamente aperto e “democratico” con cui l’Esercito Americano accettava di comperare armi anche da piccoli e  spesso  sconosciuti mediatori, probabilmente per far fare ad altri il lavoro sporco di andare in giro per il mondo a cercare armi o proiettili, di provenienza non ortodossa.

Efraim e David sono molto diversi fra loro: il primo è un cinico dominato da una bramosia di guadagno senza limiti; il secondo è un debole che ha dei buoni principi (sostenuto in questo dalla sua ragazza Iz) ma non sa resistere alla lusinga di facili guadagni.

La descrizione della vita e degli affari dei due protagonisti ricalca, in modo quasi   gemellare, il più famoso The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese (non a caso l’attore Jonah Hill, bravissimo, è presente in entrambi). I loro dialoghi sono intercalati da un turpiloquio continuo e ogni occasione è buona per sniffare un po’ di polvere bianca. Efraim, in particolare, sa mentire con destrezza, spende le serate in locali notturni, si compra le donne per una notte come comprerebbe qualsiasi altro oggetto di lusso e per raggiungere i suoi obiettivi non esita a falsificare documenti e a disattendere i suoi impegni con i fornitori. Appena riesce a metter le mani su un buon affare, cerca subito di tradire i suoi soci per sottrar loro parti del guadagno.

Il film finisce come la vera storia è finita: Efraim e David vengono arrestati dall’FBI e Efraim trascorre quattro anni in prigione. Dovremmo concludere che alla fine si tratta di un film positivo perché i “cattivi” vengono puniti. In realtà ci troviamo di fronte a un altro dei tanti racconti ormai presenti nei serial televisivi (Breaking Bad,,..) o al cinema (The Wolf of Wall Street), su degli  “eroi cattivi”. E’ vero, si tratta di protagonisti che fanno una brutta fine ma intanto abbiamo potuto appassionarci alle loro imprese perché in fondo, ciò che conta, è Instant living: ”è vero, ora sono stato punito- sembrano dirci questi eroi-  ma quanto è stato divertente essersi sentito, sia pur per poco, come il padrone del mondo e ho potuto fare tutto quello che volevo..”.

Questo film, che beneficia di un’ottima recitazione e una regia asciutta ed essenziale, ha il merito di aver denunciato una grossa, dolorosa verità: quando un governo è impegnato a spendere del denaro pubblico per affrontare tragici eventi (una guerra, ma anche un terremoto, una calamità naturale) si alza subito in volo uno stormo di avvoltoi, che non si rattristano molto per i morti che questi eventi portano con sé ma sono solo ansiosi di accaparrarsi una fetta dei tanti soldi che verranno spesi in queste occasioni

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BRIDGET JONES'S BABY

Inviato da Franco Olearo il Sab, 09/17/2016 - 13:42
Titolo Originale: Bridget Jones's Baby
Paese: GRAN BRETAGNA
Anno: 2016
Regia: Sharon Maguire
Sceneggiatura: Helen Fielding, Dan Mazer, Emma Thompson
Produzione: WORKING TITLE FILMS
Durata: 122
Interpreti: Renée Zellweger, Colin Firth, Patrick Dempsey, Emma Thompson

Bridget festeggia tutta sola i suoi 43 anni. Il suo eterno fidanzato Daniel Cleaver è dato per morto in seguito a un incidente aereo mentre l’altro importante uomo della sua vita, Mark Darcy, si è sposato. Per fortuna ottiene importanti soddisfazioni professionali dal suo lavoro di produttrice televisiva ed è proprio una sua collega che le propone di concedersi un week end di follia partecipando a un festival canoro dove gli incontri con l’altro sesso saranno più facili. In effetti Bridget fa, in quell’occasione, la conoscenza con un prestante e ricco americano, Jack Quant con il quale trascorre una notte insieme. Alcuni giorni dopo Bridget si trova in un albergo dove partecipa al battesimo del figlio di una sua amica in qualità di madrina e scopre, con stupore, che Mark è l’altro padrino. Mark confessa di amarla ancora (sta per divorziare) e i due non tardano a trasferirsi ai piani superiori in una camera da letto. Qualche mese dopo Bridget scopre di essere incinta ma non sa quale dei due uomini sia il padre…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film, in mezzo a tante allusioni trasgressive, trasferisce con sincera convinzione, la felicità che scaturisce dalla nascita di un figlio
Pubblico 
Maggiorenni
Il film è considerato restricted anche in USA per il linguaggio con continui riferimenti sessuali
Giudizio Tecnico 
 
La coppia Renee Zellweger e Colin Firth sostiene bene un racconto leggero, che si fonda su un solo spunto narrativo
Testo Breve:

Bridget Jones ha ora 43 anni ed è rimasta incinta senza sapere di chi. Un film trasgressivo nella forma e nel linguaggio ma con un cuore tenero nei confronti della bellezza di ogni nuova nascita

Arrivati al terzo film della serie (Il diario di Bridget Jones (2001) e Che pasticcio, Bridget Jones (2004), gli autori hanno potuto confidare in una formula collaudata. Il film appoggia sicuro sulle adorabili gaffe imbastite da Renee Zellweger, sull’ ironico aplomb contenuto, molto british, di Colin Firth , anche se questa volta manca Hugh Grant (sostituito in questo film, da Patrick Dempsey)

Con due protagonisti di questo livello e un’intesa ormai collaudata nei due precedenti lavori, il film potrebbe viaggiare da solo e in effetti l’innesco narrativo è molto semplice: Bridget si trova incinta senza sapere chi sia il padre e questo unico spunto, non troppo originale, alimenta una serie di situazioni comiche che si sviluppano nelle oltre due ore del film. Non resterebbe quindi che concludere rapidamente la recensione lodando gli attori, i momenti più divertenti che ci regala, cercando di perdonare il linguaggio disinvolto e spregiudicato che viene adottato con continue allusioni sessuali.

Al contrario il film può risultare interessante se lo si analizza da un altro punto di vista: dovendo raccontare, divertendo, una storia di oggi sull’amore, la famiglia e la sessualità, quali valori vengono considerati intoccabili in questo film e quali aspetti vengono considerati come ormai “normati” dai costumi correnti?

E’ indubbio che Bridget accoglie con gioia la notizia della gravidanza; in nessun momento viene adombrata l’idea dell’aborto. La protagonista inoltre, nonostante la sua prolungata vita da single, continua a desiderare di sposarsi e di metter su famiglia. Accanto a questi valori confermati, il film ne porta avanti altri: il diritto irrinunciabile di usare la propria sessualità per godersi momenti piacevoli anche in incontri occasionali, come di fatto accade alla protagonista, né viene percepita nessuna discrepanza di atteggiamento nel perseguire entrambi gli obiettivi.  Anche la situazione di incertezza che si è determinata con l’esistenza di due padri-candidati innesca un contrasto di atteggiamenti, uno configurato come moderno, l’altro come tradizionale. Jack prende atto senza rancore verso il suo “antagonista” della situazione che si è creata, segno dei tempi ed invita nobilmente qualsiasi motivo di contesa fra loro due, proponendo di concentrare le loro attenzioni solo sul bambino e la madre. Mark non è d’accordo è ritiene la situazione di due padri insostenibile. Non possiamo che tifare per Mark, che ama Bridget e riconosce, che nonostante i costumi si siano evoluti, l’amore può essere solo esclusivo.

Un’ottima sintesi della situazione è il colloquio fra Brdget e sua madre, quando quest’ultima cerca di venir eletta nel comitato della parrocchia e imposta la sua campagna sui valori della famiglia. Bridget fa notare alla mamma che: “non siamo più negli anni ‘50” e potrà vincere solo se dichiarerà di impegnarsi nel sostegno delle ragazze madri e delle coppie omosessuali (la mamma accoglie il suo consiglio e viene eletta).

Se sul finale tutto torna in ordine con i fiori d’arancio nel più tradizionale dei modi, lo spettatore resta stordito, molto probabilmente in modo voluto, da questo modo, impostato dal film, di provocare continuamente senza però, nei fatti, uscire dal mainstream valoriale.

In effetti il film risulta genuino proprio quando esalta il potere trasformante della nascita di un figlio: di colpo tutto diventa secondario

E’ come se le regole si fossero rovesciate: è diventata conformità ogni forma di libertà trasgressiva; quindi va tenuto ben nascosto, nell’angolo più segreto del proprio cuore, l’antichissimo desiderio di trovare un uomo da amare, da sposare e con cui fare un figlio insieme.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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L'ESTATE ADDOSSO (Vania Amitrano)

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/14/2016 - 19:17
Titolo Originale: L'estate addosso
Paese: ITALIA, USA
Anno: 2016
Regia: Gabriele Muccino
Sceneggiatura: Gabriele Muccino, Dale Nall
Produzione: INDIANA PRODUCTION, CON RAI CINEMA
Durata: 103
Interpreti: Brando Pacitto; Matilda Lutz; Taylor Frey; Joseph Haro

Marco e Maria sono due diciottenni, hanno appena terminato gli studi superiori e prima di scegliere cosa fare del proprio futuro decidono di intraprendere un viaggio negli USA. Nonostante abbiano due caratteri completamente diversi, i due si ritrovano a vivere questa particolare esperienza insieme ospiti in casa di Matt e Paul a San Francisco. I quattro giovani diventeranno grandi amici

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film mescola in modo ambiguo e non sempre coerente sentimenti ed emozioni in cui l’aspetto della sessualità sembra dominare su tutto. Il film racconta la storia di una "conversione": dall'atteggiamento avverso alle unioni omosessuali della protagonista, perché repressa e bigotta (e quindi antipatica), passa in seguito a riconoscerne la piena validità ( trasformandosi in ragazza allegra e simpatica)
Pubblico 
Maggiorenni
Le molte allusioni al sesso, il giudizio di equivalenza fra relazioni omo ed eterosessuali, rendono la visione del film adatta ad un pubblico di adulti
Giudizio Tecnico 
 
Ottima l’inconfondibile regia di Muccino che riesce a rendere avvincente anche una storia fin troppo articolata e sviluppata in una sceneggiatura in cui molti dei passaggi narrativi restano ingiustificati. Buona la recitazione soprattutto della giovane protagonista femminile Matilda Lutz
Testo Breve:

Nella fatidica estate che chiude il tempo della scuola e non apre ancora quello del lavoro o dell’università, quattro ragazzi vanno negli Stati Uniti. Buona la regia ma la sceneggiatura resta alla superfice delle emozioni provate

L’intenzione sembrava proprio quella di rappresentare le grandi, intense e importanti emozioni dell’età adolescenziale, ma nell’attesissimo nuovo lungometraggio di Gabriele Muccino, L’estate addosso, qualcosa non convince. Presentato alla 73. Mostra Internazionale dell’Arte Cinematografica nella sezione Cinema nel Giardino, L’estate addosso racconta lo straordinario viaggio negli USA di due adolescenti appena terminate le scuole superiori.

Marco ha 18 anni e non ha idea di che strada intraprendere nella vita, se proseguire gli studi o affrontare il mondo del lavoro. Maria è una sua compagna di scuola, anche lei si è appena diplomata; Marco la detesta, la considera pedante e conservatrice, ma suo malgrado un amico comune li invita a partire insieme per San Francisco, dove saranno ospiti di Matt e Paul. I due ragazzi americani sono una coppia e si portano dietro le difficoltà di essere cresciuti a New Orleans, in un ambiente profondamente omofobico. Nonostante l’iniziale diffidenza, i quattro finiscono col diventare grandi amici e intraprendono un viaggio on the road fino a Cuba.

Il regista romano propone un film che è tutta una nostalgica esaltazione dell’età adolescenziale. Ne L’estate addosso però colpiscono le numerose fragilità nella sceneggiatura. Prima fra tutte la repentina e spesso ingiustificata, al livello narrativo, trasformazione dei personaggi che cambiano da un giorno ad un altro senza che vi sia una reale evidente evoluzione. Maria ad esempio una sera si addormenta conservatrice e pudica, scandalizzata dall'unione omosesuale di due dei suoi due compagni di viaggio, per svegliarsi il giorno successivo completamente all’opposto, disinibita e aperta ad ogni nuova esperienza,  inclusa quella fra i due ragazzi.

Lascia assai perplessi, da un punto di vista drammaturgico, anche l’improvvisa quanto sconfinata simpatia che sorge quasi dal nulla tra i quattro protagonisti, che sconvolge le vite di tutti e che sembra avere comunque sempre un suo fondamento nell’attrazione sessuale anche promiscua.

Muccino confeziona una storia con un’ottima regia e che potrebbe puntare ad essere un eccitante racconto di formazione, ma in realtà si ferma al puro piano descrittivo e lascia buona parte dei passaggi narrativi privi di una comprensibile motivazione. Il piano dei sentimenti, delle emozioni e delle pulsioni sessuali si confondo e nessuna delle esperienze fatte dai personaggi viene mai davvero esplorata da un punto di vista interiore. “Ci sono estati che si portano addosso per sempre. Questa è la storia di una di quelle” commenta Marco nel film. Eppure tutto ne L’estate addosso rimane un semplice divertimento, l’eccitante scoperta ed esperienza di emozioni confuse che però non portano ad una reale crescita o evoluzione nei personaggi

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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