Non classificato

Il film non fa parte di nessuna categoria

LE WEEK-END

Inviato da Franco Olearo il Ven, 06/13/2014 - 15:23
Titolo Originale: Le Week-End
Paese: GRAN BRETAGNA, FRANCIA
Anno: 2013
Regia: Roger Michell
Sceneggiatura: Hanif Kureishi
Produzione: FREE RANGE FILMS, FILM4, IN ASSOCIAZIONE CON LE BUREAU
Durata: 93
Interpreti: Jim Broadbent, Lindsay Duncan, Jeff Goldblum

In occasione del loro trentesimo anniversario di matrimonio, Nick e Meg Burrows lasciano l’Inghilterra per trascorrere un week end a Parigi, dove hanno passato la loro luna di miele. Le loro buone intenzioni subiscono subito un duro impatto con la realtà: l’albergo dove avevano trascorso la luna di miele appare ai loro occhi squallido; i due giorni passati insieme non si rivelano come un romantico ricordo del passato, ma l’occasione per riflettere sulla solidità della loro unione..

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Nick riconosce che l’impegno più importante che si è assunto nella sua vita è stato quello di sposarsi e restare fedele e condanna l’instabilità coniugale dell’ex compagno di università Morgan
Pubblico 
Maggiorenni
Un linguaggio spesso crudo con riferimenti sessuali; alcune scene allusive. In USA il film è stato classificato come Restricted
Giudizio Tecnico 
 
Bravissimi Jim Broadbent e Lindsay Duncan; Roger Michell porta avanti con grande mestiere la regia per sostenere I dialoghi imbastiti da Hanif Kureishi che risultano particolarmente efficaci ma che a volte scivolano nell’artificio intellettuale
Testo Breve:

Due ottimi attori per la storia di una coppia di sessantenni che passa un week end a Parigi per festeggiare  trenta anni di matrimonio. Tante occasioni per bisticciare ma anche per confermare il valore della loro unione

Non sono pochi i film che di recente hanno trattato le relazioni all’interno di una coppia. Molto belli i racconti, ispirati a storie vere, sul forte sostegno di un coniuge verso l’altro in momenti di difficoltà: Danuta, la moglie di Lech Walesa, sostegno insostituibile durante i suoi molti periodi passati in prigione; Michael Aris, il marito inglese del premio Nobel  San Suu Kyii (The Lady) che la sostenne nei  suoi lunghi anni di prigionia.  Altre volte il film si focalizza su un intenso, continuo, a volte aspro  ma fertile dialogo di coppia nella trilogia di Jesse e Cèline (Before Midnight), mostrati dal regista Richard Linklater nell’evoluzione del loro rapporto nell’arco di venti anni.

Recentemente sono arrivati sullo schermo due film che colgono le coppie nel momento più delicato: quando i figli, ormai grandi, lasciano la casa e i genitori si ritrovano soli dopo tanto tempo. E’ successo in  Non dico altro, ultimo film dell’attore  James Gandolfini, dove due divorziati ritrovano il modo di unire le loro solitudini e succede ora anche in questo Le Week-End, dove Nick e Meg, una coppia inglese sposata da trent’anni, è in viaggio verso Parigi per festeggiare il loro anniversario negli stessi luoghi dove avevano trascorso la luna di miele: una parentesi di libertà dopo che i loro figli hanno definitivamente raggiunto l’indipendenza.

Sorvolando sulle sequenze dove vengono riproposti i luoghi più comuni intorno alla bellezza e alla singolarità di  Parigi, il week end, da romantica opportunità per ricordare quei momenti dove tutto ebbe inizio, si trasforma ben presto, nei periodi di riposo nella camera d’albergo o durante i pranzi al ristorante, in occasioni per riflettere su loro stessi e il loro rapporto. Nick e Meg non potrebbero essere più diversi. Lui si sente fragile e al tramonto: è stato da poco invitato ad andare in pensione chiudendo così una onorabile carriera di professore universitario; è in ansia costante nel timore di essersi perso qualcosa, ossessione che con il tempo si è formata in una dipendenza materiale dalla moglie; si sofferma a guardare le ragazze che passano per strada, a riflettere sulla distanza che esiste fra lui e quei giovani volti.  “Ti piacciono le cose costanti, troppo” osserva Meg che al contrario gli manifesta il desiderio di  un nuovo inizio: intraprendere una nuova attività (anche lei è insegnante) e trova il marito troppo “appiccicoso”, allontanandolo da se nelle sue espressioni affettuose.

Forse c’è qualcosa di più profondo che li separa: Nick, dopo  una giovinezza passata coltivare idee radicali, riflette sul fatto che fra le tante mode, tendenze, vissute nei suoi giovani anni, c’è una sola cosa importante che ha fatto: quella di sposarsi e aver fatto quelle rinuncie che sono state necessarie per farlo funzionare. Sono nobili idee che Meg semplifica come terrore di Nick per la solitudine.

L’incontro di Nick con un suo ex collega di università, un tempo suo grande ammiratore  ed ora scrittore famoso, viene ritratto in modo particolarmente crudele perché visto con gli occhi del suo vecchio mentore. Nick non perde tempo a congratularsi con lui ma lo fa riflettere sulla sua inconsistenza e la sua inguaribile vanità: ha abbandonato moglie e figli per una giovane donna che lo ammira intellettualmente. Si tratta di un incontro che all’inizio destabilizza la coppia, ma che poi li riunisce più profondamente, a dispetto dei loro diversi atteggiamenti nei confronti della vita, perché hanno scoperto di aver qualcosa in comune, qualcosa che vale, quel loro restare uniti nel tempo che rifulge per un effetto di confronto con gli altri.

La bravura di Jim  Broadbent e di Lindsay  Duncan allontanano con decisione dal film dal rischio di una tranquilla storia di serie B; la sceneggiatura  imbastisce molto efficacemente le dispute di coppia, con qualche tocco di sarcasmo inglese ma a volte si percepisce un eccesso di letteratura, una ricerca insistita della frase ad effetto

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ROMPICAPO A NEW YORK

Inviato da Franco Olearo il Ven, 06/13/2014 - 15:10
Titolo Originale: Casse-tête chinois
Paese: FRANCIA
Anno: 2013
Regia: Cédric Klapisch
Sceneggiatura: Cédric Klapisch
Produzione: CE QUI ME MEUT, STUDIOCANAL, FRANCE 2 CINÉMA
Durata: 118
Interpreti: Romain Duris, Audrey Tautou, Cécile de France, Kelly Reilly

Il quarantenne Xavier convive da ormai dieci anni ed è diventato padre di due figli. Quando la sua donna, Wendy, lo saluta per andare a vivere a New York con il suo nuovo uomo, Xavier decide di raggiungerla per stare vicino ai ragazzi. Si fa ospitare dalla sua amica lesbica Isabelle e dalla sua compagna e alla fine acconsente a donar loro il seme per una fecondazione eterologa. Presto arriva a trovarlo anche l’amica divorziata Martine con i suoi due figli, ma la vita in America è complicata e l’unico modo che ha Xavier di ottenere la Green card è organizzare un matrimonio di comodo con una ragazza cinese…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film è la summa di tutto ciò che è contrario al concetto di famiglia: infedeltà, inseminazioni eterologhe, famiglie con due madri e un padre.
Pubblico 
Sconsigliato
Alcune scene di incontri sessuali con nudità, una sequenza di masturbazione per ottenere una inseminazione eterologa
Giudizio Tecnico 
 
L’autore cerca di stordire lo spettatore con un susseguirsi ininterrotto di eventi e di coppie che si uniscono e poi si separano in modo da coprire l’incredibile leggerezza della storia. Sconsigliato
Testo Breve:

L’autore di l’Appartamento spagnolo e Bambole Russe continua i suoi ritratti di amori fugaci e di uomini e donne irresponsabili con l’aggravante che ora i protagonisti hanno quarant’anni e sono padri e madri di figli che abbandonano con grande facilità

Xavier sta salutando all’aereoporto i suoi due figli che stanno accompagnando la madre a New York. Il distacco è doloroso ma Xavier, un po’ cinicamente, riesce a convincere suo figlio maggiore che New York è fantastica. Tempo dopo, quando tutti si trovano nella Grande Mela,  è lo stesso figlio che suggerisce a Xavier di non lasciar partire l’amica Martine ed i suoi figli: potrebbe essere una buona compagna per lui e in fondo New York è realmente fantastica.

In un  film come questo del regista e sceneggiatore Cédric  Klapisch, già autore di L’appartamento spagnolo e Bambole russe, la presenza di bambini remissivi e saggi risulta indispensabile perché in questo modo i loro genitori, questi adolescenti quarantenni, si sentono meno in colpa per la loro incapacità cronica di fermarsi a  costruire per loro uno stabile nido.

L’autore, con questa sua storia scombinata di uomini e donne mature solo anagraficamente conferma definitivamente la sua ideologia. Nei film precedenti, dove i protagonisti erano dei giovani, poteva sembrare che quella leggerezza del vivere, quel cogliere l’attimo fuggente per assaporare subito dopo quello successivo, fosse una espressione di giovanilismo: ora invece è diventata una condizione esistenziale dove nulla potrà interessare i protagonisti più dell’attimo in cui accade, senza alcuna responsabilità.

La leggerezza del racconto può esser sembrato all’autore un modo per divertire lo spettatore con le rocambolesche vicissitudini del protagonista: dopo aver salutato i suoi figli che debbono partire per New York assieme alla madre, anche Xavier raggiunge l’altra sponda dell’Atlantico e non esita ad andare in una clinica di fecondazione assistita per donare il suo seme a favore di Isabelle, la sua amica lesbica e della sua compagna Ju. La bimba è appena nata quando Isabelle si invaghisce di un’altra donna. Xavier ne resta scandalizzato ma Isabelle gli rinfaccia che è lui che non capisce perché è troppo tempo che non fa l’amore.  Intanto Xavier affronta e risolve un suo problema: per ottenere la Green Card trova una ragazza cinese compiacente che si presta a fare tutte le pratiche necessarie e a venir sottoposta, assieme a lui ai duri interrogatori dell’Ufficio Immigrazione. Alla fine sarà una quarta donna, la divorziata Martine a proporgli una convivenza con i suoi due figli del precedente matrimonio.

Non vogliamo dilungarci oltre con questo film ma spero che questa breve sintesi sia stata sufficiente per mostrare le sue due caratteristiche: una malcelata antipatia nei confronti degli Stati Uniti e della sue leggi, e una leggerezza nei confronti delle tematiche familiari che degenera in un cinismo che non fa più ridere.

Cédric Klapisch ha commesso un grave errore: ha scelto, per la parte del figlio di dieci anni di Xavier, un bambino (Pablo Mugnier-Jacob) che ha occhi dolcissimi ma molto tristi. Se ci si immerge in quegli occhi non si riesce più a ridere per le bravate dei suoi irresponsabili genitori.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TUTTA COLPA DEL VULCANO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 06/10/2014 - 19:09
Titolo Originale: Eyjafjallajökull
Paese: Francia
Anno: 2013
Regia: Alexandre Coffre
Sceneggiatura: Laurent Zeitoun, Yoann Gromb, Alexandre Coffre
Produzione: Quad Productions, TF1 Films Productions, Scope Pictures
Durata: 92
Interpreti: Valérie Bonneton, Dany Boon, Denis Ménochet, Albert Delpy, Bérangèere McNeese

Alan e Valérie, divorziati da anni, sono in viaggio sullo stesso aereo per recarsi in Grecia al matrimonio di Cécile, la figlia ventenne. L’eruzione del vulcano finlandese Eyjafjallajökull rende impossibile la circolazione aerea e li costringe ad atterrare in Germania. I due ex coniugi si ritrovano così a condividere un rocambolesco viaggio on the road, che riporterà a galla sentimenti passati.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Due ex coniugi riescono a fare alla loro figlia il più bel regalo di nozze: quello di rimettersi insieme
Pubblico 
Maggiorenni
Turpiloquio, violenza, scena di sesso
Giudizio Tecnico 
 
Una remarriage comedy (in voga negli anni ’30 e ’40) che finisce per sprecare in parte il proprio potenziale narrativo a favore di uno stile slapstick, divertente, ma un po’ superficiale.
Testo Breve:

L’eruzione del vulcano finlandese Eyjafjallajökull costringe una coppia divorziata a un viaggio avventuroso per cercare di raggiungere la loro figlia in procinto di sposarsi. 

La commedia francese diretta da Alexandre Coffre prende come spunto l’eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajökull, che nel 2010 costrinse a terra migliaia di persone, per esplorare il rapporto tra due ex coniugi il cui matrimonio si è concluso molto male, tra rancori e recriminazioni. Non ci vuole molto a capire che in realtà, nonostante le ostilità, i due provano ancora affetto e attrazione l’uno per l’altra.

Mentre Alan, dopo il divorzio, si è rifatto una famiglia, Valérie vive sola, anche se non ha mai avuto problemi a trovarsi un uomo. Se Alan è più composto ed educato, Valérie è esplosiva e provocatrice. Con due personaggi così (interpretati da due attori che insieme appaiono ben rodati), il divertimento è assicurato.

Acerrimi nemici, Alan e Valérie non possono fare a meno di rivangare il passato e accusarsi reciprocamente. Quando le circostanze li portano a condividere molto tempo insieme ma seppellire l’ascia di guerra, anche temporaneamente, diventa un’impresa impossibile. Le situazioni sono portate quasi al limite dell’assurdo tra ferimenti, auto distrutte, aerei e furgoni rubati. Dopo un susseguirsi di azioni distruttive, assurde e pericolose che li portano in realtà ad avvicinarsi, i due ritrovano la passione di un tempo in un hotel in Slovenia, dove hanno fatto sosta per la notte. Valérie indossa il suo vecchio abito da sposa, che avrebbe dovuto portare alla figlia, perché ha perso i vestiti durante una delle loro disavventure. Non si sa se sia l’abito a far riaffiorare i ricordi di quello che è stato il loro matrimonio, ma i due si riscoprono attratti l’uno dall’altra, e accantonano per qualche ora rancori e dissapori. Inseguiti dalla polizia di tutta Europa, i due riusciranno ad arrivare in Grecia, giusto in tempo per assistere al matrimonio della figlia. Alla cerimonia è presente anche la compagna di Alan, alla quale Valérie non manca di svelare che ha passato una notte con l’ex marito. Insomma, le ripicche in fondo non sono finite e, nonostante Alan e Valérie si siano riappacificati, Alan non è un uomo libero e il suo tradimento, svelato da Valérie, rischia di mettere in pericolo l’unità della sua attuale famiglia.

Sul finale i toni sono stemperati e l’obiettivo comune è raggiunto: non mancare al giorno più importante per Cécile, quell’unica figlia che li unisce ancora e che è frutto dell’amore che è stato. Cécile ha sofferto tutta la vita per il rapporto ostile tra i due genitori e il regalo più bello che loro possano farle è essere insieme lì, per lei. Alan canta una canzone alla figlia, dedicandogliela. Quando la voce gli si rompe per l’emozione, interviene Valérie, per cantare insieme a lui e supportarlo. Cécile non ha mai visto i genitori fare qualcosa insieme per lei e ne è commossa. Quello che rimane del matrimonio di Alan e Valérie, in fondo, è visibile agli occhi di tutti: l’amore per quella figlia e il bene che è stato in passato e che non si può cancellare.

Nonostante la buona prova degli attori e alcune scene divertenti, il rapporto tra i due ex coniugi è lasciato in sospeso: la compagna di Alan perdonerà il tradimento? Alan tornerà dall’ex moglie? Valérie vorrà stare davvero con Alan o la notta passata insieme ha rappresentato solo un revival nostalgico?

Tutta colpa del vulcano si presenta come una remarriage comedy (commedia hollywoodiana degli anni ’30 e ’40, che vede protagonisti due ex coniugi che ritornano insieme), ma finisce per sprecare in parte il proprio potenziale narrativo a favore di uno stile slapstick (tipo di comicità basata sul linguaggio del corpo) divertente, ma un po’ superficiale.

Autore: Eleonora Fornasari
In Televisione
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UN AMORE SENZA FINE

Inviato da Franco Olearo il Ven, 05/30/2014 - 20:49
Titolo Originale: Endless Love
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Shana Feste
Sceneggiatura: Joshua Safran Shana Feste
Produzione: BLUEGRASS FILMS, FAKE EMPIRE, UNIVERSAL PICTURES
Interpreti: Alex Pettyfer, Gabriella Wilde, Bruce Greenwood, Joely Richardson

David e Jade hanno frequentato la stessa high school e si sono ormai diplomati: lei per seguire le orme del padre, un famoso chirurgo, lui per lavorare nell’officina meccanica della sua famiglia. David è da sempre innamorato di lei ma Jade è molto riservata perché ancora non si è ripresa dopo la morte del fratello maggiore. Alla fine, David riesce a frequentarla ed è subito amore. Hugh, il padre di Jade, è contrario a questa relazione: ha per lei grandi ambizioni. Ingaggia un investigatore privato e in effetti scopre qualcosa di oscuro nel passato del ragazzo…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una forte passione scoppia fra due giovani, tanto più intensa quanto ostacolata. Il film esalta l’amore-istinto più che l’amore visto come progetto di vita in comune.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche incontro amoroso
Giudizio Tecnico 
 
L’iniziativa di trasferire ai nostri giorni un romanzo d’amore ambientato alla fine degli anni ’70 non ha successo, mancando di credibilità. Poco convincenti gli attori tranne la figura del padre interpretato da Bruce Greenwood
Testo Breve:

Lui e lei, terminato il liceo, si innamorano perdutamente.  Il padre di lei si oppone alla loro relazione. Una storia poco credibile di amore contrastato frutto di un tentativo non riuscito di trasferire ai tempi nostri, molto permissivi, un famoso romanzo degli anni ’70.

Il  romanzo di Scott Spencer “Endless Love” del 1979 che ha venduto nei soli Stati Uniti 2 milioni di copie, era stato già adattato per lo schermo da Franco Zeffirelli del 1981. Giudicato male dalla critica, il film del regista italiano era a dire il vero, molto più aderente allo spirito originale del libro nel descrivere una passione adolescenziale (la protagonista aveva quindici anni) che si trasforma in ossessione, in un desiderio inappagato che porta i due amanti a smarrire il senso della vita e della realtà.

Questa nuova versione del 2014 rivisita sostanzialmente il testo, modificandone il significato di fondo.

David e Jade sono ora due diplomati diciassettenni, la storia è stata portata  ai nostri giorni e si è evitata ogni possibile deriva verso una ossessione travolgente: il conflitto non è più interno ma è solo esterno, fra due ragazzi che si amano e un padre che ha un atteggiamento possessivo nei confronti della figlia. In questo modo il racconto si avvicina molto di più al filone dei film iper-romantici (Ho cercato il tuo nome, The last song, Dear john) ispirati ai romanzi di Nicholas Sparks.

In effetti sono molti gli ingredienti in comune con i lavori di Sparks: una storia d’amore fra young adult, la presenza di una sventura che ha lasciato nei protagonisti una profonda ferita (per Jade la morte del fratello maggiore), una situazione che contrasta il loro amore (la disapprovazione del padre di Jade) ma anche la ferma decisione di aspirare a un unico amore: quello che dura tutta la vita.

“Voglio trovare l’amore vero. Quello per cui combatti, che metti sempre al primo posto. Una volta trovata la ragazza giusta non voglio altro” declama, con un po’ di retorica, David al padre di Jade.

Il racconto originale di Scott Spencer è stato quindi stravolto: una decisione che in sé non sarebbe grave ma occorre domandarsi se la nuova storia che è stata imbastita può ritenersi ancora sostenibile perché ci sono troppi elementi stranianti che mettono a repentaglio  la credibilità del racconto.

I due  protagonisti mostrano di avere più dei diciassette anni richiesti e quindi appare poco credibile ipotizzarli alla loro prima esperienza amorosa; Gabriella Wilde, che interpreta Jade, ha un passato di modella e quel suo modo di apparire sempre composta e ordinata le impedisce di immedesimarsi pienamente nella parte. Nel rapporto fra sceneggiatura e regia c’è un troppo di dichiarato rispetto al visto: Anne, la moglie di Hugh, il padre di Jade, continua a esprimergli  il suo amore (nonostante i contrasti) ma si tratta di un sentimento che non viene motivato. Jade dichiara di esser riconoscente nei confronti del padre per aver tenuto unita la famiglia nel momento critico della morte del fratello ma non percepiamo nessuna traccia di questa precedente intesa. Alla fine,  come spesso succede, è proprio il padre, il cattivo di turno, a risultare meglio tratteggiato nel suo difficile equilibrio fra impulsi di gelosia protettiva nei confronti della figlia e la necessità di dare ai suoi istinti una copertura razionale.

Vi è però qualcos’altro che determina in modo definitivo un allontanamento dello spettatore dalla storia narrata. Il racconto è stato spostato ai giorni nostri e il padre Hugh sembra non avere problemi nel consentire, durante un soggiorno nella  sua villa al mare, la convivenza di suo figlio con la fidanzata e di Jade con David. Fin dai primi incontri, David e Jade non trovano ostacoli nel loro amore anche fisico, mentre i protagonisti del romanzo originale vedevano la loro passione trasformarsi in ossessione anche per le loro difficoltà d incontrarsi. Ma la storia era ambientata alla fine degli anni ’70 mentre in questa versione del 2014 si ha la sgradevole percezione di una incoerenza  narrativa: in un contesto moderno e permissivo come quello descritto nel film è difficile rendere credibili i tentativi di Hugh di ostacolare l’amore fra due ragazzi  ormai maggiorenni . Dovremo aspettarci altri  tentativi senza fine di portare sullo schermo il romanzo di Scott Spencer?

Autore: Franco Olearo
In Televisione
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MALEFICENT

Inviato da Franco Olearo il Mer, 05/28/2014 - 20:05
Titolo Originale: Maleficent
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Robert Stromberg
Sceneggiatura: Linda Woolverton basata sulla fiaba di Charles Perrault
Produzione: Tim Burton, Don Hahn, Richard D. Zanuck per Walt Disney Pictures/Moving Picture Company/Roth Films
Durata: 97
Interpreti: Angelina Jolie, Sharlto Copley, Elle Fanning, Imelda Staunton, Lesley Manville, Juno Temple, Sam Riley

La giovane Malefica è la fata protettrice della Brughiera, il regno magico che difende appassionatamente dall’avidità umana. Un giorno, ancora ragazzina, incontra il giovane umano Stefano; presto i due diventano amici e poi si innamorano. Stefano, però, è attirato dalle lusinghe del potere e della ricchezza e compie un terribile tradimento verso Malefica pur di diventare re. Alla nascita della figlia di lui, Aurora, per vendicarsi Malefica scaglia contro la bambina un terribile incantesimo. Ma mentre Aurora cresce sotto i suoi occhi, la fata non può fare a meno di affezionarsi a lei e cominciare a sperare di poter disfare quanto ha fatto…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Questo film appare il segno di una tendenza pericolosa perché dopo Ribelle-the Brave è già il secondo film Disney che esalta the woman power mentre gli uomini sono solo o stupidi o rozzi.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena di combattimento impressionante nei limiti del genere.
Giudizio Tecnico 
 
Con un umorismo concentrato solo in poche sequenze, una storia d’amore (quella di Malefica) che appare insieme affrettata e forzata, per una rivisitazione della celebre fiaba poco convincente
Testo Breve:

Con un chiaro intento revisionista rispetto alla favola della Bella Addormentata, la strega cattiva diventa una fata disillusa dall’amore e circondata da uomini cattivi. Una rivisitazione discutibile

Maleficent è l’ennesima rivisitazione a marchio Disney delle fiabe tradizionali che abbiamo conosciuto in cartone animato (La bella addormentata originale, in un elegantissimo disegno bidimensionale e con musiche adattate da quelle del balletto di Ciajkovskij, uscì al cinema nel 1959, con incassi deludenti, ma vinse un Oscar per la colonna sonora, che resta in effetti indimenticabile). Operazione già iniziata con risultati contraddittori (ottimi al botteghino, un po’ meno dal punto di vista artistico) con Alice in Wonderland.

L’intento “revisionista” è qui ancora più pronunciato che nel caso precedente, come si intuisce fin dal titolo: trasformare una delle “cattive” più iconiche della storia dei cartoon nell’eroina femminista e ambientalista di una fiaba in cui, con l’eccezione di Fosco (l’aiutante della fata cattiva che però nasce come corvo), i personaggi maschili sono tutti cattivi, pazzi, traditori, violenti o semplicemente tonti.

Se resta (e come avremmo potuto farne a meno?) l’incantesimo che condanna al sonno eterno la povera Aurora (ma con una sorpresa sulla natura del bacio del vero amore che non dovrebbe lasciare del tutto “sorpresi” gli spettatori di Frozen), il resto della storia subisce un poderoso restyling che convince solo in parte.

Soprassedendo sulla scelta di Malefica come nome originale della protagonista (quantomeno curiosa, visto che si tratta di una fata dall’aspetto forse un po’ inquietante, viste le corna, ma gentile e benefica), tutta la backstory che ci racconta la storia d’amore interrotta tra lei e il futuro re Stefano appare insieme affrettata e forzata, a meno di non dare per scontato, appunto, che gli uomini siano per forza avidi e malvagi.

Privata delle sue ali e disillusa sul vero amore, Malefica può trasformarsi nella furia nerovestita che conosciamo (con tanto di corvo mutaforme al seguito) e scatenare la sua vendetta. Tanto né il fedifrago Stefano, né il terzetto di fate “buone” (qui ancora più inette e sciocche che nell’originale) hanno la statura per opporsi in qualche modo a lei. Come suona il detto, “non c’è furia all’inferno peggiore di una donna respinta…”, e fuoco e fiamme farà anche Malefica prima delle fine sella storia…

La storia e la sua protagonista Angelina Jolie convincono di più quando finalmente si permettono un po’ di umorismo (pericolosamente latitante altrove) nel momento in cui Malefica, decisa a tenere d’occhio la piccola, deve lottare contro il disarmante affetto della piccola e ignara Aurora (la “bestiolina”), che finisce per considerarla la sua fata madrina.

Una delle maggiori delusioni della storia è il principe Filippo, nell’originale un simpatico guascone che, insieme al suo cavallo, offriva alcuni dei momenti di alleggerimento più godibili della vicenda e che qui, invece, è poco più che un pupazzo di bell’aspetto senza alcuna vera iniziativa.

E, in effetti, il vero amore di cui si vuole parlare qui non è mai quello tra uomo e donna, che fa capolino solo come innamoramento adolescenziale e finisce per riservare unicamente tradimenti e delusioni, ma quello materno e riluttante di Malefica, che sarà la chiave della rinascita per il mondo magico e per quello umano in una rilettura molto women power che sa tanto di omaggio al mainstream corrente, ma che convince assai meno che nel recente Frozen.

Visivamente la pellicola è suggestiva (anche se il 3 D a volte appare la sola giustificazione di scene di battaglia non sempre narrativamente motivate) e la variazione sulle eleganti immagini del classico del ‘59 è fantasiosa (del resto il regista Stromberg viene dalla fotografia), ma  dalla sceneggiatrice di La bella e la bestia sarebbe stato lecito aspettarsi qualcosa di più di questo revisionismo sentimentale che in certi momenti è più vicino alla soap che alla fiaba e alla grande tragedia.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
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LE MERAVIGLIE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 05/26/2014 - 09:41
Titolo Originale: Le meraviglie
Paese: Italia, Svizzera, Germania
Anno: 2014
Regia: Alice Rohrwacher
Sceneggiatura: Alice Rohrwacher
Produzione: TEMPESTA CON RAI CINEMA, IN COPRODUZIONE CON AMKA FILMS PRODUCTIONS, POLA PANDORA FILM PRODUKTIONS, RSI, RADIOTELEVISIONE SVIZZERA SRG SSR, ZDF/DAS KLEINE FERNSEHSPIEL
Durata: 111
Interpreti: Maria Alexandra Lungu, Alba Rohrwacher, Sam Louwyck, Monica Bellucci

In un famiglia con quattro bambine tutti sono impegnati in un’attività privata di apicultura ma vicino a loro, sul lago Trasimeno. è stato attrezzato un set televisivo per bandire un concorso a premi fra gli agricoltori del luogo. La figlia maggiorenne Gelsomina vorrebbe partecipare ma il padre considera questa iniziativa una pura illusione consumistica.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Fra utopia bucoliche e sogni televisivi, una famiglia ritrova la sua unità e la sua compattezza
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
L a grande abilità della regista e la bravura degli attori, consentono di orchestrare una storia complessa, fatta di speranze, utopie e lavoro nei campi
Testo Breve:

Un padre, una madre e quattro figlie vivono in campagna,  impegnate in una attività di allevamento di api ma la primogenita è attratta dal mondo della televisione. Un elogio ben realizzato  del mondo agricolo e dell’unità familiare

All’interno di un casolare fatiscente isolato in mezzo alla campagna, in piena notte, una bambina, Marinella, si alza perché deve andare in bagno. La raggiunge dopo un po’ la sorella maggiore, Gelsomina,  perché è da troppo tempo che sta sul vaso: sembra un pretesto per qualcos’altro. Le loro discussioni fanno svegliare le altre due sorelle più piccole ed anche la mamma, che comprende il vero desiderio di Marinella: andare a dormire nel letto di mamma. Ormai in quella casa si sono svegliati tutti: arriva anche il padre Wolfgang e l’ospite di casa, Cocò. La regista-sceneggiatrice Alice Rohrwacher riesce, in questa sequenza iniziale, a presentarci tutti  e subito i protagonisti di questo racconto e la mattina seguente li troviamo di nuovo insieme  perché il padre è  l’apicultore e vuole che tutte le figlie lo aiutino, in funzione della loro età.

Nello sviluppo della storia la regista addensa interrogativi che non si cura di risolvere: Wolfgang parla tedesco ma come mai si trova in Italia e perché fa l’apicultore:? La madre delle bimbe, Angelica, è italiana ma perché interloquisce con Wolfgang in francese? Chi è Cocò e cosa ci fa in casa loro? E’ forse la sorella di Wolfgang? Le quattro bambine, spinte dal padre a lavorare con lui anche in mansioni pesanti vanno a scuola? 

E’ inutile in questo film, porsi troppe domande. Ognuno può darsi, sembra dirci l’autrice, la risposta che preferisce.

Non è alla logica che dobbiamo fare appello per leggere questo film ma farci condurre dal  fluire delle immagini e lasciare che i protagonisti esprimano compiutamente se stessi. Solo in questo modo si potranno percepire le verità più profonde che il film riesce a svelare.

Le immagini, realiste e dettagliate sul lavoro di allevamento delle api, sfatano da subito l’illusione di assistere a un film-nostalgia su di una civiltà contadina ormai scomparsa; vogliono trasmetterci piuttosto la determinazione di Wolfgang nel realizzare la sua utopia, che vede nell’apicultura e nel sostegno di una famiglia tenuta unita con la sua autorità, il modo di bastare a se se stessi, non aver bisogno né di soldi né degli altri, di restare indipendente dalle logiche del  consumo.

Le utopie sono sempre state molto allettanti perché semplici da seguire e perché dividono facilmente il mondo in buoni e  in cattivi ma hanno un grosso difetto: ci allontanano dalla realtà che è intrinsecamente complessa e contraddittoria. La realtà in questo film è rappresentata da Gelsomina,  che desidera più cose al contempo senza sapersi decidere:  è contenta di esser vista dal padre come suo braccio destro ma poi gli disubbidisce nell’iscrivere l’intera famiglia a un concorso sui prodotti più genuini indetto da una Tv locale, attratta da quel mondo di dive, luci e microfoni, a lei così estranea.

 La regista e sceneggiatrice Alice  Rohrwacher, al suo secondo film dopo Corpo celeste, manifesta una notevole bravura proprio nel raccontarci in modo vivo e naturale una storia che si sviluppa su più piani: : il duro lavoro da apicultore, l’utopia anticonsumista che Wolfgang cerca di mettere in atto, i miti che arrivano in casa attraverso lo schermo televisivo. Questi ultimi sono solo delle maschere, come mascherati da antichi etruschi arrivano i partecipanti del concorso e come ci appare la madrina del programma (Monica Bellucci), travestita da dea di popoli antichi, impegnata in una conduzione approssimativa come lo  erano quelle  che si facevano nella breve stagione delle Tv locali italiane.

Alla fine, fra difficoltà esterne (Wolfgang rischia di non poter più produrre il miele perché non rispetta le norme igieniche) e incomprensioni interne, ritroviamo tutta la famiglia riunita sullo stesso lettone come nella sequenza iniziale, la famiglia come unica roccia a cui ci si può sempre aggrappare,  camera di compensazione fra differenze generazionali, luogo di profonda intesa e solidarietà.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL GIARDINO DELLE PAROLE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 05/20/2014 - 20:00
Titolo Originale: Koto no ha no niwa
Paese: Giappone
Anno: 2013
Regia: Makoto Shinkai
Sceneggiatura: Makoto Shinkai
Produzione: COMIX WAVE
Durata: 46

Takao ha 15 anni, frequenta la scuola con poca diligenza perché è un solitario sognatore che ama rifugiarsi, quando piove, sotto un gazebo nel parco della città. Anche Yukino, una misteriosa donna di 27 anni, ama rifugiarsi sotto quel gazebo quando piove. Anche lei non sembra molto preoccupata di assentarsi frequentemente dal lavoro. I due iniziano così a fare amicizia..

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un ragazzo e una ragazza, distanti fra loro come età, percepiscono un’intesa che si sta formando ma sanno anche comprendere l’impossibilità di una tale relazione
Pubblico 
Adolescenti
Un innamoramento un po' particolare per essere compreso dai più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
Il film si avvantaggia dell’incredibile fascino dei disegni di Makoto Shinkai e della sua equipe ma c’è un certo abuso nei toni languidi e melanconici
Testo Breve:

Takao e Yukino, lui di 15 anni, lei di 27, amano rifugiarsi sotto un gazebo che si trova al centro del parco della città, ogni volta che piove. Un incontro impossibile raccontato con struggente malinconia dalle bellissime immagini di Makoto Shinkai.

In Giappone la stagione delle piogge intense cade fra giugno e luglio.

Uno studente quindicenne si trova a suo agio solo quando piove; alla sua anima sensibile e melanconica sembra di sentire in quelle gocce l’odore del cielo e nelle giornate piovose preferisce, invece di andare a scuola, rifugiarsi sotto il gazebo del giardino pubblico della sua città. Qui, in tranquilla solitudine, si dedica alla sua passione: disegnare scarpe da fare a mano.

Un giorno scopre che una ragazza, più grande di lui, ama rifugiasi sotto lo stesso gazebo. Anche lei sembra cercare la solitudine e in quel luogo di pace si mette tranquilla a leggere, sorseggiando una lattina di birra e mangiando cioccolata.

Takao si comporta con molto rispetto e circospezione nei  confronti di lei perché teme di esser visto come un moccioso studente ma al contempo comprende, anche senza scambiare con lei molte parole, che c’è qualcosa che li accomuna nel loro cercare la solitudine e  nel quasi annullarsi in quella natura che sembra riprendere vita sotto le sferzate della pioggia.

Alla fine è lei a rompere il ghiaccio citando un famoso Haiku (un breve componimento poetico) che inneggia alla pioggia e senza che fra di loro si sia stabilito un accordo esplicito, prendono l’abitudine di incontrarsi sotto quel gazebo ogni volta che il cielo si rannuvola.

 I disegni di Makoto Shinkai e della sua equipe sono affascinanti, nelle scenografie come nel realismo del movimento dei personaggi. Si tratta di qualcosa di sostanzialmente diverso dalle opere del maestro, premio Oscar, Miyazaki : questo tende a raccontare storie immaginifiche orientate a bambini e ragazzi, mentre Shinkai  racconta storie per young adult ed ha un tratto più realistico, quasi fotografico ma si tratta pur sempre di un realismo trasfigurato, grazie a un uso sapiente della luce e del fluire continuo dell’acqua, la vera protagonista di questa storia.

 Takao e Yukino sono piccole formiche in una convulsa metropoli giapponese: stipati nei vagoni della metropolitana, rintanati in piccoli appartamenti di notte, come Yukino che vive all’ultimo piano di un palazzone popolare. Le problematiche rappresentate sono quelle dei giovani di oggi di qualsiasi parte del mondo: Takao lavora di sera e nelle vacanze in un fast food per guadagnarsi un po’ di autonomia; il fratello  lascerà presto la casa materna per andare a convivere con la sua ragazza; la vita fra i ragazzi e le ragazze del liceo è carica di tensioni causate da gelosie e rancori.

Il giardino delle parole non è quindi un’opera poetica, come il lirismo di certe immagini potrebbe far supporre  ma è piuttosto il racconto realista di un innamoramento adolescenziale che non può realizzarsi, con tutto quello che di rabbia, tristezza, senso di impotenza comporta.

L’intesa fra questi due giovani così distanti come età, così solitari e così confusi fra sogno e realtà si carica così di uno spleen struggente che trova nei disegni di Shinkai la sua perfetta realizzazione. Se c’è un appunto da fare a questo film è proprio quello di aver approfittato troppo della malinconia insita nelle immagini.

Il film è stato presentato per un solo giorno (film-evento del 21 maggio ‘14) e ci auspichiamo che esca presto in DVD.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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PADRE VOSTRO

Inviato da Franco Olearo il Lun, 05/12/2014 - 21:26
Titolo Originale: Svecenikova djeca
Paese: CROAZIA
Anno: 2013
Regia: Vinko Bresan
Sceneggiatura: Mate Matisic
Produzione: IVAN MALOCA PER INTERFILM, CON CROATIAN RADIOTELEVISION (HRT), ZILLION FILM
Durata: 93
Interpreti: Kresimir Mikic, Niksa Butijer, Drazen Kühn

Don Fabjan, è un prete cattolico che raggiunge, al suo primo incarico, una piccola ed amena isola della Dalmazia. Preoccupato della scarsa natalità della comunità e desideroso di far rispettare le indicazioni della Chiesa cattolica riguardo alla non leicità dell’uso dei profilattici, decide, con l’aiuto del giornalaio del luogo, di bucare con uno spillo tutte le confezioni che vengono vendute nell’isola. Le conseguenze sono subito liete: aumentano le nascite e i matrimoni ma l’iniziativa genera effetti collaterali imprevedibili…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Gli autori si scagliano con questo lavoro contro la Chiesa cattolica, rea di opporsi all’uso di metodi anticoncezionali, di vietare la pratica dell’aborto e di esser infestata da preti pedofili
Pubblico 
Sconsigliato
Le tematiche scabrose affrontate, il linguaggio esplicito, le conclusioni a cui si perviene sconsigliano la visione di questo film
Giudizio Tecnico 
 
Attori simpatici e nella parte per questo film che mantiene un tono da commedia surreale per buona parte del suo sviluppo ma che poi vira verso un’astiosa denuncia generando una disarmonia e una perdita di senso che pesa su tutto il racconto
Testo Breve:

Si tratta di un film croato  a due facce: il tono è quello di commedia surreale che scherza sul disinvolto uso dei profilattici in un'isola della Dalmazia ma alla fine si trasforma con una accusa senza appello verso la Chiesa cattolica 

Il film si avvia in modo simpatico e accattivante. In una piccola e luminosa isola della Dalmazia, una comunità convive serenamente, si ritrova riunita in chiesa (sono tutti cattolici) per la messa domenicale, le nascite, i funerali e tutte le altre ricorrenze. Il parroco è un uomo simpatico e amato da tutti: abile nell’organizzare partite di calcio fra i ragazzi e a preparare il coro femminile. Sbarca sull’isola Don Fabjan,  un sacerdote di prima nomina che desideroso di essere utile alla comunità in qualche modo, approfittando degli scrupoli di coscienza del giornalaio locale che vende profilattici a tutti gli isolani, cerca di rimediare alla ormai nulla natalità dell’isola bucando con uno spillo tutte le confezioni poste in vendita. Si sviluppa in questo modo una situazione surreale: l’esplosione delle nascite fa guadagnare al luogo l’appellativo di “isola dell’amore”: le sue acque acquistano fama di essere miracolose  e si innesca un florido turismo di coppie sterili. Ma ogni medaglia ha il suo rovescio e  avvengono anche tante nascite non previste, dovute all’atteggiamento particolarmente disinvolto delle ragazze e dei ragazzi del luogo che finiscono per mettere in luce insospettabili relazioni.

La  sceneggiatura  non manca di arricchire il racconto con divertenti allusioni ai mai sopiti pregiudizi fra le diverse etnie della ex-Jugoslavia, non esenti da pesanti dosi di xenofobia. Poi, sul finale, quasi improvvisamente, il film mostra il suo vero volto. Alcune avvisaglie si hanno con l’episodio dell’approdo sull’isola di un vescovo che scende da un lussuoso motoscafo, messo sull’avviso da lettere anonime, preoccupato soprattutto che non si creino scandali che coinvolgono dei bambini; per il resto è disposto a chiudere un occhio.

A due terzi dalla fine, il tono scanzonato si trasforma in gelido livore; la satira sferzante ma costruttiva si trasforma in odio e disprezzo verso tutte le “imposizioni” della Chiesa, rea di scoraggiare l’uso del profilattico e  di vietare l’aborto.  Una ragazza incinta a cui il padre aveva impedito di abortire, muore per pratiche maldestre; un’adolescente si suicida perché violentata dal parroco.  Non manca una presa in giro del sacramento della riconciliazione perché i sacerdoti coinvolti sono pronti a  confessarsi fra di loro, facendosi scudo della segretezza che impone il sacramento, ma  evitano di denunciarsi pubblicamente. 

Questa improvvisa virata dal comico al tragico genera una situazione di non-senso e sembra quasi che gli autori abbiano perso la conduzione del racconto,  abbandonandosi a manifestazioni incontrollate del loro odio.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE ENGLISH TEACHER

Inviato da Franco Olearo il Ven, 05/02/2014 - 15:28
Titolo Originale: The English Teacher
Paese: USA
Anno: 2013
Regia: Craig Zisk
Sceneggiatura: Stacy Chariton, Dan Chariton
Produzione: ARTINA FILMS, PROCINVEST
Durata: 93
Interpreti: Julianne Moore, Greg Kinnear, Lily Collins, Michael Angarano

Linda Sinclair è insegnante di letteratura inglese in un liceo della Pennsylvania. Troppo innamorata, fin da giovane, dei romanzi che leggeva, si ritrova ora ad essere una zitella di mezza età che vive soprattutto delle soddisfazioni che ricava dal suo lavoro, anche se continua a incontrare uomini tramite blind date, nella speranza di trovare quello giusto. Jason, un suo ex alunno, torna da New York dove ha tentato senza successo di diventare un drammaturgo. Il lavoro da lui scritto viene giudicato molto bello da Linda che riesce, non senza fatica, a convincere il preside della scuola a rappresentarlo. Non tutto fila liscio perché il padre di Jason vuole che il figlio pensi solo a iscriversi a Legge,mentre il preside vuole assolutamente che il finale della tragedia venga cambiato…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Gli insegnanti e gli alunni presenti in questo racconto scolastico hanno un animo ben poco nobile: nessuno riesce ad essere onesto verso gli altri
Pubblico 
Pre-adolescenti
Una tematica scolastica con implicazioni da adulti risulta poco adatto per i più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
Una bravissima Julianne Moore riesce quasi a salvare una sceneggiatura che vorrebbe far divertire giocando più sulla meccanica dei fatti che sull’evoluzione dei caratteri dei personaggi
Testo Breve:

Una insegnante di inglese d liceo si impegna a far rappresentare nel teatro scolastico l’opera di un suo ex-alunno. Malintesi, bugie, affossano l’iniziativa ma anche il film. Solo l’ottima interpretazione di Julianne Moore riesce a salvare il salvabile

L’inizio del film è promettente: con pochi tratti ci vieve descritta l’esistenza solitaria ma serena di Linda, lieta di essere apprezzata dai suoi alunni e dai colleghi professori, appagata dalla sua missione di “accendere il fuoco della passione per la letteratura nelle giovani menti dei suoi studenti: valorizza le loro opinioni e loro la adorano”: commenta la voce di sottofondo che accompagna tutto il film.

Ben presto però ci accorgiamo di non trovarci di fronte a un Goodbye Mr. Chips ma a qualcosa di meno nobile: gli intrighi dei professori per perseguire i loro obiettivi, la malizia degli studenti, le verità non dette e le bugie esplicite fanno scadere questa scuola di provincia da tempio della cultura in una cloaca di pettegolezzi e maldicenze.

La romantica Linda è trascinata dal sacro impegno di far rappresentare nel teatro scolastico l’opera inedita  del suo sfiduciato ex alunno Jason, aiutata dall’insegnante di teatro Carl ma i nobili ideali del progetto vengono presto affossati dalle fragilità dei protagonisti. Carl mente al preside promettendo che avrebbe cambiato il finale violento; Linda fa firmare a Jason l’autorizzazione a rappresentare la sua opera nascondendogli il problema del finale; Jason stesso mente al padre dicendo che avrebbe sostenuto gli esami di iscrizione all’università mentre in realtà si trova al liceo a preparare la rappresentazione.

La costruzione del progetto, già resa fragile da queste premesse che il regista cerca di narrare con un tono ironico, frana di fronte a una svolta ben poco credibile: un impulsivo rapporto sessuale fra Jason e Linda. Questo nuovo evento, che fa scoprire a Linda uno sconosciuto sentimento di gelosia, grazie anche alla malizia di alcuni studenti, porta tutti i protagonisti di fronte al momento della verità e a mostrarsi in tutte le loro debolezze davanti agli altri.
Se  il film si riprende e si avvia verso un posticcio lieto fine, non è certo dovuto al fatto che la lezione sia stata salutare per tutti ma semplicemente perché ci si accorge di essere tutti accomunati dalle stesse fragilità

Si tratta di un film che inizia bene ma che poi finisce male: sembra prospettare nelle prime sequenze la storia intima di un nobile animo, dedito al servizio degli altri  ma si evolve in seguito in un incontro-contro alquanto meccanico di persone  e fatti, Julianne Moore è bravissima nel suo spaesamento in un intrigo di eventi che non riesce a controllare ed è l’unica che riesce, con il suo talento, a risollevare le sorti del film.  

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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NON DICO ALTRO

Inviato da Franco Olearo il Gio, 05/01/2014 - 15:48
Titolo Originale: Enough Said
Paese: USA
Anno: 2013
Regia: Nicole Holofcener
Sceneggiatura: Nicole Holofcener
Produzione: LIKELY STORY
Durata: 93
Interpreti: Julia Louis-Dreyfus, James Gandolfini, Toni Collette, Catherine Keener

Eva è una donna di mezza età, divorziata che di mestiere fa la massaggiatrice a domicilio. Una sera, a una festa, conosce Albert, anche lui divorziato e come lei afflitto per la prossima partenza per il college della figlia. Iniziano a frequentarsi, forse a innamorarsi, ma la ferita del precedente matrimonio mantiene come un velo di tristezza e di insicurezza sul loro rapporto che rischia di rompersi anche di fronte a piccoli malintesi …

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Due persone rimaste sole dopo il divorzio sentono tutta la responsabilità di una relazione fallita e cercano di rapportarsi agli altri con una attenzione e una sensibilità resa più acuta dall’esperienza passata.
Pubblico 
Adolescenti
Un uso frequente e sgradevole di un linguaggio sessualmente esplicito
Giudizio Tecnico 
 
Un’ottima sceneggiatura per una sensibile interpretazione (l’ultima) di James Gandolfini
Testo Breve:

L’amore di due divorziati di mezza età è caratterizzato da fragilità e insicurezza. Un’ottima sceneggiatura per l’ultimo film di James Gandolfini prima della morte

Eva si reca da Marianne, una donna conosciuta a un party, per svolgere il suo lavoro di  massaggiatrice a domicilio. Sta nascendo una amicizia fra le due donne, entrambe divorziate: il dialogo diventa più confidenziale  e si chiedono a vicenda se hanno trovato un nuovo amore dopo aver lasciato il marito. Eva le confida di aver avuto un “buon primo appuntamento”con Albert, un uomo forse non bello ma molto alla mano. Marianne si complimenta con lei partecipando con entusiasmo ai  suoi primi segni di interessamento.

Ci sono molti colloqui fra donne in questo film (Eva e Marianne, Eva con sua figlia o con l’amica Sarah) scritto e diretto da una donna: non viene detto mai niente di speciale ma il taglio della conversazione è diverso in funzione del contesto.  Cortese e leggermente affettato con Marianne, con quel modo molto americano di partecipare alla gioia o tristezza dell’altro enfatizzando curiosità o apprensione, secco ed esplicito con l’amica di vecchia data o cauto e circostanziato con sua figlia, quando Eva  deve avventurarsi nel mondo misterioso e protetto delle adolescenti.

La sceneggiatura è indubbiamente il pezzo forte di questo film. Non succede niente di  non prevedibile fra queste donne e uomini  divorziati, fra queste diciottenni pronte a lasciare la città natale in cerca del loro destino in una metropoli dell’East o West Coast,  proprio perché all’autrice interessano soprattutto i lenti movimenti dell’animo.

Eva, Albert, Marianne hanno raggiunto la mezza età, hanno alle spalle un matrimonio fallito e ciò determina la loro sostanziale fragilità. Si avvicinano a un nuovo possibile amore con molta cautela, timorosi di innamorarsi per evitare di riaprire vecchie ferite. Nelle loro conversazioni riaffiora spesso la voglia di capire quali sono quei loro difetti che hanno determinato il fallimento del matrimonio.

Eva gestisce i rapporti con gli altri attraverso una maschera di simpatia con la quale raggiunge un doppio obiettivo: essere socialmente gradevole e nascondere al contempo i suoi veri sentimenti. Il lavoro, l’hobby (Eva ha imparato a lavorare a maglia) sono gli antidoti alla solitudine.  Particolarmente struggente è il momento che Albert ed Eva stanno vivendo: le loro rispettive figlie stanno per partire e capiscono che la loro solitudine  sta diventando più profonda.

Non dico altro è l’ultima interpretazione di James Gandolfini prima della sua morte e forse una delle più belle, una volta dismessi i panni del boss mafioso de I soprano. Questo gigante gentile, che si autodefinisce nel film una persona rozza, finisce per dimostrare tutta la sua sensibilità e integrità d’animo. Eva, pavidamente, non gli rivela di esser diventata amica della sua ex-moglie, dalla quale riceve solo giudizi negativi su di lui e così ha  finito per vederlo attraverso questa ingiusta lente deformata.  Albert se ne accorge ancor prima che la verità gli venga rivelata e dignitosamente prende le distanze. Lui è lontano da certe complicazioni, forse troppo femminili e una volta venuto a conoscenza della verità, il suo commento è lineare: “tu sapevi cosa dovevi fare e non lo hai fatto” .

Il critico del New York Times A.O. Scott  ha definito il film come “una delle commedie meglio scritte degli ultimi anni” e non si può che essere d’accordo con lui.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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