Non classificato

Il film non fa parte di nessuna categoria

COME SALTANO I PESCI

Inviato da Franco Olearo il Gio, 03/31/2016 - 10:42
Titolo Originale: Come saltano i pesci
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Alessandro Valori
Sceneggiatura: Serena De Angelis, Paula Boschi
Produzione: MULTIVIDEO IN ASSOCIAZIONE CON LINFA
Durata: 110
Interpreti: Simone Riccioni, Marianna Di Martino, Brenno Placido,Giorgio Colangeli

Sinossi: Matteo è un ragazzo che ha  26 anni e un sogno nel cassetto. Vive con i genitori, Italo e Mariella, che lo amano profondamente e sua sorella, Giulia, che vede in lui il suo eroe. Il suo mondo si sgretola quando riceve una telefonata e Matteo scopre che la sua vita era fondata su una bugia. Per comprendere meglio la sua storia parte alla ricerca della verità. La realtà che trova è molto diversa da quella che immaginava. Incontra persone che entrano a far parte della sua nuova vita e insieme al suo passato scopre anche un diverso futuro.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film si fonda su una genuina ricerca del valore dei legami affettivi, soprattutto quelli familiari e su una visione ottimistica della vita e dell’amore e propone una positiva riflessione sull’esigenza di riuscire a superare insieme errori e difficoltà
Pubblico 
Adolescenti
la storia racconta problematiche familiari complesse che potrebbero non venir comprese dai più piccoli. Turpiloquio
Giudizio Tecnico 
 
il film risente di una sceneggiatura frammentata, a tratti lenta e più complicata del necessario. Le musiche a volte, invece che accompagnare le scene, spezzano l’andamento narrativo interrompendosi improvvisamente.
Testo Breve:

Un ragazzo vive una vita tranquilla con i suoi genitori e con sua sorella, quando viene a scoprire che la sua vera famiglia è un altra.  Ul fulm sulla ricerca dei vderi valori familiari e sull’esigenza di riuscire a superare insieme errori e difficoltà

Ma come saltano i pesci? Alcuni pesci per sopravvivere saltano fuori dalle reti, altri per dare la vita vanno controcorrente, questo è anche ciò che fanno i protagonisti di questo film: Come saltano i pesci racconta una storia controcorrente di un gruppo di persone che riescono a saltare fuori dalla rete che li ha imbrigliati per anni.

Il soggetto è nato da un sogno di Simone Riccioni, giovane attore marchigiano. Il sogno è diventato prima un romanzo e poi un film, grazie al regista Alessandro Valori.

Come saltano i pesci è il racconto corale di un gruppo di persone le cui vite, dopo anni di silenzi e segreti, tornano ad incrociarsi a causa della morte di una donna per un incidente d’auto. In seguito a questa disgrazia, Matteo (Simone Riccioni), un giovane meccanico di 26 anni, dalla vita apparentemente ordinaria e serena, improvvisamente scopre che i suoi genitori, Italo (Giorgio Colangeli) e Mariella (Maria Amelia Monti), nascondono un grande segreto sull’identità della sua vera madre. Matteo comincia così un viaggio alla scoperta della verità su se stesso e sulla sua storia e in questo modo riesce a riallacciare i fili sciolti dei legami familiari andati perduti a causa di vecchi e profondi rancori.

Lungo la sua strada Matteo si lascia accompagnare dalla sua sorellina minore, Giulia (Maria Paola Rosini), una ragazza molto dolce e molto speciale; incontra poi una giovane donna molto bella e molto sola, Angela (Marianna Di Martino), e scopre di avere un fratello minore per parte di madre, Luca (Brenno Placido), che non ha mai conosciuto.

Come saltano i pesci è la storia della riscoperta dell’importanza e della forza dei legami familiari in un confronto tra generazioni. Matteo e Luca si trovano a rischiare di rivivere una situazione affettiva simile a quella che vissero i loro padri molti anni prima, che, innamorati della stessa donna, finirono per allontanarsi l’uno dall’altro. Ma l’esigenza di restare uniti per affrontare dolore e difficoltà aiuta i personaggi a superare anche la sofferenza che spesso la scoperta della verità comporta.

Come saltano i pesci -spiega il regista – è un film che segue l’andamento della vita che a momenti fa ridere, a momenti fa piangere e a momenti fa riflettere”. È un film che parla di amicizia, sentimenti e legami affettivi, che, nel bene o nel male, restano indispensabili. Angela nel corso della storia ripete un paio di volte: “La famiglia perfetta non esiste, perché la famiglia è un diritto pieno di doveri”.

Una storia molto realistica, pulita e con un valore universale. Il film racconta il valore e l’importanza di mantenere saldi i legami familiari, che restano preziosi nonostante le difficoltà e le cadute, e parla anche dell’esigenza di riscoprire un altro amore, questa volta  soprannaturale, che dia la forza di superare gli errori propri e degli altri.

Come saltano i pesci è un film realizzato con pochi mezzi e in pochissimo tempo, girato nell’arco di tre settimane, che si fonda molto sull’affiatamento del cast e sulla bellezza degli ambienti della piccola provincia in cui tutte le scene sono state realizzate.

Gli fa difetto una certa lentezza nel racconto che a tratti rischia di annoiare un po’, la fase in cui i fili dell’intreccio narrativo non sono ancora stati chiariti è infatti portata avanti un po’ troppo a lungo e molte scene sembrano troppo spesso slegate tra loro. 

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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A.D. - LA BIBBIA CONTINUA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 03/23/2016 - 17:26
Titolo Originale: A.D. The Bible Continues
Paese: USA
Anno: 2015
Sceneggiatura: Roma Downey, Mark Burnett
Produzione: LightWorkers Media
Durata: !n quattro puntate su Canale 5 dal 21 febbraio 2016
Interpreti: Adam Levy, Babou Ceesay, Chipo Chung, Emmett J. Scanlan, Juan Pablo Di Pace, Vincent Regan,

Pilato cerca con intelligenza di non andare in contrasto con il potere romano per salvare le tradizioni del popolo ebraico, prima fra tutte la frequentazione del tempio. Pilato è convinto che solo con la forza i romani potranno mantenere l’ordine in Giudea e ubbidisce al volere del neo imperatore Caligola di installare una statua pagana all'interno del tempio. Pietro è incerto sul da farsi ma dopo il giorno di Pentecoste invita i neoconvertiti a trasferirsi in una vallata fuori Gerusalemme per evitare le persecuzioni..

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Gli Atti degli Apostoli usati come pretesto per raccontare gli intrighi di potere in Palestina mentre la presenza divina si riduce a qualche fenomeno sfolgorante, degno di un film fantasy
Pubblico 
Adolescenti
Qualche scena violenta. Allusione a situazioni di sesso estremo
Giudizio Tecnico 
 
Ben sviluppati i personaggi di Caifa e Pilato assieme alle loro mogli contestatrici
Testo Breve:

Dalla morte di Gesù alla conversione di Paolo: gli Atti degli Apostoli usati come pretesto per raccontare gli intrighi di potere in Palestina

Come si fa a raccontare la Bibbia, alle nuove generazioni? Il problema si ripropone a intervalli regolari di tempo.

Per lungo tempo lo stile "DeMille" ha prevalso: un sapiente mix di storie tratte dalla Sacra Scrittura  raccontate con un stile spettacolare (il suo primo I dieci Comandamenti  è del 1923) con l'innesto di una tormentata storia d'amore non aliena da una certa sensualità (il famoso bagno nel latte di Claudette Colbert in Il segno della croce-1932).

Ai tempi della contestazione hippie, oltre al musical Jesus Christ Super Star-1970 ,  il Gesù di Il re dei re-1961, interpretato da Jeffrey Hunter,  era un bel ragazzo con gli occhi azzurri e gli immancabili capelli lunghi che fece sognare non poche adolescenti di quel tempo.

Infine arrivò La Bibbia della Lux Vide ", con ventuno prime serate prodotte fra il 1994 e il 2002 per Rai Uno vendute in 140 paesi, che trovò una formula che fosse in grado di raggiungere un vasto pubblico ispirandosi allo stile dei serial TV all’epoca in grande ascesa.

Il Gesù di Nazaret-1977  di Franco Zeffirelli e  La passione di Cristo-2004 di Mel Gibson furono due importanti espressioni autoriali, il primo per la sua capacità di inserire, in un prodotto televisivo, la magnificenza estetica di un kolossal cinematografico, il secondo per aver  voluto eliminare ogni residuo oleografico alla crocifissione di Cristo, restituendoci la Sua sofferenza nella carne.

Arrivando ai giorni nostri, la situazione risulta alquanto confusa. Se Noah – 2014 risulta un fantasy catastrofista di impronta ambientalista, non disgiunto da una certa idea di misericordia, Exodus- dei e re -2014 punta tutto sulla spettacolarità che garantisce la storia di Mosè per sorvolare sui rapporti con Jhwh, che sembra comportarsi come un bimbetto capriccioso. Si incaglia anche Risorto – 2015 che si appassiona al mistero del sepolcro rimasto vuoto di Gesù ma riduce il messia al rango di demiurgo che compie miracoli su richiesta.

La serie televisiva La Bibbia, ideata da History Channel (10 milioni di spettatori solo negli Stati Uniti) sembra essersi posta seriamente il problema di come presentare la Sacra Scrittura in una forma accettabile dalle nuove generazioni. Uno spinoff di questa serie, Anno Donini - la Bibbia continua,  è andato in onda sul canale 5 dal 21 febbraio 2016.

Le regole applicate appaiono abbastanza semplici. Prima di tutto lo spettacolo dev'essere politically correct.: pertanto non bisogna farsi scrupoli a ipotizzare che gli apostoli Giovanni, Filippo (con una magnifica capigliatura rasta) e  Maria Maddalena  siano di origine africana.

In secondo luogo occorre tener conto che violenza e sesso sono ormai di casa nei più recenti serial americani (primo fra tutti Il trono di spade):le fustigazioni, i combattimenti,  sono particolarmente realistici e l'arrivo in Giudea del depravato prossimo imperatore Caligola è l' occasione  per alludere a pratiche di sesso estremo.

Un altro obiettivo importante è cercare di attirare l'attenzione degli young-adult: per questo hanno fatto in modo che san Pietro avesse un figlia la quale, secondo i pur collaudati stereotipi, pur nell'affetto, contesta il padre.

Non si può negare che gli eventi più significativi presenti negli Atti degli Apostoli non vengano rispettati: la miracolosa apertura del sepolcro di Cristo, l'effusione dello Spirito Santo sugli apostoli a Pentecoste, la conversione di san Paolo sulla via di Damasco. Semplicemente.....hanno un'importanza secondaria. Sono come una sottotraccia che serve per portare avanti il racconto; in realtà, ciò che conta, sono gli intrighi di potere che si sviluppano nei palazzi di chi conta, una sorta di House of cards di 2000 anni fa. Ponzio Pilato saprà mantenere l'ordine in Palestina? Il sommo sacerdote Caifa verrà spodestato a causa degli intrighi del sinedrio? Pietro riuscirà a sfuggire alle persecuzione di Paolo (in una scena riesce astutamente a fuggirgli creando una barriera, novello Archimede, con il fuoco greco)?  In questo modo si alternano conflitti interpersonali, combattimenti, momenti di drammatico pericolo, con l’intenzione evidente di attirare le nuove generazioni, ma manca totalmente il sacro. Esso viene sicuramente rappresentato con lampi, sconvolgimenti metereologici (alla morte di Gesù o a Pentecoste) e quando il sepolcro viene aperto compare un guerriero gigante con la corazza scintillante (ricorda molto gli dei di Gods of Egypt). Sono tutte rappresentazioni che possono al massimo ricordare qualche film fantasy ma è totalmente assente l'annuncio del Vangelo, la proclamazione del Regno di Dio.

Si tratta di un'iniziativa che potrebbe esser guardato con bonomia, visto che sono presenti i lineamenti essenziali della Storia Sacra ma in realtà è talmente assente il messaggio cristiano da fuorviare lo spettatore più sprovveduto. Alla fine di ogni puntata interessa di più sapere se Caifa (il personaggio più riuscito, grazie al suo intelligente spirito moderato che rifugge la violenza) riuscirà a restare in carica come sommo sacerdote piuttosto che preoccuparsi del destino dei primi cristiani.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TRUTH - IL PREZZO DELLA VERITA'

Inviato da Franco Olearo il Mar, 03/22/2016 - 21:53
Titolo Originale: Truth
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: James Venderbilt
Sceneggiatura: James Venderbilt
Produzione: Bradley Fisher; William Sherak; Brett Ratner; Doug Mankoff; Andreq Spaulding; James
Durata: 121
Interpreti: Cate Blanchett; Robert Redford; Elisabeth Moss; Topher Grace; Denns Quaid

Il film racconta il lavoro svolto dalla giornalista Mary Mapes come produttrice del controverso reportage trasmesso da 60 Minutes, diretta dal famoso anchorman Dan Rather, nel quale venivano rivelate delle prove secondo cui l’allora presidente George W. Bush aveva trascurato il suo dovere durante il periodo di servizio prestato come pilota nella Guardia Nazionale dell'Aeronautica del Texas. Ma pochi giorni dopo la messa in onda del servizio l’attenzione dei media e del pubblico viene spostata sulla stessa Mary Mapes, il cui lavoro e la cui attendibilità diventa il nuovo oggetto di indagine.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Truth è un film sul prezzo e sul valore della verità, della libertà di informazione e dell’etica della notizia, ma offre anche un’attenta analisi della persona posta di fronte all’esigenza di mantenere una propria integrità e coerenza sia professionale che umana. E’ particolarmente interessante notare l’attenzione che la storia pone rispetto agli aspetti della vita familiare della protagonista, che, nonostante tutte le difficoltà, si sforza di restare nel suo ruolo di madre, moglie e figlia. Molto bella è anche l’amicizia che lega i due personaggi Mary e Dan, fondata su una profonda reciproca stima.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Non vi sono nel film elemento problematici per la visione, ciò nonostante il tema e la storia presentano una certa complessità
Giudizio Tecnico 
 
Su tutto domina l’interpretazione, ancora una volta eccezionale, di Cate Blanchett che riesce a tenere insieme una storia che di fatto non è né semplice né breve. L’ampio spazio dedicato ai solidi affetti che nutrono la vita privata di Mary conferisce leggerezza e gradevolezza al film.
Testo Breve:

Una sempre brava Cate  Blanchett in una storia vera del giornalismo recente. Una storia complessa che mostra l’esistenza di forze sempre presenti, pronte a soffocare verità scomode ma al contempo l’importanza, per un giornalista, di controllare l’attendibilità delle sue fonti

Proprio nel momento in cui, sotto l’influenza di Internet, prevale un giornalismo istantaneo e conciso, spesso a discapito della qualità e dell’approfondimento, il mercato cinematografico americano sta invece dando grande rilievo a storie che trattano il tema dell’inchiesta. Il caso Spotlight prima e Truth-Il prezzo della verità  adesso ne sono un esempio. In entrambe i film i protagonisti fanno parte di un team di giornalisti investigativi alle prese con casi di attualità scottante che per ragioni diverse sono stati messi in ombra.

Truth-Il prezzo della verità è tratto dal romanzo autobiografico della giornalista Mary Mapes, intitolato Truth and Duty: The Press, the President, and the Privilege of Power. Mary Mapes è stata produttrice della CBS News e per 15 anni collaboratrice di Dan Rather, anchorman di successo della CBS, nel 2005 vinse il Peabody Award per aver prodotto il segmento in cui venne rivelata la storia degli abusi compiuti nella prigione militare irachena di Abu Ghraib. Nel libro come nel film è dettagliatamente raccontato il lavoro svolto dalla Mapes come produttrice del controverso reportage trasmesso da 60 Minutes sull’allora presidente George Bush e sul servizio militare che questi aveva svolto presso la Guardia Nazionale dell'Aeronautica del Texas. Al servizio seguì una tempesta di accuse che fece a pezzi la credibilità della storia, portando al licenziamento della Mapes e alle dimissioni forzate di Rather.

Cate Blanchett interpreta in modo sublime e affascinante il temperamento multiforme della protagonista, Mary, colta in un momento particolare della sua vita, quando improvvisamente l’intero suo lavoro subisce un rovesciamento completo. Infatti, dopo settimane di intense ricerche, viene mandato in onda il reportage investigativo della sua equipe nel quale venivano rivelate delle prove secondo cui il presidente George W. Bush aveva trascurato il suo dovere durante il periodo di servizio prestato come pilota nella Guardia Nazionale dell'Aeronautica del Texas, dal 1968 al 1974. Ma pochi giorni dopo i registri del servizio militare di Bush smettono di essere al centro dell’attenzione dei media e del pubblico, mentre sono la trasmissione 60 Minutes, la Mapes e Rather a passare dalla parte degli inquisiti.

Nonostante la complessità della vicenda, Truth-Il prezzo della verità è un film che coinvolge anche senza indugiare in esasperazioni e sensazionalismi. Secondo il noto presentatore della CBS: “Questo film racconta cosa è successo alla libera informazione, come e perché è successo, e perché dovrebbe preoccupare.”

Volendo sospendere, almeno nelle intenzioni, ogni giudizio sulla reale attendibilità dell’inchiesta portata avanti dalla Mapes e dalla sua equipe, Truth-Il prezzo della verità non si concentra semplicemente sul valore della verità, della libertà di informazione e dell’etica della notizia, ma più che altro mette l’accento sull’esigenza interna alla persona stessa di mantenere una propria integrità e coerenza sia professionale che umana. Più di tutto infatti la Mary Mapes del film lotta per restare fedele a se stessa e ai suoi ideali in merito alla libertà di informazione anche di fronte ai violenti e spropositati attacchi che riceve dalla stessa stampa per cui lavora.

Mary Mapes è un personaggio a tutto tondo, è rappresentata in modo completo e realistico come una professionista seria e impegnata ma anche come una madre e una moglie coinvolta e presente e una figlia sensibile. Non si può dire lo stesso del personaggio di Dan Rather, interpretato da un icastico Robert Redford, che sembra piuttosto rappresentare il simbolo di un giornalismo autorevole che ha ormai fatto la sua storia. Dan incarna infatti l’onestà intellettuale che negli ultimi anni si è persa dietro alla pressante spinta di offrire un gran numero di informazioni in modo sintetico, immediato e senza un vero approfondimento. Tuttavia rappresenta bene l’ideale figura paterna che di fatto è per Mary nel film.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA CORTE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 03/17/2016 - 10:16
Titolo Originale: L'hermine
Paese: FRANCIA
Anno: 2015
Regia: Christian Vincent
Sceneggiatura: Christian Vincent
Produzione: GAUMONT, CINÉFRANCE 1888, FRANCE 2 CINÉMA, IN ASSOCIAZIONE CON ENFIN SEUL(S) PRODUCTION
Durata: 98
Interpreti: Fabrice Luchini, Sidse Babett Knudsen

Michel Racine è il presidente di una corte di assise. Michel è un giudice molto temuto perché assai severo nelle sue pene, ma in realtà conduce una vita piuttosto mediocre che si divide tra il tribunale e l’albergo in cui alloggia temporaneamente. Durante un processo per l’omicidio di un neonato però ricompare nella sua vita Ditte Lorensen – Coteret. Ditte è chiamata a far parte della giuria, ma sei anni prima Racine si era innamorato di lei. 

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La corte racconta due storie che percorrono binari paralleli. La prima narra lo sbocciare della relazione tra Michel e Ditta che, sebbene sia fondata sulle macerie di due matrimoni falliti, resta comunque il racconto di un sentimento vissuto in età matura in modo discreto e garbato che dà la forza al protagonista di uscire da una sorta di immobilismo interiore. La vicenda sullo sfondo dell’omicidio del neonato è trattata con altrettanto pudore e, nonostante non vengano risparmiate descrizioni piuttosto dure sugli eventi, tutto è affrontato con molto equilibrio partendo dall’idea che la giustizia umana non può essere infallibile ma ha il dovere di avvicinarsi più possibile alla verità
Pubblico 
Pre-adolescenti
Il film non presenta alcuna scena problematica per la visione ma la problematica potrebbe essere non adatta ai più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
La sceneggiatura è ben costruita e tutta fondata sulla riuscita metafora del teatro. Anche l’interpretazione, non solo del protagonista, è ottima. Scenografie e fotografia si fondono con armonia e offrono un’ambientazione gradevole e adatta ai toni della narrazione. Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile a Fabrice Luchini e premio per la migliore sceneggiatura al Festival di Venezia 2015
Testo Breve:

Un giudice inflessibile deve trattare un caso delicato assieme a un altro giudice donna con cui nel passato aveva avuto una relazione.  Giustizia e amore trattati con sensibilità da questo film che ha vinto due premi al Festival di Venezia 2015

Alla settantunesima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia La Corte ha vinto due premi davvero meritati. Il primo è andato a Christian Vincent, regista e autore del film, per la miglior sceneggiatura, il secondo, il Premio Volpi al miglior attore, è andato a Fabrice Luchini per la sua interpretazione nel ruolo del protagonista, il giudice Michel Racine. Secondo l’attore francese il segreto e il merito della riuscita del film vanno alla capacità del regista di scegliere il proprio cast artistico: “Credo in quello che ha affermato Hitchcock –ha detto Luchini-: se la scelta degli attori è effettuata bene di fatto i ruoli sono già interpretati”.

Dalla sceneggiatura all’interpretazione si può dire che La corte riafferma la validità e il peso della drammaturgia anche nel cinema: nel film quasi ogni elemento richiama infatti il contesto teatrale.

Non a caso il giudice protagonista della storia si chiama Racine, come il noto drammaturgo francese del diciassettesimo secolo. Michel Racine si muove nello spazio del tribunale come se fosse un vero e proprio palcoscenico in cui egli è il re, monarca assoluto di una corte di fronte alla quale si svolge il dramma della vita. La tragedia che fa da sfondo ricalca il genere dei romanzi di Simenon e riguarda l’omicidio di un neonato e i suoi due giovani genitori, disperati e sbandati, impreparati e incapaci di gestire se stessi e il proprio bambino.

Nel racconto emergono con semplicità tante e diverse figure umane, come se si trattasse di una sorta di rassegna di personaggi da interpretare, delineati, quasi dipinti, proprio come fa l’artista che nel film siede in tribunale, tra gli uditori, e si diverte a ritrarre nei suoi schizzi i vari attori che calcano il palcoscenico della corte. Sembra che lo sforzo principale dell’autore sia stato in effetti più che altro quello di presentare le loro figure nel modo più realistico e completo possibile, quello più umanamente comprensibile. In questo Vincent riesce a offrire un quadro umano variegato, teso soprattutto a cercare la verità sui personaggi senza attribuire loro false etichette, che nel bene e nel male, comunque mortificano la complessa realtà della persona. 

Così Racine, se da un lato è considerato un giudice severo, dall’altro, dietro le quinte della sua vita privata, si mostra come una persona piuttosto debole dal punto di vista delle relazioni umane, e infatti, dopo essere stato probabilmente cacciato di casa dalla moglie, vive solo in un piccolo albergo. Eppure, sorprendentemente, per amore di una donna riesce ad uscire da se stesso, manifesta una sensibilità umana assai acuta anche nella gestione del processo e trova il modo di farsi apprezzare così com’è.

Nel film è molto interessante anche la semplicità lineare con cui viene trattato il tema della giustizia umana e della sua legittimità nonostante l’estrema fallibilità di coloro che la esercitano

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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FOREVER YOUNG

Inviato da Franco Olearo il Lun, 03/14/2016 - 20:02
Titolo Originale: Forever Young
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Fausto Brizzi
Sceneggiatura: Fausto Brizzi, Marco Martani, Edoardo Falcone
Produzione: Wild side
Durata: 95
Interpreti: Fabrizio Bentivoglio, Sabrina Ferilli, Teo Teocoli, Stefano Fresi, Lillo, Lorenza Indovina,

Franco è un avvocato settantenne, vegano, salutista e appassionato di sport, che non accetta la sua condizione di uomo maturo mettendo anche a repentaglio la sua vita per continuare a praticare attività fisica; Angela un’estetista di 50 anni che intraprende una relazione con un ragazzo di 20, nonché figlio della sua amica Sonia, amante dei toyboy; Diego un famoso dj che ora deve fare i conti con la concorrenza di un giovanissimo collega amato dai ragazzi; e infine Giorgio, un uomo di mezza età che tradisce la compagna, che potrebbe essere sua figlia, con una coetanea di 50 anni. Tra vicende che si intrecciano e storie che si sfiorano, le esistenze dei protagonisti in un modo o nell’altro si incontrano e si sovrappongono con i classici escamotage delle commedie corali, molto care al regista

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Quattro personaggi che cedono al desiderio di non invecchiare ritrovano, alla fine, parzialmente, il buon senso di essere quello che sono diventati
Pubblico 
Adolescenti
Presenza di turpiloqui e scene con allusioni sessuali
Giudizio Tecnico 
 
Bravi tutti i protagonisti. Brizzi affronta un tema molto attuale e interessante ma dopo un divertente spunto iniziale, abbandona qualsiasi spunto di riflessione o satira sociale, a favore di situazioni scontate e sorrisi accennati
Testo Breve:

Tre uomini e una donna over-quaranta  fanno di tutto per non invecchiare. Uno spunto interessante che fa solo sorridere, incapace di trasformarsi in una satira mordace e non approfondisce la psicologia dei personaggi 

“Dentro una persona anziana c’e’ una persona giovane che si chiede cosa sia successo” : questo e’ l’ aforisma che apre il nuovo film di Fausto Brizzi,” Forever young”, una frase emblematica che ne racchiude forse il senso più profondo. Ne emerge infatti una realtà purtroppo attuale, popolata da personaggi che, giunti alla mezza età, si chiedono cosa stia succedendo, e che, terrorizzati dal tempo che passa e dalla paura di invecchiare, cercano di rimanere eterni ragazzi, sempre giovani. Sono personaggi che in coro espongono la loro incapacità di accettare il tempo che avanza e che provano a fermare attraverso relazioni con partner più giovani, con stili di vita da adolescenti, senza regole, senza orari, per sentirsi ancora ventenni con la speranze e i sogni di tutta una vita davanti. Ma gli anni che ognuno porta sulle proprie spalle non si possono cancellare, non si possono negare, e forse per sentirsi veramente bene bisogna solo accettare la realtà.

 Così Franco,quando scopre che sua figlia Marta e suo genero Lorenzo lo renderanno nonno, capisce che il suo stile di vita deve cambiare e che il suo fisico non è indistruttibile, Diego accetta la sua nuova condizione di “nonno dj”, Sonia ritrova l’armonia con suo figlio, Giorgio inizia a tradire la sua  giovanissima compagna con donne che sono sue coetanee e che possono capirlo  fino in fondo,  condividendo  la sua musica , le sue idee , i suoi ricordi. Eppure la loro redenzione non è totale. Sono personaggi in cui l’evoluzione è come se si interrompesse, restasse sospesa, incompiuta, come se riconoscessero la loro maturità, pero’ continuassero a sognare di poter rimanere infondo eterni Peter Pan.

Fausto Brizzi torna alla regia con una commedia leggera, piacevole, ma a tratti banale.

La figura dell’uomo e della donna di mezza età che non vogliono invecchiare, ricercando una nuova giovinezza, e’ un topos prediletto dal regista, tanto che era già presente nei suoi Notte prima degli esami 2 e Maschi contro femmine, ma in questo caso, facendolo diventare il tema centrale del film, si perde, si sfalda, abbandonando qualsiasi spunto di riflessione e  qualsiasi satira sociale, a favore di situazioni scontate e sorrisi accennati. Sembra quasi che ad aver paura di crescere sia lo stesso regista, che avrebbe potuto trattare il tema in maniera più sottile e profonda, mostrando la sua vera maturità di scrittore e di artista della macchina da presa. Invece preferisce rimanere ancora giovane, con una commedia che mostra ma non dimostra, che fa sorridere ma non ridere, che appassiona ma non convince, nonostante il cast all’altezza della prova. Spiccano l’esperienza e il carisma di Fabrizio Bentivoglio, la simpatia di Lillo, la spontaneità verace di Luisa Ranieri, la complicità comica e a tratti sensibile di Teo Teocoli e Stefano Fresi, a dimostrazione che la maturità, almeno artistica, e’ sicuramente una dote di gran pregio rispetto all’acerbo talento degli interpreti più giovani.

“Forever Young”, tra  equivoci, battute, feste, musiche a tutto volume, bugie grandi e piccole , delusioni, scoperte inaspettate, si rivela quindi  un film non perfettamente riuscito, nonostante descriva  un aspetto della società attuale in maniera leggera e divertente, brillante e stereotipata, in cui si sorride molto, ma purtroppo si riflette poco. 

Autore: Maresa Palmacci
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BROOKLYN

Inviato da Franco Olearo il Dom, 03/13/2016 - 20:38
Titolo Originale: Brooklyn
Paese: Irlanda/Uk/Canada
Anno: 2015
Regia: John Crowley
Sceneggiatura: Nick Hornby dal romanzo di Colm Tóibín
Produzione: PARALLEL FILMS, ITEM 7, IN ASSOCIAZIONE CON INGENIOUS, BAI RTE, HANWAY FILMS
Durata: 113
Interpreti: Saoirse Ronan, Emory Cohen, Domhnall Gleeson, Jim Broadbent

Primi anni Cinquanta. Grazie ai buoni auspici della sorella e alla collaborazione di Padre Flood, un sacerdote trasferito da tempo a New York, la giovane Eilis lascia l’Irlanda alla volta degli Stati Uniti, dove la aspettano una nuova vita e un lavoro. I primi mesi sono durissimi e, nonostante Padre Flood cerchi di aiutarla offrendole anche l’occasione di frequentare il college, la nostalgia di casa quasi la convince a rinunciare. Poi Eilis incontra Tony, un giovane italiano che la corteggia con costanza e dolcezza, e per la ragazza torna a splendere il sole. Quando una dolorosa notizia la riporta in patria, Eilis dovrà capire cosa è veramente importante per lei nella vita.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La sorella della protagonista è una bellissima figura di donna, capace di sacrificarsi per amore della sorella senza chiedere nulla in cambio. E’ presente anche una figura positiva di religioso sul grande schermo a rendere testimonianza del grande lavoro fatto dalla Chiesa per gli immigrati
Pubblico 
Adolescenti
Una scena sensuale
Giudizio Tecnico 
 
Il film manifesta uno stile narrativo particolare, in cui le sorprese sono date, più che da continue o improbabili svolte di plot, dalla scoperta dei lati inediti che ogni personaggio è in grado di rivelare Candidato all’Oscar 2016 come miglior film, migliore attrice protagonista, sceneggiatura non originale
Testo Breve:

La giovane Eilis lascia l’Irlanda negli anni ’50 per migrare negli Stati Uniti. Una storia di crescita e di decisioni difficili ben realizzato

 

Delicato e rispettoso adattamento di Nick Hornby da un romanzo di buon successo, Brooklyn è, un po’ come uno dei precedenti adattamenti di Hornby, An Education, una storia di crescita nell’incontro/scontro con una realtà che può ferire e mettere alla prova e che chiede sempre di prendere delle decisioni.

Nella storia di Eilis (che Saoirse Ronan interpreta con intensità, affidandosi allo sguardo e ai piccoli gesti per esprimere le emozioni che la attraversano) Hornby coglie le sfumature del carattere di una giovane donna costretta a lasciare alle spalle ogni certezza (prima tra tutte gli affetti familiari), ma anche un mondo per lei privo di prospettive per costruirsi una nuova vita. Il contesto è duro, ma volutamente l’accento non è posto sulle privazioni fisiche, quanto sulla solitudine e la nostalgia che il film riesce a raccontare con grande sensibilità.

Lo spettatore riceve un’impressione molto vivida della vita di tanti emigranti a cui l’America degli anni Cinquanta regala un sogno, ma chiede anche molto (come ci ricordano i vecchi immigrati, un tempo lavoratori e ora senzatetto e senza legami, a cui Eilis serve il pranzo di Natale). Il costante legame con la terra natia e la sorella Rose (una bellissima figura di donna, capace di sacrificarsi per amore della sorella senza chiedere nulla in cambio) si intrecciano ai nuovi rapporti che Eilis stringe, prima con il sacerdote che la aiuta (finalmente una figura positiva di religioso sul grande schermo a rendere testimonianza del grande lavoro fatto dalla Chiesa per gli immigrati…), poi con l'idraulico italiano Tony.

Quella tra i due giovani, provenienti da due comunità unite dalla fede religiosa, ma divise da molto altro, è una storia d’amore delicata e romantica nel senso più profondo del termine. Vediamo due persone che imparano a conoscersi e a condividere i propri sogni in un contesto quotidiano, che il film riesce a raccontare con grande efficacia, lasciando spazio all’umorismo e giocando senza esagerare sugli stereotipi nazionali.

La seconda parte del film, innescata dal una tragica notizia, riporta Eilis in Irlanda, messa nelle condizioni di riscoprire quello che si è lasciata alle spalle e subire la tentazione di “un’altra vita”, un dilemma che non è solo sentimentale anche se uno degli aspetti interessanti del film è proprio che la protagonista si trova a dover scegliere non tra un uomo buono e uno “cattivo” ma tra due personaggi maschili egualmente positivi.

La scelta di Eilis è costruita in un crescendo che evita gli strappi melodrammatici e le lacerazioni, ma racconta con sincerità e verosimiglianza i dubbi e le ansie di una giovane donna. Uno stile narrativo che è una costante della pellicola, in cui le sorprese sono date, più che da continue o improbabili svolte di plot, dalla scoperta dei lati inediti che ogni personaggio è in grado di rivelare.

Colpisce nel film la capacità di affermare anche nelle difficoltà uno sguardo positivo sulla realtà, che anche quando riserva il dolore è vista come possibilità di felicità, una prospettiva che è talmente raro trovare da far apprezzare ancora di più la semplicità lineare di questa pellicola, che racconta un’epoca e dei sentimenti per cui non si può fare a meno di provare una certa nostalgia. 

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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AVE, CESARE!

Inviato da Franco Olearo il Mar, 03/08/2016 - 20:04
Titolo Originale: Hail, Caesar!
Paese: USA, Regno Unito
Anno: 2016
Regia: Joel e Ethan Coen
Sceneggiatura: Joel e Ethan Coen
Produzione: Working Title Films
Durata: 106
Interpreti: George Clooney, Scarlett Johansson, Josh Brolin, Channing Tatum, Tilda Swinton

Eddie Mannix è un produttore di una grande casa cinematografica di Hollywood, la Capitol Pictures, e deve gestire e assicurarsi che le riprese dei film in lavorazione si svolgano con regolarità e senza impedimenti, ma deve anche fare in modo che le alterne vicende della vita privata di attori e registi non creino problemi. L’attore Baird Whitlock viene rapito da un gruppo di comunisti antiamericani sul set dell’ultimo colossal della Capitol, Ave, Cesare!. Così Eddie si trova a dover negoziare con i rapitori di Baird mentre il resto degli attori della Capitol non smette di sottoporgli problemi personali e professionali da risolvere…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Con ironia il film sottopone alla considerazione dello spettatore diversi aspetti umani sottesi al complesso mondo del cinema: la differenza tra immagine pubblica e immagine privata e la difficoltà di riuscire a tenere i due aspetti separati; la complessità del funzionamento della macchina cinematografica soprattutto quando si trova a voler trasmettere contenuti di un certo livello.
Pubblico 
Tutti
Il film non presenta nessuna scena problematica per la visione
Giudizio Tecnico 
 
Ave, Cesare! è un film soprattutto fatto di regia, un gioco di equilibri in cui comicità, spettacolo, ironia e riflessione si alternano e si bilanciano. Tuttavia, per quanto ben gestiti, tutti questi elementi finiscono per confondere lo spettatore e non consentono di cogliere a pieno le fin troppo numerose sfumature della narrazione e le ancor più numerose citazioni e riflessioni proposte all’interno delle sequenze.
Testo Breve:

I fratelli Coen si divertono e ci divertono a tornare alla favolosa Hollywood degli anni ’50 senza disdegnare che il protagonista sia un fervente cattolico impegnato in argute dissertazioni teologiche

Ave, Cesare! è l’ultimo, spettacolare lavoro dei Fratelli Coen: un racconto corale, ironico e brillante che celebra e contempla il cinema degli anni ’50 senza scadere mai nel gusto della rievocazione retrò. Un film dalla trama semplice in cui però si intersecano tra loro numerosi e diversi spaccati di personaggi e prospettive di un’epoca indubbiamente affascinante: storie in technicolor che fanno assaporare un ambiente ormai quasi leggendario. Ave, Cesare! si avvale di un cast di grandi stelle, quali George Clooney, Scarlett Johansson, Josh Brolin, Channing Tatum e Tilda Swinton, che si alternano con ritmo ed equilibrio in scene rapide, vivaci ed esaustive.

Per descrivere in breve Ave, Cesare! probabilmente le parole migliori sono proprio quelle di Eddie Mannix, il fixer, cioè colui che deve tener lontani lontani dagli scandali in cui si vanno a ficcare le star che stanno lavorando all’ultimo  film di un grande  Studio : “Qui alla Capitol Pictures siamo sotto gli occhi di milioni di persone per l’informazione, il conforto e, sì, l’intrattenimento: e noi glielo daremo. Un esercito di tecnici, attori e artisti di spicco lavora sodo per portare sullo schermo il nostro titolo più importante dell’anno. Ave, Cesare! è un film di prestigio con una delle maggiori star del mondo: Baird Whitlock”.

Nel film Eddie (Josh Brolin) è anche il produttore esecutivo della Capitol Pictures. Il suo personaggio è liberamente ispirato ad una figura realmente esistita ad Hollywood, Joseph Edgar Allen John "Eddie" Mannix, ma il protagonista di Ave, Cesare! si discosta molto dal suo originale e dalle controverse sue vicende personali. L’Eddie del film è sposato con una casalinga molto amorevole con cui ha due figli ed è un cattolico con una seria vita interiore.

George Clooney interpreta con grande spirito un attore di spicco hollywoodiano, Baird Whitlock, considerato una vera star ma che nella realtà è un personaggio con poco cervello e un debole per l’alcool. Baird, sta interpretando il ruolo di un centurione romano nell’ultimo colossal prodotto dalla Capitol sulla Passione di Gesù, ma viene rapito sul set, senza troppa difficoltà, da un gruppo di ferventi comunisti. Gli intellettuali che sequestrano l’attore sembrano la parodia, forse casuale ma comunque significativa, del gruppo degli Hollywood Ten presenti nell’ultimo film di Jay Roach (L’utima parola- La vera storia di Dalton Trumbo) in cui Bryan Cranston (nominato agli ultimi Oscar) interpreta il ruolo di Trumbo.

Come è nello stile dei fratelli Coen, le citazioni abbondano e fanno riferimento ad una storia nella storia che induce a numerose riflessioni. Come ad esempio accade nel caso del personaggio interpretato da Scarlett Johansson, DeeAnna Moran, una giovane atleta di nuoto sincronizzato che recita con successo nelle produzioni musicali di Hollywood. DeeAnna rimane incinta durante le riprese del suo film ma non è sposata, così la principale preoccupazione di Eddie è quella di trovare per lei una soluzione dignitosa alla questione prima che la stampa ne venga a conoscenza e gridi allo scandalo. La breve vicenda offre una simpatica riflessione sul cambiamento dei tempi: ciò che in passato veniva considerato uno scandalo da evitare oggi costituisce un’occasione per aumentare la propria popolarità mediatica.

La figura di Eddie rappresenta in realtà proprio il desiderio di un cinema di qualità che possa esistere depurato da tutto il sistema glamour e mondano che inevitabilmente lo contamina. In una scena infatti Mannix si trova impegnato in una difficile ma coinvolgente e divertente conversazione teologica con gli esponenti di varie confessioni cristiane ed un rabbino in merito all’accoglienza da riservare ad un film basato sulla Passione di Gesù. Ma subito dopo viene pressato dalle insistenti richieste di due giornaliste gemelle (interpretate da un’unica splendida Tilda Swinton) che lo assediano per ricevere informazioni dettagliate sulla vita privata dei suoi attori. Eddie gestisce i due aspetti di questo mondo, diviso tra sostanza ed apparenza, con straordinaria diplomazia. Tuttavia ha anche lui le sue debolezze che lo mettono in crisi e di fronte alla proposta allettante di una carriera professionale più facile e maggiormente remunerativa rischia di cedere alla tentazione di abbandonare tutti al proprio destino.

Anche le scenografiche coreografie musicali che arricchiscono il film, nella loro pesantezza un po’ kitsch, danno la misura di quanto nel cinema sia tutto sommato più facile realizzare sequenze spettacolari che non di vero contenuto e spessore. 

Per sintetizzare il contenuto di questo film si potrebbe utilizzare un’altra battuta di uno degli interpreti: “Se solo fosse così facile”: perché Ave, Cesare! racconta proprio la complicata pazzia dell’industria cinematografica vista attraverso l’intelligente e sarcastico sguardo dei fratelli Coen.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
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ROOM

Inviato da Franco Olearo il Mer, 03/02/2016 - 22:23
Titolo Originale: Room
Paese: Irlanda, Canada
Anno: 2015
Regia: Lenny Abrahamson
Sceneggiatura: Emma Donoghue
Produzione: ELEMENT PICTURES, NO TRACE CAMPING, IN ASSOCIAZIONE CON DUPERELE FILMS
Durata: 118
Interpreti: Brie Larson, Jacob Tremblay, Sean Bridgers

Jack è un bambino di 5 anni. Ogni mattina appena sveglio, va a dare il buon giorno alla sedia, al lavandino, alla cucina. Saluta in questo modo tutto il mondo che conosce da quando è nato. Lui e sua madre vivono infatti in una stanza di pochi metri quadrati e l’unica luce proviene da un lucernaio posto sul soffitto. La porta che dà verso l’esterno resta sbarrata tutto il giorno. Si apre solo verso sera quando un uomo, che Jack chiama il Vecchio Nick e che non ha mai visto in faccia (la sera la mamma rinchiude il piccolo nell’armadio), si mette a dormire con la donna….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una mamma, costretta a vivere in condizioni estreme, riesce a proteggere il suo bambino facendolo vivere in un mondo di favola
Pubblico 
Maggiorenni
Il tema narrato, il sequestro di una donna e di un bambino, costituiscono una tematica adatta ai soli adulti
Giudizio Tecnico 
 
La protagonista Brie Larson ha giustamente meritato l’Oscar 2016 come migliore protagonista. Una sceneggiatura sensibile che manifesta qualche discontinuità
Testo Breve:

Il piccolo Jack crede che il mondo sia costituito solo dalle quattro mura che conosce da quando è nato. Un  tema angoscioso trattato con sensibilità. Oscar 2016 alla protagonista

Il sequestro di una donna e di un bambino per anni è qualcosa di assolutamente odioso, per il quale non varrebbe la pena spendere un solo metro di pellicola. Ogni film che voglia approfondire una storia di questo genere finisce facilmente e giustamente per venire accusato di giocare sporco con i sentimenti dello spettatore, cercando di emozionarlo con soluzioni a buon mercato (il sospetto si insinua proprio nella sequenza culminante del film, quando lo spettatore tifa per la liberazione del bambino). Alcune scene sgradevoli non ci vengono risparmiate: il condizionamento psicologico a cui è soggetta la donna, costretta a mostrare nei confronti dell’uomo un ossequio servile, per garantirsi la fornitura regolare di alimenti per se e per il bambino; il suo essere strumento muto dei piaceri sessuali dell’uomo, il subire violenza fisica, appena mostra qualche cenno di ribellione.

 In effetti, chi è sensibile a questi aspetti, farebbe bene a non andare a vedere questo film.

Per fortuna sono due le soluzioni adottate dal regista per trasfigurare artisticamente quella cruda realtà La prima è quella di porsi in soggettiva sul bambino. Quelle quattro mura sono viste attraverso i suoi occhi, costretto a discernere fra ciò che è reale (la mamma, la sedia, il topo che si è infiltrato) e un mondo lontano, percepito attraverso la foglia che si è poggiata sul lucernaio o quello che gli  appare dallo schermo televisivo, dove tutto è indistintamente artificiale, sia i personaggi di un cartone animato che quelli di un film. Qualche critico ha giustamente fatto notare l’esistenza di molte analogie con la caverna di Platone.

Il secondo espediente è stato quello di aver posto il cuore del film nel dialogo interrotto fra il bambino e la madre, fra l’interpretazione che dà Jack di quel mondo chiuso ma tranquillizzante perché semplice e la madre che lo asseconda nel restare nel suo mondo di favola, proteggendolo in questo modo dall’odiosa verità. Qualcosa di molto simile agli espedienti escogitatati da Roberto  Benigni per proteggere suo figlio in La vita è bella.

Nella seconda parte, quando madre e figlio sono ormai liberi, il tono cambia. La coppia subisce tutto l’impatto di un mondo complesso, dall’assalto senza rispetto dei media ai sottili giochi dialettici degli avvocati. La regista ha tanto messo a fuoco la situazione narrata nella prima parte quanto, nella seconda sembra smarrirsi anche lei, nella complessità del mondo moderno. Per un momento lo spettatore ha la sensazione che la sceneggiatrice (anche autrice del libro da cui è tratto il film) abbia voluto imbastire un confronto paradossale e provocatorio per denunciare che il mondo in cui viviamo è meno umano di quello che si può vivere stando imprigionati in una capanna per anni. Verso la fine il baricentro si sposta di nuovo sulla coppia mamma-figlio ma il lieto fine appare sbrigativo e analizzato con molta meno intensità e partecipazione di quanto era stata raccontata la convivenza in sole quattro mura.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
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SUFFRAGETTE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 03/02/2016 - 11:16
Titolo Originale: Suffragette
Paese: GRAN BRETAGNA, FRANCIA
Anno: 2015
Regia: Sarah Gavron
Sceneggiatura: Abi Morgan
Produzione: RUBY FILMS
Durata: 106
Interpreti: Carey Mulligan, Helena Bonham Carter, Brendan Gleeson, Meryl Streep

Maud lavora, da quand’era adolescente, in una lavanderia di Londra. Ora ha 24 anni, ha un figlio ed è sposata con un operaio della sua stessa fabbrica. Contattata da alcune suffragette, finisce per interessarsi alla loro causa ma non si sente una di loro, perché vuole conservare il lavoro e aver tempo per prendersi cura del figlio. Dopo aver partecipato a una delle loro riunioni, viene additata con disprezzo dalle stesse colleghe di lavoro e nella sua vita privata iniziano a sorgere mille difficoltà

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film mette bene in evidenza le discriminazioni e i soprusi che all’inizio del secolo scorso dovevano subire le donne. Molto poco apprezzabili gli atti violenti che vennero attuati dalle suffragette
Pubblico 
Adolescenti
Qualche scena violenta della polizia sulle donne potrebbe impressionare i più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
Molto brava la protagonista, Carey Mulligan. Ottima la ricostruzione della Londra dell’inizio del ‘900. La diligente sceneggiatura ricostruisce bene i fatti ma conferisce alla storia un tono uniformemente cupo
Testo Breve:

La storia delle suffragette inglesi all’inizio del 900, vista attraverso gli occhi di un’operaia che prende progressivamente coscienza dei diritti mancati delle donne. Brava la Carey Mulligan ma la sceneggiatura è modesta 

Com’è noto alcuni antropologi dell’ottocento, giustificavano il razzismo dall’analisi delle caratteristiche del cranio e concludevano che i popoli africani sono strutturalmente destinati a una vita da schiavi. Ce lo aveva ricordato lo schiavista Calvin Candie (Leonardo di Caprio), in una famosa sequenza di  Django Unchained.

Nell’incipit di questo film, ambientato nel 1912, vengono ricordate le motivazioni che all’epoca giustificavano la non legittimità a concedere il voto alle donne. Un deputato, nel suo discorso al parlamento, sottolinea che “le donne non hanno la calma di temperamento, né l’equilibrio mentale per esprimere un giudizio nelle questioni politiche. Se permettiamo alle donne di votare, sarà la perdita della struttura sociale. Le donne sono ben rappresentate dai loro padri, fratelli e mariti”.

Il film evidenzia bene che il problema delle donne di allora non consisteva solo nell’essere prive del diritto di voto, ma di vivere in una generale condizione di inferiorità: i loro salari erano sempre più bassi di quelli degli uomini a parità di mansione, i datori di lavoro potevano licenziarle a loro insindacabile giudizio ed erano quindi facilmente soggette a ricatti sessuali ma soprattutto non potevano vantare nessun diritto sui figli che loro stesse avevano partorito.

Il racconto inizia nel 1912, un anno particolare della storia del movimento inglese delle suffragette: la speranza, da loro coltivata fino a quel momento, che il ministro Lloyd George potesse sostenere la loro causa viene disattesa e da quel momento, sotto la spinta della loro fondatrice Emmeline Pankhurst, decidono di inasprire la disobbedienza civile con veri e propri atti vandalici come rompere vetrine, incendiare cassette della posta, tagliare i fili del telegrafo.

E’ a questo punto che si inserisce nella storia Maud: una vita faticosa ma serena, operaia in una lavanderia, madre del piccolo Georgie e moglie di un marito premuroso. La lavanderia costituisce per lei tutto il suo mondo, da quando sua madre ci lavorava portandola legata sulle spalle; un universo totalizzante le cui regole sono da lei accettate perché sono le uniche che conosce: lavorare senza limiti di orario per pochi soldi, cedere alle richieste sessuali del suo capo-padrone. La bravissima Carey Mulligan sorregge da sola, con le espressioni in primo piano del suo volto, tutto il racconto. Inizialmente atterrita dalle azioni violente delle suffragette, poi semplicemente incuriosita di fronte alla speranza di una vita diversa, ben presto amareggiata perché colpita nei suoi affetti più cari e nei suoi stessi mezzi di sussistenza, trova infine in sé la durezza necessaria per affrontare, come suffragetta, di fronte ai metodi violenti della polizia, una nuova vita dove tutto il bene passato è perduto e non le resta che la speranza in un futuro migliore.

La regista Sarah Gavron e la sceneggiatrice Abi Morgan (The Iron Lady, Shame) ripercorrono quei momenti turbolenti con precisione nei dettagli, passione e diligenza ma le pennellate che vengono date al quadro hanno un colore uniformemente angoscioso, senza sprazzi di luce. La storia di Maud progredisce fra una sventura e l’altra, una sorta di Giobbe al femminile, mentre i protagonisti maschili non hanno sfumature ma appaiono come prigionieri nel loro ruolo di sesso dominante.

Come indicano le didascalie finali del film, un diritto di voto parziale fu concesso alle donne in Inghilterra nel 1918 (per chi aveva almeno 30 anni) e solo nel 1925 furono concessi alle madri i diritti sui propri figli.

Resta quindi il dubbio se tali conquiste siano state merito del movimento femminista o non piuttosto abbiano costituito il riconoscimento del contributo dato dalle donne  allo sforzo bellico.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
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TIRAMISU'

Inviato da Franco Olearo il Sab, 02/27/2016 - 12:35
Titolo Originale: Tiramisù
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Fabio De Luigi
Sceneggiatura: Fabio De Luigi
Interpreti: Fabio De Luigi, Vittoria Puccini, Angelo Duro, Giulia Bevilacqua, Nicola Pistoia, Giovanni Esposito, Orso Maria Guerrini, Pippo Franco

Antonio è un rappresentante sanitario di scarso successo che trascorre le sue giornate facendo file d’attesa negli studi medici, con la speranza di concludere qualche piccolo affare. Sua moglie Aurora è, al contrario, una docente e donna di gran classe, bella, colta. Preso dal timore che la moglie possa abbandonarlo, complici anche il caso e il delizioso tiramisù della moglie, Antonio si trova in breve tempo a essere protagonista di una brillante ascesa professionale...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il protagonista, tentato dalla conquista di un successo disonesto, ritrova il suo equilibrio morale
Pubblico 
Adolescenti
Presenza di turpiloquio e battute allusive
Giudizio Tecnico 
 
Un film poco convincente, con battute banali, di stampo televisivo. Bravi gli attori
Testo Breve:

Antonio, da modesto rappresentante sanitario, si trasforma in brillante venditore del Tiramisù della moglie. Una storia semplice e poco convincente

6 uova, 120 grammi di zucchero, 500 grammi di mascarpone, 400 grammi di savoiardi, caffè e cacao quanto basta: questi sono gli ingredienti ideali per un gustoso tiramisù.  Un poco brillante rappresentante di materiale sanitario, una moglie bella e intelligente, un cognato cinico e capitalista e un suo amico depresso sono invece gli ingredienti di un altro  Tiramisù, il poco convincente film, che segna il debutto alla regia di Fabio De Luigi.

Come la ricetta del tradizionale dolce, anche la trama del film e’ semplice e invitante.

Antonio e’ un rappresentante sanitario di scarso successo che trascorre le sue giornate facendo file d’attesa negli studi medici, con la speranza di concludere qualche piccolo affare. E’ un uomo mediocre, dotato di scarse qualità, molto ingenuo, debole, sposato però con Aurora, docente e donna di gran classe, bella, colta, tutta d’un pezzo e soprattutto ottima cuoca. Le loro vite si incrociano spesso con quelle del cognato Franco, manager nel campo della moda, trentenne, divorziato con una figlia di sette anni, e del suo amico Marco, perennemente depresso a causa del fallimento della sua enoteca.

Sarà proprio Franco, con il suo atteggiamento spregiudicato, privo di ogni etica e moralità a determinare il forte cambiamento di Antonio, insinuandogli il terrore che un giorno la moglie potrebbe stancarsi di stare con un fallito come lui. Ossessionato da questo timore, l’uomo abbandona tutti i suoi sani principi e, complici anche il caso e il delizioso tiramisù della moglie, si troverà in breve tempo a essere protagonista di una brillante ascesa professionale e sociale. La sua vita cambia drasticamente, così come la sua personalità. Diventa una persona che ha messo da parte ogni codice morale, interessata solo ai beni materiali, al denaro, disposta a qualunque cosa pur di raggiungere i suoi obiettivi. Ma i soldi e il successo non sono tutto quando si perde l’innocenza.  Antonio, una volta aver ottenuto ciò che aveva sempre desiderato, si renderà infatti conto di aver perso la cosa più importante, e per riconquistarla dovrà fare un viaggio a ritroso, ritrovando se stesso e i suoi valori.

Fabio De Luigi debutta alla regia con un film leggero, con l’intento, non riuscito, di ispirarsi alle celebri commedie dolci-amare di Dino Risi, che raccontavano la società del tempo suscitando una acuta riflessione attraverso una risata intrisa di pungente ironia, e alle famose interpretazioni di Alberto Sordi.

Il regista, anche sceneggiatore, attraverso i suoi personaggi e le loro storie, descrive la società attuale, la spregiudicatezza imperante, la perdita progressiva di valori, ma manca quella sottile ironia, quella capacità di farcene sorridere. Le battute sono banali, molto televisive, non lasciano il segno e non strappano sorrisi.

De Luigi nel ruolo di interprete risulta a suo agio, rivestendo i panni di un personaggio che è nelle sue corde e che ha già interpretato in passato, così come la Puccini, che nonostante sia poco incline ai ruoli più leggeri, e’ invece equilibrata e piacevole, e Angelo Duro, ex iena per la prima volta sul grande schermo, credibile nella parte del cinico-capitalista.

Sono personaggi la cui caratterizzazione resta però incompleta, vengono solo accennati e non approfonditi, disperdendosi nella trama senza apportare importanti svolte. A volte sono vere e proprie meteore, come il medico alternativo interpretato da Pippo Franco, il rigido presidente Orso Maria Guerrini e la spietata e seducente collega Giulia Bevilacqua.

L’ idea dell’uomo sempliciotto, che diventa mediocre tradendo se stesso e la sua indole, attraverso la furbizia e l’immoralità, per poi redimersi e scoprirsi migliore, e’ sicuramente buona, pero’ sottotono, non perfettamente riuscita e sviluppata. Manca quel tocco che regala emozioni originalità e sorpresa, manca appunto qualche ingrediente.

Così il tiramisù che ne viene fuori e’ si mangiabile, piacevole, ma non indimenticabile e irresistibile come quello di cui si parla nel film

Autore: Maresa PALMACCI
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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